Persone

15 febbraio/ Everest dalla parte degli Sherpa

Per la rassegna “Incontri di viaggio”, l’associazione “L’angolo dell’avventura” organizza venerdì 15 febbraio alle 21 in via Andina 4, Cantù all’Oratorio Don Bosco “Everest dalla parte degli Sherpa”. La video proiezione a cura di Silvia Antonini parlerà del popolo degli Sherpa, che vive nelle valle del Khumbu, delle loro storie e del loro duro lavoro. Iniziativa ad ingresso gratuito. [dl, ecoinformazioni]

Gennaio/ Il dovere della giustizia

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Sarà in distribuzione dal 20 gennaio il mensile ecoinformazioni gennaio 2019 speciale per il Mese della Pace. In questo numero l’editoriale dedicato a don Renzo Beretta, un approfondimento del Naga sul come cambia la vita dei migranti a causa delle norme xenofobe e razziste decise dal governo, Un nuovo linguaggio per le migrazioni. Sfoglia on line il mensile.

Luca Michelini/ Il nazionalismo economico nell’analisi di Rosa Luxemburg

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Riprendiamo dal sito della Fondazione Feltrinelli l’articolo di Luca Michelini, professore ordinario di Storia del pensiero economico al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.

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Per Adamowicz bandiere a lutto e la proposta di un gemellaggio Como – Danzica

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L’Arci nazionale piange Pawel Adamowicz, 53 anni, sindaco di Danzica. Ucciso un politico simbolo dell’impegno per i diritti, il volto della Polonia aperta sul Baltico e al mondo. A Como Bruno Perlascasu su fb con il sostegno di molti/e fa «appello ai cittadini comaschi perché si facciano promotori di una richiesta di gemellaggio di Como con la città di Danzica e perché venga dedicata una via a Pawel Adamovicz, vero martire della democrazia europea. Sono sicuro che i sindaci che personalmente rimpiango, Gelpi, Spallino, Simone, Pigni, sarebbero con me». Il testo della proposta di Perlasca e il  comunicato dell’Arci.

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Zvi zvi/ Rosa Luxemburg. Il personale è politico

«Sulla mia tomba non si dovranno leggere che due sillabe: zvi-zvi. È infatti il richiamo della cinciallegra che io imito così bene da farne accorrere un’enorme quantità, ogni volta che faccio loro il verso. E immagini che in questo zvi-zvi, che prima brillava chiaro e acuto come un ago d’acciaio, c’è da qualche giorno un minuscolo trillo, una piccolissima nota di petto. E sa, signorina Jacob, cosa significa questo? È il primo leggero trasalimento della primavera imminente; nonostante la neve, il gelo, e la solitudine, noi  ̶̶  le cinciallegre ed io  ̶̶ crediamo all’arrivo della primavera!». Scriveva in una lettera dal carcere ad un’amica Rosa Luxemburg.

Oggi, 15 gennaio 2019, vorrei essere a Berlino. Insieme a tante donne e tanti uomini di tutte le età vorrei andare al cimitero di Friedrichsfelde, dove è sepolta Rosa Luxemburg. Per portare un foglio di carta con su scritto zvi zvi e una rosa rossa. So che amava i fiori perché ho letto  ̶̶  in So soltanto come si è umani (Prospettiva edizioni, Roma 2008) ̶̶  che una fioraia di una piccola stazione la conosceva bene «perché non passo mai senza comprare un piccolo mazzo di fiori, con i miei ultimi centesimi».

Invece sono a Como e per celebrare il centenario della morte di Rosa Luxemburg ho raccolto una rosa del mio giardino che preannuncia la primavera e, per prepararmi, nei giorni scorsi ho riletto l’epigrafe di Bertolt Brecht posta sul “Memoriale dei socialisti”, eretto per ricordare lei e Karl Liebknecht, fondatore insieme a lei del Partito comunista tedesco, insieme a lei protagonista della Sollevazione Spartachista, violentemente repressa dal governo socialdemocratico, insieme a lei rapito, torturato e ucciso, il 15 gennaio 1919 dai soldati del Freikorps.

«Qui giace sepolta/ Rosa Luxemburg/ ebrea di Polonia/ in prima linea sul fronte dei lavoratori tedeschi/ assassinata per mandato di oppressori tedeschi./ Oppressi seppellite la vostra discordia!».

