Arci Lombardia

Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci

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Si è tenuto nella giornata di 23 settembre nella sala conferenze di Palazzo Reale a Milano il convegno Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci, organizzato da Arci nazionale, Arci Lombardia e Arci Milano in occasione del LX avversario della nascita dell’associazione, impegnata – lo ha sottolineato la presidente Arci nazionale Francesca Chiavacci –  nella promozione della cittadinanza attiva. Il lavori, introdotti da Luigi Lusenti, sono stati moderati da Massimo Cortesi, presidente di Arci Lombardia, e Cesare Giuzzi de Il Corriere della sera.
La scelta di Milano come città ospite non è casuale, ricordano relatrici e relatori in apertura (ha aperto l’assemblea Lorenzo Lipparini, assessore alla cittadinanza attiva del comune di Milano), sottolineando più volte la presenza stabile e prospera delle mafie nel nord Italia, e più specificamente nella capitale economica e finanziaria del nostro paese.
Il preconcetto che vorrebbe circoscrivere l’associazione mafiosa e la sua metodologia d’azione al Mezzogiorno è ormai errato e vetusto, ma non per questo eradicato dal pensiero collettivo. I fatti dimostrano invece che il potere mafioso si esercita oggi attraverso la corruzione e la collusione, ha affermato Diana De Martino, sostituta procuratrice antimafia, prima ancora che con l’uso della violenza e dell’intimidazione: pratiche oggi occasionali – gli ultimi omicidi noti a sfondo mafioso risalgono ai primi anni Duemila –  ma certo non abbandonate tout court.
Altrettanto significativa, hanno chiarito Nicola Licci (presidente di Arci Milano) e Salvo Lipari (coordinatore lotta alle mafie e alla corruzione, Arci nazionale) è la scelta di dedicare i sessant’anni di Arci a una riflessione trasversale sulla realtà “antimafia”, rinnovando un impegno quasi trentennale alla lotta – legale, giusta, pacifica, condivisa –  intrapresa dall’associazione, contro le organizzazioni italiane (ma ormai internazionali) di criminalità organizzata, per brevità chiamate “mafie”. 

È in seguito alle stragi dei primi anni Novanta (nel 1992 a Palermo e poi nel 1993 a Firenze, Roma e Milano) che Arci Lombardia ha cominciato ad attivarsi in sostegno alle già avviate attività antimafia in Sicilia. Bergamo, ha ricordato Cortesi, fu la prima città settentrionale, nel 1994, ad accogliere la Carovana antimafie; da allora, l’attenzione verso la fenomenologia del crimine organizzato si è andata diffondendo, aprendo la strada all’impegno delle istituzioni, della giustizia e del terzo settore nel contrasto attivo alle mafie.
Non prendere coscienza di una presenza e di un’attività criminali, o peggio: negare l’evidenza in tal senso, scegliendo  di non agire e non parlare,consente infatti la loro proliferazione pressoché incontrastata delle stesse. Pasquale La Torre, rappresentante del circolo Arci di Monte Sant’Angelo, nei dintorni di Foggia, lamenta una diffusa, erronea percezione del locale clan mafioso Libergolis come “mafia minore” e poco minacciosa, nonostante lo stesso clan disponga di cellule armate paramilitari. E proprio l’incapacità o il rifiuto di riconoscere il progressivo radicamento delle mafie nel nord del paese ha consentito a queste di intessere una rete di relazioni strategiche con l’impresa locale. Autori di Appunti di antimafia, Dominella Trunfio (anche rappresentante dell’Arci provinciale di Reggio Calabria) e Francesco Filippi individuano la principale causa del potere delle ‘ndrine in Lombardia nella sottovalutazione della  “mafia calabrese” rispetto alla siciliana Cosa Nostra e alla camorra campana. Ancor oggi, non a caso, la ‘ndrangheta rimane la principale struttura di crimine organizzato a Milano e in generale in Lombardia, benché anche qui persistano cellule camorriste e di Cosa Nostra, come nel caso dei siciliani Matteo Messina Denaro o Michele Sindona (boss di Castelvetrano trapiantato a Milano il primo, imprenditore colluso con la mafia il secondo, il cui nome è legato all’omicidio di Piergiorgio Ambrosoli).
Va in ogni caso precisato che le mafie, di qualsiasi provenienza, non si sono fatte strada “da sole” nella prosperosa Italia settentrionale degli anni Sessanta e Settanta: al contrario, esse hanno facilmente accresciuto la propria influenza – politica, economica, sociale, culturale – grazie alla compiacenza di diversi soggetti della finanza, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione locali, disposti a “sporcarsi le mani” pur di assicurarsi affari vantaggiosi e protezione.

