giustizia

La corruzione e il controllo mafioso del territorio

aged

Si è svolto il 15 aprile nella biblioteca comunale di Como il convegno organizzato dall’Aged La corruzione e il controllo mafioso del territorio con la partecipazione di Alessandra Dolci (Pm presso la Procura di Milano nonché componente della Dda ) e Nando Dalla Chiesa. 
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8 aprile/ Non mi uccise la morte.. la storia di Giuseppe Uva al Gloria

VIVASPOSA_UVA-1Venerdì 8 aprile alle 21, lo Spazio Gloria promuove una serata sulla vicenda di Giuseppe Uva, il quarantenne varesino morto nel 2008 dopo una notte passata nella caserma dei carabinieri. Verrà proiettato l’ultimo film di Ascanio Celestini Viva la sposa, un road movie in cui attraverso il suo personaggio, Celestini rivolge uno sguardo di comprensione all’umanità dolente (ma non del tutto vinta) che popola il film. Viva la sposa è stato presentato all’ultimo Festival di Venezia e prima dell’uscita scatenò dure reazioni e critiche da parte del Coisp, il sidacato della polizia, per i riferimenti che il film riporta sulla storia di Giuseppe Uva. Prima del film interverranno Lucia Uva, sorella di Giuseppe e Fabio Ambrosetti,  legale di parte civile di Lucia Uva nel processo ancora in corso sulla morte del fratello. Ingresso riservato ai soci Arci: intero 7 euro, ridotto 5 euro. Info http://www.spaziogloria.it

14 febbraio/ One Billion Rising

one billionAnche l’Arci aderisce e sostiene One Billion Rising , la campagna del movimento globale contro la violenza sulle donne che il 14 febbraio porterà nelle piazze di tutto il mondo migliaia di persone. Insieme all’Italia, infatti,  207 paesi nel mondo hanno raccolto l’invito a manifestare con la danza la volontà di cambiamento, scegliendo l’arte, la musica e la poesia come segno di sfida e di celebrazione.  Il 14 febbraio, giorno di San Valentino tradizionalmente dedicato agli innamorati, diventa l’occasione per testimoniare l’impegno e la volontà di fermare con ogni mezzo culturale, legale e civile la violenza sulle donne e sulle bambine. Vogliamo che questa giornata diventi una testimonianza d’amore verso tutte quelle donne maltrattate, abusate, sempre più spesso costrette a subire violenze in silenzio. Il tema scelto per questa edizione è la Rivoluzione: in Italia l’attenzione si concentrerà sulle donne che vivono una condizione di paura ed emarginazione come le donne migranti, che costrette ad abbandonare il loro paese per sfuggire a guerre e condizioni di vita inaccettabili, subiscono violenza fisica e psicologica durante i loro lunghi e dolorosi spostamenti. La danza sarà il mezzo per affermare che ogni donna ha il diritto di vivere e decidere del proprio corpo e del proprio destino. Balleremo in tutto il mondo, per le donne in fuga dalle guerre e dalla violenza, per i diritti, dalla parte di tutte!

A Como l’appuntamento è alle 15.30 in Piazza Verdi, davanti al Teatro Sociale. La Scuola di danza contemporanea del Teatro Sociale di Como, con l’insegnante e coreografa Arianna Bracciali, scenderà in piazza e chiede a tutte le altre scuole comasche, a tutte le ragazze e donne di ballare insieme. Chiunque voglia partecipare è invitato ad indossare vestiti coi colori della manifestazione (bianco, rosso, rosa) e ad imparare la coreografia “Break the Chain” (link https://www.youtube.com/watch?v=mRU1xmBwUeAi ) che verrà ballata in tutte le città aderenti all’iniziativa. La referente dell’iniziativa Arianna Bracciali è a disposizione di chiunque voglia informazioni o delucidazioni sulla coreografia e sarà presente in piazza già dalle ore 15 per un “ripasso”.

