giustizia

22 novembre/ Mariano Comense/ “Le reti istituzionali antimafia e l’utilizzo dei beni confiscati”

ambiente

Il terzo incontro della rassegna Cinque colpi alla ‘ndrangheta, dal titolo Le reti istituzionali antimafia e l’utilizzo dei beni confiscati, si terrà dalle 21 di mercoledì 22 novembre alla sala Brenna in via Trieste 9 a Mariano Comense. Relatori dell’incontro, moderato da Christian Galimberti de La Provincia di Como, saranno David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano e componente di Avviso pubblico, e Giorgio Garofalo, presidente del Consiglio comunale di Seveso e membro della rete Brianza siCura.
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Erba antimafia contro Le mafie al nord

mafie al nord erbaLa sala Isacchi di Ca’ Prina di Erba ha ospitato nella serata di mercoledì 25 ottobre l’incontro Le mafie al nord: conoscerle. Per combatterle, una conversazione tra Alessandra Dolci, la pm dell’operazione Crimine-infinito, e Ester Castano, giornalista di La Presse.
La serata, durata oltre due ore, ha visto partecipare oltre 130 persone, ben più della capienza del salone stesso, ed è terminata con un lungo botta e risposta tra il pubblico ministero e i partecipanti.

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Progetto COnTatto. La comunità che rigenera se stessa

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Presentato nella conferenza stampa della mattina di venerdì 20 ottobre nella Sala stemmi del Comune di Como il progetto COnTatto. Trame riparative nella comunità, vincitore nel marzo 2017 del bando Welfare di comunità e innovazione sociale di Fondazione Cariplo. Quest’ultima mette a disposizione un contributo di 900 000 euro al progetto, co-finanziato dalle risorse proprie delle realtà partner – 757 671 euro – e da donazioni per un valore complessivo di 100 000 euro, per un valore complessivo di 1 757 671 euro. COnTatto sarà attivo fino al marzo 2020 nella costruzione di una comunità riparativa nel territorio comasco, presupposto necessario a un intervento efficace nella mediazione dei conflitti.

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VIII Festival della fotografia etica a Lodi. Impressioni quasi-istantanee

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Si è aperto sabato 7 e si concluderà domenica 29 ottobre il Festival della fotografia etica di Lodi, giunto quest’anno alla sua VIII edizione. Qui un accorato invito a posteriori a visitare l’evento:

Operatori e analisti del mondo dei media concordano nel riconoscere all’immagine il primato dell’impatto comunicativo in questa fase storica segnata, per non dire “governata”, dalla tecnologia del tempo reale. Tra campagne politiche condotte a raffiche incrociate di tweet, videostorie effimere sui social media e intere relazioni  – professionali o affettive – condotte sulle piattaforme di messaggistica istantanea, i contenuti si avvicendano rapidamente e senza soluzione di continuità. Per mantenere alta l’attenzione, diventa imperativo condensare “tutto e subito”, cercando – ottimisticamente – di trovare un punto di equilibrio tra la qualità e la quantità, tra la frequenza e la persistenza dell’informazione. Evitando, nel frattempo, spiacevoli fraintendimenti.

E l’immagine come medium comunicativo è, quasi per definizione, più accessibile del linguaggio verbale, parlato e soprattutto scritto.  I sensi, generalmente, processano uno stimolo esterno più velocemente dell’intelletto. Perciò, un’economia della comunicazione centrata sull’immagine rischia (intende?) cominciare ed esaurirsi in essa, assorbendo tutta l’attenzione, riducendo al minimo – intenzionalmente o meno –  la rielaborazione razionale, la ricerca di implicazioni che l’immagine suggerisce, senza mostrare apertamente, o viceversa veicolando significati estranei alla realtà.

