giustizia

Progetto COnTatto. La comunità che rigenera se stessa

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Presentato nella conferenza stampa della mattina di venerdì 20 ottobre nella Sala stemmi del Comune di Como il progetto COnTatto. Trame riparative nella comunità, vincitore nel marzo 2017 del bando Welfare di comunità e innovazione sociale di Fondazione Cariplo. Quest’ultima mette a disposizione un contributo di 900 000 euro al progetto, co-finanziato dalle risorse proprie delle realtà partner – 757 671 euro – e da donazioni per un valore complessivo di 100 000 euro, per un valore complessivo di 1 757 671 euro. COnTatto sarà attivo fino al marzo 2020 nella costruzione di una comunità riparativa nel territorio comasco, presupposto necessario a un intervento efficace nella mediazione dei conflitti.

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VIII Festival della fotografia etica a Lodi. Impressioni quasi-istantanee

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Si è aperto sabato 7 e si concluderà domenica 29 ottobre il Festival della fotografia etica di Lodi, giunto quest’anno alla sua VIII edizione. Qui un accorato invito a posteriori a visitare l’evento:

Operatori e analisti del mondo dei media concordano nel riconoscere all’immagine il primato dell’impatto comunicativo in questa fase storica segnata, per non dire “governata”, dalla tecnologia del tempo reale. Tra campagne politiche condotte a raffiche incrociate di tweet, videostorie effimere sui social media e intere relazioni  – professionali o affettive – condotte sulle piattaforme di messaggistica istantanea, i contenuti si avvicendano rapidamente e senza soluzione di continuità. Per mantenere alta l’attenzione, diventa imperativo condensare “tutto e subito”, cercando – ottimisticamente – di trovare un punto di equilibrio tra la qualità e la quantità, tra la frequenza e la persistenza dell’informazione. Evitando, nel frattempo, spiacevoli fraintendimenti.

E l’immagine come medium comunicativo è, quasi per definizione, più accessibile del linguaggio verbale, parlato e soprattutto scritto.  I sensi, generalmente, processano uno stimolo esterno più velocemente dell’intelletto. Perciò, un’economia della comunicazione centrata sull’immagine rischia (intende?) cominciare ed esaurirsi in essa, assorbendo tutta l’attenzione, riducendo al minimo – intenzionalmente o meno –  la rielaborazione razionale, la ricerca di implicazioni che l’immagine suggerisce, senza mostrare apertamente, o viceversa veicolando significati estranei alla realtà.

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Un’iniziativa come il Festival della fotografia etica parte da tali presupposti per restituire coerenza nella relazione tra ciò che si vede e ciò che realmente è, attirando l’attenzione dell’occhio con fotografie tanto schiette ed eloquenti quanto esteticamente raffinate, consolidando la consapevolezza con la parola scritta, e avviando un percorso di riflessione, e magari di impegno personale, anche a osservazione avvenuta.
Questo il fil rouge che mette in relazione tra loro autori le cui estrazioni e sensibilità etica e artistica sarebbero altrimenti assai differenti le une dalle altre; autori tra cui vanno inclusi non soltanto i fotografi in quanto tali, ma anche chi si è occupato della documentazione didascalica dei lavori presentati nelle sedi del festival (le didascalie sono parte integrante e per nulla subordinata della rassegna) e di chi è stato capace di creare un percorso coerente nella sua ampiezza geografica, cronologica e tematica, che parte da un reportage sui “voli della morte” di cui furono vittima migliaia di desaparecidos argentini negli anni di dittatura militare per arrivare fino ai drammi contemporanei dell’individuo, del gruppo e della società, con qualche più raro e prezioso momento di felicità. Si tratti di appassionata denuncia o intima condivisione, l’obiettivo fotografico e la descrizione didascalica riescono, quasi senza eccezione, a creare un legame di empatia tra osservatore e soggetto, attraverso l’invisibile ma presente medium del fotografo.

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Impossibile riassumere in un elenco i reportages , i concorsi tematici e gli scatti (con didascalia) “più impressionanti”  (qui il programma completo di quest’anno), per evidenti questioni di quantità, equità e soggettività nel giudizio. Inammissibile la possibilità di osservare  – e ascoltare, poiché anche di incontri e di dibattiti si compone l’iniziativa – i contributi senza uscirne emotivamente e razionalmente scossi, senza il bisogno di denunciare e di correggere per quanto possibile i torti subìti dalla giustizia e perfino dalla logica ovunque nel mondo. Imperdibile l’evento, che val bene una giornata a Lodi, bella cittadina a meno di due ore da Como. Anche nella nostra città, peraltro, il concetto di “fotografia etica” ha trovato, soprattutto in tempi recenti, ampie e ammirevoli possibilità di espressione, a ulteriore incoraggiamento per una visita a questo meritevole “fuori porta”.
[Alida Franchi, ecoinformazioni – la foto a metà articolo è tratta dal reportage Destino Final di Giancarlo Ceraudo, in esposizione al festival di quest’anno]

