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10 ottobre / Unindustria: Roger Abravanel presenta “La ricreazione è finita”

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Martedì 10 ottobre alle 17, il gruppo Imprenditrici di Unindustria Como ha organizzato un incontro con Roger Abravanel, editorialista per Il Corriere della sera e scrittore, su  “Scuola, lavoro e meritocrazia”, tema, quest’ultimo, su cui l’autore ha già scritto in precedenza.

Dopo l’introduzione di Gaetana Mariani e Laura Sofia Clerici (coordinatrici del Gruppo imprenditrici Unindustria), Abravanel interverrà alla sede comasca di Unindustria (via Raimondi, 1) per presentare il suo ultimo libro, La ricreazione è finita. Scegliere la scuola, trovare il lavoro (ed. Rizzoli, collana Saggi italiani, 2015), discutendo con Marilena Lualdi de La provincia sulla situazione scolastica nel territorio provinciale, sulla base di dati relativi alle scuole superiori locali.

L’incontro, a partecipazione libera – studenti, insegnanti e genitori sono caldamente invitati/e a prendervi parte – sarà seguito da un aperitivo.

Per questioni organizzative, è fatta espressa richiesta di confermare preventivamente la presenza all’incontro all’indirizzo e-mail unindustriacomo@unindustriacomo.it .

Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci

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Si è tenuto nella giornata di 23 settembre nella sala conferenze di Palazzo Reale a Milano il convegno Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci, organizzato da Arci nazionale, Arci Lombardia e Arci Milano in occasione del LX avversario della nascita dell’associazione, impegnata – lo ha sottolineato la presidente Arci nazionale Francesca Chiavacci –  nella promozione della cittadinanza attiva. Il lavori, introdotti da Luigi Lusenti, sono stati moderati da Massimo Cortesi, presidente di Arci Lombardia, e Cesare Giuzzi de Il Corriere della sera.
La scelta di Milano come città ospite non è casuale, ricordano relatrici e relatori in apertura (ha aperto l’assemblea Lorenzo Lipparini, assessore alla cittadinanza attiva del comune di Milano), sottolineando più volte la presenza stabile e prospera delle mafie nel nord Italia, e più specificamente nella capitale economica e finanziaria del nostro paese.
Il preconcetto che vorrebbe circoscrivere l’associazione mafiosa e la sua metodologia d’azione al Mezzogiorno è ormai errato e vetusto, ma non per questo eradicato dal pensiero collettivo. I fatti dimostrano invece che il potere mafioso si esercita oggi attraverso la corruzione e la collusione, ha affermato Diana De Martino, sostituta procuratrice antimafia, prima ancora che con l’uso della violenza e dell’intimidazione: pratiche oggi occasionali – gli ultimi omicidi noti a sfondo mafioso risalgono ai primi anni Duemila –  ma certo non abbandonate tout court.
Altrettanto significativa, hanno chiarito Nicola Licci (presidente di Arci Milano) e Salvo Lipari (coordinatore lotta alle mafie e alla corruzione, Arci nazionale) è la scelta di dedicare i sessant’anni di Arci a una riflessione trasversale sulla realtà “antimafia”, rinnovando un impegno quasi trentennale alla lotta – legale, giusta, pacifica, condivisa –  intrapresa dall’associazione, contro le organizzazioni italiane (ma ormai internazionali) di criminalità organizzata, per brevità chiamate “mafie”. 

È in seguito alle stragi dei primi anni Novanta (nel 1992 a Palermo e poi nel 1993 a Firenze, Roma e Milano) che Arci Lombardia ha cominciato ad attivarsi in sostegno alle già avviate attività antimafia in Sicilia. Bergamo, ha ricordato Cortesi, fu la prima città settentrionale, nel 1994, ad accogliere la Carovana antimafie; da allora, l’attenzione verso la fenomenologia del crimine organizzato si è andata diffondendo, aprendo la strada all’impegno delle istituzioni, della giustizia e del terzo settore nel contrasto attivo alle mafie.
Non prendere coscienza di una presenza e di un’attività criminali, o peggio: negare l’evidenza in tal senso, scegliendo  di non agire e non parlare,consente infatti la loro proliferazione pressoché incontrastata delle stesse. Pasquale La Torre, rappresentante del circolo Arci di Monte Sant’Angelo, nei dintorni di Foggia, lamenta una diffusa, erronea percezione del locale clan mafioso Libergolis come “mafia minore” e poco minacciosa, nonostante lo stesso clan disponga di cellule armate paramilitari. E proprio l’incapacità o il rifiuto di riconoscere il progressivo radicamento delle mafie nel nord del paese ha consentito a queste di intessere una rete di relazioni strategiche con l’impresa locale. Autori di Appunti di antimafia, Dominella Trunfio (anche rappresentante dell’Arci provinciale di Reggio Calabria) e Francesco Filippi individuano la principale causa del potere delle ‘ndrine in Lombardia nella sottovalutazione della  “mafia calabrese” rispetto alla siciliana Cosa Nostra e alla camorra campana. Ancor oggi, non a caso, la ‘ndrangheta rimane la principale struttura di crimine organizzato a Milano e in generale in Lombardia, benché anche qui persistano cellule camorriste e di Cosa Nostra, come nel caso dei siciliani Matteo Messina Denaro o Michele Sindona (boss di Castelvetrano trapiantato a Milano il primo, imprenditore colluso con la mafia il secondo, il cui nome è legato all’omicidio di Piergiorgio Ambrosoli).
Va in ogni caso precisato che le mafie, di qualsiasi provenienza, non si sono fatte strada “da sole” nella prosperosa Italia settentrionale degli anni Sessanta e Settanta: al contrario, esse hanno facilmente accresciuto la propria influenza – politica, economica, sociale, culturale – grazie alla compiacenza di diversi soggetti della finanza, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione locali, disposti a “sporcarsi le mani” pur di assicurarsi affari vantaggiosi e protezione.

Non è in alcun modo fattibile contrastare una realtà vasta, complessa e pervasiva come la criminalità organizzata (e i suoi collaboratori) agendo in modo isolato e incoerente: se è vero che le mafie prendono forza dalle relazioni costruite dentro e soprattutto fuori dai circuiti propriamente criminali, relazioni e sinergia sono altrettanto importanti per gli attori dell’antimafia.
A questo scopo, diventa essenziale ristabilire un rapporto di trasparenza e di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, e (ri)creare i presupposti perché questo accada. Di nuovo, il perseguimento coerente e coeso di comuni obiettivi è un presupposto necessario, ed è qui che entrano in gioco realtà associative  come Arci, Avviso Pubblico o Libera, in grado di esercitare una pressione politica decisiva: Pierpaolo Romani di Avviso Pubblico ha ricordato come quest’ultima realtà si sia fatta promotrice attiva di sei provvedimenti legali e di un osservatorio parlamentare; Luigi Lusenti ha invece citato l’impegno del progetto europeo Icaro 
[Instruments to Remove Confiscated Assets Recovery’s Obstacles] nel favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati (per i quali la Lombardia  – guarda caso – detiene il primato nazionale).

