giustizia

L’Arci si stringe in un abbraccio affettuoso a Patrizia Moretti

aldroVergognosi gli applausi degli esponenti del Sap agli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi. L’Arci nazionale con un comunicato stampa, esprime la sua indignazione per l’ovazione che ha accolto, al loro ingresso al congresso del Sap,  i tre poliziotti condannati in via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi. «Episodi simili, oltreché oltraggiosi verso la memoria del giovane ragazzo ucciso, devono indurre ad aprire un’ampia riflessione sul ruolo delle forze dell’ordine, che deve essere, sempre,  quello di garanti della sicurezza di tutti. Sono tanti gli episodi che stanno venendo alla luce, grazie alla determinazione e al coraggio dei familiari delle vittime, in cui questo ruolo viene sostituito da comportamenti ingiustificatamente violenti, dall’ accanimento contro persone ormai inermi, fino a provocarne la morte. Abbiamo ancora sotto gli occhi le immagini dei corpi martoriati di Cucchi, Aldovrandi, Uva, solo per citarne alcuni. Ultimo, l’episodio che riguarda la morte di Magherini a Firenze, su cui è stata aperta un’indagine. Ma non possiamo non ricordare anche i comportamenti tenuti dalle forze dell’ordine in occasione di manifestazioni di piazza. Quanto successo a Genova nel 2001 ha aperto una ferita, che si rinnova ogniqualvolta gli agenti infieriscono contro i manifestanti, come documentato anche in occasione dell’ultimo corteo per la casa che si è tenuto a Roma. L’immagine dello stivale del poliziotto che calpesta il corpo della giovane ragazza stesa a terra suscita indignazione e getta discredito anche su chi, tra le forze dell’ordine, rifiuta simili comportamenti. Anche per questo chiediamo che tutti gli agenti in servizio siano dotati di un codice identificativo, così come è finalmente giunto il tempo che nel nostro codice penale venga inserito il reato di tortura. Ma non basta. Accanto a queste misure urgenti appare sempre più necessaria una vera e propria azione di ‘rieducazione’ delle forze dell’ordine, che ne riporti i comportamenti entro le finalità assegnate loro dalla Costituzione e dalla nostra legislazione. A Patrizia Moretti va la nostra affettuosa solidarietà, e a tutti i familiari delle vittime che si battono per ottenere verità e giustizia vogliamo far sapere che l’Arci sarà al loro fianco.»

La P2/ Intrecci di potere da ricordare

gerardocolomboPartecipazione sentita all’incontro dell’8 aprile in Biblioteca di Como con Gherardo Colombo e Anna Vinci La P2 nella storia della Repubblica. Cosa è cambiato a 30 anni dalla Commissione d’inchiesta parlamentare. L’iniziativa è stata organizzata dall’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, dall’Università popolare Auser e dall’associazione Memoriacondivisa con il patrocinio del Comune di Como.