Qui le informazioni su raggiungibilità, biglietti e tariffe

Qui i contatti utili

 

10-15 ottobre/ Lugano: IV Film festival diritti umani

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“L’obiettivo è quello di sensibilizzare un ampio pubblico attraverso un programma cinematografico di qualità e momenti di approfondimento e discussione, arricchiti da un’importante presenza di ospiti. Il Festival pone un accento speciale sulla partecipazione dei giovani, dedicando loro degli spazi privilegiati, proponendo giornate destinate agli allievi delle scuole medio-superiori, delle scuole professionali e degli istituti universitari del Cantone.”
Questo si legge alla voce festival del sito del Film Festival Diritti Umani Lugano che si presenta come luogo di dibattito sulle tematiche dei diritti umani.

Arrivato alla IV edizione, il festival luganese apre martedì 10 ottobre (alle 20,30 presso il Cinema Corso, via G. B. Pioda, 4 ) con Plastic China (2016, 82′) di Jiu-liang Wang.
Il documentario racconta uno dei tanti non-luoghi cinesi costruiti attorno al recupero della plastica. Una bambina di undici anni, cresciuta in questa realtà, che gioca con le pubblicità di marche e prodotti di mondi lontani, è la protagonista del filmato.
Plastic China ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali; in Italia ha ottenuto il premio della sezione Documentari Internazionali di CinemAmbiente 2017 a Torino, il più importante festival italiano di film a tematica ambientale, e la menzione Ambiente e società assegnata dalla Cooperativa Arcobaleno, che si occupa della raccolta carta in Piemonte.

La proiezione è in lingua originale (mandarino), sottotitolata in italiano e inglese. Seguirà un dibattito al quale interverranno Marco Borradori, sindaco di Lugano, e Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello Sport (Decs). Il festival prosegue fino a domenica 15 ottobre con una programmazione sia diurna, sia serale.

Ius soli / Cgil Como aderisce alla staffetta dello sciopero della fame

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Si trasmette il comunicato con cui Cgil Como comunica, sabato 7 ottobre, la propria decisione di aderire alla staffetta dello sciopero della fame per lo Ius soli:

«Como, 7 ottobre 2017
La segreteria della Camera del Lavoro di Como aderisce alla staffetta dello sciopero della fame per lo Ius soli.
Il segretario provinciale Giacomo Licata, Chiara Mascetti e Matteo Mandressi si daranno staffetta digiunando nei giorni 11-12-13 ottobre. “Ci sono battaglie di civiltà per noi irrinunciabili – spiega Licata – è arrivato il momento di cambiare anche il racconto pubblico sull’immigrazione, ostaggio di pregiudizi, luoghi comuni e vere e proprie bugie che, invece di contrastare, la politica spesso sceglie di cavalcare per guadagnare consenso. Il dibattito interno alla politica rischia spesso di avvitarsi sul nulla, in una spirale di autoreferenzialità che allontana dai temi veri e dalle persone. Noi non vogliamo rinunciare a una legge giusta e di civiltà: abbiamo deciso di aderire allo sciopero della fame di insegnanti e parlamentari per l’approvazione immediata dello ius soli. Siamo convinti che se si realizzano leggi giuste che riconoscono i diritti delle persone si rende più sicuro e più moderno il Paese, si rafforzano le istituzioni e la democrazia. Un bambino nasce in Italia, frequenta le nostre scuole, condivide con i suoi coetanei abitudini e stili di vita non può non essergli consentito di oltrepassare l’uscio della porta che gli darebbe accesso alla cittadinanza italiana”.»

 

Arci nazionale / Sciopero della fame per lo ius soli

 

logo La Presidenza nazionale dell’Arci comunica la propria decisione di aderire allo sciopero della fame per l’approvazione dello ius soli. «La Presidenza nazionale dell’Arci parteciperà allo sciopero della fame per l’approvazione dello ius soli, raccogliendo la proposta di centinaia di insegnanti a cui hanno già aderito molti parlamentari e lo stesso ministro Del Rio.

Inizieranno domani la presidente nazionale Francesca Chiavacci e il vicepresidente Filippo Miraglia, e, a staffetta, tutti gli altri componenti della presidenza nazionale dell’associazione.