Per intraprendere un dialogo costruttivo tra istituzioni e società, è fondamentale risolvere le ambiguità di una cosa pubblica che “c’è” e che “non c’è”, che da una parte subisce o cerca collusioni mafiose, e dall’altra spende risorse ed energie nel tentativo di debellarle.  Rosy Bindi, deputata Pd intervenuta al convegno in qualità di Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie, è consapevole delle collusioni della politica nelle attività criminali; pur ricordando che la forte incidenza della delinquenza organizzata in Italia ha implicato sviluppi significativi dei mezzi giuridici, politici, sociali in contrasto alle stesse; risorse che in altri paesi europei non sono altrettanto avanzate. Allo stato delle cose, rimangono comunque delle criticità: prima fra tutte, la diffusa impunità dei soggetti della “zona grigia”, non formalmente illegale, ma implicata nelle attività delle associazioni criminali.  Persiste poi una percezione astratta della corruzione come “tratto culturale” italico, pericolosa nella misura in cui questa porti a un’autoindulgenza deresponsabilizzante.
Per contrastare attori, obiettivi e strategie della criminalità organizzata, ha riassunto Bindi, non basta intervenire  in senso repressivo e punitivo: altrettanto imperativa è un’azione preventiva, che coinvolga la società civile, l’apparato legislativo (con l’elaborazione, approvazione e applicazione di un codice antimafia organico e attualizzato) e il mondo delle imprese e dei mercati, riparandone le fragilità e i vuoti normativi che la criminalità organizzata e i suoi intermediari sono ancora in grado di manipolare a proprio vantaggio.
Sono già stati mossi importantissimi passi avanti nella persecuzione legale e politica delle attività di stampo mafioso, quali l’art.416 bis del codice penale (introdotto dalla legge 646/82 Rognoni – La Torre, definisce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso), la legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, e l’introduzione del carcere duro per i mafiosi (art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano); quest’ultima misura in particolare, ha evidenziato De Martino, è stata decisiva nel limitare (non debellare, comunque) il potere delle organizzazioni camorriste del casertano. A tali provvedimenti vanno aggiunte disposizioni più severe nell’assegnazione di appalti, che però, dati i tempi stretti, non sempre trovano un’attuazione pratica.
Rimane comunque incoraggiante l’impegno delle imprese (di cui è stato portavoce in sede di dibattito Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, oltre che giornalista e scrittore) e dei sindacati (rappresentati da Vincenzo Moriello, Cgil), sempre più attenti e attivi nel contrasto alle mafie nelle rispettive aree di competenza: nelle parole di Calabrò, infatti, «essere attivi in antimafia a Milano e in Italia significa tutelare lo sviluppo della città e del paese».

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Misure di tipo punitivo, in effetti, non possono funzionare al meglio senza una sistematica campagna di (ri)sensibilizzazione alla giustizia, alla legalità e alla responsabilità civica, e di prevenzione nei confronti di soggetti e azioni che intendano contrastare tali valori, privando la società onesta di ricchezza materiale e morale.
Decisivi a questo scopo sono i campi della legalità, promossi da Arci e Libera, inizialmente in Sicilia e poi in altre regioni italiane, a Sud come a Nord. Essi richiamano ogni anno centinaia di volontarie e di volontari, che spesso, conclusa la permanenza settimanale o bisettimanale del campo, proseguono il proprio impegno sociale gettando le basi per un’attività antimafiosa condivisa sul territorio locale [per fare un esempio, il coordinamento comasco di Libera è nato nel 2012 su iniziativa di giovani volontarie e volontari dei campi antimafia in Calabria, Campania e Sicilia, molti dei quali avrebbero poi ripetuto l’esperienza, nda].
Calogero Parisi, presidente della cooperativa Lavoro e non solo di Corleone, e alcuni partecipanti, riportando alla platea la propria esperienza personale, hanno sottolineato l’impatto positivo dei campi, che combinano ad un’attività di lavoro agricolo volontario momenti di confronto, di formazione storico-sociale e, com’è giusto, di divertimento responsabile [chi scrive, che ha vissuto di persona l’esperienza del campo della legalità proprio nella cooperativa corleonese cinque anni or sono, conferma]. Proprio questo coinvolgimento personale, nelle parole di Nando Dalla Chiesa (professore di Sociologia della criminalità organizzata presso l’università degli studi di Milano e presidente onorario di Libera) può essere un importantissimo veicolo di comprensione e promozione delle attività promotrici di legalità e di giustizia, anche al nord, anche nella vita quotidiana, e non solo nell’antimafia meridionale più “eroica” veicolata dai media e dall’istruzione, pure imprescindibile nella storia recente e contemporanea del nostro paese.

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Consapevolezza e responsabilità sociali possono sortire risultati concreti e significativi, ed è quanto si cerca di fare con i territori e le proprietà confiscate alle associazioni mafiose. Questo avviene nei terreni destinati al riuso sociale e gestiti dalle cooperative come Lavoro e non solo, s’è detto, o in immobili prima destinati ad attività magari lesive del tessuto sociale, come il gioco d’azzardo. Trunfio cita il caso della sala giochi-bowling di Reggio Calabria, situata nei pressi di istituti scolastici, che è stata sottratta al controllo del “re del videopoker” Gioacchino Campolo e riabilitata all’utilizzo collettivo; esperienze analoghe avvengono però anche qui al nord, e per attività apparentemente “normali” come la ristorazione. Davide Ronzoni, di Arci Lecco, ha portato l’esempio positivo della pizzeria un tempo denominata Wall Street e di competenza di Coco Trovato, e poi (seppure con un clamoroso ritardo da parte delle istituzioni locali) restituita alla società come Fiore – cucina in libertà. È però essenziale che la “riabilitazione” di beni confiscati abbia ricadute positive sulla società: diversamente, il senso di “dipendenza” dal crimine organizzato inteso come sostituto necessario di istituzioni “assenti” o inefficienti ne uscirebbe, paradossalmente, fortificato.

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Non da ultimo – anzi, prima di tutto – bisogna insistere su legalità, giustizia e responsabilità civile nel percorso educativo, anche fuori dalle mura scolastiche. Vincenza Rando, vicepresidente di Libera, cita con soddisfazione la partecipazione di ragazze e ragazzi a processi penali a soggetti implicati in attività mafiose, e le associazioni d’antimafia civile conducono molte attività di formazione e sensibilizzazione negli istituti scolastici; non di rado coinvolti in iniziative come i già detti campi della legalità, la carovana antimafie, o la Nave della legalità in occasione del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci che costò la vita (tra gli altri) al magistrato Giovanni Falcone, senza contare il 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Formazione e informazione sui soggetti e sulle strategie d’azione della criminalità organizzata hanno una valenza doppiamente positiva. Per prima cosa, perché permettono di “prendere le misure” della fenomenologia mafiosa, nella sua specificità e nei suoi elementi ricorrenti, permettendo di sviluppare contromisure mirate ed efficaci. Inoltre, e questo è forse l’aspetto più importante, l’avvicinamento ai giovani a tematiche e realtà tutt’altro che remoti nel tempo e nello spazio, con le lezioni e soprattutto con il confronto e la partecipazione diretta – permette di riattivare valori positivi e condivisi – giustizia, responsabilità, onestà, coraggio – motivando al confronto e alla collaborazione nella difesa degli stessi.
[articolo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già on line sul sito di Arci Lombardia i video della diretta integrale facebook di Daniel Lo Cicero e Vincenzo Colelli. Presto on line su canale di Arci Lombardia, video hd e  foto di ecoinformazioni per Arci Lombardia.