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Un’iniziativa come il Festival della fotografia etica parte da tali presupposti per restituire coerenza nella relazione tra ciò che si vede e ciò che realmente è, attirando l’attenzione dell’occhio con fotografie tanto schiette ed eloquenti quanto esteticamente raffinate, consolidando la consapevolezza con la parola scritta, e avviando un percorso di riflessione, e magari di impegno personale, anche a osservazione avvenuta.
Questo il fil rouge che mette in relazione tra loro autori le cui estrazioni e sensibilità etica e artistica sarebbero altrimenti assai differenti le une dalle altre; autori tra cui vanno inclusi non soltanto i fotografi in quanto tali, ma anche chi si è occupato della documentazione didascalica dei lavori presentati nelle sedi del festival (le didascalie sono parte integrante e per nulla subordinata della rassegna) e di chi è stato capace di creare un percorso coerente nella sua ampiezza geografica, cronologica e tematica, che parte da un reportage sui “voli della morte” di cui furono vittima migliaia di desaparecidos argentini negli anni di dittatura militare per arrivare fino ai drammi contemporanei dell’individuo, del gruppo e della società, con qualche più raro e prezioso momento di felicità. Si tratti di appassionata denuncia o intima condivisione, l’obiettivo fotografico e la descrizione didascalica riescono, quasi senza eccezione, a creare un legame di empatia tra osservatore e soggetto, attraverso l’invisibile ma presente medium del fotografo.

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Impossibile riassumere in un elenco i reportages , i concorsi tematici e gli scatti (con didascalia) “più impressionanti”  (qui il programma completo di quest’anno), per evidenti questioni di quantità, equità e soggettività nel giudizio. Inammissibile la possibilità di osservare  – e ascoltare, poiché anche di incontri e di dibattiti si compone l’iniziativa – i contributi senza uscirne emotivamente e razionalmente scossi, senza il bisogno di denunciare e di correggere per quanto possibile i torti subìti dalla giustizia e perfino dalla logica ovunque nel mondo. Imperdibile l’evento, che val bene una giornata a Lodi, bella cittadina a meno di due ore da Como. Anche nella nostra città, peraltro, il concetto di “fotografia etica” ha trovato, soprattutto in tempi recenti, ampie e ammirevoli possibilità di espressione, a ulteriore incoraggiamento per una visita a questo meritevole “fuori porta”.
[Alida Franchi, ecoinformazioni – la foto a metà articolo è tratta dal reportage Destino Final di Giancarlo Ceraudo, in esposizione al festival di quest’anno]

Qui le informazioni su raggiungibilità, biglietti e tariffe

Qui i contatti utili

 

10-15 ottobre/ Lugano: IV Film festival diritti umani

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“L’obiettivo è quello di sensibilizzare un ampio pubblico attraverso un programma cinematografico di qualità e momenti di approfondimento e discussione, arricchiti da un’importante presenza di ospiti. Il Festival pone un accento speciale sulla partecipazione dei giovani, dedicando loro degli spazi privilegiati, proponendo giornate destinate agli allievi delle scuole medio-superiori, delle scuole professionali e degli istituti universitari del Cantone.”
Questo si legge alla voce festival del sito del Film Festival Diritti Umani Lugano che si presenta come luogo di dibattito sulle tematiche dei diritti umani.

Arrivato alla IV edizione, il festival luganese apre martedì 10 ottobre (alle 20,30 presso il Cinema Corso, via G. B. Pioda, 4 ) con Plastic China (2016, 82′) di Jiu-liang Wang.
Il documentario racconta uno dei tanti non-luoghi cinesi costruiti attorno al recupero della plastica. Una bambina di undici anni, cresciuta in questa realtà, che gioca con le pubblicità di marche e prodotti di mondi lontani, è la protagonista del filmato.
Plastic China ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali; in Italia ha ottenuto il premio della sezione Documentari Internazionali di CinemAmbiente 2017 a Torino, il più importante festival italiano di film a tematica ambientale, e la menzione Ambiente e società assegnata dalla Cooperativa Arcobaleno, che si occupa della raccolta carta in Piemonte.