La parola è stata subito data a Gherardo Colombo, ex magistrato milanese noto per aver condotto importanti inchieste tra cui la scoperta della Loggia massonica P2, che ha ricostruito in maniera puntuale i fatti accaduti a partire dal marzo 1980 con l’uccisione di Guido Galli, magistrato di cui era collega all’Ufficio Istruzione di Milano e assassinato dal nucleo armato di estrema sinistra Prima Linea. Quest’omicidio, assieme a quelli di altri due magistrati a Salerno e a Roma, diede il via a una serie di richieste di trasferimento da parte di molti magistrati milanesi. In quel periodo Milano faceva davvero paura, già dalle dieci di sera non si vedeva in giro più nessuno e il timore di essere coinvolti in attentati era grande. Colombo fu uno dei pochi magistrati che rimase a Milano e per questo i vari processi su Sindona furono assegnati a lui, a Giuliano Turone e a Gianni Galati. Durante le indagini vennero scoperti i frequenti contatti tra Joseph Miceli Crimi, medico che aveva organizzato il viaggio clandestino di Sindona a Palermo, e Licio Gelli. Gli uomini della Guardia di Finanza di Milano vennero quindi inviati a perquisire i luoghi che quest’ultimo frequentava e, contro ogni aspettativa, i documenti rinvenuti si dimostrarono di eccezionale rilevanza. Erano state trovate le liste d’iscrizione alla loggia massonica Propaganda 2, di cui Gelli era maestro venerabile. I nomi presenti nelle liste sono tanti ( poco meno di mille) e spesso altisonanti: dodici generali dei Carabinieri, cinque generali della Guardia di Finanza, ventidue generali dell’Esercito, quattro generali dell’Aeronautica militare, otto ammiragli, direttori e funzionari dei vari servizi segreti (compresi i capi di Sismi e Sisde), quarantaquattro parlamentari, due ministri dell’allora governo, un segretario di partito, giornalisti (quasi tutto il Corriere della Sera), imprenditori (tra cui Silvio Berlusconi), banchieri, faccendieri e magistrati. La P2 si costituiva quindi come vero e proprio luogo di incontro tra gli ambienti e i poteri più disparati, in cui la politica sommersa prosperava su quella ufficiale e la loggia stessa fungeva da strumento di controllo e condizionamento. La paura di depistaggi e insabbiamenti era tanta, ma i magistrati decisero che le istituzioni dovevano essere informate della gravità della situazione. Il presidente del Consiglio Forlani li ricevette a Palazzo Chigi il 25 marzo e ad aprir loro la porta fu il prefetto Semprini, che risultava iscritto negli elenchi della P2. Le carte vennero poi rese pubbliche e il governo cadde, ma nel giro di poco meno di sei mesi la Procura di Roma sollevò il conflitto di competenza e tutti i documenti vennero trasferiti da Milano a Roma. Le indagini più rilevanti vennero subito archiviate.
Nel settembre del 1981 venne istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 e la presidente della Camera Nilde Iotti chiamò Tina Anselmi a presiederla. Di quanto il ruolo dell’Anselmi fu impegnativo e di come per lei fu difficile restare lucida e impassibile di fronte a tentativi di attentato e depistaggi, ce lo ha raccontato durante l’incontro Anna Vinci. La scrittrice romana ha avuto in consegna dalla ex parlamentare i fogli di appunti accumulati durante i lavori della Commissione proprio perché slegata da poteri forti e perché tutto quello che in essi era racchiuso non andasse perduto. Intrecci di potere, depistaggi, legami trasversali, ma anche ricatti e minacce sono racchiusi nel libro della Vinci La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi [Chiarelettere, 2011, 548 pagg, 16,60 euro].
Dal libro emerge come la Anselmi fosse una vera statista e da ex partigiana prendere atto di una tale mancanza di rispetto per le Istituzioni risultava inconcepibile e molto duro. Rimarca lei stessa in un’intervista del maggio 1984: «Questi tre anni sono stati l’esperienza più sconvolgente della mia vita. Solo frugando nei segreti della P2 ho scoperto come il potere, quello che viene delegato dal popolo, possa essere ridotto a un’apparenza. La P2 si è impadronita delle istituzioni, ha fatto un colpo di Stato strisciante. Per più di dieci anni i servizi segreti sono stati gestiti da un potere occulto». La Anselmi era sicuramente un personaggio scomodo e non corruttibile, e la memoria del suo operato è bene venga tenuta viva al fine di rappresentare un modello per le nuove generazioni.
L’incontro si è concluso con interventi del pubblico a sostegno dell’attività di Gherardo Colombo, che come magistrato in quegli anni ha rischiato la vita, ma non è mancato qualche attacco a politici attuali.  Un partecipante è infatti intervenuto definendo il Partito democratico e l’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi come  frutto delle scelte della P2. I relatori lo hanno invitato ad informarsi meglio e alla partecipazione attiva alla politica, ma soprattutto a non generalizzare perché come diceva la stessa Anselmi: «Per scegliere e decidere, bisogna conoscere». [Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

Chiara Saraceno/ Lotta alle disuguaglianze e alla povertà

Nella serata di  venerdì 28 febbraio, l’Ares (Associazione per il riformismo e la solidarietà) ha accolto, nel  Salone di Confcooperative  a Como, Chiara Saraceno, sociologa di fama  internazionale, che ha presentato i risultati dei suoi studi e di dati ufficiali sulla povertà e sulle politiche sociali in Italia, che determinano delle forti disuguaglianze. L’intervento è stato introdotto da Fausto Tagliabue.