 

 

 

 

 

 

17settembre/ Amici/ L’Isola che c’è ricorda Gian Franco Garganigo

Una polenta con Gian Franco: è il titolo del momento di ricordo che “L’isola che c’è” e tutti i suoi amici e amiche hanno deciso di dedicare a Gianfranco Garganigo, domenica 17 settembre alle 13 all’interno della fiera al Parco comunale di Villa Guardia.

Gian Franco Garganigo nel pomeriggio di giovedì 15 giugno era a Nesso, al lavoro nel suo giardino, è caduto, ha battuto la testa. Trasportato in urgenza all’ospedale di Gravedona, è stato operato nella notte tra giovedì e venerdì. Lunghe ore in attesa, ma già chiara la situazione gravissima fino alla notizia peggiore arrivata nella serata di venerdì.

Formato dalla lunga militanza nel Partito Comunista Italiano, Gian Franco Garganigo fu segretario della Cgil Como dal 1983 al 1993. Assunse poi la guida del Sindacato dei Pensionati comaschi, passò alla direzione dell’Auser, associazione di promozione sociale per l’invecchiamento attivo, prima a livello regionale poi a livello provinciale, facendosi promotore di servizi di assistenza domiciliare come Il Filo d’Argento.
Con lo stesso spirito di dedizione e di servizio, spinto da una inguaribile curiosità e tensione verso la progettazione e l’innovazione, era Presidente dal 2013 dell’Associazione del Volontariato Comasco – Centro Servizi per il Volontariato che a lui si è affidato nella fase delicata di un cambiamento organizzativo in atto e necessario per saper accogliere l’esigenza di sostegno allo sviluppo del nostro territorio.

Per chiacchierare di lui, scambiarci affettuosi ricordi, letture e pensieri che ci riportino alla sua compagnia, invitiamo gli amici di Gian Franco a condividere ancora un piatto di polenta insieme il 17 settembre nel contesto della fiera L’isola che c’è a Villa Guardia. L’appuntamento è per le 13, al termine della tavola rotonda di domenica mattina Il tempo delle scelte, nello spazio del palco. In chiusura ci sarà un momento in cui Auser consegnerà alla famiglia un ricordo che si stava già preparando per lui.

16 e 17 settembre / L’isola che c’è 2017

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Venerdì 8 settembre in mattinata, nella nuova sede della bottega equo-solidale Garabombo (via Cadorna 22), è stato presentato il programma 2017 de L’isola che c’è, previsto come di consueto per il terzo fine settimana di settembre (sabato 16 e domenica 17) nel parco comunale di Villa Guardia in via Varesina 51. (altro…)

Gianfranco Garganigo: amico, attivista del sindacato, della politica, del volontariato – Il funerale civile al cimitero di Nesso lunedì alle 10.30

Lo scrivi tu il ricordo di Gianfranco, vero?

Vorrei tanto poter dire di no. Non sono capace di fare queste cose, non so cosa raccontare delle tante cose che abbiamo fatto insieme, e delle tante che avremmo dovuto e potuto e voluto ancora fare.

Non ho nemmeno fatto in tempo a farmi raccontare qualcosa del suo ultimo viaggio negli Stati Uniti (in quegli Stati Uniti in cui anni fa, lui, dirigente comunista, non l’avrebbero nemmeno fatto entrare). Non ho (non abbiamo) nemmeno fatto in tempo a impostare il libro in cui lui avrebbe dovuto raccontare la sua vita, le sue tante storie, i suoi tanti impegni. E allora cosa scrivo, adesso?

Eppure non posso dire di no, non posso e non voglio. Perché Gianfranco è stato, è un amico vero, prima di tutto, per me.

Una persona a cui ho voluto, voglio molto bene, non “nonostante” ma proprio per la grande diversità che correva tra noi.

Chi è dunque, per me, Gianfranco, o “Gianfra” come lo chiamano i vecchi amici e compagni di Nesso, o “Garga” come sbrigativamente ogni tanto lo si sente chiamare a Como?

Gianfranco è il ragazzo che ancora adolescente ha cominciato a lavorare a Como, tutti i giorni, tutte le mattine presto, prestissimo, colmando la distanza da Nesso a Como, toccando con mano che l’oppressione di classe esisteva ed esiste. Che non è un’invenzione dei libri.

Gianfranco è il giovane che prende coscienza, che è in grado di riflettere sull’oppressione di classe dell’adolescente che è stato, che diventa sindacalista, che conosce la grande stagione delle lotte operaie degli anni Sessanta, che ne subisce anche i contraccolpi padronali e polizieschi (e dovrebbe essere lui a raccontarli, ancora una volta, con tutta la sua forza dialettica, le sue enfasi e le sue minimizzazioni, perché nessun altro può farlo al posto suo).

Gianfranco è un “pezzo di popolo” che si fa classe dirigente, che diventa parte del Partito (quel Partito Comunista ormai consegnato alla storia e la cui forza proteiforme è così difficile da raccontare, adesso), e che diventa parte del sindacato (della Camera del Lavoro di cui è, dal 1985 al 1995, segretario, e poi del Sindacato Pensionati).

Gianfranco è l’impegno nel mondo del volontariato, prima attraverso l’Auser provinciale (di cui non manca mai di ricordare l’origine nella proposta di Bruno Trentin e il significato del nome, di quell’acronimo Au+Ser, ovvero Autonomia+Servizi, per lui sempre carico di significato operante), poi anche attraverso la presidenza dell’Avc – Centro Servizi per il Volontariato (un onere, più che un onore, accettato per “spirito di servizio”, perché «come si fa a chiamarsi fuori?»).

Ma Gianfranco resta – sopra di tutto, prima di tutto – Nesso. Forse perché è su questo terreno che abbiamo imparato a conoscerci, a volerci bene, a lavorare insieme; forse perché tutte le volte che ricordava i libri che abbiamo fatto insieme su questo paese, sembrava illuminarsi; forse perché sulla tratta Como-Nesso, in auto, abbiamo veramente parlato di tutto, partendo da punti di vista così diversi, ma alla fine condivisi; forse perché è sullo sfondo del tratto di lago davanti a Nesso che  Luca e io e la troupe l’abbiamo costretto a stare ad arrostire mentre gli facevamo per ore e ore un’intervista (beh, almeno quella gliela abbiamo fatta, e resta a futura memoria); forse perché, davvero, c’è ancora tanto da fare… Ma soprattutto perché – ovviamente – Nesso è l’ombelico del mondo e chi viene da lì non può dimenticarsene.

E allora cosa dici a uno che viene da Nesso e non sai più dove sarà?

In questi casi, si usa dire: “Ciao Gianfranco”.

Come fai dire solo “ciao” a chi dovrebbe dirti ancora così tante cose?

Scusa, Gianfranco, questo non ce lo dovevi fare, e io non so più cosa dire.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La foto è stata scattata durante la manifestazione del Primo Maggio di cinque anni fa: tra Auser e Cgil disegna un pezzo importante della storia politica di Gianfranco Garganigo.

Il rito civile di Gianfranco Garganigo si terrà lunedì, alle 10.30, al cimitero di Nesso. La camera ardente è, da sabato pomeriggio alle 15.00, in via Borgonuovo 19 nella casa.