Ho riletto l’Epitaffio 1919 che sempre Brecht scrisse quando il corpo di Rosa non era ancora riaffiorato dal fiume in cui era stato buttato:

«Ora è sparita anche la Rosa rossa,/ non si sa dov’è sepolta./ Siccome ai poveri ha detto la verità/ i ricchi l’hanno spedita nell’aldilà».

Ma, soprattutto, ho letto tutto d’un fiato un piccolo prezioso libretto, una selezione delle lettere che Rosa Luxemburg scrisse ad amiche, amici, a compagni di vita e di politica, Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e di barricate (L’orma editore). È appena uscito e l’ho preso appena l’ho visto. Pur avendo letto e riletto più volte l’epistolario di Rosa, mi è parso indispensabile. Proprio come a Rosa era parso indispensabile un indumento da indossare nella sua cella solitaria: «E compratemi subito ancora una piccola giacca lilla per 2 marchi e 45 perché è l’indumento più indispensabile che si possa avere». Così scriveva dal carcere all’amica Gertrud Zlottko, con autoironia straordinaria, date le circostanze.

Chi non avesse in libreria Lettere d’amore e d’amicizia (Prospettiva 2003) e Lettere contro la guerra (Prospettiva, 2004) corra a comprarli tutti tre. Perché credetemi sono indispensabili.

Non c’è lettura più efficace per rendere visibile quanto le femministe hanno sempre sostenuto: il personale è politico.

Nelle Lettere convivono le indicazioni degli obiettivi strategici della Lega di Spartaco e della rivoluzione con la tragedia della reclusione, della guerra, con l’inquietudine per la sorte degli amici al fronte, con la narrazione di momenti di serenità e di gioia.

«Nel buio sorrido alla vita, come se conoscessi un qualche segreto magico che smentisce ogni male o ogni tristezza e li trasforma in trasparente chiarezza e felicità. E intanto io stessa cerco una ragione di questa gioia, non la trovo e di nuovo devo ridere… di me stessa. Credo che il segreto non è altro che nella vita stessa, la profonda oscurità della notte è così bella e soffice, come un velluto, purché la si guardi come si deve; e nello scricchiolare della sabbia umida sotto i lenti, pesanti passi della sentinella risuona anche un piccolo, dolce canto della vita, basta saperlo ascoltare come si deve».

Traspare il dolore che non esclude la gioia. Perché la vita è così: « “così” la vita lo è da sempre, vi rientra tutto: dolore e distacco e ansia. Bisogna sempre prenderla con tutto ciò che comporta, e bisogna trovare tutto bello e buono. […] Io sento istintivamente che questa è l’unica maniera giusta di prendere la vita, e perciò mi sento veramente felice in ogni situazione. Neppure vorrei essere privata di niente della mia vita, né vorrei avere nient’altro da quello che questa è stata ed è». Scrive a Sonja Liebknecht.

«Restare un essere umano. È veramente questo l’essenziale. E con questo voglio dire: essere forti, lucidi e contenti, sì contenti nonostante tutti e tutto, perché lamentarsi è affare dei deboli. Restare un essere umano, cioè gettare, se necessario, gioiosamente tutta la propria vita “sulla grande bilancia del destino” ma allo steso tempo rallegrarsi per ogni giornata di sole, per ogni bella nuvola».

«Ho una voglia maledetta di essere felice e sono pronta giorno dopo giorno a combattere per la mia “dose di felicità” con l’ostinazione d’un mulo».

Rosa Luxemburg è consapevole dei rischi e della possibilità di morire: «Io ho del coraggio per tutto quello che riguarda me. Mi manca il coraggio e la forza di sopportare il dolore degli altri». Dal carcere di Wronke, il 2 maggio 1917, scrive a Sonja Liebknecht di farfalle, di libri di botanica e zoologia, e che si sente «interiormente molto più a casa […] in un angoletto del giardino […] che in un congresso di partito», che «il mio io più intimo appartiene più alle mie cinciallegre che ai “compagni”», ma anche che «spero di morire sulla breccia: in una battaglia di strada o nel penitenziario». Infatti ogni volta che riacquista la libertà, si getta in quel «turbine vorticoso della vita e della lotta» che la «inghiottisce» e le lascia il desiderio amaro e insoddisfatto di «spigolare» la felicità.

