Intrecciat3 con l’arte in rinascita di Nidaa Badwan
La storia di Nidaa Badwan, raccontata alla rete Intrecciat3 e al pubblico presente allo spazio Gloria del circolo Arci Xanadù sabato 29 novembre, parla di come l’arte salvi – letteralmente – la vita, e la faccia rinascere più libera e luminosa.
La storia dell’artista palestinese subisce arresti, violenze, prigionie, divieti di continuare il proprio percorso artistico, imposizioni, fughe, baratri immensi e curve inaspettate ma non si arresta. Raccontata da Nidaa con una umanità bellissima e sentita, la vita «fin qui» è stata sì carica di dolore, ma ha anche trovato una via – sempre la stessa, per lei, da sempre – per orizzonti meno carichi di sofferenza: l’arte.
Che sia pittura – prima che il regime di Hamas la imprigionasse (per non aver usato il velo e per essere in compagnia “mista”) – o la fotografia, che l’ha accompagnata attraverso l’autoreclusione di protesta e dolore, poi mostrata con la serie Cento giorni di solitudine, nel dolore più nero di Oscure notti dell’anima e infine verso la più luminosa serie La rinascita, l’espressione artistica di Nidaa è evocativa, potente, intima e al tempo stesso universale.
Il personale è politico: così le ferite di un sistema violento e oppressivo, di una guerra prima e di un genocidio poi, assumono sia il volto universale della sofferenza che quello particolare della storia di Nidaa, trovando nelle sue fotografie un modo unico di essere raccontate e sublimate, intrecciandosi con gli artigli scuri della depressione, o la riscoperta dorata di luci e ombre nella figura materna, archetipi uterini, quotidianità colorata, tramonti, incontri con maschere e persone.
In dialogo con la rete Intrecciat3, rappresentata da Marcella Cirrincione (Non una di meno), Alessandra Ghirotti (Cgil) e la fotografa Alle Bonicalzi, l’artista palestinese conduce, senza mai nascondere l’emozione, le risate o la difficoltà di parlare di momenti difficili, in inferni, purgatori e paradisi danteschi e interiori.
E dimostrando, ancora una volta, come una riscoperta (o rinascita) artistica possa essere uno degli strumenti più potenti, preziosi e splendidi per la lotta femminista e transfemminista: nel conflitto che genera cambiamento, nella profonda consapevolezza di sé e nella metamorfosi che accompagna l’artista in ciascuna delle proprie opere, è quando queste risuonano con il resto del mondo che si crea un riverbero eccezionale, capace di incrinare i soffitti di cristallo del sistema patriarcale a qualsiasi latitudine. [Articolo e video di Sara Sostini, ecoinformazioni]










[Foto Claudio Fontana, ecoinformazioni]





[Foto Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]
[Foto di copertina Sara Sostini, ecoinformazioni]

