Global Donut Day/ Per un turismo sostenibile

Prima parte

Il 15 ottobre, nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Como, si è tenuto il Doughnut Economic Festival, una conferenza ricca di interventi riguardanti l’economia della ciambella e la finanza etica per un turismo sostenibile.


Seconda parte

Cos’è la finanza etica?

L’incontro parte con la definizione di finanza etica, da parte di Alberto Andreola, direttore di Banca Etica filiale di Como e Varese. Per progetti sostenibili è necessaria una finanza sostenibile, o più, una finanza etica. Tra le differenze principali troviamo l’obiettivo di fondo perseguito dalle due tipologie di finanze. Per la finanza sostenibile l’obiettivo è quello di massimizzare il profitto senza troppo nuocere all’ambiente, per la finanza etica, invece, è quello di promuovere inclusione con ulteriori obiettivi sociali ed ambientali da raggiungere; l’utile prodotto, in questo caso, serve da misuratore degli impatti raggiunti.


Cos’è la Doughnut Economy?

Prosegue Marco Moro, parlando dell’economia della ciambella, un concetto non da tutti conosciuto. Un’idea che non nasce nel vuoto, ma deriva dal grafico dei confini planetari, ossia nove parametri fondamentali che definiscono la stabilità dell’ecosistema, parametri che si influenzano a vicenda. Il lavoro di Kate Raworth (ideatrice della Donuts Economy) è stata la prima illuminazione che ha pensato di unire il lato sociale, economico ed ambientale in un unico sistema, comprendendo che ognuno di essi influenzasse gli altri; infatti, commenta Moro “Il problema si ritrova nella polarizzazione delle ricchezze e le disuguaglianze che ne conseguono” e ciò è la trasparente conseguenza che l’economia ha un forte impatto sulla società e sull’ambiente. Negli ultimi anni, però, vediamo come le politiche scelte siano state fortemente influenzate dall’idea di sviluppo sostenibile, in cui economia, impatto sociale ed impatto ambientale si trovano allo stesso livello di importanza. “Fondamentalmente, l’economia della ciambella, si basa sulla necessità di un cambiamento mentale, un diverso modo di pensare, perché l’economia insegnata negli anni passati non convinceva l’autore riguardo i diritti delle persone ed il rispetto ambientale”. Serve quindi un cambiamento di mindset e da qui nascono sette nuovi modi di pensare: 1. Cambiare obiettivo, 2. Vedere l’immagine complessiva, 3. Coltivare la natura umana, 4. Comprendere i sistemi, 5. Progettare per distribuire, 6. Creare per rigenerare, 7. Essere agnostici sulla crescita. “In estrema sintesi, riportare l’economia entro i limiti fisici dell’ecosistema”.

Dopo questo libro (2017), due anni più tardi, nasce il Doughnut Economics Action Lab, un modo per tradurre le idee in azioni pratiche. Moro ringrazia successivamente le università ed in particolare l’Università dell’Insubria, per questa iniziativa, perchè “è importate che ci siano realtà che facciano da gamechanger, che diano la spinta a queste azioni”. A concludere sottolinea che “questo concetto dev’essere applicato anche in ambito turistico, in cui tutti questi aspetti devono essere presi in considerazione per far si che il turismo non diventi un impatto, ma si presenti come fattore di crescita, un turismo quindi sostenibile”.