16 giugno/ L’alchimia delle sette note a Villa Olmo

Venerdì 16 giugno alle 17  a Villa Olmo avrà luogo il secondo incontro del ciclo  L’alchimia delle sette note, organizzato dal Teatro Sociale di Como e dal Centro speciale di scienze e simbolica dei beni culturali e inserito nel contesto dell’iniziativa Aspettando Ettore Majorana.  (altro…)

9 giugno/ L’inferno dei viventi in scena al Volta

Il gruppo di teatro del liceo classico e scientifico Alessandro Volta coordinato dalla docente Ornella Marelli mette in scena una rappresentazione delle tormentate storie dei matti dell’ex manicomio San Martino, con regia di Giuseppe di Bello. L’esibizione avrà luogo nel cortile dell’istituto alle 20 e coinvolgerà oltre agli studenti attori e attrici del corso di recitazione tenuto dal regista al teatro Sociale. L’Inferno di Dante gioca nell’immaginario dell’azione teatrale un ruolo fondamentale, con ampi richiami al testo e soprattutto alle figure espressive che questo evoca. L’ingresso è gratuito. [Tommaso Grisoni, Leonardo Ruggeri – ecoinformazioni]

Migranti e cittadini: come accoglie(rà) Como?

La sera di venerdì 26 maggio, sei dei sette candidati sindaci per le elezioni amministrative del comune di Como  – unico assente Francesco Scopelliti, sostenuto dalle liste Como Futura e Giovane Como – si sono confrontati sui temi dei migranti e dei “nuovi cittadini” nel corso dell’incontro Migranti e cittadini: come accoglie Como?, organizzato da Caritas, la rete Como senza frontiere e dalla Consulta per gli stranieri del comune di Como; ha moderato Michele Luppi (Settimanale della diocesi di Como).
Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’incontro.

Davanti al folto pubblico che ha riempito la sala del cinema Astra, Fabio Aleotti (M5s), Celeste Grossi (La prossima Como), Mario Landriscina (sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e dalla lista civica Insieme per Mario Landriscina), Bruno Magatti (Civitas), Alessandro Rapinese (Rapinese sindaco) e Maurizio Traglio (Partito democratico, Svolta civica per Como, Ecologisti – reti civiche), dopo una breve presentazione, hanno risposto a una serie di domande in merito alla gestione del fenomeno migratorio in atto sul territorio comasco e alla piena inclusione degli stranieri residenti in loco nella comunità, della quale rappresentano un significativo 14% .

Ognuna delle domande della prima fase è stata estratta da un candidato o da una candidata. Anche gli avversari hanno potuto rispondere, in forma più sintetica e in via facoltativa, agli stessi interrogativi, qui riportati in forma integrale e in ordine di estrazione.

– Dormitori
Nel territorio comunale sono presenti dormitori, sostenuti dal Comune, per i senza fissa dimora aperti tutto l’anno che dallo scorso inverno risultano insufficienti per una completa copertura di chi ne ha necessità. Per questo è stata da quattro anni attivata nei mesi invernali l’iniziativa “emergenza freddo”, curata dal volontariato con un modesto contributo del Comune, indispensabile per evitare tragiche conseguenze durante i mesi invernali. Ai senza fissa dimora si sono aggiunti nello scorso inverno decine e decine di migranti in transito e senza riparo.
In che termini intende attivarsi su questo problema e in che termini intende dar corso a azioni umanitarie (anche in collaborazione con associazioni e organizzazioni che hanno dato la propria disponibilità) nei confronti dei migranti che hanno perso il diritto all’accoglienza dello Stato ma hanno mantenuto il diritto/obbligo di risiedere sul territorio italiano e nei confronti di tutti coloro che, per ragioni amministrative o altro, hanno ricevuto il diniego, e che stazionano o stazioneranno nel territorio comunale?
(domanda estratta dal candidato Maurizio Traglio)

Traglio, Grossi, Aleotti sono favorevoli a un’assunzione di responsabilità da parte del comune per ovviare all’attuale mancanza di posti letto per i migranti, ma anche, come ha ricordato Aleotti, per le persone italiane senza fissa dimora. Traglio ha sottolineato la centralità del problema, che l’amministrazione eletta avrà il dovere di affrontare. Grossi ha ricordato che Como senza frontiere ha già avanzato in consiglio comunale la proposta di ristrutturare l’area drop-in in viale Innocenzo XI a tale scopo; la candidata è però favorevole a piccoli interventi diffusi sul territorio, piuttosto che a un’unica struttura “concentrativa”. Secondo Magatti, il problema è di tipo normativo e nazionale, prima che pratico e locale: sarebbe opportuno intervenire sulla perdita del diritto all’accoglienza 72 ore dopo aver abbandonato la struttura adibita, una norma di cui, spesso, gli stessi migranti non sono pienamente consapevoli. Più riluttante Landriscina, per il quale mancano, sul territorio comunale, spazi idonei al pernottamento notturno.

– Relazioni con Prefettura e Questura
Nell’esperienza della gestione della situazione emersa nel 2016 uno dei problemi reali è stato costituito dai differenti atteggiamenti delle istituzioni pubbliche e, soprattutto, dall’interpretazione e dall’attuazione a livello locale delle norme nazionali da parte delle istituzioni quali Prefettura e Questura. Quale può essere il ruolo del sindaco della città di Como e della sua amministrazione nell’articolazione e nella gestione di una politica complessiva adeguata alla situazione reale (campo governativo, gestione dell’ordine pubblico, trasferimenti forzati)? (domanda estratta dal candidato Alessandro Rapinese)

Rapinese ha lamentato una mancata serietà dello Stato italiano nella gestione del fenomeno migratorio, criticando in particolare la mancata espulsione dei migranti non regolari. In questo senso, il candidato ha auspicato una più ligia applicazione delle normative nazionali, riferendosi in particolare all’art. 10 del Testo Unico sull’immigrazione (posto che il limite delle 72 ore interessa la perdita del diritto all’accoglienza, ma non al diritto d’asilo sul territorio italiano). “La legge è l’unico strumento che ci permetta di mantenere la pace” ha affermato Rapinese, ponendosi in netto disaccordo con Grossi, che si dice invece disponibile a collaborare con la prefettura e con la questura, ma che intende dare la priorità alla giustizia rispetto a un’applicazione acritica delle norme.

– I nuovi cittadini di Como
A Como abbiamo il 14% di nuovi cittadini che vivono in modo quasi invisibile, per scelta o forse perché giudicano sia importante valorizzare il percorso e i sacrifici fatti per integrarsi, e proprio per ciò rifiutano di essere omologati come stranieri o immigrati o extracomunitari.
Alla luce di ciò cosa intendete fare per valorizzare e includere in modo partecipativo questa categoria? (Domanda estratta dal candidato Bruno Magatti)

Magatti ha confermato l’impegno nella piena inclusione dei residenti di cittadinanza non italiana sul territorio della città. Il candidato contrappone infatti la cittadinanza alla marginalità, e al vuoto (normativo e sociale) che ne deriva. A tal fine, sarà necessario potenziare la mediazione linguistica, culturale e giuridica. Favorevole a un’azione inclusiva anche Aleotti, che ha definito gli stranieri come una risorsa per la comunità, ricordando le emigrazioni italiane nella storia e riconoscendo la disponibilità dei “nuovi cittadini” a svolgere quel tipo di professioni che difficilmente i locali sarebbero disposti a fare. Grossi è senz’altro favorevole a un maggior coinvolgimento degli stranieri residenti sul territorio, in merito però non soltanto alle istanze degli stranieri in quanto tali, ma a ogni aspetto della società di cui essi sono parte integrante, più che “integrata”. Rapinese non vede continuità tra la gestione delle migrazioni e dell’accoglienza – di cui ha criticato la gestione – e l’inclusione dei residenti stranieri regolarizzati, ha però auspicato il mantenimento di decoro e ordine pubblico accanto a una presenza sempre più significativa di stranieri sul territorio locale.

