A Balerna al funerale di Diakite Yoursouf nessuna condanna per i responsabili della sua morte
Alla Parrochia di Sant’Eusebio a Como la soldiarietà italiana e svizzera si era incontrata per piangere Diakite Yoursouf folgorato dall’alta tensione della linea ferroviaria, prima vittima conosciuta della frontiera assassina, e aveva chiesto a gran voce: almeno ci sia un funerale che restituisca dignità alla giovane vita spezzata dalle follie di quella politica che consente e favorisce la circolazione delle merci, ma vieta e persegue, costringendo un ragazzo a cercare di passare sul tetto di un treno, il diritto inalienabile alla libertà di movimento delle persone. Questo obbiettivo è stato raggiunto l’11 aprile alle 14 al Cimitero di Balerna dove la sepoltura di Diakite Yoursouf è avvenuta con la giusta sacralità che una morte merita e con la presenza di una piccola folla di persone solidali del Ticino e di Como che hanno voluto partecipare al lutto e essere presenti per l’ultimo saluto al ragazzo maliano arso vivo il 27 febbraio.
Ma forse è mancata qualcosa di essenziale. Nei discorsi ufficiali di Hamadouh Opa Thiam (ambasciata del Mali a Ginevra) e di Adiano Cattaneo (vicesindaco di Balerna) tanto cordoglio tanti reciproci ringraziamenti e condoglianze, ma non abbiamo sentito neppure una parola di condanna per la sorte che le leggi elvetiche, la chiusura delle forntiere della fortezza Europa e un sistema politico senza umanità hanno determinato per Diakite Yoursouf. Gravissimo che nessuno abbia invocato giustizia, ricerca e punizione dei responsabili e soprattutto azioni perché non accada più. Il ragazzo maliano non è morto in un incidente è stato ucciso. Forse questo avrebbe dovuto ascoltare Abdoulaye Dokite, parente della vittima. Questo non è stato detto consolandosi con i ringraziamenti per l’encomiabile generosità postuma del Comune di Balerna. La perfetta organizzazione del funerale (partito addirittura qualche minuto prima dell’orario) potrà aver dato l’idea errata di un’accoglienza svizzera efficiente, moderna e profondamente umana. La terribile realtà è che Diakite Yoursouf ora potrà restare quanto vuole in Svizzera.
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