Ripensare il turismo: sostenibilità, partecipazione e territorio

Prende la parola il Professore Colangelo, ordinario di economia politica all’Università dell’Insubria. “Ci troviamo a Como e non è un caso iniziare il discorso parlando di turismo da lago; la domanda sorge spontanea: chi domanderà questi servizi turistici di alta qualità e molto raffinati?”. Il Lago di Como, terzo per grandezza in Italia, è insieme ai primi due Maggiore e Garda, il più sfruttato a livello turistico. Un grande afflusso turistico, ma spesso difficile da presentare come brand e come offerta variegata, sia per le diverse sfumature di richiesta, sia per la gestione troppo frammentata tra diverse amministrazioni regionali, provinciali ecc. In questo senso il lago di Como, trovandosi diviso solamente tra due province, è quello che trova meno difficoltà nella presentazione turistica. Il lago di Como ha una spiccata differenza di turisti rispetto agli altri, con una forte presenza di turisti stranieri, in particolare americani, ma il professore sottolinea che “il business turistico è fortemente influenzato dalla condizione conflittuale o pacifica internazionale”. Colangelo fa successivamente un focus sul settore alberghiero a 5 stelle, sempre più in crescita e sulla possibile necessità di aumentare e migliorare i collegamenti all’interno dei laghi, argomentazioni, personalmente, criticabili.

Prosegue il Professore Galmarini, ordinario di Scienza delle Finanze all’Università dell’Insubria, introducendo e palrando di un progetto universitario e studentesco, con collaborazione di altre realtà come Euricse. Un progetto basato sulla generazione di dati da un questionario indirizzato ai turisti. I risultati preliminari di quest’ultimo confermano la grande maggioranza di stranieri rispetto agli italiani tra i turisti presenti sul lago di Como. Tra le domande troviamo inizialmente l’utilizzo di mezzi di trasporto durante la permanenza e le considerazioni sull’impatto ambientale nella programmazione del viaggio “pur il livello di dettaglio poco preciso nell’indagine, troviamo come lo spostamento pedonale sia il favorito, o semplicemente il più comodo, tra i turisti a Como/Lecco”. Purtroppo vediamo come le considerazioni ambientali e l’interesse sull’impatto prodotto col proprio viaggio, siano nulle per la maggioranza dei turisti, evidenziando che anche gli spostamenti più green non siano il frutto di un comportamento sostenibile, ma semplicemente scelte guidate da comodità o necessità.

La Professoressa Cortellezzi, ordinaria di Economia Politica all’Università dell’Insubria, tratta il problema dell’overturism, ossia l’eccessiva presenza di turisti in un determinato territorio, che causa impatti sia sui cittadini, che sui turisti stessi. Quali fattori influiscono su ciò? “Offerte lowcost, sia per trasporti che per alloggi, vediamo le principali piattaforme come Airb&b e Booking; non di meno i social media hanno la loro influenza, per quei luoghi da “cartolina” che attirano i turisti per una semplice foto”. Gli effetti li troviamo poi diretti sull’ambiente, sulle case, con problemi legati allo sviluppo di gentrificazione e di prezzi alle stelle. “Come si relaziona il turismo con l’economia della ciambella? L’overturism rompe entrambi gli equilibri, sia verso l’ambiente che verso i cittadini, uscendo dallo spazio sicuro della ciambella economica”. Come si pone il lago di Como in questo senso? “Il lago di Como è un esempio notevole di overturism, in cui è necessario intervenire per evitare ulteriori squilibri già presenti negli ultimi anni”.

Parla la professoressa Pozzo, giurista, ordinaria di Diritto Privato Comparato, con Cattedra UNESCO e responsabile scientifico del progetto PNRR Nodes, trattando il tema del turismo e dell’impatto ambientale, quanto sia in linea con l’UE e queanto quest’ultima abbia preso in considerazione il tema. Già dal 1993 in UE si inizia a parlare di turismo e relazione con impatti ambientali, mettendo in evidenza i vari problemi che il turismo avrebbe portato. “L’UE ha messo a disposizione un quadro normativo davvero importante, non fine a sé stesso ma anche per il grado di sensibilizzazione che produce soprattutto sulle nuove generazioni e che sia sempre più creato nell’ottica di non lasciare nessuno indietro”.


Caso realistico della Villa del Grumello, a cura di Chiara Bignami.

È la villa più antica di Como, un parco di quattro ettari scosceso sul lungolago. È il cuore del progetto “chilometro della conoscenza”. È un parco per la città, a disposizione del pubblico, accoglie ed propone iniziative. Un vero e proprio luogo a disposizione di tutti, in cui bellezza e cultura si incontrano e si intrecciano.