– Lavori di pubblica utilità
Il dibattito pubblico ha spesso messo in evidenza l’opportunità o meno di impiegare i migranti accolti in Lavori di Pubblica Utilità. Al di là di posizioni estreme, tra chi propone un impiego indiscriminato e chi ritiene che non siano corrette forme di lavoro non pagato, l’esperienza diretta ci mostra che gli accolti sono i primi a chiedere di essere impegnati e valorizzati, che i bisogni di intervento degli spazi pubblici – per i quali non ci sono fondi per intervenire – sono tantissimi (scuole, parchi, ecc), ma anche che l’intervento di queste energie richiede comunque risorse, competenze, organizzazione, e non può essere né improvvisato né privo di costi. Di certo però laddove qualcosa è stato fatto, il risultato ha di gran lunga un valore più importante di quanto viene investito. Qualora diventasse sindaco di questa città, sarebbe disponibile ad affrontare il tema dei Lavori di Pubblica Utilità insieme alle nostre realtà e a tutto il terzo settore, affinché i migranti accolti possano essere – anche in questi termini – una risorsa per la città?
(domanda estratta dal candidato Mario Landriscina)

Landriscina si è detto sostanzialmente favorevole ai lavori di pubblica utilità, riconoscendo il volontariato come uno strumento atto a facilitare l’accettazione dei migranti da parte della comunità locale; bisognerebbe però capire se e quanto valga la pena di investire sul coordinamento di questo tipo di attività.  Aleotti e Traglio si sono espressi a favore, il primo facendo riferimento a lavori di pubblica utilità avviati in altri comuni italiani amministrati dal M5s, il secondo sottolineando come l’impegno in lavori di pubblica utilità possa “premiare” i migranti volenterosi con il rilascio di un attestato che ne confermi la buona volontà e valga come credenziale positiva in Italia e nell’Unione Europea.  Favorevole ai lavori di pubblica utilità anche Rapinese.
Magatti e Grossi hanno, al contrario, insistito sulla necessità di un impiego retribuito: l’attuale assessore alle politiche sociali  ha peraltro testimoniato le frequenti richieste di aiuto in tal senso da parte degli 850 richiedenti asilo a Como (ancor prima degli sviluppi incorsi dall’estate 2016). Grossi ha concordato, ricordando che ai richiedenti asilo non è preclusa la possibilità di lavorare dietro compenso e che gli enti locali devono impegnarsi a incontrare tale richiesta.

– Minori stranieri non accompagnati
Il Comune di Como ha in carico oltre 100 minori non accompagnati. Ha provveduto cioè, come da norma di legge, a assumerne la tutela legale e a collocarli nelle comunità di accoglienza. Inoltre provvede al loro mantenimento concorrendo alla spesa giornaliera pro capite per il 50% (€ 45, l’ulteriore 50% è a carico dello Stato). Le comunità in cui sono collocati i minori sono tutte fuori dalla provincia di Como o addirittura fuori dalla Lombardia. Infatti l’unica comunità esistente a Como, il Puzzle, è stata chiusa in attesa dell’emissione di una sentenza, né nessun’altra struttura è stata finora adibita a questa funzione. Inoltre, molte decine di ragazzi, minori non accompagnati, sono ospitati nel campo governativo di via Regina Teodolinda, ed è molto probabile che tale numero aumenti nei prossimi mesi.

Come intende adempiere alle competenze di legge che riguardano a questo proposito proprio il Comune? Come pensa di tutelare efficacemente i minori in carico, data l’assenza di strutture comasche e il dispendio di risorse che ne consegue inevitabilmente per mantenere i necessari contatti con ragazzi e ragazze residenti in luoghi lontani? (domanda estratta dalla candidata Celeste Grossi)

Grossi ha espresso fiducia nella scelta del comune di Como di chiudere, a fine 2015, la struttura di accoglienza sita nel quartiere di Tavernola e nota come Il Puzzle, auspicando però una tempestiva riattitazione della stessa. Un investimento su un’accoglienza mirata ai più di cento minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio di Como e provincia è per gli enti locali un obbligo legale e morale. Magatti ha citato il dato di 192 minori non accompagnati nel 2016, dei quali il Puzzle, anche se rimesso in condizioni appropriate, potrebbe sobbarcarsi uno scarso 10% con i suoi 16-20 posti. Si attendono risposte da parte della regione sulla gestione dei minori non accompagnati a Como e provincia.

– Cas (centri di accoglienza straordinaria)
Sin dal 2011 la Rete Accoglienza Caritas è impegnata nell’accoglienza dei richiedenti asilo, che oggi fa riferimento ai CAS, e ha da subito puntato su una accoglienza diffusa e di qualità: investimento in operatori qualificati e servizi di formazione e integrazione, come descritto nella propria carta dell’accoglienza. Dal 2015 i numeri crescenti degli accolti sul territorio, oggi circa 1.800 in provincia, per il 50% nel Comune di Como, hanno visto l’attivazione di nuovi attori nell’accoglienza. Sforzo continuo della Rete Accoglienza Caritas è stato quello di stimolare una accoglienza adeguata, sia come accompagnamento dignitoso dei richiedenti asilo, sia come corretto investimento delle risorse che lo Stato destina. Oggi l’ultimo bando della Prefettura – responsabile dei CAS – accoglie molte delle istanze di qualità presentate, mentre manca una collaborazione del Comune nel monitorare e stimolare la qualità dell’accoglienza sul proprio territorio.
Come crede di occuparsi dell’accoglienza dei quasi 1.000 richiedenti asilo nei CAS del territorio comunale? Come intende relazionarsi con la Prefettura, ente competente per l’attivazione e gestione dei CAS, e con le diverse realtà che gestiscono i CAS a Como, per monitorare il fenomeno e collaborare a governarlo? (domanda estratta dal candidato Fabio Aleotti)

Aleotti ha rimarcato la necessità per il comune di farsi coordinatore e interlocutore della prefettura, menzionando il mancato accesso del sindaco e dei consiglieri comunali al campo di via Regina Teodolinda, che non è tuttavia classificato come Cas ma come campo governativo. Il candidato è stato prontamente corretto dall’avversario Magatti, per il quale va potenziata sul territorio cittadino e provinciale una rete Sprar diffusa, che superi un’accoglienza di tipo concentrativo che rende più difficoltose le interazioni tra gli ospiti delle strutture d’accoglienza e le istituzioni e la comunità locale. Una collaborazione in tal senso con le responsabili Sprar di Roma è già stata intrapresa, però bisognerà evitare di sovraccaricare la città di Como rispetto al resto della provincia, e prevenire sprechi di risorse e di energie, posta la necessità di rivedere alcune norme e pratiche.