Rosa Luxemburg per tutta la vita cerca di tenere insieme l’attività politica e la “vita vera”, quella rimasta nel cortile di casa, a Zamosc, quando bambina dalla finestra della sua camera vedeva il domestico iniziare la sua giornata di lavoro. «In alto, sui vetri delle finestre, brillava il primo oro del sole appena sorto e più in alto ancora vagavano morbide nuvolette rosate, prima di essere assorbite dal grigio del cielo cittadino. A quel tempo ero fermamente convinta che la “vita”, la “vera” vita è in qualche posto lontano, laggiù oltre i tetti. Da allora io viaggio alla sua ricerca. Ma si nasconde sempre dietro qualche tetto (…) in fin dei conti, tutto si è preso gioco di me in modo terribile, e la vita reale è rimasta proprio lì, nel cortile».

Per Lelio Basso (introduzione alle Lettere a Leo Jogiches) Rosa era nata per amare. Per lei la politica fu una generosa risposta alla società disumana e sfruttatrice. Ha vissuto cercando sempre di coniugare la “grande politica”, la vita pubblica con la vita personale, senza che questa diventasse tristemente “privata”.

La sua ricerca della felicità non si è mai interrotta. Rosa l’ha cercata nella natura e nelle profonde relazioni di amicizia e di amore. «Errare liberamente nei campi, o anche soltanto per le strade, in aprile o maggio fermarmi davanti ad ogni giardinetto» è «la gioia suprema della vita». Un’ora al giorno di immersione nella natura «basterebbe alla mia felicità personale e con ciò mi sentirei agguerrita e indennizzata per tutte le privazioni e tutte le lotte».

La politica poeta

E chi pensasse che scritti di più di 100 anni fa non siano attuali dovrà ricredersi.

Quando, a Natale 1912, molti senzatetto muoiono a Berlino e le autorità per tranquillizzare i cittadini sostengono che la causa è un’intossicazione dovuta ad aringhe raccolte nell’immondizia o ad acquavite adulterata, Rosa Luxemburg scrive su Die Gleichheit (L’uguaglianza): «Improvvisamente l’orribile spettro della miseria strappa alla nostra società la maschera del decoro e smaschera la sua rispettabilità come il trucco di una prostituta. (…) Nessun operaio è preservato dall’ospizio, dalle aringhe avariate e dall’acquavite velenosa. (…) Che ne sarà di lui se domani sarà licenziato per aver raggiunto il fatale limite dei quarant’anni, quando l’imprenditore lo dichiarerà “inutilizzabile”? (…) L’ospizio per i senzatetto e la prigione sono colonne dell’odierna società al pari del palazzo della Cancelleria del Reich e della Banca Tedesca».

La maschera del decoro è la stessa che oggi indossa anche la nostra società.

E quanto è attuale e preziosa, in questi tempi di crescente nazionalismo, il suo definirsi cittadina del mondo. Polacca, ma non patriottica neppure quando la Polonia era occupata. Ebrea, in tempi in cui gli ebrei erano vilipesi, all’amica Mathilde Wurm che le scrive nel dicembre del 1916, risponde: «Che cosa vuoi dire con le sofferenze degli ebrei? A me le povere vittime delle piantagioni di gomma a Putumajo, i negri dell’Africa con i cui corpi gli europei giocano a palla mi sono altrettanto vicini. Ti ricordi ancora le parole nel lavoro del grande stato maggiore sulla spedizione del maggiore von Trohta nel Kalahari: “E il rantolo dei moribondi, e il folle grido degli assetati echeggiavano nel sublime silenzio dell’infinito”. Oh, questo “sublime silenzio dell’infinito”, in cui echeggiano senza essere uditi tanti gridi, risuona in me così forte che non mi rimane nel cuore nessun angolino particolare per il ghetto. Mi sento a casa mia in tutto il mondo, ovunque ci siano nubi e uccelli e lacrime umane».

E quanto è importante la sua tensione nonviolenta, in questi momenti in cui l’odio viene diffuso a piene mani. Nel programma del Partito comunista tedesco, scritto nel 1918, poco prima di essere uccisa, scriveva che la classe operaia è la prima nella storia che non ha bisogno del terrore e ha orrore dell’assassinio. L’obiettivo è abbattere le istituzioni non le persone.