Tavola rotonda con l’intervento dei vari rappresentanti delle istituzioni locali e degli imprenditori del settore, tra cui Fabrizio Cavalli sindacalista della CGIL, Graziano Monetti di ConfCommercio, l’assessore alla cultura Enrico Colombo del comune di Como e il direttore commerciale del Grand Hotel Imperiale di Moltrasio Diego Colombo. I relatori hanno presentato ed affrontato punti cruciali del tema turistico, dalla necessità di ripristino dei musei comaschi alla necessità di aumentare il turismo invernale a cui Cavalli replica “sarebbe più sostenibile ridistribuire il flusso turistico tra stagione estiva ed invernale, più che portare ad un flusso insostenibile anche d’inverno”. Monetti parla più dell’importanza della valorizzazione dei prodotti locali, dal campo gastronomico, al campo tessile “il turista sceglie Como aspettandosi paesaggi, cibo locale, ma anche shopping in negozi tipici”.


Terzo settore e turismo: quale potenziale trasformativo?

Il pomeriggio riapre con Antonella Cuppari, coordinatrice e ricercatrice Tourism Open Up di Consorzio Consolida, che introduce il tema della ricerca sul turismo locale in chiave di sostenibilità. “Siamo di fronte ad una soglia critica, non si tratta più di crescere, ma di rigenerare, costruire delle alternative credibili al turismo di massa”. Cuppari evidenzia con il suo intervento quanto il turismo abbia una sua importante parte nella cooperazione sociale. A proposito di ciò, martedì 18 ottobre sarà possibile partecipare alla presentazione di Tourism Open Up al Lariofiere di Erba.

Continua Giulia Tallarini, ricercatrice presso Euricse, insieme a Giulia Galera, qui moderatrice degli interventi. Tallarini introduce il discorso dei contributi derivanti dall’impresa sociale, tra cui la progettazione di servizi turistici innovativi, creazione di nuova occupazione, valorizzazione e tutela della cultura, rafforzamento della coesione sociale, promozione di uno sviluppo territoriale inclusivo ed integrato e tutela ambientale. “Una dimostrazione di come le imprese sociali siano strutturate per agire in ottica inclusiva e indirizzata alla sostenibilità” replica Galera. Perché un’impresa sociale dovrebbe essere diversa da una tradizionale e fare la differenza? “perché i soci non sono gli investitori, ma è la comunità; l’assenza di una finalità di lucro spiega la loro inclinazione di applicarsi a quei settori meno remunerativi, rivolgendosi non ad un target di clienti paganti, ma anche al pubblico più fragile. Inoltre, l’assenza di finalità di lucro crea lavoro a quelle categorie più fragili della società, solitamente più in difficoltà nel trovare un’occupazione”.


Cineturismo: il progetto pilota del lago di Como

È il momento di Pietro Berra, presidente dell’associazione Sentiero dei Sogni. Berra parla di cineturismo “gran parte delle scelte turistiche sul lago di Como è dovuto ai film preferiti dei turisti che son stati girati in provincia di Como e Lecco”. Un progetto pilota, del terzo settore, che si impegna a creare e dedicare eventi, incontri, azioni volte alla cultura cinematografica e non solo. Berra sottolinea infine come il comune di Como sia spesso assente nella risposta e nell’aiuto per queste azioni, che senza l’impegno del terzo settore sarebbero inesistenti.


I progetti dell’Insubria per la valorizzazione del territorio

Parlano successivamente le Professoresse Minazzi, associata di Economia e Gestione delle Imprese e Toschi, associata di Cinema, Fotografia e Televisione, all’Università dell’Insubria. Citano due progetti in particolare: cultural extended reality routes e immersive textile museum. Il primo vuole andare a valorizzare quella parte di territorio poco sfruttata e valorizzata. Toschi parla di due progetti indirizzati ad unire ricerca e sperimentazione, in cui gli studenti si applicano in laboratorio. Ideate diverse applicazioni e siti web interattivi che permettono di affiancare ed accompagnare il turista e non solo nell’esplorazione della città e delle attrazioni che la caratterizzano.