Secondo l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici), l’Italia, nonostante sia uno dei paesi occidentali democratici, è uno dei paesi in cui la riproduzione intergenerazionale delle disuguaglianze è tra le più elevate, ovvero: l’ambiente socio-familiare di origine, insieme alle condizioni di vita dell’individuo sulla base del reddito e dell’istruzione, determina il proprio futuro sociale, lo predice, e le disuguaglianze che ne derivano vengono trasmesse di generazione in generazione. Nella prima decade del 2000 un figlio di operai aveva ben 8 volte di meno di possibilità di andare all’università; questo dipende da un concatenarsi di situazioni, tra cui le scarse risorse economiche dei genitori, l’eredità lavorativa che influenza le scelte dei figli stessi, il pregiudizio degli altri nei confronti dei figli di operai.

DSCN0414Sempre dai dati dell’Ocse l’Italia è il paese più disuguale dal punto di vista del reddito. Questo può essere visto nella disuguaglianza economica e per il riconoscimento dei diritti civili tra donne e uomini: meno del 20% delle donne ha un impiego nella Pubblica Amministrazione e meno della metà, il 49 %, è nel mondo del lavoro, contro il 60% di occupazione femminile che doveva essere raggiunto entro il 2010 secondo il patto di Lisbona.

Inoltre, il calcolo del valore del capitale umano, ovvero il valore economico di una persona (la quantità di reddito che una persona può produrre nel corso della sua vita), risulta essere più basso per le donne rispetto a quello degli uomini a parità di ruolo, già al momento del conseguimento del titolo di laurea. C’è meno presenza di donne nel mondo del lavoro in quanto si dedicano di più al lavoro di cura, cioè quello svolto a casa per la famiglia nei confronti dei bambini, degli anziani e dei disabili; si dedicano di più al volontariato, quindi in generale ai lavori per il benessere della società e non retribuiti. In più, l’età pensionabile delle donne precede quella degli uomini, misura pensata per liberare posti di lavoro.

Per quanto riguarda il sistema scolastico c’è da dire che in Italia non è efficiente, a prescindere dalla crisi finanziaria che ha tagliato i fondi per l’istruzione. L’indagine Pisa (che prova le competenze logiche e di comprensione dei testi) ha rilevato un forte divario tra le prestazioni ottime e quelle scarse degli studenti. Questo dipende anche dall’origine familiare e territoriale, non dall’arretratezza delle capacità intellettive e personali. Questa differenza esiste in altri paesi, ma non è così forte come in Italia.

Se guardiamo alla quantità dei servizi per l’infanzia offerti, quindi asili nido e scuole materne, Italia è ai primi posti insieme a Scandinavia e Danimarca; ma si differenzino dall’Italia perché là i servizi per l’infanzia significano anche servizi per le pari opportunità e pari condizioni di inserimento futuro nella società. In Italia quando una madre perde il lavoro, di solito la prima cosa che fa è ritirare i figli dal nido o dalla materna, perché non se li può permettere, e questo è un rischio per i bambini, soprattutto per quelli più poveri e per i figli degli immigrati.

L’Italia è al primo posto in Europa per livello di povertà minorile, che raggiunge il 25%.

Un’altra disuguaglianza sta nel non riconoscimento dei diritti civili nei confronti degli immigrati. Quando arrivano in Italia possiedono qualifiche medio-basse e lo stato non li valorizza. Per esempio alla richiesta dei musulmani di avere una moschea o un luogo riconosciuto per il culto, che rappresenta l’esercizio della libertà religiosa, lo Stato risponde picche, nonostante gli immigrati in Italia siano una parte della popolazione ormai consolidata da qualche decennio.

I loro figli, secondo lo ius sanguinis, anche se nati in Italia non vengono riconosciuti dallo Stato automaticamente come italiani. Così si sentono spesso diversi, con meno diritti riconosciuti.