L’Arci sarà anche presente, insieme all’Italia sono anch’io e al movimento #italiani senza cittadinanza alla manifestazione promossa per il pomeriggio del 13 ottobre in Piazza Montecitorio.  Con gli insegnanti, gli alunni e i loro genitori animeremo la piazza con laboratori e flash mob chiedendo che il Senato approvi al più presto la legge che riforma la cittadinanza.

Nonostante si sia ormai quasi alla fine della legislatura, i tempi per approvarla ci sarebbero ancora se questa fosse davvero la volontà politica del governo.

Noi comunque non ci arrendiamo e continueremo a stare nelle piazze per chiedere che le migliaia di ragazze e ragazzi di origine straniera, nati e/o cresciuti in Italia, cittadini italiani di fatto, lo diventino anche di diritto attraverso una legge che introduca lo ius soli».

Libera Como/ A proposito dei fatti della scorsa settimana a Cantù

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Si trasmette in forma integrale il comunicato emanato dal coordinamento Libera di Como:

La zona nera che è quella della criminalità organizzata, quella dove si fanno affari sporchi e dove si delinque. La zona bianca è quella dei buoni esempi. Quella di chi denuncia le malefatte altrui. Quella di chi non fa affari con la mafia e delle persone corrette che lottano tutti i giorni per un mondo migliore. La zona grigia è la zona che rappresenta chi, con il suo comportamento, favorisce l’insediarsi della criminalità organizzata. E’ il luogo dove tutti tacciono.”
Raffaele Cantone

Cari cittadini,
a seguito dei recenti avvenimenti abbiamo deciso di inviarvi questa lettera: non vogliamo tanto commentare quanto accaduto, quanto riflettere sullo stile che riteniamo necessario tenere di fronte agli atteggiamenti mafiosi che ogni giorno incontriamo ma non riconosciamo.
Sarebbe troppo semplice in questo momento arrabbiarsi e scendere in piazza dimenticando che la Mafia si deve combattere quotidianamente informandosi, ricordandosi di scegliere da che parte stare e testimoniandolo con gli atteggiamenti. Vi invitiamo ad informarvi per cercare di capire; vi invitiamo a non smettere di parlare di quanto accaduto in modo costruttivo, per far sì che sempre più persone si rendano conto di queste dinamiche; vi invitiamo a partecipare attivamente avendo a cuore il bene comune: solo in questo modo potremo cambiare le cose! Ci auguriamo che la vostra presenza possa essere numerosa ad incontri e occasioni che divulgheremo per approfondire l’argomento.

Stefano Tosetti, referente del coordinamento di Libera Como, aggiunge:

Dobbiamo riconoscere, una volta per tutte, che l’arma più potente che abbiamo è quella di essere cittadini informati e consapevoli. Informati per poter leggere la realtà che ci circonda e consapevoli che sono le nostre scelte quotidiane, anche quelle più semplici e apparentemente irrilevanti, a creare la società che abitiamo. Ciascuno con le proprie responsabilità, a seconda del proprio ruolo, è necessario che tutti abbiano una nuova consapevolezza della società in cui vivono a cominciare dalle classi dirigenti politiche, imprenditoriali e sociali. Solo così saremo in grado di contrastare efficacemente fatti gravi come quelli che oggi ci hanno sconvolto e indignato.

Coordinamento di Libera Como e Presidio “Gianluca Congiusta e Lollò Cartisano” di Libera in Cantù

Minori non accompagnati: presentato in Tribunale il corso di formazione per tutori

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Partecipatissima – quasi 80 presenze registrate – la presentazione del corso per tutori volontari di minori stranieri non accompagnati [profilo introdotto e regolamentato dalla legge del 7 aprile 2017, ndr], tenutasi mercoledì 4 ottobre nella sala Biblioteca del Tribunale di Como (largo Spallino 5). 
Tale iniziativa corona un percorso intrapreso già dal mese di maggio e portato avanti in sinergia dal Tribunale di Como (in interfaccia con il giudice tutelare), Avc-Csv, Osservatorio per i diritti del migrante e Comune di Como, con la collaborazione tecnica della ong internazionale Defence for Children (nell’ambito del progetto Elfo, co-finanziato dal programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza della Commissione europea) e la partnership transfrontaliera con Service social international Suisse. Un percorso frutto di un’attenta riflessione sulle dinamiche territoriali locali in merito alla gestione del fenomeno migratorio, che gli enti proponenti intendono condividere e sviluppare insieme alla comunità locale.