– La città di Como è, nei fatti, una città dove convivono religioni ed etnie diverse. Molte di queste comunità necessitano spazi dove ritrovarsi per vivere la loro dimensione comunitaria, specie in alcuni periodi dell’anno. Negli anni scorsi ad esempio l’Amministrazione comunale ha messo a disposizione alcuni spazi per permettere ai fedeli musulmani la preghiera durante il mese di Ramadan.
Dopo gli ultimi provvedimenti toccati al centro di via Domenico Pino, la futura amministrazione permetterà alla comunità arabo-musulmana comasca di poter avere un altro luogo per confessare la propria fede, sempre nel rispetto delle leggi e delle indicazioni disposte dagli enti responsabili? O si limiterà a non vedere e non ascoltare le richieste della comunità, ignara delle conseguenze, che potrebbero essere la costituzione di un centro in clandestinità senza nessun controllo, minacciando la quiete e la sicurezza della città? ( domanda prevista per un confronto a sette, fatta a tutti i candidati da Luppi per assenza del candidato Scopelliti)

Si sono detti favorevoli Aleotti, Grossi, Magatti, Traglio, quest’ultimo ricordando la necessità di trovare spazi autorizzati per l’esercizio di culti “minoritari”. Grossi ha portato l’esempio  dell’ex-piazza d’armi nel quartiere di Muggiò, già messa a disposizione dalla comunità islamica di via Pino, ricordando che il Comune deve poter fornire spazi di culto alle comunità che ne facciano richiesta, sia pure senza oneri aggiuntivi per l’amministrazione cittadina. D’accordo Aleotti, che ha ricordato come la Costituzione italiana sancisca (art.19) la libertà di culto. Magatti, peraltro, ha insistito sulla necessità di portare avanti a Como un dialogo interreligioso. Più critico Landriscina, che ha fatto riferimento a impedimenti di carattere giuridico e catastale all’individuazione di aree di culto, senza voler esprimere un “no” inequivocabile.

 

La seconda parte del dibattito ha contemplato una serie di domande relative a questioni su cui i quattro candidati e la candidata – Rapinese, come preannunciato, ha abbandonato in anticipo la discussione –  hanno espresso il proprio favore o la propria contrarietà.

Queste le domande:

1. Pronto intervento minori La presa in carico dei minori da parte del comune richiede spesso tempi immediati, e in particolare nel fine settimana non c’è nessun servizio attivo, per cui i minori vengono assegnati impropriamente a strutture temporanee.
E’ disponibile ad attivare un servizio di pronto intervento minori sempre attivo?
Favorevoli: Aleotti, Grossi, Landriscina, Magatti, Traglio.  Magatti ha sollevato l’ipotesi di ripartire equamente il Puzzle rimesso a nuovo tra operazioni di pronto intervento per minori e accoglienza di minori richiedenti asilo, ricordando le piccole dimensioni della struttura (16-20 posti) che non rappresenta “la soluzione” al problema. Ha concordato su quest’ultimo aspetto Grossi, proponendo il coinvolgimento dei comuni limitrofi per un’accoglienza diffusa anche per i minori.
Contrari: nessuno; Landriscina ha però espresso delle riserve sulla reazione della cittadinanza, ricordando i danneggiamenti subiti dal Puzzle a fine 2015.

3. Spazi e servizi per integrazione
La numerosa presenza in città di non accolti nei CAS, per la maggior parte richiedenti asilo con documenti regolari – oltre ad un problema primario di luoghi per dormire pone anche una necessità di spazi diurni in cui offrire – insieme alla società civile – servizi di supporto e integrazione (orientamento, scuola di italiano, servizi di integrazione, sostegno ai vulnerabili), che oltre ad un valore umanitario permettono di rafforzare la sicurezza, monitorando il fenomeno e intercettando situazioni di disagio. E’ disponibile ad individuare spazi in cui realizzare servizi di supporto e integrazione dei migranti, ed a collaborare con le associazioni attive e gli enti preposti per sviluppare tali servizi?
Favorevoli: Aleotti, Grossi, Magatti, Traglio. Per Aleotti, bisogna considerare il potenziale degli stranieri sul territorio, in vista di una loro permanenza a lungo termine. Magatti e Grossi hanno portato gli esempi concreti della ex Circoscrizione 6 (Grossi) e della somma di 1,47 milioni di euro destinati a strutture, servizi e personale atti all’integrazione degli stranieri sul territorio di Como e provincia (Magatti). Sia Grossi, sia Traglio hanno inoltre insistito sulla necessità di coordinamento di tali risorse.
Contrari o con riserve: Landriscina, scettico verso un percorso “integrativo” rivolto a persone ritenute non idonee all’accoglienza.

4. Consulta stranieri
La vostra amministrazione intende avvalersi ancora di uno strumento come la Consulta degli Stranieri?
Favorevoli: Aleotti, Grossi (che ribadisce la necessità di non “categorizzare” i residenti stranieri sul territorio), Landriscina, Magatti (che della creazione della consulta si era fatto promotore). Nessun parere contrario.

5. Intrecci di Popoli
Da alcuni anni il Comune di Como, insieme a Centro Servizi per il Volontariato e Diocesi, è promotore della rassegna Intrecci di Popoli che vede il coinvolgimento di diverse comunità etniche e associazioni del territorio. Credete sia un’esperienza da mantenere ed eventualmente rafforzare?
I candidati e la candidata hanno espresso all’unanimità la propria disponibilità a mantenere  l’iniziativa.

6. Attivazione di uno SPRAR
Lo SPRAR – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – è costituito dalla rete degli enti locali che attraverso il “Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo” garantiscono con il supporto delle realtà del terzo settore progetti di “accoglienza integrata”, che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso percorsi individuali di inserimento socioeconomico. La città di Como – come tutta la provincia – è sprovvista di uno SPRAR e fino ad oggi non ha partecipato ai bandi nazionali (costantemente attivi) che ne sostengono attivazione e gestione. Si impegnerà per attivare quanto prima uno SPRAR nella città di Como?
Favorevoli: Aleotti, Grossi (favorevole a un intervento di tipo diffuso, in strutture non necessariamente di diretta competenza del comune, anche per colmare il ritardo registrato a Como nell’attivazione di strutture di accoglienza di secondo livello), Magatti, Traglio.
Landriscina ha affermato che questa non è priorità del suo programma elettorale, con la possibile eccezione di una struttura rivolta ai minori.

7. Nuovo Dormitorio
Nei mesi scorsi organizzazioni e associazioni, e in particolare la rete Como senza frontiere e l’Arci provinciale, hanno dato la propria disponibilità anche economica per l’attivazione di uno spazio pubblico per l’ospitalità notturna, richiedendo la cessione in comodato d’uso gratuito di un bene comunale (l’ex drop-in). Si impegnerà per individuare e concedere uno spazio per un nuovo dormitorio, da gestire insieme alle organizzazioni disponibili?
Favorevoli: Aleotti e Grossi si sono detti favorevoli a mettere a disposizione la struttura del drop-in in viale Innocenzo XI; Aleotti ha fatto presente che il problema dei posti letto interessa anche persone senza fissa dimora che non sono migranti né richiedenti asilo, mentre la candidata per La prossima Como ha ricordato la necessità di ulteriori posti letto in altre strutture. Landriscina, Magatti e Traglio sono più favorevoli ad altre soluzioni, come la struttura in via Tibaldi a Tavernola (comprensiva di una sessantina di posti, una volta rinnovata) o a alloggi singoli (Magatti). Landriscina si è però detto preoccupato della perdita dall’apertura di tale struttura a scapito di un’altra parte della cittadinanza.