Un’altra disuguaglianza presente nel nostro paese è quella per le coppie omosessuali e quelle eterosessuali. Se la coppia omosessuale adotta un figlio, non vengono riconosciuti come famiglia. I figli di omosessuali sono considerati orfani, verso cui non hanno né diritti né doveri. Riconoscere i figli significherebbe per lo Stato riconoscere l’esistenza della coppia stessa. Nel 1975 con la Riforma del diritto di famiglia si raggiunsero traguardi importanti, come il passaggio dalla patria podestà alla potestà condivisa dei coniugi. Un altro traguardo si è raggiunto, nel dicembre 2013, con la fine della distinzione tra figli naturali, nati nel matrimonio, e figli legittimi, nati fuori dal matrimonio; per i figli di omosessuali invece: ancora nessun riconoscimento su carta.

Bisogna capire che i valori tradizionali hanno ormai intrapreso un forte cambiamento. Non c’è una definizione sola di famiglia, ma esistono più famiglie, se pensiamo che 1 figlio su 3 non nasce nel matrimonio, e 1 matrimonio su 3 è preceduto da una convivenza.

La crisi economica, accompagnata dall’esaurimento della Cassa Integrazione, dall’inefficienza degli ammortizzatori sociali che hanno aumentato le diversità già esistenti, ha portato molte famiglie a vivere nella povertà assoluta.

Dalla fine del 2007 e fino al 2010 gli indicatori di povertà dell’Istat sono rimasti pressoché stabili, con variazioni dello “zero virgola”.

Tra 2010 e 2011 e tra 2011 e 2012 (di cui si hanno gli ultimi dati) c’è stato invece un forte salto. E’ aumentata la povertà assoluta (cioè l’incapacità di acquistare certo beni definiti come di sussistenza ai prezzi minimi) e soprattutto la deprivazione, cioè gravi mancanze e difficoltà in certe cose, come non potersi permettere un pasto proteico una volta ogni due giorni, le visite mediche. Ci sono altri 7 parametri, e le persone che ne hanno 3 su 9 sono definiti come deprivati, mentre se se ne presentano 4 su 9 si tratta di deprivati gravi.

C’è stata in particolare una diminuzione nei redditi correnti piuttosto che una diminuzione della ricchezza, perché sono aumentati i debiti. In questa situazione era il Mezzogiorno che ha subito di più.

Le diversità territoriali tra nord e sud sono addirittura maggiori di quelle che c’erano dopo l’unificazione tra Germania est e Germania ovest. Durante la crisi la povertà è aumentata più al nord che al sud. Ora si intravede una sofferenza del centro-nord per le famiglie con più di due figli.

La situazione non è peggiorata per gli anziani: c’è di buono che i tagli hanno risparmiato le fasce basse.

Il piccolo pubblico della sala è intervenuto con osservazioni e racconti di esperienze personali in qualità di insegnanti, attivisti per i diritti umani; dibattiti che hanno costituito più della metà dell’incontro. Si ha l’impressione generale che manchi una cultura politica della società e che ci sia una mancanza di proposte in politica, forse causa della disillusione nei suoi confronti. Osservando il divario tra i tipi di richieste e punti di vista da una città all’altro fa capire che manca un pensiero solidale che accomuni le città e le regioni. Nelle scuole le maestre vorrebbero fare di più per i bambini ma mancano risorse economiche, e mancano insegnanti di sostegno per affiancare quelli stranieri, mentre sono previsti per i bambini disabili. Eppure ci sono gruppi di insegnanti in pensione che sarebbero ben disposti a ricoprire nuovamente degli incarichi a scuola e affiancare gli altri maestri; ma magari questi si sentono autonomi e non accettano questo tipo di sostegno e aiuto, ma non bisognerebbe neanche stare fermi ad aspettare che arrivino le risorse dall’alto.

Un’altra mancanza italiana rispetto ad altri paesi è quella del “reddito minimo d’inserimento”. Dovrebbe essere garantito dal governo il diritto al soddisfacimento dei bisogni fondamentali, un minimo di diritto al consumo. Non si può abbandonare a loro stessi i poveri e i loro figli.

