Politica

Alle 46 realtà per la partecipazione nessuna risposta

Il 13 gennaio scorso 46 realtà comasche di diversa natura e orientamento, impegnate in ambiti sociali, culturali, educativi, sportivi e ambientali hanno inviato una lettera a sindaco, assessori e consiglieri comunali. Chiedevano all’amministrazione di modificare il proprio atteggiamento e aprirsi al dialogo con le forze sociali e con i cittadini sui temi importanti della nostra città. Sono passate due settimane dall’invio della lettera ai destinatari e vogliamo dare un riscontro sulle risposte ricevute.

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Baggi/ Minori non accompagnati/ La destra faziosamente distorce la realtà

«Como è una città di frontiera, una città di confine che da anni rappresenta uno snodo fondamentale lungo le rotte migratorie verso il Nord Europa. Da questo territorio transitano quotidianamente migliaia di persone in movimento, e tra esse vi è una presenza significativa e costante di minori stranieri non accompagnati, ragazzi e ragazze che affrontano viaggi lunghissimi e pericolosi senza il supporto di una famiglia o di una rete di protezione.

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Sostegno politico alle 46 organizzazioni per il dialogo

Pd e Svolta civica, gruppi all’opposizione del governo della destra civica estrema di Rapinese, si associano e ringraziano per l’accorata presa di posizione delle 46 organizzazioni della società civile comasca che chiedono al sindaco un cambio di atteggiamento consono all’istituzione che rappresenta, interrompendo la lotta contro la città.

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Luigi Nessi/ Più welfare più sicurezza


La sicurezza è un diritto per tutti. Purtroppo tanti sono stati vittime di furti e questo provoca molta tristezza, ma d’altronde… Scriviamo queste note dopo aver letto un’intervista al nostro sindaco, relativa alla Como che vorrebbe. Parla di zone rosse, di espulsioni, di una Como chiusa: una visione che non condividiamo.

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ecoinformazioni on air/ La città chiede il dialogo

Il servizio di Camilla Pizzi nell’edizione delle 7,15 del 15 gennaio di Metroregione di Radio popolare. A Como prende forma un’altra iniziativa civica che prova a ricucire i fili tra istituzioni e comunità: 46 organizzazioni e realtà del territorio — attive negli ambiti sociale, culturale, educativo, sportivo e ambientale — hanno deciso di prendere parola insieme per denunciare la crescente distanza tra chi governa la città e chi la vive ogni giorno.

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46 voci per il dialogo tra potere e città

Con estrema cortesia nei toni e la confermata disponbilità a ogni confronto con il governo della lista di destra civica radicale di Alessandro Rapinese, quarantasei organizzazioni che insieme rappresentano alcune decine di migliaia di persone hanno stilato una lettera aperta che con pacatezza invita sostanzialmente il sindaco e la sua maggioranza a interrompere la guerra con la città per aprirsi al confronto democratico e accettare che anche la popolazione possa avere parola senza dover sperare solo nell’intervento della magistratura che spesso è positivo e sana gli abusi più eclatanti, ma non può essere risolutivo. Nel seguito il testo della lettera aperta.

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Lucas Radice segretario di Sinistra Italiana Como

La scelta della Federazione provinciale di Como nell’assemblea del 10 gennaio è stata radicale: puntare davvero sul protagonismo giovanile affidando al giovanissimo Lucas Radice il ruolo di segretario provinciale e puntando su scelte che permettano di sognare e realizzare un nuovo mondo possibile. Nel seguito il testo emerso alla fine dell’assemblea.

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Si/ Gli ospedali pubblici non sono spazi per l’antiabortismo

Cgil di Como, Fp Cgil di Como, Cgil Lombardia, FP Cgil Lombardia, Arcigay Como, Medicina democratica e Arci di Como, hanno presentato nelle scorse settimane ricorso contro l’azienda sanitaria comasca. Sinistra italiana condivide e appoggia l’inziativa, sostenuta anche dalla rete Intrecciat3.

«La segreteria regionale di Sinistra Italiana segnala una gravissima violazione dei diritti delle donne, rispetto alla decisione dell’Asst Lariana di assegnare spazi all’interno di un ospedale pubblico a un’associazione antiabortista, affidandole inoltre incontri di “formazione” rivolti ai consultori del territorio. L’associazione in questione è il Centro di aiuto alla vita.

Alla luce del ricorso al Tar già depositato dalla rete Intercciat3 – che auspichiamo porti alla cancellazione immediata di questa convenzione – riteniamo del tutto inammissibile una simile violazione dei diritti sanciti dalla legge 194/78 all’interno di una struttura sanitaria pubblica. Una scelta ancora più grave se si considera che il presidio di Sant’Antonio Abate di Cantù è l’unico ospedale dell’intera provincia di Como in cui vengono effettuate le interruzioni volontarie di gravidanza.

Ricordiamo inoltre che il 17 dicembre 2025 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione a sostegno dell’iniziativa di cittadini e cittadine di tutta Europa per garantire l’accesso a un aborto sicuro, legale e accessibile in tutta l’Unione Europea. È inoltre in fase di definizione un fondo europeo per sostenere l’accesso all’aborto transfrontaliero per le persone provenienti da Paesi con legislazioni più restrittive.

È dunque inaccettabile che in Lombardia si verifichino situazioni come quella di Como, dove l’autodeterminazione delle donne viene messa sotto attacco in modo palese, ideologico e contrario alla legge. Gli ospedali pubblici devono garantire diritti, non ostacolarli. La legge 194 va applicata e difesa, non svuotata dall’interno.

Lo dichiarano Donatella Albini, responsabile Salute e sanità della segreteria nazionale di Sinistra Italiana, Alessandra Fuccillo, responsabile Politiche di genere della segreteria regionale di Sinistra Italiana, Onorio Rosati, consigliere regionale Alleanza Verdi Sinistra, Gianluca Giovinazzo, segretario provinciale di Sinistra Italiana Como». [Ufficio stampa Si]

Pd/ Rapinese natalizio: 48 minuti di autocelebrazione vuota

«Rapinese continua a bruciare Como come Nerone fece con Roma. Lo abbiamo visto e ascoltato ancora una volta: 48 minuti di logorrea autoreferenziale, di autocelebrazione vuota, di parole che non costruiscono nulla ma consumano tutto. È il segno evidente di una caduta politica e istituzionale ormai sotto gli occhi di tutti, una caduta in cui il sindaco vorrebbe trascinare tutti con sé e che rischia di travolgere l’intera città.

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