Domanda conclusiva – Ruolo di Coordinamento del Comune e attivazione di un Tavolo
Le realtà proponenti questo incontro di dialogo con i candidati sindaco, pur consapevoli che le competenze dirette dell’accoglienza solo in parte ricadono sulla pubblica amministrazione, ritengono fondamentale che il Comune di Como esprima un coinvolgimento importante, adeguato alla portata del fenomeno che stiamo vivendo sul territorio comunale, sia in termini di flussi migratori sia in termini di crescita della popolazione dei nuovi italiani. Le nostre realtà sono altresì consapevoli che oggi solo un lavoro sinergico tra istituzioni, privato sociale, associazionismo, comunità straniere, ognuna per il proprio ruolo e per le proprie competenze, possono fare la differenza tra una accoglienza che si limita a sfamare, e una accoglienza che è investimento vero per la dignità e l’autonomia delle persone accolte, per la costruzione di percorsi stabili di integrazione, per la qualità delle relazioni create con la cittadinanza tutta, per la prevenzione di nuove povertà che potrebbero emergere in futuro. In questa ottica riconosciamo proprio al Comune il ruolo istituzionale primario di coordinare le risorse del territorio e di facilitare la relazione con enti ed istituzioni coinvolti, come già accade in vari comuni della provincia e in altre città della regione. Per questo riteniamo che la città di Como abbia bisogno di uno spazio continuativo e istituzionale in cui tutte le realtà attive nell’accoglienza siano coinvolte per monitorare la qualità di questa accoglienza e coordinare tutte quelle azioni che possano sviluppare risposte ai bisogni e integrazione degli accolti con la comunità cittadina. Signori Candidati, siete disponibili ad attivare questo tavolo ed a prenderne in carico il ruolo di coordinamento? Possiamo prevedere che subito dopo la nomina del prossimo sindaco, potremo proseguire questo dialogo con il nuovo Sindaco di Como? 

Tutti hanno risposto più o meno favorevolmente, sia che si tratti di aprire uno spazio di discussione ad hoc, sia che si sfruttino, opportunamente adattati alle circostanze, quelli già in essere, come quello per la grave marginalità.

Nel complesso, l’incontro ha confermato le diverse  – ma già note –  posizioni dei candidati e della candidata riguardo alle questioni dibattute, rimanendo “nelle righe” di un confronto pre-elettorale dai toni pacati. Anche gli argomenti e gli esempi portati hanno rivelato consapevolezze e prospettive differenti, non per questo imprevedibili per chi segue gli sviluppi politici locali. In generale, la tematica dell’accoglienza (in senso lato) dei migranti sul territorio cittadino si è rivelata più divisiva di quella dei “nuovi cittadini”; anche questo secondo punto ha comunque rivelato qualche elemento di disaccordo, tanto nel programma quanto nella stessa dicitura.

Quello su migranti e nuova cittadinanza non era che uno dei momenti di confronto di questa campagna elettorale, e se i temi proposti al confronto del 26 maggio stanno certamente a cuore agli organizzatori e – forse in diversa misura – ai candidati, una parte significativa dell’opinione pubblica tende ancora a problematizzare migranti/richiedenti asilo e stranieri “in quanto tali” ; oppure ignora fatti e dati che non sono certamente trascurabili per la governance dell’accoglienza e dell’integrazione-inclusione.
Mancano ancora due settimane al primo turno delle elezioni amministrative del comune di Como, e per il momento tutti i candidati presenti si sono detti favorevoli a farsi carico di questioni che, piaccia o meno, sono comunque imprescindibili per la città e la provincia di Como. Se, e come, tali impegni saranno effettivamente mantenuti, quale che sarà il vincitore (o la vincitrice), è ancora presto per dirlo. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Now Festival 2017 / Green Jobs. La sostenibilità incoraggia i giovani e il lavoro

La mattina di mercoledì 10 maggio dalle 10 alle 12.30 si è aperta alla Camera di commercio di Como la seconda edizione di Now! Festival del futuro sostenibile. Tema centrale dell’incontro Green Jobs. La sostenibilità incoraggia i giovani e il lavoro era presentare opportunità di formazione professionale aperte ai giovani che si inseriranno in un mercato del lavoro per cui la sostenibilità – economica, sociale, ambientale – è un requisito ormai imprescindibile. Si è trattato di un incontro molto partecipato, soprattutto dagli e dalle studenti delle scuole secondarie superiori comasche direttamente coinvolti in progetti di impresa sostenibile. Ha svolto il ruolo di moderatrice Marilena Lualdi, giornalista de La Provincia.

Primo relatore intervenuto è stato Andrea Trisoglio di Fondazione Cariplo, che ha presentato il bando di concorso Green Jobs, lanciato per la prima volta per l’anno accademico 2015-2016 e riproposto per l’anno in corso. Beneficiarie sono (quest’anno) 180 classi di istituti secondari superiori lombardi, a cui è offerta la possibilità di elaborare un progetto d’impresa sostenibile nel futuro, dato che “è nel futuro che passeremo il resto della nostra vita”, ha ricordato Trisoglio, parafrasando Marx (non Karl, ma Groucho).  In passato, siamo stati abituati a considerare l’innovazione sostenibile come un punto d’onore di alcune aziende virtuose: ora è tempo di cambiare mentalità e adottarla come premessa necessaria, a cui abituarsi fin dagli anni scolastici. Una possibilità nuova e impegnativa per la maggior parte delle e degli studenti italiani, la cui formazione non può più limitarsi alla preparazione accademica e “teorica”. La sfida lanciata alle e ai ai giovani partecipanti non riguarda unicamente l’aspetto progettuale in senso stretto, ma include, cosa più importante, una valutazione della sostenibilità e del vantaggio apportato dalle proposte avanzate. Gli studenti, peraltro, devono essere in grado di definire finalità e destinatari per il proprio progetto, presentare un budget, reperire partner d’impresa ed elaborare una strategia di marketing, entrando così in contatto con la necessità di sinergia e di compromesso che caratterizza l’ambiente lavorativo.