La proiezione è in lingua originale (mandarino), sottotitolata in italiano e inglese. Seguirà un dibattito al quale interverranno Marco Borradori, sindaco di Lugano, e Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello Sport (Decs). Il festival prosegue fino a domenica 15 ottobre con una programmazione sia diurna, sia serale.

Ius soli / Cgil Como aderisce alla staffetta dello sciopero della fame

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Si trasmette il comunicato con cui Cgil Como comunica, sabato 7 ottobre, la propria decisione di aderire alla staffetta dello sciopero della fame per lo Ius soli:

«Como, 7 ottobre 2017
La segreteria della Camera del Lavoro di Como aderisce alla staffetta dello sciopero della fame per lo Ius soli.
Il segretario provinciale Giacomo Licata, Chiara Mascetti e Matteo Mandressi si daranno staffetta digiunando nei giorni 11-12-13 ottobre. “Ci sono battaglie di civiltà per noi irrinunciabili – spiega Licata – è arrivato il momento di cambiare anche il racconto pubblico sull’immigrazione, ostaggio di pregiudizi, luoghi comuni e vere e proprie bugie che, invece di contrastare, la politica spesso sceglie di cavalcare per guadagnare consenso. Il dibattito interno alla politica rischia spesso di avvitarsi sul nulla, in una spirale di autoreferenzialità che allontana dai temi veri e dalle persone. Noi non vogliamo rinunciare a una legge giusta e di civiltà: abbiamo deciso di aderire allo sciopero della fame di insegnanti e parlamentari per l’approvazione immediata dello ius soli. Siamo convinti che se si realizzano leggi giuste che riconoscono i diritti delle persone si rende più sicuro e più moderno il Paese, si rafforzano le istituzioni e la democrazia. Un bambino nasce in Italia, frequenta le nostre scuole, condivide con i suoi coetanei abitudini e stili di vita non può non essergli consentito di oltrepassare l’uscio della porta che gli darebbe accesso alla cittadinanza italiana”.»

 

Arci nazionale / Sciopero della fame per lo ius soli

 

logo La Presidenza nazionale dell’Arci comunica la propria decisione di aderire allo sciopero della fame per l’approvazione dello ius soli. «La Presidenza nazionale dell’Arci parteciperà allo sciopero della fame per l’approvazione dello ius soli, raccogliendo la proposta di centinaia di insegnanti a cui hanno già aderito molti parlamentari e lo stesso ministro Del Rio.

Inizieranno domani la presidente nazionale Francesca Chiavacci e il vicepresidente Filippo Miraglia, e, a staffetta, tutti gli altri componenti della presidenza nazionale dell’associazione.

L’Arci sarà anche presente, insieme all’Italia sono anch’io e al movimento #italiani senza cittadinanza alla manifestazione promossa per il pomeriggio del 13 ottobre in Piazza Montecitorio.  Con gli insegnanti, gli alunni e i loro genitori animeremo la piazza con laboratori e flash mob chiedendo che il Senato approvi al più presto la legge che riforma la cittadinanza.

Nonostante si sia ormai quasi alla fine della legislatura, i tempi per approvarla ci sarebbero ancora se questa fosse davvero la volontà politica del governo.

Noi comunque non ci arrendiamo e continueremo a stare nelle piazze per chiedere che le migliaia di ragazze e ragazzi di origine straniera, nati e/o cresciuti in Italia, cittadini italiani di fatto, lo diventino anche di diritto attraverso una legge che introduca lo ius soli».