Arci/ Piena verità sulla morte di Giulio Regeni

sito_x_Giulio«Proviamo orrore e profonda indignazione per l’assassinio di Giulio Regeni. Orrore per il modo atroce in cui è stato ucciso. L’autopsia porterà ulteriori chiarimenti. Ma è già chiaro fin d’ora che la morte di Giulio è dovuta a lunghe e terribili torture. Indignazione per il comportamento delle autorità egiziane di fronte a questo assassinio. La contradditorietà delle versioni fornite, gli arresti improvvisati e poi i rilasci, il cupo silenzio che avvolge tutta la vicenda, dimostrano che la richiesta di verità e giustizia verrà ostacolata in ogni modo. Purtroppo quanto è successo a Giulio è già accaduto a molti altri, colpevoli di opporsi alla dittatura militare di Al Sisi. Sparizione di persone, arresti arbitrari, uso sistematico della tortura e dell’assassinio sono la prassi di un regime violento che non sopporta la minima opposizione. Eppure il governo italiano è stato tra i primi a dare credito al regime di Al Sisi. Sappiamo bene che il nostro paese ha forti interessi in Egitto. Ma per ottenere verità non basta chiederla, bisogna mettere in atto comportamenti coerenti.

Non è più accettabile che   per interessi economici o strategici  si stringano accordi e alleanze con regimi che non rispettano diritti umani, praticano persecuzioni, torture e assassinii.

L’Italia si muova in tutte le sedi internazionali, dalla Ue all’Onu, affinché venga imposto al regime egiziano la fine delle violenze, degli assassini, delle sparizioni degli oppositori e vengano ristabiliti i principi essenziali di uno stato di diritto. Lo dobbiamo a Giulio, al suo coraggio, alla sua passione civile. Lo dobbiamo ai tanti come lui.» [Arci nazionale]

L’Arci ha inoltre aderito all’iniziativa promossa da Articolo 21 di listare a lutto sito e profili Fb e Twitter per chiedere a voce alta alle autorità egiziane verità e giustizia per Giulio Regeni.

G8 di Genova: alla scuola Diaz ci fu tortura/La Corte europea condanna l’Italia

(FILES) This file picture taken on JulyCon un comunicato stampa l’Arci nazionale torna a chiedere a gran voce l’introduzione del reato di tortura dopo la condanna impartita all’Italia dalla Corte europea per i fatti di Genova 2001.

«La Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro paese non solo per le violenze e torture commesse nel 2001 dalle forze dell’ordine alla Diaz, ma anche per la mancanza di una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. Si sancisce così, finalmente, a 14 anni dal G8 di Genova che, come denunciò subito Amnesty International, in Italia si assistette alla più grave sospensione della democrazia in un paese occidentale. La democrazia formale e sostanziale venne sospesa con un atto di imperio dall’allora governo Berlusconi per dare via libera alla brutale repressione dei movimenti di protesta che portò alla uccisione di Carlo Giuliani, al ferimento di molti manifestanti, alle violenze continue sui fermati, alla messa in stato di assedio di un’intera città. La Corte di Strasburgo ci dice oggi che si è potuti giungere a queste conclusioni solo a diversi anni di distanza per la mancata collaborazione e il boicottaggio delle forze di polizia impegnate in quelle giornate, con la evidente copertura del ministeri competenti e del governo nel suo complesso. Quelle torture commesse alla Diaz e a Bolzaneto contro manifestanti pacifici e inermi non sono mai state punite, dal momento che nel nostro codice penale il reato di tortura non è contemplato, a differenza della maggior parte dei paesi europei che lo prevedono come fattispecie specifica per i pubblici funzionari. La proposta di legge che introduce questo tipo di reato è all’esame del Parlamento da più di due anni. Qualsiasi rinvio non è più accettabile. Quel che è successo a Genova resta, per chi vi ha partecipato e per il nostro sistema democratico, una ferita aperta e insanabile. Non può quindi essere dimenticata. Per questo da anni chiediamo verità e giustizia. Lo dobbiamo alle vittime della repressione e alle loro famiglie, lo dobbiamo alla salvaguardia della democrazia nel nostro paese. Perché non possa mai più accadere. Il tempo è adesso.» [Arci Nazionale]

Csv/ Il carcere e le associazioni s’incontrano

20150204_191109Una trentina di associazioni ha partecipato all’incontro – organizzato e coordinato dal Centro servizi per il volontariato di Como nella propria sede, con la partecipazione di Giovanbattista Perricone, responsabile area educativa del Bassone – sulle possibilità di fare volontariato nella struttura detentiva comasca. Un confronto interessante e partecipato che, si spera, avrà una declinazione concreta futura.