Considerava lo sciopero, non la guerra, la giusta forma di lotta: elogiava che nello sciopero generale a Kiev del 1903 gli operai avessero invaso le rotaie con donne e bambini, mostrandosi orgogliosamente disarmati davanti ai fucili della polizia.

Profondamente antimilitarista, Rosa Luxemburg, sostenne nel 1914 che il proletariato non può identificarsi mai con nessun campo militare. Quello che occorre è la resistenza: fare “guerra alla guerra!”. «Oggi la guerra non funziona come un metodo dinamico per aiutare il giovane capitalismo in crescita. (…) L’odierna guerra mondiale nel suo complesso è una lotta di concorrenza del capitalismo già arrivato alla completa fioritura, per il dominio del mondo, per lo sfruttamento degli ultimi avanzi delle zone del mondo non ancora capitalistiche.»

Rosa Luxemburg non era rassegnata alla sofferenza, ma la condivideva con tutti gli esseri umani. E proprio dal dolore per l’ingiustizia e dalla sensibilità per le sofferenze degli altri prende avvio il suo desiderio di lottare per cambiare il mondo. [Celeste Grossi]

La festa dell’Abbondino/ Luigi Nessi speciale ecoinformazioni

La vera festa per l’Abbondino a Luigi Nessi non poteva essere a Villa Olmo, troppe autorità, troppi abiti firmati, troppa destra di governo  e non solo. Per festeggiare il (tardivo) riconoscimento al grande Luigino più adeguatamente ci ha pensato Albate, la sua Parrocchia, nell’oratorio strapieno,  la sera del 1 dicembre, di amici e amiche, compagne e compagni di strada delle tante vie della solidarietà e per la giustizia politica da lui percorse e sulle quali certamente proseguirà il cammino. Per l’occasione ecoinformazioni  ha preparato e distribuito alla festa il numero di novembre del nostro mensile su carta nel quale abbiamo raccolto alcuni degli articoli che  Luigino ha scritto per la nostra (e sua) impresa giornalistica. Sfoglia on line ecoinformazioni novembre. (altro…)

Luigino Abbondino

Il discorso di Luigi Nessi, edizione integrale più lunga della sintesi pronunciata, a Villa Olmo. Bhe confesso che ho vissuto.. sono nato con la Repubblica e ho vissuto tanto dei suoi anni..il 68, lo statuto dei lavoratori,Piazza Fontana,il terremoto in Friuli,la strage di Bologna, le Br, Moro, Pertini; a Genova nel 2001 mi sono ricordato, scappando, come si correva… anche cose belle..l’Inter di Herrera ,i mondiali dell’82, Gimondi e Pantani, i cantautori.

Il conoscere la solidarietà sin da piccolo a Novara; tutte le domeniche un povero bussava a casa mia; mia mamma Lucia, a cui devo molto,gli dava sempre un pezzo di pollo, sia a lesso che arrosto..il pollo allora era il pranzo della domenica.

Poi sempre a Novara, ho fatto le scuole elementari, con accampati nei corridoi gente che aveva

lasciato il Polesine per l’esondazione del Po, e poi la gente dell’Istria profuga da quelle terre;

ricordo quelle ragazze alte, capelli lunghi,i seni già pronunciati..e la scuola comunque si svolgeva regolarmente.

Poi il lavoro; ho avuto la fortuna di lavorare 37 anni nella stessa ditta, la Noseda Trasporti; lavoro con la sua fatica, ma con tanti valori..la gioia di realizzarsi, una indipendenza economica, i tanti colleghi, il conoscere tanta gente, l’impegno nel sindacato, il contratto di solidarietà condiviso che non ha fatto fallire la ditta.

L’inizio dell’impegno in Oratorio, cinema,gite,spettacoli, i ragazzi che arrivavano dal Sud, la nascita dell’Albatese, la sua espressione sportiva che c’é ancora dopo 50 anni; una  scuola popolare, gli anni in Croce Rossa,l’impegno nel carcere quale volontario, essere dirigente del CSI ai tempi di Gangemi e Cima, le difficoltà sociali; la gente che arriva da altri paesi..profughi libanesi,albanesi,kossovari, la gente dall’Africa..gli anni del CVS a Prasomaso e i miei amici fragili Paolo Meroni, Piergiorgio Corno,Patrizia Mottin.

