Video, foto, articolo/ Reportage di Dario Onofrio, Massimo Borri, Alle Bonicalzi/ Dongo/ Reati manifesti tollerati/ antifascisti blindati
Un centinaio di fascisti liberi di muoversi sul Lungolario di Dongo, 400 antifascisti rinchiusi nella piazza Paracchini perché portatori sani di Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, dove si sono svolti gli interventi degli organizzatori della convergenza di associazioni, partiti, sindacati movimenti. Alla fine del rito fascista, un certo olezzo, inequivocabilmente intestinale, ha pervaso la loro scena, trovata volante in stile Anticorpi militari, poco prima che dal palco Maso Notarianni (Arci Lombardia, Arci Milano) definisse «merde» i nostalgici della dittatura sanguinaria fascista. Come dire che all’evocazione è corrisposto il suo odore. Già disponbili i video di tutti gli interventi e le foto di Dario Onofrio, Massimo Borri, ecoinformazioni] e Alle Bonicalzi, ecoinformazioni.
In questa giornata del 26 aprile, all’indomani dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo,
tante persone, circa 400, hanno scelto di rinnovare la propria presenza nella storica
piazza intitolata a Giulio Paracchini a Dongo, per rispondere e resistere alla vergognosa e
oltraggiosa apologia di fascismo di un centinaio di camicie nere radunatesi fronte lago, al di
là delle preclusioni poste per proteggerli dalle forze dell’ordine.
Alla contromanifestazione antifascista hanno aderito molteplici realtà associative, sindacati,
movimenti e forze politiche, preparati a scavalcare le transenne con le grida, i fischi, i cori di
resistenza e i canti partigiani sospinti dagli Ottoni a scoppio presenti in forma ridotta ma ugualmente efficace e applauditissima.
Da una parte il deturpante orrore di coloro che, con il braccio teso, commemoravano Mussolini e
altri gerarchi fascisti, mentre la polizia in divisa non fermandolo si rendeva corresponsabile del loro gesto
commemorativo, che si ricorda costituire un reato; dall’altra la lotta nonviolenta dell’antifascismo,
la cui visione di quanto stava avvenendo era schermata dalle forze di polizia in tenuta
antisommossa e dalle loro camionette, letteralmente barricati dietro di esse.
La mobilitazione antifascista è poi proseguita con gli interventi – in ordine – di Anpi, Cgil, Uil, Acli,
Arci, Pd, M5s, Avs, Prc e Attivisti di Como. Durante l’importante discorso di Maso Notarianni per
Arci, una provocazione proveniente da fascisti rimasti a guardare e sfilati in auto compiendo il
saluto romano ha generato una risposta immediata di una parte consistente dei manifestanti antifa
che, da piazza Paracchini si sono riversati lungo le transenne. Maso, invitando a non cedere alle
provocazioni fasciste, ha così fortemente fatto appello alle forze dell’ordine lì presenti, alla digos di
intervenire e di identificare coloro che, in sfregio della Costituzione, avevano compiuto tale gesto.
Al termine degli interventi, il presidio si è poi trasformato in un corteo in direzione del cimitero di
Dongo, dove sono stati ricordati i partigiani e le partigiane lì sepolte, momento che si è poi
concluso con il canto di Bella Ciao.
Per chi ha percorso la strada di rientro passando per la Tremezzina, all’altezza di Giulino di
Mezzegra un blocco della polizia, contingentando il passaggio delle auto provenienti dall’alto lago,
ha ispezionato macchina per macchina allo scopo di profilare presunti partecipanti alla
manifestazione – un dubbio sorge su quale sia stato il discrimine. [Giulia Rho, ecoinformazioni]
























[Foto Dario Onofrio, ecoinformazioni]













































































[Foto Massimo Borri, ecoinformazioni]



































































[Foto Alle Bonicalzi, ecoinformazioni]
[Foto di copertina merda antifascista, Alle Bonicalzi, ecoinformazioni]