Le realtà intervenute appartengono a diversi ambiti, da quelli culturali a quelli più strettamente “sociali”. «Ma c’è bisogno di tutto – spiega Perricone – e soprattutto alle associazioni chiediamo un apporto strutturato, meno sporadico e continuato nel tempo».
La casa circondariale Bassone conta, a oggi, circa 350 detenuti (di cui venticinque sono donne); una diminuzione significativa rispetto agli scorsi anni. Le condanne sono tendenzialmente brevi, intorno ai tre anni; la popolazione è giovane, in buona parte trentenne e con una forte componente straniera (nello specifico, nordafricana e proveniente dall’est Europa) «E sono quelli con più difficoltà poiché non hanno riferimenti esterni». In aumento le persone con difficoltà legate a tossicodipendenza, alcolismo e gap (gioco d’azzardo patologico).
«Prima di tutto – continua Perricone – sappiate che io, in passato, ho fatto il volontario in carcere. Conosco e rispetto in maniera straordinaria il lavoro che fate». C’è la possibilità di avere un rapporto trasparente, non strumentale con chi vive al Bassone. Nessuno di voi può concedere nulla più se non lo stare bene».
Le attività si svolgeranno in gran parte all’interno della casa circondariale; l’articolo ventuno concede la possibilità di uscire, ad esempio quando alcuni detenuti pulirono insieme agli alpini e ad altre associazioni i sentieri e i boschi del Bisbino.
Non esiste l’identikit perfetto del volontario: «Certo, è importante non abbia condanne penali e, se minorenne, abbia l’autorizzazione dei genitori e magari venga accompagnato da qualcuno più esperto». Oltre a questo, è importante sia empatico e abbia capacità di relazionarsi e non si faccia carico di richieste extra («a quelle – spiega Perricone – bisogna dire sempre di no»). Inoltre, se si prende l’impegno, è necessario portarlo a termine fino in fondo, stando bene attenti a non deludere le persone.
«Mentre parlavate – conclude Perricone – vi immaginavo già in che sezione collocarvi e perché. Le azioni vengono scelte insieme, aspettiamo sia le vostre proposte e possiamo, in caso, concordare insieme un piano d’azione. Cercheremo di scegliere l’area educativa o sezione in cui l’intervento potrà essere più efficace, anche perché nonostante gli ultimi lavori svolti, la struttura soffre la mancanza di spazi».
Le attività si svolgono soprattutto cinque giorni su sette; nel week end, vista la carenza di personale, è più complicato. Saranno previsti momenti di confronto fra volontari e area educativa del carcere.
Come proporre? È sufficiente inviare un’email a giovanni.perricone@giustizia.it. Laura Molinari, operatrice del Csv e moderatrice dell’incontro insieme al direttore Martino Villani, ha chiesto di tenere informato il Csv così da costruire un percorso di formazione ad hoc per i volontari. Quindi, in copia, aggiungete l’indirizzo: laura.molinari@csv.como.it [aq, ecoinformazioni]

Criminalità organizzata ed economia/ Tante sinergie ancora da scoprire

cminaleconomiaNel 1875/76 la relazione della Commissione d’inchiesta Fianchetti-Sonnino definì la mafia come «sviluppo e perfezionamento della prepotenza diretta a ogni scopo di male».

Dobbiamo studiare ancora molto il tema della criminalità organizzata – non stiamo parlando della “banda dell’Ortica che voleva organizzare il colpo della vita rapinando una banca milanese – e ancora di più il tema dell’intreccio tra criminalità organizzata ed economia – spesso criminale.

Se nella ricerca storica ci fermassimo al dopoguerra 1940-45 e procedessimo fino al conflitto di mafia 1962/63 ci imbatteremmo nella minimizzazione anche da parte dei mezzi di comunicazione e di informazione, oltre che della magistratura. Basta ricordare il discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 1968, quando “si raccomanda la misura di prevenzione del soggiorno obbligato perché il mafioso fuori dal proprio ambiente diventa pressoché innocuo”, per intuire i ritardi che già si erano accumulati nella verifica della criminalità organizzata.

Il rapporto tra criminalità mafiosa (anche di ndrangheta, camorra, sacra corona unita) e criminalità economica si è rafforzato sempre più frequentemente, per ripulire e reimpiegare denaro sporco e per fare affari loschi anche con il mondo politico.

Va ricordato che la mafia nelle alleanze non accetta mai posizioni di subalternità. Il magistrato Paolo Borsellino disse che “lo Stato e la mafia sono due poteri che occupano lo stesso territorio: o si fanno la guerra o si alleano”.

La Lombardia e la provincia di Como si sono accorte d’essere territorio occupato dalla criminalità organizzata proveniente dalla Calabria: la ndrangheta ha un potere che la magistratura sta svelando, con non poca fatica anche per l’omertà di imprenditori assoggettati ai criminali.

