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La rana bollita/ Una riflessione sulla libertà
Alla vigilia del 25 aprile, lo Spazio Gloria, ha ospitato la compagnia teatrale Sciarada che ha inscenato lo spettacolo La rana bollita. Una rappresentazione intensa e riflessiva, capace di coinvolgere il pubblico attraverso una narrazione ambientata nell’epoca nazista, ma sorprendentemente attuale nei suoi significati.
La compagnia teatrale Sciarada, una realtà amatoriale del territorio lecchese, nasce dalla passione condivisa per il teatro e dall’impegno dei suoi membri, con l’obiettivo di proporre spettacoli non solo di intrattenimento, ma anche di riflessione su temi sociali e storici. La rana bollita ne è un esempio significativo e nonostante io stessa fossi entrata in quella sala di teatro prevenuta, ho dovuto ammettere a me stessa che anche realtà amatoriali come questa, sono in grado di portare argomenti intensi e forti capaci di provocare emozioni altrettanto potenti e forti.
Lo spettacolo ha scelto un punto di vista meno consueto: quello dei cittadini tedeschi durante gli anni del Führer. La paura del cittadino di essere denunciato, perseguitato o consegnato alle SS per aver espresso un’opinione forse sbagliata agli occhi del regime del tempo, emerge come elemento centrale dello spettacolo, restituendo il clima di oppressione e silenzio che caratterizzava la vita quotidiana sotto la dittatura.
Il titolo stesso richiama una metafora agghiacciante: una rana immersa in acqua fredda che viene riscaldata lentamente non percepisce il pericolo fino a quando è troppo tardi. Allo stesso modo, la perdita della libertà e dei diritti avviene gradualmente, quasi impercettibilmente, fino a diventare una condizione accettata o inevitabile.
Inserito nel contesto delle celebrazioni del 25 aprile, lo spettacolo assume un significato ancora più profondo. La Festa della Liberazione non è soltanto un momento per ricordare la fine del nazifascismo in Italia, ma anche un’occasione per interrogarsi sul presente: è davvero morto il nazifascismo?
La libertà che ora mi è concessa di scrivere queste righe potrebbe domani non esistere più. Potreste anche voi non avere più la possibilità di esprimere pensieri, di praticare la vostra religione, di lamentarvi del vostro lavoro o di fidarvi del vicino di casa. Spettacoli come questi invitano infatti ad una riflessione condivisa: non bisogna smettere mai di esercitare il proprio diritto di parola.
Uscendo dalla sala, resta una domanda scomoda ma necessaria: sapremmo riconoscere oggi i segnali di un cambiamento pericoloso, oppure rischieremmo anche noi di restare immersi, inconsapevoli, in un’acqua che si scalda poco alla volta? [Malie Di Matteo, ecoinformazioni]