Libera Como/ A proposito dei fatti della scorsa settimana a Cantù

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Si trasmette in forma integrale il comunicato emanato dal coordinamento Libera di Como:

La zona nera che è quella della criminalità organizzata, quella dove si fanno affari sporchi e dove si delinque. La zona bianca è quella dei buoni esempi. Quella di chi denuncia le malefatte altrui. Quella di chi non fa affari con la mafia e delle persone corrette che lottano tutti i giorni per un mondo migliore. La zona grigia è la zona che rappresenta chi, con il suo comportamento, favorisce l’insediarsi della criminalità organizzata. E’ il luogo dove tutti tacciono.”
Raffaele Cantone

Cari cittadini,
a seguito dei recenti avvenimenti abbiamo deciso di inviarvi questa lettera: non vogliamo tanto commentare quanto accaduto, quanto riflettere sullo stile che riteniamo necessario tenere di fronte agli atteggiamenti mafiosi che ogni giorno incontriamo ma non riconosciamo.
Sarebbe troppo semplice in questo momento arrabbiarsi e scendere in piazza dimenticando che la Mafia si deve combattere quotidianamente informandosi, ricordandosi di scegliere da che parte stare e testimoniandolo con gli atteggiamenti. Vi invitiamo ad informarvi per cercare di capire; vi invitiamo a non smettere di parlare di quanto accaduto in modo costruttivo, per far sì che sempre più persone si rendano conto di queste dinamiche; vi invitiamo a partecipare attivamente avendo a cuore il bene comune: solo in questo modo potremo cambiare le cose! Ci auguriamo che la vostra presenza possa essere numerosa ad incontri e occasioni che divulgheremo per approfondire l’argomento.

Stefano Tosetti, referente del coordinamento di Libera Como, aggiunge:

Dobbiamo riconoscere, una volta per tutte, che l’arma più potente che abbiamo è quella di essere cittadini informati e consapevoli. Informati per poter leggere la realtà che ci circonda e consapevoli che sono le nostre scelte quotidiane, anche quelle più semplici e apparentemente irrilevanti, a creare la società che abitiamo. Ciascuno con le proprie responsabilità, a seconda del proprio ruolo, è necessario che tutti abbiano una nuova consapevolezza della società in cui vivono a cominciare dalle classi dirigenti politiche, imprenditoriali e sociali. Solo così saremo in grado di contrastare efficacemente fatti gravi come quelli che oggi ci hanno sconvolto e indignato.

Coordinamento di Libera Como e Presidio “Gianluca Congiusta e Lollò Cartisano” di Libera in Cantù

Minori non accompagnati: presentato in Tribunale il corso di formazione per tutori

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Partecipatissima – quasi 80 presenze registrate – la presentazione del corso per tutori volontari di minori stranieri non accompagnati [profilo introdotto e regolamentato dalla legge del 7 aprile 2017, ndr], tenutasi mercoledì 4 ottobre nella sala Biblioteca del Tribunale di Como (largo Spallino 5). 
Tale iniziativa corona un percorso intrapreso già dal mese di maggio e portato avanti in sinergia dal Tribunale di Como (in interfaccia con il giudice tutelare), Avc-Csv, Osservatorio per i diritti del migrante e Comune di Como, con la collaborazione tecnica della ong internazionale Defence for Children (nell’ambito del progetto Elfo, co-finanziato dal programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza della Commissione europea) e la partnership transfrontaliera con Service social international Suisse. Un percorso frutto di un’attenta riflessione sulle dinamiche territoriali locali in merito alla gestione del fenomeno migratorio, che gli enti proponenti intendono condividere e sviluppare insieme alla comunità locale.


Nello specifico, il programma di formazione vuole risolvere un aspetto particolarmente critico, a Como come in altre località: l’assistenza a migranti minorenni. La formazione di tutori consapevoli della specificità territoriale e individuale vuole prevenire l’assorbimento di questi giovani in un vuoto istituzionale, normativo e sociale, evitando che il compimento del diciottesimo anno comporti per loro una perdita non solo de facto, ma anche de iure, dei diritti di cui essi erano stati almeno formalmente titolari. Maria Luisa Lo Gatto, giudice e referente per i rapporti con il territorio del Tribunale di Como, ha perciò rimarcato in apertura all’incontro (introdotto dai saluti di Anna Introini, presidente del Tribunale) la necessità per i futuri tutori e tutrici di acquisire una conoscenza approfondita del contesto in cui si apprestano a operare. Fissato un chiaro obiettivo comune nella tutela dei diritti dei migranti minorenni da parte della comunità e dell’ente che li ospitano  – ed è quest’ultimo, per legge, a farsene carico  –  è opportuno che queste persone creino una rete operativa, non soltanto per ragioni di assistenza e di reciproco sostegno, ma anche per mantenere una relazione dialogica e costruttiva con l’amministrazione e la giustizia locali, chiamati ad assistere tutori e migranti con le proprie specifiche competenze e responsabilità.