Gli anni di accoglienza, tramite le Acli, a seguire famiglie e ragazzi bosniaci nei campi profughi in Slovenia.L’impegno nella Unione Circoli Cooperativi.

Gli anni dei traslochi proposti dalla Caritas e dalla CGIL condivisi con persone che non avevano lavoro, i viaggi per la Cooperativa il Seme.

Quindi un abbondino d’Oro condiviso con tanti amici..dico Silvio Peverelli, Peppo Bettina, Tagliabue Virgilio,Genazzini,Guarisco Pino e tanti altri ancora che sono già in Paradiso..Emilio Guarisco, Eugenio Molteni, Romeo Bettina, Giogio Visini, Nicola Caspani e Annoni Graziella.

Poi gli impegni istituzionali;nei consigli di quartiere spontanei, poi in quelli ufficiali con Solidarietà e Partecipazione, poi in Comune con l’Ulivo,la Nuova Como, Paco , PacoSel e ora la Prossima Como.

Condivido questo riconoscimento con tutte le persone impegnate in politica che ho conosciuto in quegli anni di amministrazione Botta,Bruni,Lucini. L ho sempre ascoltati e rispettati;penso che tutti, anche con idee diverse dalle mie, avessero l’impegno del bene della città. E qui permettetemi di ricordare persone di PacoSel che non ci sono oggi: Ermanno Pizzotti, Paolo Portoghese,Vincenzo Sapere, Enzo Arrighi.

Abbondino qiuesto da condividere con le idee ricevute leggendo la Pacem in terris,la Popolarum progressio,Bettazzi,Don Milani,Berlinguer,Giovanni Bianchi, i film e la televisione in bianco e nero degli anni 60/70.

Da condividere con i preti che ho incontrato sulla mia strada..Don Carlo Porro,don Cipriano, don Giusto,don Marco Folladori,Don Puriceli e don Antonio Fossati E ANTONIO FRAQUELLI.

DA CONDIVIDERE CON TUTTA LA GENTE DI ALBATE CHE MI VUOLE BENE E POI CON TUTTI quelli dell’Albatese..presidenti,dirigenti,allenatori, collaboratoriragazzi..dico un nome per tutti..il presidente più longevo, Giuseppe Montorfano.

Penso anche ai 35 anni del Torneo di calcio a ricordo di Gigi Meroni; come si sarebbe organizzato senza Della Torre Giampiero,Ghioldi Battista,Tato Cairoli?

Da condividere con tutte le persone che fanno volontariato all’Ozanam e con i giovani e non di Como Senza Frontiere che si sono impegnati per l’accoglienza  in Stazione e a Sant’Eusebio.

Non voglio condividerlo con chi mi ha assegnato questo premio, sto scherzando….secondo me ci sono persone che lo meritavano più di me… Don Giusto,Don Roberto Malgesini, Italo Nessi, il Tam-tam di don Zanzi, Falvio Bogani, Daino Gaetano… come se lo meritava Vincenzo Sapere.

Lo condivido con tutti i miei famigliari i clan Nessi e Peverelli ma soprattutto con mia moglie Orietta che mi sopporta, ma dico mi ha sempre SUPPORTATO.

Permettetemi però di segnalare qualche mio sogno..

Caro Sindaco,Caro Vescovo,caro Prefetto, non possiamo più permetterci di avere gente che dorme fuori, sotto i portici o a fianco di qualche chiesa… Como città di frontiera e di transito deve esprimere al meglio questo suo ruolo; attrezzandosi per queste situazioni.Ricordo che il primo dormitorio nacque in un ufficio comunale con Paolo Mascetti,Rocco Belmonte,Don Battista Galli,Falvio Bogani e c’ero anchio … persone di idee diverse, ma tutti preoccupati per il bene delle persone..quindi non bisogna avere paura e occorre essere realisti; Como ha bisogno di un altro dormitorio aperto tutto l’anno, ha bisogno di accoglienza.Ci sono tante persone che condividerebbero simile scelta.Ci sono valori umani che sono superiori alle leggi. Occorre quindi buon senso e buona volontà.