Nello specifico, il programma di formazione vuole risolvere un aspetto particolarmente critico, a Como come in altre località: l’assistenza a migranti minorenni. La formazione di tutori consapevoli della specificità territoriale e individuale vuole prevenire l’assorbimento di questi giovani in un vuoto istituzionale, normativo e sociale, evitando che il compimento del diciottesimo anno comporti per loro una perdita non solo de facto, ma anche de iure, dei diritti di cui essi erano stati almeno formalmente titolari. Maria Luisa Lo Gatto, giudice e referente per i rapporti con il territorio del Tribunale di Como, ha perciò rimarcato in apertura all’incontro (introdotto dai saluti di Anna Introini, presidente del Tribunale) la necessità per i futuri tutori e tutrici di acquisire una conoscenza approfondita del contesto in cui si apprestano a operare. Fissato un chiaro obiettivo comune nella tutela dei diritti dei migranti minorenni da parte della comunità e dell’ente che li ospitano  – ed è quest’ultimo, per legge, a farsene carico  –  è opportuno che queste persone creino una rete operativa, non soltanto per ragioni di assistenza e di reciproco sostegno, ma anche per mantenere una relazione dialogica e costruttiva con l’amministrazione e la giustizia locali, chiamati ad assistere tutori e migranti con le proprie specifiche competenze e responsabilità.

Tale percorso di crescita, in cui ciascuno può imparare e insegnare qualcosa dagli altri,
spiega l’approccio transdisciplinare e “sperimentale” del corso presentato, orientato al confronto e all’interazione peer-to-peer, più che a una formazione di tipo frontale. La struttura di questa opportunità formativa, aperta per il momento a una classe di 25 persone, è stata illustrata più nello specifico da Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia. Previsti (a metà del mese di novembre 2017) tre giorni consecutivi di formazione focalizzati su quattro obiettivi: la conoscenza del contesto, la comprensione dello stesso (e del/la minore da tutelare) per poter elaborare e perfezionare pratiche ad hoc, l’applicazione di tali pratiche, e il “posizionamento” di migrante e tutore/tutrice rispetto alla realtà operativa. Non sono attesi particolari requisiti o competenze dai partecipanti al corso, se non quello di poter garantire al(la) minore preso/a in cura stabilità, reperibilità e costanza. Proprio per questo è previsto che a ogni tutore sia assegnato un unico individuo.

Nel 1991 – ventisei anni fa – la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo è stata adottata dall’ordinamento giuridico italiano: secondo l’art.2, di tale documento, ogni minorenne  – cittadino/a o meno dello Stato – è titolare dei medesimi diritti, libertà, obblighi e divieti, che gli Stati firmatari si impegnano a garantire.
Nel caso dei migranti minorenni, ciò non avviene in pratica: si pone l’accento sull’entrata e permanenza illecita nello Stato ospite, piuttosto che sulle violazioni subite dalla persona del migrante, magari da parte dello Stato stesso. Tuttavia, «garantire tutela ai migranti minorenni non è un atto di pietismo», ha chiarito Costella «ma in primo luogo un’opportunità e anzi un dovere civico, l’applicazione concreta dei princìpi di uno Stato di diritto che, pur chiaramente sanciti dalla Costituzione italiana, vengono spesso “accantonati” in situazioni dette, a volte impropriamente, “emergenziali”».

Fornire assistenza a soggetti doppiamente isolati  – come migranti e come minorenni non accompagnati – diventa così il gesto di accoglienza e umanità più importante che si possa compiere nei loro confronti. Di questo parere è Lanciné Camara, mediatore culturale di origini ivoriane giunto in Italia nel 2011, oggi operativo nell’accoglienza per minori a Genova, dove collabora con Defence for Children Italia . Facendo riferimento al proprio vissuto, Camara (che ha chiesto e ottenuto l’asilo in Italia) ha parlato positivamente del ruolo svolto dalla comunità e dai tutori nell’assisterlo nel processo di integrazione, incoraggiando il pubblico a intraprendere un percorso formativo in tal senso.
Camara ha anche fatto riferimento al consistente turnover dei ragazzi ospitati nella struttura per la quale lavora. È infatti ben diverso occuparsi di una persona che intende rimanere in Italia (nella fattispecie) e avviarsi all’integrazione, oppure di un(a) migrante in transito che vorrebbe invece raggiungere altri Stati. In questo secondo caso, diventa fondamentale per i soggetti dell’accoglienza e dell’assistenza di migranti intraprendere e mantenere relazioni transfrontaliere e transnazionali che, nel caso di Como, interessano in primo luogo la vicina Svizzera. Proprio un’operatrice di Service social international Suisse intervenuta alla presentazione, Élodie Antony, ha riportato l’impatto positivo dei tutori assegnati a 200 migranti minorenni oltreconfine, ribadendo il bisogno per questi  di persone affidabili su cui poter contare e la necessità, per chi accoglie, di insistere maggiormente sull’aspetto del ricongiungimento familiare.