Governare il turismo: strategie e proposte a livello territoriale

Ultimo intervento della giornata vede la partecipazione di Vanessa Vaio, facilitatrice in Heritage Interpretation, che dialoga con Martina Colzani, assessore alla cultura del comune di Brunate per il Progetto Volta, Martina Mion, advisor tecnico di KCity e Fabrizio Pozzoli, Project Manager per LeccoTourism. L’intervento parte con una domanda generale, su come gestire e generare l’overturism in città. Risponde Pozzoli “è importante soprattutto lavorare sulla propria identità, su cosa siamo; perché quando conosci il tuo luogo sai anche cosa e come presentarlo. Ci troviamo in un luogo in cui ci sono 14 comuni diversi, in cui alcuni dedicano i propri progetti al turismo, ma altri non presentano neanche la voce -turismo- nel loro programma; ci stiamo movimentando, ma ci sono molti fattori che influiscono sulla riuscita, tra cui moltissmo anche il cambiamento climatico”. Prosegue Mion “servono progetti resilienti e trasversali, rispondendo ai desideri e alle prospettive di sviluppo che i territori richiedono”. Colzani aggiunge come dalla parte dell’amministrazione comunale sia fondamentale il dialogo con tutte le realtà per trovare un equilibrio che porti vantaggio alle varie parti, magari anche in contraddizione tra loro. Cos’è LeccoTourism? Una coprogettazione, ossia un progetto in cui settimanalmente l’Impresa sociale Girasole collabora e comunica con l’amministrazione comunale di Lecco, con l’obiettivo di costruire un sistema turistico per la promozione del primo bacino lecchese del lago. Colzani riporta il progetto Volta di Brunate. “Un processo con inizialmente mille idee, difficili da gestire. Col tempo abbiamo capito che il materiale per un progetto più ampio ce l’avevamo. La nostra intenzione era di ricostruire l’immagine di Brunate da trasmettere ai brunatesi e successivamente ai turisti”. Un progetto quindi pensato per creare un turismo con i cittadini, non rivolto solo ai visitatori ma anche agli abitanti del paese; un progetto teso a modificare il paese visto che ad ora Brunate è solamente una “ruota panoramica”, in cui il turista sale, fa un giro e scende immediatamente, senza portare profitto. A questo progetto hanno preso parte Kcity. Mion “il punto di partenza è stata l’individuazione del nodo cruciale di Brunate nel territorio comasco. Il territorio montano, rispetto a quello lacustre, ha infatti degli interessi turistici differenti”. “Gli obiettivi principali son quelli di incuriosire, valorizzare e connettere”. Conclude Collanina “questo progetto dà la possibilità di creare posti di lavoro e di valorizzare quelle attrazioni dimenticate o poco considerate”.

Il professor Colangelo conclude la giornata ringraziando tutti per la numerosa e attenta partecipazione. Una giornata interessante, piena di spunti e pareri diversi, probabilmente contrastanti, ma se ragionati insieme e con l’aiuto dei vari stakeholder ed esperti si può arrivare ad un punto comune che porti profitto nel rispetto dei cittadini e dell’ambiente.

[Foto, video e testi di Mattia Lavezzi e Matteo Gioia, ecoinformazioni]

[Foto di coperina Gabriella Bilog, stagista di ecoinformazioni]

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1 pensato su “Global Donut Day/ Per un turismo sostenibile

  1. Grazie per questo report. Non avendo potuto seguire di persona, lo trovo molto utile e interessante. A mio avviso sarebbe importante da parte di Insubria e degli altri organizzatori, un focus centrato sulle nostre aree interne, valli del lago, che sono ricche di potenzialità ma abbandonate a sé stesse e a tipi di sviluppo turistico dannosi e che vanno in senso opposto a quello auspicato. Penso in particolare a quello del san Primo o progetti di comuni di sponda come quello di Torno

I commenti sono chiusi.

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