Persone

L’Abitare che include/ Festa dell’Unità/ Cantù

Quello che si è tenuto ieri sera martedì 15 luglio, durante la Festa dell’Unità a Cantù, è stato un forum di grande importanza sul senso dell’abitare, sul suo significato e sulle politiche indirizzate al raggiungimento di una società più giusta. Esperti di diversi ambiti e settori si sono esposti condividendo le proprie conoscenze ed esperienze, rispondendo alle problematiche attuali riguardo le abitazioni e rispondendo alla domanda: la casa è un diritto?

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Il forum inizia con l’intervento dell’antropologo e ricercatore Giacomo Pozzi, il quale sottolinea subito l’idea della proprietà privata instaurata nella nostra società negli anni passati e di come, un tempo, la domanda si concentrasse soprattutto sulle famiglie tradizionali. Ma ad oggi, dice, i bisogni son cambiati e con loro anche le famiglie o i singoli individui richiedenti un alloggio. Il problema si pone però sull’assenza di un diritto alla casa, la quale, secondo la Costituzione, non è altro che un diritto secondario, citato solamente perchè permette di ottenere altre forme di diritti. Conclude, infine, con un’analisi sulla problematica dell’overturism, ossia di come poter coniugare il diritto ai cittadini di vivere in città con l’influenza incontrollata del turismo. È chiaro che, in un paese ricco di turismo come l’Italia, questo abbia un impatto fortissimo sul mercato immobiliare e sulla gestione degli immobili, tra affitti brevi e case vacanza, è fattore che non molto difficilmente porta alla gentrificazione; è strettamente necessario per cui includere il fattore turismo e la sua influenza durante la pianificazione delle politiche pubbliche sull’abitare.

Interviene successivamente Emanuele Manzoni, assessore al Welfare del Comune di Lecco. Emanuele evidenzia come il bisogno ad una casa abbia visto un’impennata negli ultimi anni, senza però osservare, da parte delle amministrazioni, una pronta risposta alla domanda. Tre sono gli elementi problematici, dice, che influenzano la politica dell’abitare. Innanzitutto, le persone straniere e i “diversi” sono discriminati. Ci tiene infatti a sottolineare come avvengano le selezioni degli acquirenti di un alloggio, e come questa selezione sia di fatto una scrematura con l’esclusione di stranieri, single e persone con reddito basso. Nasce così, a Lecco, “Io pago l’affitto” una campagna che dà voce alle persone rifugiate in cerca di una casa. Il secondo elemento problematico è l’aspetto economico, perchè c’è chi non trova casa, ma chi ce l’ha non deve perderla; riveste in questo senso una notevole importanza il bonus alla casa, ossia un contributo all’affitto per i cittadini. Il terzo ed ultimo elemento richiama l’interesse pubblico e quanto sia importante includere l’abitare nella progettazione del territorio, instaurando un fondo vincolato destinato alle abitazioni.

L’ultimo intervento è quello di Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale PD Lombardia e responsabile delle Politiche migratorie e del diritto alla Casa. Majorino richiama subito l’intervento di Giacomo Pozzi, ossia della concezione del nostro Paese come un popolo di proprietari di case, un paese in cui vigeva il gioco domanda/offerta del mercato delle case, questione che ha determinato la situazione attuale. “Il punto che rende questo dibattito complicato è che oggi l’emergenza non è più un dibattito tra assessori, ma è una questione che riguarda la vita di gran parte dei gruppi familiari in un paese che non ha considerato questo tema come un diritto” così Majorino riprende un secondo punto citato dall’antropologo, ossia il fatto che per la Costituzione la casa non è un diritto, resta un servizio. Diviene fondamentale, per cui, inserire nella Costituzione il diritto alla casa superando così le idee retrograde. Senza leggi vere e proprie, senza diritti e senza politiche pubbliche le persone da sole non possono riuscire ad ottenere una casa in cui stare. “E ciò non è solamente un problema di senzatetto e senza dimora, è un problema che riguarda una fascia enorme di ceto medio impoverito, che non trovandosi di fronte a politiche efficaci sull’affitto, si ritrova invece ad essere non sufficientemente ricco per poter permettersi un’abitazione e non sufficientemente povero per poter accedere ad una casa tramite aiuti”. Viviamo, infatti, in un periodo in cui il 60% del salario va alla casa, ma vediamo soldi spesi per armamenti invece che per politiche come queste. Servono piani di rilancio dell’edilizia sociale e pubblica, piani di rilancio per le case popolari. In Italia ci sono oltre 100mila case polari vuote, e Regione Lombardia ne detiene il vergognoso primato. Majorino continua sottolineando la necessità di politiche a sostegno dell’affitto. L’unico strumento a sostegno dell’affitto è stato infatti cancellato dal governo Meloni; serve per cui un fondo che colmi l’assenza del governo, “Costruiamo si, forse meglio recuperare abitazioni, però in cambio di appartamenti a costi accessibili, altrimenti si creano politiche inconsapevolmente abitative solo per i benestanti”. Senza regolamentare gli affitti temporanei e i costi eccessivi, crei un quartiere di ricchi coi meno abbienti per strada, ossia gentrificazione. E a ciò sono i Comuni a doverci pensare, ad intervenire sui proprietari di appartamenti. Majorino conclude con un’ultima riflessione ” Perchè molti hanno messo a disposizione i propri appartamenti ad affitti temporanei? Per paura di non riscuotere l’affitto o di non poterlo liberare quando volevano per ragioni illegittime”.

