Grazia Villa/ Del fango, dell’amore e dell’assenza
Como città di chi? Questo l’interrogativo che il vescovo di Como card. Oscar Cantoni si poneva nel messaggio alla città in occasione della solennità di sant’Abbondio dello scorso anno 2024 attingendo alle parole del sindaco di Firenze Giorgio La Pira, il “sindaco della Pace”, recentemente nominato anche da don Giusto Della Valle per il sentito richiamo alla città di Como e al desiderio di risvegliarne la profonda umanità. «Le città hanno una vita propria, un loro respiro, un loro proprio essere misterioso e profondo, un loro volto, una loro anima. Non sono cumuli occasionali di pietra…»


Como città di chi? Questo l’interrogativo che mi è risuonato in questi giorni concitati, stretti tra gli echi dei venti di guerra con i nostri timidi ma fermi tentativi di gridare e volere la pace e l’inondazione d’acqua e di fango che ha travolto la nostra città, le nostre vie, case, cantine, piazze e anche la nostra splendida Basilica di sant’Abbondio. L’impatto diretto con la Basilica tanto amata, invasa dal fango è stato un colpo al cuore, non solo per il timore di gravi danni a questo meraviglioso patrimonio artistico, ma per la ferita di una violazione a un intimo sacro, lo sfregio a un corpo vivo, carico di storia, di preghiera, di musica, di canti, di suoni, di pellegrinaggi, di gioie, di nozze, di lacrime, di mute invocazioni solitarie o di dolore condiviso, di Veglie per Gaza, ma soprattutto di contemplazione degli affreschi, che con la loro accessibilità semplice al Vangelo, offrono una spiritualità alla portata di tutte e tutti, credenti, diversamente credenti, laici, fedeli, turisti, quella di una chiesa di popolo necessariamente accogliente e senza barriere. Questa secolare testimonianza di porte sempre aperte se da un lato l’ha trovata scoperta e vulnerabile alla violenza del tempo, di questo nostro clima ferito che solo la cecità e la protervia dei potenti arriva a negare o a definire una “truffa”, dall’altro ha consentito l’affluire di decine e decine di persone che hanno risposto agli appelli accorati del Rettore don Michele Pitino.
Como città di chi? Nella totale assenza delle istituzioni, in particolare quella deplorevole della Amministrazione comunale, ancora una volta non pervenuta sui bisogni reali della città e qui addirittura indifferente alla sorte di uno dei suoi simboli più prestigiosi, dalle 9.00 di martedì 23 settembre ininterrottamente, finché c’è stata luce e nella pausa degli scrosci, ma anche sotto la pioggia, si sono avvicendate ben oltre 100 persone che hanno spalato, vangato, spazzato, pulito, portando materiali da casa, non solo stracci, scope, decine di “moci” (che saranno ricordati nelle nostre vite!!) pale, vanghe, rastrelli ma anche minidrovore, deumidificatori, strumenti di ogni tipo, senza dimenticare generi alimentari portati da volontari e volontarie spesso sconosciuti tra loro. Tra questi almeno il 70/80 % giovani under 30!!!
Como città di chi? Tantissimi e tantissime studenti e non solo che si sono prodigati anche per liberare l’aula Studio Edith Stein, la loro aula studio, un’altra realtà gioiello di questa “nostra” città, uno spazio prezioso e sconosciuto, (come il nome della filosofa ebrea santa a cui è dedicata!) gestito dalla Pastorale Universitaria della Diocesi connessa alla Rettoria di sant’Abbondio. Un luogo aperto e accogliente nel medesimo spirito della Basilica, dove si può accedere per studiare, dialogare, condividere pensieri e azioni dalle 8.30 del mattino alle 23.00/23.30 (per favorire anche chi studia e lavora!!!) tutti i giorni, compresa la domenica. Un servizio alla città, quella che ha vita propria e non un cumulo occasionale di pietre…
Così come è accaduto per altri momenti recenti della storia della nostra città, basti pensare alla Bella Como dell’estate dei migranti alla Stazione, della Bella Como di Rebbio, della Bella Como di don Roberto Malgesini, della Bella Como delle scuole aperte, degli asili nido, della politica delle periferie, della cultura libera, delle lotte per la giustizia per tutte e tutti e tanto altro ancora, il fango liberato con le nostre mani, ci ha regalato la Bella Como dei ragazzi e delle ragazze che la animano Bella Como della reagazze e dei ragazzi che la amani e animano.
Così possiamo rispondere alla domanda non retorica: Como città di chi? E’ la loro e di chi c’è – non di chi non c’è – e di chi ci sta… a viverla insieme! [Grazia Villa da Fb]