Tale percorso di crescita, in cui ciascuno può imparare e insegnare qualcosa dagli altri,
spiega l’approccio transdisciplinare e “sperimentale” del corso presentato, orientato al confronto e all’interazione peer-to-peer, più che a una formazione di tipo frontale. La struttura di questa opportunità formativa, aperta per il momento a una classe di 25 persone, è stata illustrata più nello specifico da Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia. Previsti (a metà del mese di novembre 2017) tre giorni consecutivi di formazione focalizzati su quattro obiettivi: la conoscenza del contesto, la comprensione dello stesso (e del/la minore da tutelare) per poter elaborare e perfezionare pratiche ad hoc, l’applicazione di tali pratiche, e il “posizionamento” di migrante e tutore/tutrice rispetto alla realtà operativa. Non sono attesi particolari requisiti o competenze dai partecipanti al corso, se non quello di poter garantire al(la) minore preso/a in cura stabilità, reperibilità e costanza. Proprio per questo è previsto che a ogni tutore sia assegnato un unico individuo.

Nel 1991 – ventisei anni fa – la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo è stata adottata dall’ordinamento giuridico italiano: secondo l’art.2, di tale documento, ogni minorenne  – cittadino/a o meno dello Stato – è titolare dei medesimi diritti, libertà, obblighi e divieti, che gli Stati firmatari si impegnano a garantire.
Nel caso dei migranti minorenni, ciò non avviene in pratica: si pone l’accento sull’entrata e permanenza illecita nello Stato ospite, piuttosto che sulle violazioni subite dalla persona del migrante, magari da parte dello Stato stesso. Tuttavia, «garantire tutela ai migranti minorenni non è un atto di pietismo», ha chiarito Costella «ma in primo luogo un’opportunità e anzi un dovere civico, l’applicazione concreta dei princìpi di uno Stato di diritto che, pur chiaramente sanciti dalla Costituzione italiana, vengono spesso “accantonati” in situazioni dette, a volte impropriamente, “emergenziali”».

Fornire assistenza a soggetti doppiamente isolati  – come migranti e come minorenni non accompagnati – diventa così il gesto di accoglienza e umanità più importante che si possa compiere nei loro confronti. Di questo parere è Lanciné Camara, mediatore culturale di origini ivoriane giunto in Italia nel 2011, oggi operativo nell’accoglienza per minori a Genova, dove collabora con Defence for Children Italia . Facendo riferimento al proprio vissuto, Camara (che ha chiesto e ottenuto l’asilo in Italia) ha parlato positivamente del ruolo svolto dalla comunità e dai tutori nell’assisterlo nel processo di integrazione, incoraggiando il pubblico a intraprendere un percorso formativo in tal senso.
Camara ha anche fatto riferimento al consistente turnover dei ragazzi ospitati nella struttura per la quale lavora. È infatti ben diverso occuparsi di una persona che intende rimanere in Italia (nella fattispecie) e avviarsi all’integrazione, oppure di un(a) migrante in transito che vorrebbe invece raggiungere altri Stati. In questo secondo caso, diventa fondamentale per i soggetti dell’accoglienza e dell’assistenza di migranti intraprendere e mantenere relazioni transfrontaliere e transnazionali che, nel caso di Como, interessano in primo luogo la vicina Svizzera. Proprio un’operatrice di Service social international Suisse intervenuta alla presentazione, Élodie Antony, ha riportato l’impatto positivo dei tutori assegnati a 200 migranti minorenni oltreconfine, ribadendo il bisogno per questi  di persone affidabili su cui poter contare e la necessità, per chi accoglie, di insistere maggiormente sull’aspetto del ricongiungimento familiare.