La serata si conclude quindi con un senso di incertezza e timore per l’attuale situazione del tema trattato. L’intervento però di esperti del settore ed effettivi soggetti attivi nell’ambito porta anche una certa speranza sul futuro dell’abitare, speranza che un giorno saranno le amministrazioni ad occuparsi di una gestione pubblica per una società più giusta, in cui non vedremo più i ricchi governare sul mercato delle abitazioni, ma chiunque potrà aver diritto ad un alloggio in cui vivere.

[Testi e foto di Matteo Gioia, ecoinformazioni]

In ricordo di Emilio Molinari

È arduo separare l’immagine di Emilio da quella di Tina, non soltanto in questi giorni intrisi di dolore, ma anche in una vita ricca di esperienze che ha tracciato segni indelebili ad ogni passo. La loro relazione, profonda e indissolubile, non era solamente un aspetto della sua esistenza, ma una parte integrante della sua narrativa. Essa rappresentava una testimonianza autentica di un comunismo vissuto, dove il legame tra lavoro e bene comune si manifestava in un rispetto profondo tra generi e per la natura, come un’amicizia da coltivare o come nell’essenza dell’acqua, elemento vitale che unisce e sostiene tutto il vivente.

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Caro Bruno

Leggo ora, sono in viaggio, della scomparsa di Bruno. Questo mi addolora tantissimo, anche perché, preso da altre mille cose, non sono mai riuscito ad andare a trovarlo. Sapevo delle sue condizioni e saperlo in quella situazione mi intristiva. Lui sempre presente, intelligente, preparato. È stato con me, con Moretti, con Tino Taiana nei banchi comunali, eletti in Nuova Como, un’idea bella che però non raggiunse la maggioranza. Nonostante ciò, si lavorò per il bene della città. Moretti con la sua coscienza sindacale, lui e Taiana con la loro cultura, io con la mia attenzione ai più fragili. Un bel periodo della mia vita politica. Poi Moretti lasciò Nuova Como, Taiana scelse altro, io e lui restammo dove le persone ci avevano eletti. A completamento di quello che ha scritto Gianpaolo Rosso su eco, sottolineo oltre al suo impegno a difesa della Costituzione, e aggiungo che se ora Como è ricordata come città di Alessandro Volta il merito è tutto suo!!! Ciao Bruno, grazie dei tanti momenti condivisi, pregherò per te.  [Luigi Nessi]

Ciao Bruno/ Funerali in chiesa a Lipomo il 4 giugno alle 15

Bruno Saladino è morto. Dopo il terribile incidente del 2016, Bruno non era mai tornato a stare bene, poi la serie dei peggioramenti, ora la fine della sua vita. Bruno è stata una figura essenziale per la mia formazione politica e per la mia professionalità di insegnante. Preside al Terragni di Olgiate Comasco per anni, ne tracciò la linea politico-didattica, il modello tuttora persistente di scuola seria e accogliente insieme. L’affetto e la stima verso di lui non mi hanno impedito, talora, di dissentire dalle sue scelte, sempre improntate al rigore fino al punto di chiedere, a se stesso, prima che a altri, di non mancare mai al lavoro, perché considerava la scuola vitale e riteneva ogni ora di lezione persa un disastro per la formazione dei giovani. Bruno era una personalità di spicco della cultura e della politica: acerrimamente contro la casta dei politici corrotti e strenuamente dalla parte della Costituzione. Importante ricordare oggi, a pochi giorni dalla scadenza referendaria, il suo ruolo fondamentale nella lotta contro lo stravolgimento della Costituzione (Renzi – Boschi) e contro la legge elettorale truffa (Italicum). Allora con lui prevalemmo, la Costituzione non fu devastata. Grazie Bruno. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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Scienza e politica in memoria di Corrado Lamberti

L’iniziativa del Comitato Scienza e Cultura martedì 6 maggio 2025, alle ore 20,30 nella Biblioteca di Lenno (Tremezzina – Co), ha avuto richiamato moltissime persone. Sono intervenuti il coordinatore del Progetto Anpi Sezione Lario Occidentale, Maurizio Rossi e il sindaco di Tremezzina Mauro Guerra, Giuseppe Battarino, giurista e scrittore e Stefano Covino, astrofisico. La scarsità di tempo ha ridotto la durata del il dibattito con il pubblic, ma tra gli interventi segnaliamo quello dei responsabili dell’associazione Physicalpub, che gestirà l’osservatorio sul monte Galbiga intitolato a Corrado Lamberti. A conclusione della serata c’è stato un rinfresco.

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Video/ L’abbraccio del Gloria a Sgrena e Calipari

Una serata di approfondimento e di confronto, introdotta da Nicola Tirapelle e Celeste Grossi, con importanti elementi non tutti noti sulla vicenda del sequestro di Giuliana Sgrena, sul lavoro di Nicola Callipari, sulla sua capacità, superando anche ostacoli interni ai servizi segreti, di liberarla. Calipari per questo fu ucciso dagli americani o era Giuliana (colpevole di avere denuncato i crimini di guerra americani a Falluja) il vero obbiettivo che spinse a crivellare di colpi la loro auto? O si decise “semplicemente” di chiudere col sangue spazi di trattaviva con i sunniti?

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Claudio Fontana ricorda il padre internato militare

Aprile 1945, Kemnitz, Kriegsgefangenenarbeitslager. Era mio padre. Ettore Fontana. Internato militare dopo l’8 settembre (solo più tardi agli Italiani, periodicamente invitati ad unirsi alla Repubblica di Salò, fu riconosciuto lo statuto di prigionieri di guerra).

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