Srebenica e Gaza a L’isola che c’è

Anticipiamo, dal sito di ecoinformazioni Arci Como Web Tv che raccoglie una serie di video sulla commemorazione del trentennale della strage di Srebenica, l’intervento di Luciano Conconi, ecoinformazioni, parte a luglio del 2025 della delegazione nazionale dell’Arci a Srebrenica. Alla fiera, il 21 settembre, si potrà all’esterno della Casa dei popoli dell’Arci vedere il grande striscione di 15 metri Srebrenica ieri, Gaza oggi e domani??? e nella palazzina del Parco vedere i video presentati nella puntata di ACWTV.

Luciano Conconi ha partecipato al viaggio della memoria organizzato dall’Arci nazionale in occasione del tretesimo anniversario del genocidio di Srebrenica. Il suo racconto, il discorso di Munira Subacic e i video dell’inziativa e sul genocidio nella puntata di ACWTV.

Il viaggio a Srebrenica per commemorare i 30 anni dal genocidio è stato emotivamente molto
impegnativo. Due giorni intensi, molti incontri, testimonianze, spiegazioni e interrogativi che necessitano di ulteriori approfondimenti nonostante mi fossi documentato e avessi letto diverse testimonianze.
Sicuramente tornerò a Srebrenica, mi farebbe piacere fare il viaggio con persone interessate e anche accompagnare alcuni studenti che partecipano ai corsi della Scuola per i Diritti Umani “Gabriele Moreno Locatelli” (ucciso da un cecchino sul ponte Vrbanja a Sarajevo – nella foto sottostante – durante una manifestazione azione per la Pace) del Coordinamento comasco per la Pace di Como.


Il genocidio di Srebrenica è stato ufficialmente riconosciuto dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2024 dichiarando il giorno 11 luglio “Giornata internazionale di riflessione sul genocidio di Srebrenica”. Quest’anno, nel trentesimo anniversario del massacro degli 8372 mussulmani da parte delle truppe serbo-bosniache nel Memoriale di Potocari si sono tenute le commemorazioni ufficiali con la presenza di alti rappresentanti di paesi Europei e non.

La commemorazione si è tenuta nella vecchia fabbrica di accumulatori, ora parte del Memoriale, che dal 1994 al luglio 1995 è stata la base del battaglione dell’ONU dei caschi blu olandesi, che avrebbero dovuto proteggere l’enclave mussulmana impedendo l’ingresso delle truppe serbo-bosniache del generale Mladic e non, come hanno fatto, di consegnare i civili che vivevano nell’enclave, Visitando il Memoriale, ora museo, dove attraverso pannelli, foto, video e oggetti viene documentato il dramma e la tragedia che hanno subito queste persone mi si sono ricordato del film “Quo vadis Aida” della regista Jasmina Zbanic.
I discorsi dei vari politici e rappresentanti di istituzioni erano pieni di belle parole ma ad eccezione della Presidente dell’Associazione Madri di Srebrenica Munira Subacic e del Presidente della Turchia non una parola sul genocidio che si sta compiendo in Palestina.


Il discorso di Munira Subacic è stato un discorso chiaro, asciutto, di una persona che ha vissuto e sofferto e ha maturato una coscienza politica con la elaborazione dei torti subiti e la determinazione a lottare per difendere la memoria e opporsi ai negazionisti del genocidio.
Un momento particolarmente emotivo è stato l’arrivo a Potocari dei partecipanti alla “Marcia della Pace (Mars Mira) giunta alla 20° edizione, marcia di 100 km alla quale hanno partecipato oltre
6.000 persone che ripercorre a ritroso in 3 giorni il cammino fatto da oltre 15.000 persone, donne, uomini, bambini nel tentativo di raggiungere una zona sicura e durante la quale sono morte più della metà.
Ad aspettarli migliaia di persone, al loro passaggio cala un silenzio impressionante, direi religioso,
che rappresenta la partecipazione a un lutto ancora presente.
Fra le persone che aspettavano i marciatori, vicina a me, una anziana signora dagli occhi azzurri e
con uno sguardo tristissimo e partecipe. Ho indugiato a lungo prima di chiederle se fosse di Srebrenica.
Mi ha risposto: “Si, nel 1995 ho perso marito e un figlio, le mie due figlie sono riuscite a scappare.
Abbiamo sofferto molto ma oggi mi chiedo la nostra sofferenza a cosa è servita se adesso si sta ripetendo quanto da noi subito. Non posso guardare la televisione”.
Come ogni anno il giorno successivo all’arrivo della marcia si svolge una cerimonia religiosa collettiva durante la quale vengono inumati i pochi resti identificati dai medici fiscali forensi durante l’anno.
Quest’anno hanno ricevuto sepoltura 7 persone.
Il cimitero, posto di fronte al Memoriale è immenso, si perder a vista d’occhio, sono sepolte oltre 7.000 persone, tutte le lapidi rivolte verso la Mecca sono uguali , oltre al nome del defunto riportano la scritta “e non dite di quelli che sono deceduti nel cammino di Allah “son morti”, no, loro sono vivi ma voi non lo percepite.
Purtroppo nonostante siano passati tanto anni dagli accordi di Dayton (novembre 1995) nella
Bosnia Erzegovina e in modo particolare nella Bosnia che fa parte della Repubblica Srpska la
situazionenon è serena.
I mussulmani che ritornano alle loro case sono pochi, si vedono ancora parecchie case abbandonate con le facciate danneggiate da colpi di arma da fuoco. Alcuni ricostruiscono le case che per lo più vengono usate, per ora, come case di vacanza nella speranza di una possibile pacifica convivenza e anche per rivendicare il diritto di poter vivere li dove sono nati o vissuti fino allo scoppio della guerra.
A Srebrenica vivono sia bosniaci mussulmani che bosniaci serbi. Dei mussulmani mi hanno testualmente detto che con i serbi “si sfiorano” ma che sono molto pochi quelli che si frequentano.
Ognuno per conto proprio. Il ricordo delle delazioni e tradimenti è sempre presente e incontrandosi
sorge il dubbio che uno di loro può esserlo stato. Le frazioni intorno a Srebrenica sono per lo più abitate o dai serbi o dai pochi mussulmani che sono rientrati. Per esempio a Osmace che dista circa 20 km da Srebrenica fino al 1993 vivevano circa 960 persone, serbi e mussulmani ora sono solo 62 mussulmani I serbi di Bosnia vorrebbero indire un referendum per chiedere l’annessione alla Serbia.
Per i mussulmani che vivono qui, Bosnia amministrata dalla Srpska Republika è fonte di grande ansia e timore di una possibile nuova guerra. [Luciano Conconi, ecoinformazioni]

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