Due avvocati, Roberto Rallo e Marcello Iantorno, hanno organizzato, mercoledì 17 dicembre,  il  seminario d Criminalità organizzata ed economia, la presenza della criminalità organizzata nelle attività economiche e produttive Serata dedicata agli avvocati e ai giornalisti – per l’assegnazione dei crediti formativi – cui s’è notata l’assenza del mondo imprenditoriale (presente soltanto il direttore di Confcommercio Como Graziano Monetti, che è anche giornalista), in particolare del mondo industriale (eppure non a caso il seminario si è tenuto nella sede di Unindustria a Como).

Ospite importante la p.m. Alessandra Dolci, della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che sta proseguendo nelle inchieste e indagini sui crimini della ndrangheta tra Lodi, Milano, Lecco e Como.

Ha moderato il dibattito il cronista di giudiziaria del quotidiano La Provincia Paolo Moretti. [Guido Capizzi, per ecoinformazioni]

9 dicembre/ Giornata della legalità

anna-canepaSi svolgerà martedì 9 dicembre dalle 9 alle13 nell’Auditorium del Politecnico di Como in via Castelnuovo, 7 (Aula magna) L’educazione alla legalità e le azioni di contrasto nei confronti della criminalità. All’incontro, dopo saluti e interventi istituzionali, interverrà Anna Canepa, sostituta procuratore nazionale antimafia, che dialogherà con i giovani delle scuole superiori di Legalità e azioni di contrasto nei confronti della criminalità. La Giornata è a cura della Rete generale delle scuole della provincia di Como.  

L’assessore alla Legalità Marcello Intorno nel promuove la partecipazione all’iniziativa sottolinea in una nota che «Oltre 400 giovani in rappresentanza delle scuole di Como saranno i protagonisti di un incontro diretto a coltivare la massima consapevolezza sul tema della legalità e della lotta alla criminalità. L’Italia ha necessità di una profonda e diffusa riforma anche morale e culturale per abbandonare il triste primato di essere uno dei  paesi europei maggiormente corrotti e nel quale circa il 15% della ricchezza nazionale annua è di derivazione criminale. I giovani ricevono il danno maggiore, è quindi essenziale il loro protagonismo nella lotta alle mafie e alla corruzione. Il Comune di Como intende essere tra i protagonisti in queste azioni dirette alla diffusione della cultura della legalità e del contrasto alla criminalità e parteciperà alla giornata del 9 dicembre con la massima condivisione del lavoro fatto dai docenti e dagli organi dirigenti delle scuole della provincia ai quali rivolge un sincero ringraziamento».

#sonoStatoio/ L’Arci aderisce

francesca chiavacci
Francesca Chiavacci presidente nazionale Arci
massimo cortesi
Massimo Cortesi presidente Arci Lombardia
filippo miraglia
Filippo Miraglia vice presidente nazionale Arci

 

 

 

 

 

 

 

L’Arci ha preso l’impegno, durante la presidenza nazionale di mercoledì 5 novembre,  di aderire alla campagna che chiede giustizia per la morte di Stefano Cucchi ed è solidale e vicina alla battaglia per la verità intrapresa dalla sua coraggiosa famiglia. Uno Stato democratico non può consentire impunità. Guarda tutte le foto qui.
Arci for #vialadivisa

 

La solidarietà dell’Arci alla famiglia Cucchi nella sua coraggiosa ricerca di verità

cucchi2Uno stato democratico non può consentire impunità. L’Arci è solidale e vicina alla coraggiosa famiglia di Stefano Cucchi, che ha deciso di continuare la sua battaglia per la verità. «Non si può morire così nelle mani dello Stato. E uno stato democratico non può consentire impunità Le perizie parlano chiaro. Stefano è stato pestato e poi lasciato morire senza cure: esponenti delle forze dell’ordine e medici ne sono dunque responsabili.  A meno di non credere che il giovane si sia suicidato adottando uno insolito modo per farlo, procurandosi da solo evidenti segni di percosse che l’hanno sfigurato. Una vicenda, quella di Stefano, che tra l’altro dimostra una volta di più quanto sarebbe urgente introdurre nel nostro ordinamento il reato di tortura. Le dichiarazioni dell’Onorevole Giovanardi e del rappresentante del Sap che affermano che “epilettici o  tossicodipendenti non hanno diritto al rispetto e alla vita”, dimostrano quanto  degrado si annidi all’interno delle nostre  istituzioni e nei loro rappresentanti». [Arci Nazionale]

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