Tutte questioni molto complesse, che non possono essere risolte da un anno all’altro. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

Fini-Giovanardi incostituzionale

fini -giovannardiAncora una volta la Corte costituzionale interviene per abrogare leggi liberticide che il Parlamento non riesce a cassare. Il 12 febbraio è caduta, per manifesta illegittimità costituzionale, la famigerata Fini-Giovanardi, la riempi carceri, fatta per colpire i consumatori di droghe leggere equiparati a criminali e spacciatori anche se coltivano a casa propria una sola piantina di maria. L’abrogazione della norma che ha anche distolto parte dell’attività delle forze dell’ordine dal contrasto alla criminalità particolarmente attiva nel commercio delle droghe sia “leggere” che “pesanti”, libera anche nel comasco molti cittadini e cittadine ingiustamente perseguiti. 

Tobagi/ I sopravvissuti

livia e manlioIl 28 gennaio, al Liceo T. Ciceri di Como, Benedetta Tobagi ha presentato il suo ultimo libro Una stella incoronata di buio. L’incontro, promosso dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”, dall’associazione Memoria e Verità, dall’Università popolare e dal Punto Einaudi, ha riscontrato una notevole partecipazione, più di cento le persone (pochi gli studenti, sarebbe stato più facile coinvolgere in orario di lezione). Purtroppo assente Manlio Milani, il Virgilio che ha guidato l’autrice nella ricostruzione della strage di Brescia.
L’introduzione  di Claudio Fontana è entrata nel vivo del libro, raccontando la cornice e i tragici accadimenti della strage neofascista di piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974.
Benedetta Tobagi ha voluto riportare alla luce una strage sulla quale è calato il silenzio; una storia che riguarda tutti noi. Si parte dalle storie delle persone, non da una contabilità di morti e feriti. E si entra nella storia d’amore che lega Manlio Milani a Livia Bottardi Milani, insegnante d’italiano che si batte per i diritti delle donne e con il marito condivide tutti i pensieri. Livia perde la vita insieme ad altre otto persone che con lei, in quel mattino di pioggia in Piazza della Loggia, stavano manifestando pacificamente. Da quel momento Manlio inizia un doloroso percorso tra le aule dei tribunali. Ad oggi, tra depistaggi e coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di altri apparati dello Stato, si registra l’assoluzione di tutti gli imputati con la formula dubitativa, corrispondente alla vecchia formula dell’insufficienza di prove.
Benedetta Tobagi partecipa in prima persona ai procedimenti giudiziari in virtù della forte amicizia che la lega a Manlio Milani. Con lui condivide il comune destino di essere sopravvissuti e testimoni.
Prendere parte al processo e confrontarsi con la perseveranza di chi per trent’anni è stato in grado di seguire passo dopo passo l’evolversi delle indagini, ha permesso alla scrittrice di cogliere una prospettiva temporale diversa, più lunga. Poco tempo è trascorso tra la fine del fascismo e la strage di piazza della Loggia.
Come continuare ad avere fiducia nelle istituzioni e a trovare la forza di andare avanti nelle ricerche?
Accettando la presenza del male e rifiutando la rassegnazione. Il materiale c’è, e c’è soprattutto con la volontà di giustizia, un pezzo di terra ferma dove le persone possano conciliarsi. [Barbara Rizzi e Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

Misure alternative alla detenzione/ Bilancio di un biennio

ASM_3I risultati del progetto “L’alternativa su misura”, volto a promuovere l’inserimento socio lavorativo delle persone in esecuzione penale esterna saranno presentati il 30 gennaio a partire dalle ore 14 in un convegno all’Università dell’Insubria in via S. Abbondio 12 a Como. Il progetto è stato sviluppato nel biennio 2011 – 2013 in provincia di Como ed è stato sostenuto dal contributo di Fondazione Cariplo (Bando Promuovere nelle comunità territoriali il sistema delle misure alternative per persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria) con il cofinanziamento e contributo attivo dei partner progettuali e degli enti sostenitori della rete. Il convegno vuole essere un momento di restituzione al territorio degli esiti del progetto e favorisce la condivisione dei dati sulla ricaduta territoriale prodotta . In particolare si darà conto del lavoro di rete e dello sviluppo di sinergie tra le istituzioni giudiziarie, i servizi locali, il terzo settore e il mondo produttivo comasco.