Sapete che io amo questa città soprattutto le sue periferie..lì ci sono, ma anche ormai in centro, tanti bisogni, tante solitudini, vecchi malati, abbandonati magari a piani superiori..occorre studiare un portierato sociale, occorre rilanciare la solidarietà, costruire una città del NOI, una città comunità, attenta e partecipe alle varie e tante fragilità. La sicuerezza la si ottiene con la solidarietà, diritti, lavoro e il benessere sociale per tutti .

E concludo con un altro sogno..sapete che l’Albatese, la Società sportiva dell’Oratorio é stata parte importante della mia vita..e il sogno é di una città con campi di calcio,spogliatoi e palestre belle e accoglienti, dove tanti ragazzi e ragazze e tutti possono praticare al meglio il loro sport preferito.

Solo Sogni? speriamo di no.

Ciao e grazie a tutti.[Luigi Nessi]

 

 

11 novembre/ Corteo silenzioso per Abdellah Toure/ la sua storia su La città futura

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In seguito ai recenti episodi –  l’omicidio di Abdellah Toure e la conseguente strumentalizzazione di esso –  l’associazione Circolo vizioso organizza un corteo per ricordarlo e contemporaneamente sensibilizzare la popolazione di Como. La manifestazione (più volte rinviata) si terrà nel tardo pomeriggio nel centro di Como, partendo alle 18 di domenica 11 novembre da piazza San Fedele.

La marcia si svolgerà rigorosamente nel rispetto di Abdu: in silenzio, con dei cartoni sui quali verranno scritti semplicemente degli aggettivi per descriverlo. In questo modo ognuno di noi rappresenterà una caratteristica di Abdellah e l’insieme delle persone-aggettivi, simbolicamente, costituiranno Abdu e la sua ultima camminata che si concluderà dove celebrava le sue preghiere.

Verrà rispettato il traffico, percorreremo le zone pedonali, attraversando la strada soltanto in un unico punto.
Sarà ovviamente una manifestazione apartitica, senza bandiere o striscioni; Abdu era un ragazzo tranquillo e pacifico, così sarà la marcia, avremo il compito di rappresentare la sua personalità.

Il corteo avrà inizio alle 18 in piazza San Fedele, proseguendo poi per via Luini, via Boldoni, piazza Perretta, via Muralto, piazza Volta, via Garibaldi, viale Cavallotti  per terminare in viale Corridoni, ai giardini, accanto all’albero dove Abdu era solito pregare; qui ci piacerebbe, per chi volesse, lasciare dei fiori. Ci lasceremo sulle note di alcune canzoni, quelle di Bob Marley, il suo idolo musicale». [Circolo vizioso]

 

La storia di Abdellah Toure è raccontata in un articolo diGuido Capizzi e Roberto Adducci su La città futura.

Con Luciana Carnevale “Como porta d’Europa”

Partecipare al convegno dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti è stata un’esperienza formativa e umana importante. Ma forse, a rendere più significative le relazioni svolte e a dare la misura del valore scientifico e umano di quanto esposto alla “Bella Como” che ha affollato per quasi dieci ore Villa Gallia a Como, c’è un “dettaglio” che a mio parere racchiude l’essenza del contributo che l’Osservatorio offre alla lotta (mai così difficile) per restare umani.  Sono rimasto molto colpito e non solo perché  a Luciana Carnevale (tra l’altro fondatrice di ecoinformazioni) mi lega una profonda amicizia, ma perché la dichiarazione fatta dal tavolo del Convegno della dedica a lei, il 9 novembre, nel giorno del suo compleanno, della giornata di studio, ha chiarito inequivocabilmente che l’iniziativa è stata un regalo (e non solo a Luciana) per tutti coloro che non demordono dalla lotta per l’umanità e  la legalità insieme (separarle è un misfatto). (altro…)

11 novembre / Marcia silenziosa in ricordo di Abdellah Toure

Circolo vizioso invita alla Marcia in ricordo di Abdella Toure:  «In seguito ai recenti episodi, l’omicidio di Abdella Toure e la conseguente “strumentalizzazione” fatta, è stata pensata una marcia per ricordarlo e contemporaneamente sensibilizzare la popolazione di Como, mettendola di fronte ai reali fatti, senza lasciare che i media raccontino le loro comode verità. La manifestazione si terrà dalle 18 di domenica 11 novembre, partendo da piazza San Fedele. (altro…)

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