La sicurezza si costruisce con la conoscenza e la fiducia nel futuro, non con il terrore
La rappresentazione di terrore spettacolarmente e irresponsabilmente messa in scena al Teatro Fumagalli di Cantù a “beneficio” di alliev3 del Melotti e del Sant’Elia dal sindacato autonomo di polizia con la simulazione dell’orrore al Bataclan è l’episodio più grave dell’attacco alla natura stessa della scuola, luogo di formazione e non teatro dell’orrore di esercitazioni alla difesa fai da te dalla violenza criminale. Davvero troppo. I sindacati denunciano.
“Ci sono momenti in cui una scelta, pur animata da buone intenzioni, finisce per oltrepassare una soglia di opportunità.
È il caso della simulazione dell’attentato al Bataclan proposta a Cantù davanti a studenti e studentesse dei licei. Una rappresentazione di violenza e terrore, con armi finte, urla e finte esecuzioni, messa in scena nel nome della prevenzione e della sicurezza.
L’obiettivo dichiarato era quello di insegnare a “salvarsi la vita” in caso di attacco terroristico. Ma resta una domanda essenziale: si educa davvero alla sicurezza evocando la paura?
Noi pensiamo di no. La sicurezza si educa con la conoscenza, con la formazione, con la consapevolezza, non con la rievocazione della violenza.
Non crediamo serva rivivere l’orrore per comprenderlo.
Serve, piuttosto, aiutare i ragazzi e le ragazze a leggere la complessità del mondo, a riconoscere le radici dei conflitti, a comprendere le cause del terrorismo e dell’odio.
È un compito che spetta alla scuola e che richiede rigore, misura e sensibilità, non la teatralità di un addestramento simulato.
Difendersi da eventi terroristici è un tema serio, che deve essere affrontato con equilibrio e competenza, non con rappresentazioni che rischiano di trasmettere — anche solo in modo subliminale — paura del diverso o diffidenza verso chi non ci somiglia.
Perché la sicurezza, quella vera, non nasce dalla paura: nasce dal rispetto, dalla fiducia e dalla cultura della convivenza.
Si costruisce con l’educazione civica, con la conoscenza, con il senso della collettività.
Riteniamo importante ricordare che la libertà di istruzione è un valore fondamentale, ma come ogni libertà richiede equilibrio e responsabilità.
Va tutelata, certo, ma prima di tutto devono essere tutelati gli studenti e le studentesse, garantendo che ogni proposta formativa sia fondata su valori condivisi, improntati al rispetto, alla solidarietà e alla convivenza civile, senza mai alimentare contrapposizioni.
In questo quadro, ci dissociamo con nettezza dal sindacato di polizia che ha organizzato l’iniziativa, perché riteniamo che simili modalità non appartengano alla cultura e al ruolo di alcuna organizzazione sindacale, nemmeno quando rappresenta le forze dell’ordine.
Un sindacato, per sua natura, tutela diritti, sicurezza e dignità, ma non può farsi promotore di messaggi che rischiano di generare paura o divisione.
In un tempo attraversato da tensioni e incertezze, la scuola e le istituzioni hanno il dovere di educare alla sicurezza senza seminare paura, di formare cittadini consapevoli, non spettatori di simulazioni traumatiche.
Perché educare, in fondo, significa costruire fiducia nel futuro, non diffidenza nel presente”. [Sandro Estelli (Cgil Como), Roberta Capone (FLC CGIL Como), Daniele Magon (CISL dei laghi), Francesco Falsetti (Cisl Scuola dei laghi), Dario Esposito (Uil coordinamento territoriale lariano), Gerardo Salvo (Uil Scuola Como)]
[Fotodi copertina Ragazza triste di Bansky su porta del Bataclan]