L’invito è rivolto a chi promuove politiche di welfare all’interno delle nostre comunità e ai tecnici che operano a favore dell’integrazione sociale. Il convegno ha inizio alle 14 con l’introduzione del quadro legislativo di riferimento a cura di Grazia Mannozzi, docente di diritto penale presso l’Università degli Studi dell’Insubria di Como e la presentazione dei risultati e del modello di lavoro in rete a cura di Emanuela Colombo, referente del progetto. Interverranno: direttrice della Casa circondariale di Como, direttrice dell’Ufficio esecuzione penale esterna di Como, Lecco, Sondrio e Varese, magistrato del Tribunale di Como, presidente della Camera penale di Como e Lecco, referente del terzo settore. A seguire discussione sulla ricaduta territoriale dell’accesso alle misure alternative e ai lavori di pubblica utilità. Interverranno Milena Cassano, del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Milano, Francesca Ghezzi, magistrata dell’Ufficio di sorveglianza di Varese. Conclusioni a cura di Claudia Mazzucato, docente di scienze politiche e sociali all’Università Cattolica.

In occasione del convegno sarà disponibile anche il volume Condannati al volontariato, recentemente edito da Associazione del Volontariato di Como – Centro Servizi per il Volontariato e NodoLibri e curato da Alessandra Bellandi, Maria Grazia Gispi, Luca Morici e Martino Villani.

Per informazioni e iscrizioni: tel. 031.307398

Donne davanti alla giustizia del Lombardo-Veneto

agedL’Aged invita giovedì 16 gennaio dalle 15 alle 18, nell’ambito delle iniziative formative organizzate dall’associazione, all’incontro Storia e diritto penale. Donne davanti alla giustizia del Lombardo-Veneto – stupro, aborto, esposizione di infante in indagini e sentenze penali tra il 1818 e 1862 tratte dall’Archivio di Stato di Como. Presenta Marcello Iantorno. Relatrici: l’autrice Licia Badesi e M. Dominique Feola, docente aggregata di diritto civile e diritto di famiglia, Università degli studi dell’Insubria.

In Sala Stemmi contro la pena di morte

Franco Fragolino, presidente del Consiglio comunale, ha aperto alle 17 di sabato 30 novembre a Palazzo Cernezzi la manifestazione contro la pena di morte organizzata dal Comune di Como e dal Coordinamento comasco per la Pace, con l’adesione di Acli, Arci e Csv e la collaborazione di Amnesty international. Già disponibili sul canale di ecoinformazioni i video di Valentina Rosso degli interventi all’iniziativa alla quale hanno partecipato il sindaco Mario Lucini e una quarantina di persone. (altro…)

Anime salve

Incontro venerdì 15Venerdì 15 novembre alle 21, nell’aula magna della scuola media di Cernobbio,si è svolto un incontro sulle pene alternative minorili. L’incontro è stato promosso dalle amministrazioni comunale di Cernobbio e di Maslianico, dall’associazione Azalai di Cernobbio, dalla cooperativa sociale Il Sorriso, da Lambienteinvita Onlus, Centro servizi per il volontariato, La Giostra del Sorriso Onlus e Coordinamento comasco per la Pace. Ospite Salvatore Inguì,  coordinatore di Libera Trapani e assistente sociale per il tribunale di Trapani, impegnato nel campo delle pene alternative al carcere per i minori. (altro…)

La mafia tra Nord e Sud

Salvatore InguìVenerdì 15 e sabato 16 novembre a Cernobbio si terranno due incontri con la partecipazione di Salvatore Inguì, responsabile di Libera a Trapani, dedicati rispettivamente ad una riflessione sul sistema giudiziario nei confronti dei minori e sulla presenza della mafia nelle regioni del Nord e del Sud dell’Italia. (altro…)

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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