Con la formazione di figure tutoriali, l’accoglienza e l’integrazione di migranti in Lombardia potranno beneficiare dell’esempio “pioniere” (in sede regionale) di Como, «dove, già l’anno scorso, cittadinanza attiva e volontariato comaschi hanno dato una splendida risposta in tal senso», ha ricordato Elena Zulli, responsabile progetti per Avc-Csv, segnalando il percorso gratuito di 40 ore – distribuite tra la fine di ottobre 2017 e gennaio 2018 – messo a punto da Avc-Csv per fornire strumenti di formazione e conoscenza territoriale agli operatori/trici dell’accoglienza e del volontariato; a questo seminario si aggiunge poi Le sfide del fenomeno migratorio: chiusura o accoglienza?, un corso di educazione allo sviluppo, organizzato da Unicef a partire dal 25 ottobre.

Visto il grande differenziale tra il numero di migranti minorenni e quello di tutori (formati e ancora da formare), su cui pesa anche una limitata disponibilità di strutture d’accoglienza operanti, sarà necessario investire su misure come l’affido familiare e un’assistenza di carattere provvisorio per migranti non stanziali, collaborando di concerto con operatori e amministrazioni locali, oltre che con il coordinamento delle comunità per minori non accompagnati. Tutto questo nella consapevolezza che una rete d’accoglienza insufficiente e malgestita favorisce l’assimilazione degli emarginati nella criminalità: la sfida è perciò dimostrare che l’inclusione (e non l’esclusione) di questi rappresenta l’antidoto più efficace a un clima di insicurezza e paura.
[Alida Franchi, ecoinformazioni]

Online sul canale YouTube di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

4 e 6 ottobre / “Ero straniero”: nuovi appuntamenti a Albate e Monte Olimpino

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Per la settimana prossima, mercoledì 4 ottobre al mercato di Albate e giovedì 6 ottobre a Monte Olimpino (orari: 9 – 12 per entrambe le giornate), si potrà firmare presso il banchetto certificato, previa presentazione di un documento d’identità valido,  l’appello Ero Straniero. L’umanità che fa bene, che l’allora neocostituito comitato comasco ha già presentato domenica 17 settembre durante L’isola che c’è, fiera provinciale delle economie e delle relazioni solidali (qui l’articolo di News km 0 / ecoinformazioni a riguardo).

A Como hanno già aderito al Comitato: Acli, Arci, Como senza frontiere, Cgil, Coordinamento comasco per la Pace, Donne in nero, Fondazione Somaschi Onlus, Giovani democratici della Provincia di Como, La Prossima Como, Legambiente, Mdp Articolo 1, Prc, Refugees Welcome, Sinistra Italiana. Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti Como.

“Una legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini, evitare situazioni di irregolarità e puntare su accoglienza, lavoro e inclusione: è la proposta presentata al Senato nell’ambito della campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene, per cambiare le politiche sull’immigrazione in Italia e la narrazione mediatica. Tra i promotori un fronte vasto e trasversale della società civile che lavora sul campo, tra cui l’Arci, uniti da un obiettivo comune: governare i flussi migratori in modo efficace trasformandoli in opportunità per il Paese. Sono 8 gli articoli contenuti nella proposta di legge, che prevedono: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, affidando l’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri alle agenzie preposte o a onlus iscritte in apposito registro; la reintroduzione del sistema dello ‘sponsor’ già collaudato con la legge Turco-Napolitano, con un cittadino italiano che garantisce l’ingresso di uno straniero; la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già integrati in Italia; nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure di inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo; il godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale una volta tornati nel Paese d’origine; l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri; voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità”.  [Arci Report, 13 aprile 2017].

Leggi qui la proposta di legge popolare e il documento di sintesi  della campagna Ero straniero

Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci

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Si è tenuto nella giornata di 23 settembre nella sala conferenze di Palazzo Reale a Milano il convegno Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci, organizzato da Arci nazionale, Arci Lombardia e Arci Milano in occasione del LX avversario della nascita dell’associazione, impegnata – lo ha sottolineato la presidente Arci nazionale Francesca Chiavacci –  nella promozione della cittadinanza attiva. Il lavori, introdotti da Luigi Lusenti, sono stati moderati da Massimo Cortesi, presidente di Arci Lombardia, e Cesare Giuzzi de Il Corriere della sera.
La scelta di Milano come città ospite non è casuale, ricordano relatrici e relatori in apertura (ha aperto l’assemblea Lorenzo Lipparini, assessore alla cittadinanza attiva del comune di Milano), sottolineando più volte la presenza stabile e prospera delle mafie nel nord Italia, e più specificamente nella capitale economica e finanziaria del nostro paese.
Il preconcetto che vorrebbe circoscrivere l’associazione mafiosa e la sua metodologia d’azione al Mezzogiorno è ormai errato e vetusto, ma non per questo eradicato dal pensiero collettivo. I fatti dimostrano invece che il potere mafioso si esercita oggi attraverso la corruzione e la collusione, ha affermato Diana De Martino, sostituta procuratrice antimafia, prima ancora che con l’uso della violenza e dell’intimidazione: pratiche oggi occasionali – gli ultimi omicidi noti a sfondo mafioso risalgono ai primi anni Duemila –  ma certo non abbandonate tout court.
Altrettanto significativa, hanno chiarito Nicola Licci (presidente di Arci Milano) e Salvo Lipari (coordinatore lotta alle mafie e alla corruzione, Arci nazionale) è la scelta di dedicare i sessant’anni di Arci a una riflessione trasversale sulla realtà “antimafia”, rinnovando un impegno quasi trentennale alla lotta – legale, giusta, pacifica, condivisa –  intrapresa dall’associazione, contro le organizzazioni italiane (ma ormai internazionali) di criminalità organizzata, per brevità chiamate “mafie”. 

È in seguito alle stragi dei primi anni Novanta (nel 1992 a Palermo e poi nel 1993 a Firenze, Roma e Milano) che Arci Lombardia ha cominciato ad attivarsi in sostegno alle già avviate attività antimafia in Sicilia. Bergamo, ha ricordato Cortesi, fu la prima città settentrionale, nel 1994, ad accogliere la Carovana antimafie; da allora, l’attenzione verso la fenomenologia del crimine organizzato si è andata diffondendo, aprendo la strada all’impegno delle istituzioni, della giustizia e del terzo settore nel contrasto attivo alle mafie.
Non prendere coscienza di una presenza e di un’attività criminali, o peggio: negare l’evidenza in tal senso, scegliendo  di non agire e non parlare,consente infatti la loro proliferazione pressoché incontrastata delle stesse. Pasquale La Torre, rappresentante del circolo Arci di Monte Sant’Angelo, nei dintorni di Foggia, lamenta una diffusa, erronea percezione del locale clan mafioso Libergolis come “mafia minore” e poco minacciosa, nonostante lo stesso clan disponga di cellule armate paramilitari. E proprio l’incapacità o il rifiuto di riconoscere il progressivo radicamento delle mafie nel nord del paese ha consentito a queste di intessere una rete di relazioni strategiche con l’impresa locale. Autori di Appunti di antimafia, Dominella Trunfio (anche rappresentante dell’Arci provinciale di Reggio Calabria) e Francesco Filippi individuano la principale causa del potere delle ‘ndrine in Lombardia nella sottovalutazione della  “mafia calabrese” rispetto alla siciliana Cosa Nostra e alla camorra campana. Ancor oggi, non a caso, la ‘ndrangheta rimane la principale struttura di crimine organizzato a Milano e in generale in Lombardia, benché anche qui persistano cellule camorriste e di Cosa Nostra, come nel caso dei siciliani Matteo Messina Denaro o Michele Sindona (boss di Castelvetrano trapiantato a Milano il primo, imprenditore colluso con la mafia il secondo, il cui nome è legato all’omicidio di Piergiorgio Ambrosoli).
Va in ogni caso precisato che le mafie, di qualsiasi provenienza, non si sono fatte strada “da sole” nella prosperosa Italia settentrionale degli anni Sessanta e Settanta: al contrario, esse hanno facilmente accresciuto la propria influenza – politica, economica, sociale, culturale – grazie alla compiacenza di diversi soggetti della finanza, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione locali, disposti a “sporcarsi le mani” pur di assicurarsi affari vantaggiosi e protezione.