Nel corso della mattinata, è stato dato – giustamente – ampio spazio alle ragazze e ai ragazzi personalmente coinvolti nella progettazione d’impresa sostenibile. Green Jobs è un bando aperto alle classi, i cui studenti definiscono i rispettivi ruoli già nella fase iniziale. Dopo un video che illustrava alcuni progetti presentati nel corso della prima edizione di Green Jobs, sono intervenuti gli studenti delle classi quarte LSA 1 e LSA 2 dell’Isis Paolo Carcano di Como, la prima con la sua app Step App, che combina un contapassi digitale con la possibilità di ottenere sconti nei negozi del centro di Como che hanno aderito al progetto, la seconda con Bin Careful [gioco di parole tra “cestino” e “fate attenzione!”], piano di incentivazione alla raccolta differenziata entro lo stesso istituto Carcano, con la creazione di bidoni a partire da materiale riciclato e la premiazione delle classi più virtuose.
In parte diverso, ma analogo negli obiettivi, è l’approccio di IdeaImpresa, bando lanciato dalla Camera di commercio di Como e presentato al pubblico da Immacolata Tina, responsabile per l’innovazione economica. Ideaimpresa adotta ogni anno dal 2009 un tema diverso e quello di quest’anno, il benessere sociale, si combina felicemente ai principi fondativi dello stesso festival Now. Diversamente che per Green Jobs, competono piccoli gruppi di studenti (3-6 ragazzi e/o ragazze) di istituti superiori della provincia di Como, impegnati in percorsi di formazione metodologica e progettazione che della sostenibilità considerano l’aspetto “trasversale”, dunque relativo ai diversi ambiti del lavoro e della vita, quali la salute, l’alimentazione, il rapporto con l’ambiente . Prova ne sono le testimonianze chi ha aderito alla scorsa edizione del bando, come due team di studenti ed ex-studenti dell’Itis Magistri Cumacini, che hanno elaborato, rispettivamente, una app per aiutare i medici a monitorare casi di una malattia che si manifesta con eruzioni cutanee (Dermascreen) e alcuni dispositivi di assistenza a persone con disabilità, a costi limitati rispetto a quelli venduti sul mercato (Watch team). Il terzo premio ex-aequo per l’anno 2015/2016 è invece stato assegnato a Pocket school dell’Iis Jean Monnet, teso a semplificare l’organizzazione scolastica con l’aiuto del digitale, e a Stillario, progetto di promozione del territorio lariano curato da quattro studenti del quarto anno di Enaip Como. Una squadra della III T  quest’ultimo istituto, infine, ha illustrato il progetto Eau Soleil, un itinerario di turismo sostenibile in Senegal, che si combina ad altri tre progetti analoghi realizzati dai loro compagni e compagne nel contesto dell’iniziativa Alimentare lo sviluppo (leggi l’articolo di ecoinformazioni a riguardo).
Tina ha concluso ricordando l’appuntamento annuale della Giornata dell’innovazione, prevista per martedì 30 maggio al parco scientifico-tecnologico ComoNext di Lomazzo, in occasione della quale si terrà la premiazione dei progetti iscritti all’edizione in corso di Ideaimpresa.

Ultima a intervenire è stata Aurora Magni, docente incaricata di Ecoefficienza, materiali e processi alla Liuc – Università Carlo Cattaneo di Castellanza (VA). Magni ha osservato quanto più facile sia criticare che non elaborare e attuare delle soluzioni concrete ai problemi del nostro tempo, lodando le e gli studenti che si sono messi in gioco per farlo. Il verde, o meglio il green nel linguaggio imprenditoriale del nostro tempo, è il colore che deve e che dovrà essere un fondamento dell’industria “4.0”, la stessa che sarà caratterizzata da una crescente automazione della produzione e della compravendita di beni e di servizi. Anche in una realtà lavorativa ed economica in cui vediamo sempre più macchine e sempre meno personale umano, è tuttavia possibile creare nuove opportunità di impiego all’insegna della sostenibilità. Magni ha portato due esempi di rilievo per il territorio comasco: quello della moda e del tessile, e quello dell’industria chimica, spesso interconnesso con la prima. Oggi, chi opera in questi settori deve sviluppare una maggior consapevolezza dei metodi di produzione, delle tecnologie e dei materiali adottati, in direzione di maggiori riciclabilità e sicurezza (per l’ambiente e per i lavoratori), da un lato, e di una sempre più limitata impronta ambientale (in senso negativo) dall’altra. E a fronte di una scarsa consapevolezza dei consumatori sulle origini dei prodotti sul mercato  – non sempre dovuta alla pigrizia: le etichette sono spesso “opache” in tal senso – sarà altrettanto importante mostrare competenze narrative, per saper descrivere efficacemente ciò che l’azienda ha da offrire, e digitali, per andare incontro a consumatori sempre più consapevoli con prodotti di qualità, rispettosi della natura e del lavoro. E queste, ancora oggi, sono competenze per cui la pur necessaria tecnologia nulla può senza l’intervento umano. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Serata in musica al Nerolidio contro la cfs

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La sera di sabato 6 maggio, lo spazio Nerolidio Music Factory di Como (via Sant’Abbondio, 7) ha ospitato il Concerto benefico organizzato dalla onlus Amcfs (associazione malati di cfs) per destare consapevolezza sull’encefalomielite mialgica, malattia “comunemente” nota come chronic fatigue syndrome o sindrome da stanchezza cronica. Le virgolette qui sono d’obbligo, perché la cfs rimane, ad oggi, pochissimo conosciuta: dai pazienti, i cui sintomi sono perlopiù “invisibili” o ricondotti ad altre patologie, dai medici, che spesso possono intervenire solo sul controllo dei sintomi (un quadro diagnostico completo fu definito soltanto nel 1994), dalla ricerca, che ancora fatica a determinarne le cause e debellare la malattia al suo insorgere, sviluppando una terapia mirata.
Chi deve affrontare questa sindrome è ben consapevole dei suoi aspetti più sgradevoli e debilitanti, tra questi la sua invisibilità sociale. «si tende spesso a associare la cfs alla depressione o perfino a un’estrema pigrizia», ha affermato Roberta Beretta, presidente dell’associazione, portando sul palco la storia di una persona che convive con la cfs da ormai dieci anni. I fondi raccolti nel corso della serata, a cui hanno partecipato circa ottanta spettatori e spettatrici,  saranno infatti devoluti alla ricerca su questa rara sindrome.

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Una foto di Roberta Beretta, presidente di Aimcfs.

Improbably Lovable Combo, ZuiN, Dilo, Amandla, Mario Bargna, Sara Velardo si sono esibiti sul palco tra le 21 e mezzanotte nel corso della serata, presentata da Alessio Brunialti, giornalista de La Provincia.  Gli artisti portavano appuntato sul petto il nastrino blu che è simbolo internazionale della lotta alla cfs. Il concerto ha infatti preceduto di poco il 12 maggio, giornata internazionale del malato di cfs. Gli Amandla in particolare – quartetto rock comasco composto da Alberto Zerbi (batteria), Gabriele Franchi (voce e chitarra), Nicolas Ardino (chitarra) e Riccardo Porta (basso) – sono stati, insieme a Nerolidio, diretti promotori dell’iniziativa, sponsorizzata da Agrocarni società agricola, At home Como, Bagnocomodo, Bagno Comfort Sagl, Eco del Mare e Premier bagno, con il patrocinio di Azienda socio sanitaria lariana e l’ordine dei medici di Como.

Beretta e diversi partecipanti tra artisti e pubblico condividono della serata un’impressione molto positiva, a livello artistico e soprattutto per l’interesse e per il coinvolgimento dimostrati. Certamente, l’augurio è che la ricerca sulla cfs possa avanzare con successo, portando in un futuro non lontano a una maggior consapevolezza condivisa della malattia e allo sviluppo di rimedi efficaci. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Guarda tutte le foto della serata

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