Dall’”Ecomobile Together”/ Il viaggio, il Concerto del 27 e la manifestazione del 28 marzo

Dall’”Ecomobile Together” di ecoinformazioni – così abbiamo chimato il Volkswagen California durante la nostra “marcia su Roma”. Il viaggio è stato un momento di condivisione di interessi comuni,tra musica, film e lettura senza far mancare il confronto sui temi al centro della manifestazione. Per questo voglio ringraziare Giulia, Ameliè e Matilda, che hanno reso un viaggio pensato inizialmente in solitaria, in un’esperienza divertente, felice e altamente istruttiva.

Raggiunta Roma la mattina del 27 marzo, abbiamo partecipato al convegno dell’Arci sulle aree interne, durante il quale abbiamo scoperto piccole realtà di circoli che, pur confrontandosi con amministrazioni avverse, sono riuscite a ritagliarsi spazi significativi all’interno delle loro comunità. Da questo incontro è emerso un messaggio chiaro: la necessità di creare una rete capace di sostenere questi circoli, aiutandoli a crescere senza perdere la propria identità. Nel primo pomeriggio ci siamo poi diretti verso la Città dell’Altra Economia per partecipare al tanto atteso concerto. L’evento ha ospitato numerose artiste e artisti di fama nazionale, presenti volontariamente, senza alcuna aspettativa di compenso economico. Tra i vari interventi, vorrei dare spazio alla richiesta di soccorso e sostegno per il centro sociale SpinTime che, come il Leoncavallo di Milano, rischia la chiusura. Inoltre, è stato presentato il crowdfunding “Lince – contro gli abusi”, uno spettacolo teatrale che racconta la storia di una ragazza aggredita violentemente durante una manifestazione a Bologna, nella quale ha perso la vista da un occhio. La protagonista ha avuto il grande coraggio di esporsi e condividere la propria esperienza, con l’obiettivo di evitare che altre persone possano trovarsi nella stessa situazione .

Svegliati il giorno dopo, ancora leggermente frastornati dalle ore di viaggio e dal concerto durato diverse ore, ci siamo diretti verso il centro città, in particolare ai piedi del Colosseo. Appena arrivato, sono rimasto colpito da un luccichio proveniente dalle coperte termiche, quelle utilizzate nel primo soccorso durante le missioni di salvataggio in mare. Queste, infatti, erano diventate il simbolo della “marcia degli invisibili”, che, attraversando le strade di Roma, hanno fatto sentire la propria voce. Un grido collettivo, capace di farsi vedere e ascoltare non solo dalla popolazione della città, ma anche ben oltre. Proprio durante questo primo momento, mentre iniziavo a scattare le prime foto e a fare le prime domande, la stanchezza dei giorni precedenti è scivolata via, sostituita immediatamente da una felicità ed emozione travolgenti, nate dalla convergenza di tante personalità diverse. Proprio questi “invisibili”, che sanno sulla propria pelle cosa significano guerre, autoritarismi, discriminazioni, saranno il segno più visibile di un Paese e di una parte del pianeta in cerca di un futuro diverso.

Arrivati in Piazza della Repubblica, la “marcia degli invisibili” si è unita al corteo principale. Quest’ultimo era composto da una quantità incredibile di realtà diverse: dagli animalisti ai movimenti LGBTQIA+, dai partiti ai centri sociali, fino a organizzazioni come la CGIL e ARCI. Da lì è iniziata una vivace e interessante attività di raccolta di informazioni, sempre accolta con sorrisi sinceri e grande disponibilità al dialogo. Grazie a questi confronti abbiamo scoperto numerose realtà, locali e non, impegnate a partecipare alla manifestazione “No Kings”. Questa voglia diffusa di partecipazione, insieme alla recente vittoria del referendum, rappresenta un primo segnale di una possibile e necessaria convergenza della sinistra italiana e internazionale, come risposta alle dinamiche che le estreme destre stanno costruendo negli ultimi anni. Devo dire che la manifestazione, svoltasi in contemporanea in Italia, Regno Unito e Stati Uniti, è stata il primo, ben riuscito, di molti passi ancora da compiere. Ora, però, non è il momento di adagiarsi sui risultati raggiunti, né sulla vittoria del referendum né sulla riuscita della manifestazione. È invece il momento di costruire un piano concreto e un modello capace di portare avanti e rafforzare quegli ideali rappresentati in piazza. [Mattia Lavezzi, ecoinformazioni]

[Foto di Mattia Lavezzi, ecoinformazioni]

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