Non è in alcun modo fattibile contrastare una realtà vasta, complessa e pervasiva come la criminalità organizzata (e i suoi collaboratori) agendo in modo isolato e incoerente: se è vero che le mafie prendono forza dalle relazioni costruite dentro e soprattutto fuori dai circuiti propriamente criminali, relazioni e sinergia sono altrettanto importanti per gli attori dell’antimafia.
A questo scopo, diventa essenziale ristabilire un rapporto di trasparenza e di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, e (ri)creare i presupposti perché questo accada. Di nuovo, il perseguimento coerente e coeso di comuni obiettivi è un presupposto necessario, ed è qui che entrano in gioco realtà associative  come Arci, Avviso Pubblico o Libera, in grado di esercitare una pressione politica decisiva: Pierpaolo Romani di Avviso Pubblico ha ricordato come quest’ultima realtà si sia fatta promotrice attiva di sei provvedimenti legali e di un osservatorio parlamentare; Luigi Lusenti ha invece citato l’impegno del progetto europeo Icaro 
[Instruments to Remove Confiscated Assets Recovery’s Obstacles] nel favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati (per i quali la Lombardia  – guarda caso – detiene il primato nazionale).

Per intraprendere un dialogo costruttivo tra istituzioni e società, è fondamentale risolvere le ambiguità di una cosa pubblica che “c’è” e che “non c’è”, che da una parte subisce o cerca collusioni mafiose, e dall’altra spende risorse ed energie nel tentativo di debellarle.  Rosy Bindi, deputata Pd intervenuta al convegno in qualità di Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie, è consapevole delle collusioni della politica nelle attività criminali; pur ricordando che la forte incidenza della delinquenza organizzata in Italia ha implicato sviluppi significativi dei mezzi giuridici, politici, sociali in contrasto alle stesse; risorse che in altri paesi europei non sono altrettanto avanzate. Allo stato delle cose, rimangono comunque delle criticità: prima fra tutte, la diffusa impunità dei soggetti della “zona grigia”, non formalmente illegale, ma implicata nelle attività delle associazioni criminali.  Persiste poi una percezione astratta della corruzione come “tratto culturale” italico, pericolosa nella misura in cui questa porti a un’autoindulgenza deresponsabilizzante.
Per contrastare attori, obiettivi e strategie della criminalità organizzata, ha riassunto Bindi, non basta intervenire  in senso repressivo e punitivo: altrettanto imperativa è un’azione preventiva, che coinvolga la società civile, l’apparato legislativo (con l’elaborazione, approvazione e applicazione di un codice antimafia organico e attualizzato) e il mondo delle imprese e dei mercati, riparandone le fragilità e i vuoti normativi che la criminalità organizzata e i suoi intermediari sono ancora in grado di manipolare a proprio vantaggio.
Sono già stati mossi importantissimi passi avanti nella persecuzione legale e politica delle attività di stampo mafioso, quali l’art.416 bis del codice penale (introdotto dalla legge 646/82 Rognoni – La Torre, definisce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso), la legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, e l’introduzione del carcere duro per i mafiosi (art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano); quest’ultima misura in particolare, ha evidenziato De Martino, è stata decisiva nel limitare (non debellare, comunque) il potere delle organizzazioni camorriste del casertano. A tali provvedimenti vanno aggiunte disposizioni più severe nell’assegnazione di appalti, che però, dati i tempi stretti, non sempre trovano un’attuazione pratica.
Rimane comunque incoraggiante l’impegno delle imprese (di cui è stato portavoce in sede di dibattito Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, oltre che giornalista e scrittore) e dei sindacati (rappresentati da Vincenzo Moriello, Cgil), sempre più attenti e attivi nel contrasto alle mafie nelle rispettive aree di competenza: nelle parole di Calabrò, infatti, «essere attivi in antimafia a Milano e in Italia significa tutelare lo sviluppo della città e del paese».

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Misure di tipo punitivo, in effetti, non possono funzionare al meglio senza una sistematica campagna di (ri)sensibilizzazione alla giustizia, alla legalità e alla responsabilità civica, e di prevenzione nei confronti di soggetti e azioni che intendano contrastare tali valori, privando la società onesta di ricchezza materiale e morale.
Decisivi a questo scopo sono i campi della legalità, promossi da Arci e Libera, inizialmente in Sicilia e poi in altre regioni italiane, a Sud come a Nord. Essi richiamano ogni anno centinaia di volontarie e di volontari, che spesso, conclusa la permanenza settimanale o bisettimanale del campo, proseguono il proprio impegno sociale gettando le basi per un’attività antimafiosa condivisa sul territorio locale [per fare un esempio, il coordinamento comasco di Libera è nato nel 2012 su iniziativa di giovani volontarie e volontari dei campi antimafia in Calabria, Campania e Sicilia, molti dei quali avrebbero poi ripetuto l’esperienza, nda].
Calogero Parisi, presidente della cooperativa Lavoro e non solo di Corleone, e alcuni partecipanti, riportando alla platea la propria esperienza personale, hanno sottolineato l’impatto positivo dei campi, che combinano ad un’attività di lavoro agricolo volontario momenti di confronto, di formazione storico-sociale e, com’è giusto, di divertimento responsabile [chi scrive, che ha vissuto di persona l’esperienza del campo della legalità proprio nella cooperativa corleonese cinque anni or sono, conferma]. Proprio questo coinvolgimento personale, nelle parole di Nando Dalla Chiesa (professore di Sociologia della criminalità organizzata presso l’università degli studi di Milano e presidente onorario di Libera) può essere un importantissimo veicolo di comprensione e promozione delle attività promotrici di legalità e di giustizia, anche al nord, anche nella vita quotidiana, e non solo nell’antimafia meridionale più “eroica” veicolata dai media e dall’istruzione, pure imprescindibile nella storia recente e contemporanea del nostro paese.