Con la formazione di figure tutoriali, l’accoglienza e l’integrazione di migranti in Lombardia potranno beneficiare dell’esempio “pioniere” (in sede regionale) di Como, «dove, già l’anno scorso, cittadinanza attiva e volontariato comaschi hanno dato una splendida risposta in tal senso», ha ricordato Elena Zulli, responsabile progetti per Avc-Csv, segnalando il percorso gratuito di 40 ore – distribuite tra la fine di ottobre 2017 e gennaio 2018 – messo a punto da Avc-Csv per fornire strumenti di formazione e conoscenza territoriale agli operatori/trici dell’accoglienza e del volontariato; a questo seminario si aggiunge poi Le sfide del fenomeno migratorio: chiusura o accoglienza?, un corso di educazione allo sviluppo, organizzato da Unicef a partire dal 25 ottobre.

Visto il grande differenziale tra il numero di migranti minorenni e quello di tutori (formati e ancora da formare), su cui pesa anche una limitata disponibilità di strutture d’accoglienza operanti, sarà necessario investire su misure come l’affido familiare e un’assistenza di carattere provvisorio per migranti non stanziali, collaborando di concerto con operatori e amministrazioni locali, oltre che con il coordinamento delle comunità per minori non accompagnati. Tutto questo nella consapevolezza che una rete d’accoglienza insufficiente e malgestita favorisce l’assimilazione degli emarginati nella criminalità: la sfida è perciò dimostrare che l’inclusione (e non l’esclusione) di questi rappresenta l’antidoto più efficace a un clima di insicurezza e paura.
[Alida Franchi, ecoinformazioni]

Online sul canale YouTube di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

4 e 6 ottobre / “Ero straniero”: nuovi appuntamenti a Albate e Monte Olimpino

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Per la settimana prossima, mercoledì 4 ottobre al mercato di Albate e giovedì 6 ottobre a Monte Olimpino (orari: 9 – 12 per entrambe le giornate), si potrà firmare presso il banchetto certificato, previa presentazione di un documento d’identità valido,  l’appello Ero Straniero. L’umanità che fa bene, che l’allora neocostituito comitato comasco ha già presentato domenica 17 settembre durante L’isola che c’è, fiera provinciale delle economie e delle relazioni solidali (qui l’articolo di News km 0 / ecoinformazioni a riguardo).

A Como hanno già aderito al Comitato: Acli, Arci, Como senza frontiere, Cgil, Coordinamento comasco per la Pace, Donne in nero, Fondazione Somaschi Onlus, Giovani democratici della Provincia di Como, La Prossima Como, Legambiente, Mdp Articolo 1, Prc, Refugees Welcome, Sinistra Italiana. Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti Como.

“Una legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini, evitare situazioni di irregolarità e puntare su accoglienza, lavoro e inclusione: è la proposta presentata al Senato nell’ambito della campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene, per cambiare le politiche sull’immigrazione in Italia e la narrazione mediatica. Tra i promotori un fronte vasto e trasversale della società civile che lavora sul campo, tra cui l’Arci, uniti da un obiettivo comune: governare i flussi migratori in modo efficace trasformandoli in opportunità per il Paese. Sono 8 gli articoli contenuti nella proposta di legge, che prevedono: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, affidando l’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri alle agenzie preposte o a onlus iscritte in apposito registro; la reintroduzione del sistema dello ‘sponsor’ già collaudato con la legge Turco-Napolitano, con un cittadino italiano che garantisce l’ingresso di uno straniero; la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già integrati in Italia; nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure di inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo; il godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale una volta tornati nel Paese d’origine; l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri; voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità”.  [Arci Report, 13 aprile 2017].

Leggi qui la proposta di legge popolare e il documento di sintesi  della campagna Ero straniero

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