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Consapevolezza e responsabilità sociali possono sortire risultati concreti e significativi, ed è quanto si cerca di fare con i territori e le proprietà confiscate alle associazioni mafiose. Questo avviene nei terreni destinati al riuso sociale e gestiti dalle cooperative come Lavoro e non solo, s’è detto, o in immobili prima destinati ad attività magari lesive del tessuto sociale, come il gioco d’azzardo. Trunfio cita il caso della sala giochi-bowling di Reggio Calabria, situata nei pressi di istituti scolastici, che è stata sottratta al controllo del “re del videopoker” Gioacchino Campolo e riabilitata all’utilizzo collettivo; esperienze analoghe avvengono però anche qui al nord, e per attività apparentemente “normali” come la ristorazione. Davide Ronzoni, di Arci Lecco, ha portato l’esempio positivo della pizzeria un tempo denominata Wall Street e di competenza di Coco Trovato, e poi (seppure con un clamoroso ritardo da parte delle istituzioni locali) restituita alla società come Fiore – cucina in libertà. È però essenziale che la “riabilitazione” di beni confiscati abbia ricadute positive sulla società: diversamente, il senso di “dipendenza” dal crimine organizzato inteso come sostituto necessario di istituzioni “assenti” o inefficienti ne uscirebbe, paradossalmente, fortificato.

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Non da ultimo – anzi, prima di tutto – bisogna insistere su legalità, giustizia e responsabilità civile nel percorso educativo, anche fuori dalle mura scolastiche. Vincenza Rando, vicepresidente di Libera, cita con soddisfazione la partecipazione di ragazze e ragazzi a processi penali a soggetti implicati in attività mafiose, e le associazioni d’antimafia civile conducono molte attività di formazione e sensibilizzazione negli istituti scolastici; non di rado coinvolti in iniziative come i già detti campi della legalità, la carovana antimafie, o la Nave della legalità in occasione del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci che costò la vita (tra gli altri) al magistrato Giovanni Falcone, senza contare il 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Formazione e informazione sui soggetti e sulle strategie d’azione della criminalità organizzata hanno una valenza doppiamente positiva. Per prima cosa, perché permettono di “prendere le misure” della fenomenologia mafiosa, nella sua specificità e nei suoi elementi ricorrenti, permettendo di sviluppare contromisure mirate ed efficaci. Inoltre, e questo è forse l’aspetto più importante, l’avvicinamento ai giovani a tematiche e realtà tutt’altro che remoti nel tempo e nello spazio, con le lezioni e soprattutto con il confronto e la partecipazione diretta – permette di riattivare valori positivi e condivisi – giustizia, responsabilità, onestà, coraggio – motivando al confronto e alla collaborazione nella difesa degli stessi.
[articolo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già on line sul sito di Arci Lombardia i video della diretta integrale facebook di Daniel Lo Cicero e Vincenzo Colelli. Presto on line su canale di Arci Lombardia, video hd e  foto di ecoinformazioni per Arci Lombardia.

 

 

 

 

 

 

La quattordicesima marcia di Csf, dedicata a Gabriele Del Grande, si è chiusa con Bella ciao

Un bel gruppo di persone ha dato corpo alla quattordicesima marcia per i desaparecidos di Como senza frontiere il 22 marzo in piazza della Pace (già nota come piazza Vittoria). Ester Francescato ha letto un documento di denuncia delle illegalità commesse dal governo turco, di richiesta alle autorità italiane di un impegno reale per la liberazione di Gabriele Del grande ingiustamente detenuto, di invito al governo italiano a non sottoscrivere con la dittatura di Erdogan accordi commerciali. La manifestazione ha nuovamente denunciato l’attacco ai poveri decretato dai provvedimenti ingiusti e illiberali di Minniti-Orlando e ha soprattutto ribadito l’orrore verso politiche che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero marino. La manifestazione si è conclusa con Bella ciao. [Foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

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