Non è in alcun modo fattibile contrastare una realtà vasta, complessa e pervasiva come la criminalità organizzata (e i suoi collaboratori) agendo in modo isolato e incoerente: se è vero che le mafie prendono forza dalle relazioni costruite dentro e soprattutto fuori dai circuiti propriamente criminali, relazioni e sinergia sono altrettanto importanti per gli attori dell’antimafia.
A questo scopo, diventa essenziale ristabilire un rapporto di trasparenza e di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, e (ri)creare i presupposti perché questo accada. Di nuovo, il perseguimento coerente e coeso di comuni obiettivi è un presupposto necessario, ed è qui che entrano in gioco realtà associative  come Arci, Avviso Pubblico o Libera, in grado di esercitare una pressione politica decisiva: Pierpaolo Romani di Avviso Pubblico ha ricordato come quest’ultima realtà si sia fatta promotrice attiva di sei provvedimenti legali e di un osservatorio parlamentare; Luigi Lusenti ha invece citato l’impegno del progetto europeo Icaro 
[Instruments to Remove Confiscated Assets Recovery’s Obstacles] nel favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati (per i quali la Lombardia  – guarda caso – detiene il primato nazionale).

Per intraprendere un dialogo costruttivo tra istituzioni e società, è fondamentale risolvere le ambiguità di una cosa pubblica che “c’è” e che “non c’è”, che da una parte subisce o cerca collusioni mafiose, e dall’altra spende risorse ed energie nel tentativo di debellarle.  Rosy Bindi, deputata Pd intervenuta al convegno in qualità di Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie, è consapevole delle collusioni della politica nelle attività criminali; pur ricordando che la forte incidenza della delinquenza organizzata in Italia ha implicato sviluppi significativi dei mezzi giuridici, politici, sociali in contrasto alle stesse; risorse che in altri paesi europei non sono altrettanto avanzate. Allo stato delle cose, rimangono comunque delle criticità: prima fra tutte, la diffusa impunità dei soggetti della “zona grigia”, non formalmente illegale, ma implicata nelle attività delle associazioni criminali.  Persiste poi una percezione astratta della corruzione come “tratto culturale” italico, pericolosa nella misura in cui questa porti a un’autoindulgenza deresponsabilizzante.
Per contrastare attori, obiettivi e strategie della criminalità organizzata, ha riassunto Bindi, non basta intervenire  in senso repressivo e punitivo: altrettanto imperativa è un’azione preventiva, che coinvolga la società civile, l’apparato legislativo (con l’elaborazione, approvazione e applicazione di un codice antimafia organico e attualizzato) e il mondo delle imprese e dei mercati, riparandone le fragilità e i vuoti normativi che la criminalità organizzata e i suoi intermediari sono ancora in grado di manipolare a proprio vantaggio.
Sono già stati mossi importantissimi passi avanti nella persecuzione legale e politica delle attività di stampo mafioso, quali l’art.416 bis del codice penale (introdotto dalla legge 646/82 Rognoni – La Torre, definisce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso), la legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, e l’introduzione del carcere duro per i mafiosi (art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano); quest’ultima misura in particolare, ha evidenziato De Martino, è stata decisiva nel limitare (non debellare, comunque) il potere delle organizzazioni camorriste del casertano. A tali provvedimenti vanno aggiunte disposizioni più severe nell’assegnazione di appalti, che però, dati i tempi stretti, non sempre trovano un’attuazione pratica.
Rimane comunque incoraggiante l’impegno delle imprese (di cui è stato portavoce in sede di dibattito Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, oltre che giornalista e scrittore) e dei sindacati (rappresentati da Vincenzo Moriello, Cgil), sempre più attenti e attivi nel contrasto alle mafie nelle rispettive aree di competenza: nelle parole di Calabrò, infatti, «essere attivi in antimafia a Milano e in Italia significa tutelare lo sviluppo della città e del paese».

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Misure di tipo punitivo, in effetti, non possono funzionare al meglio senza una sistematica campagna di (ri)sensibilizzazione alla giustizia, alla legalità e alla responsabilità civica, e di prevenzione nei confronti di soggetti e azioni che intendano contrastare tali valori, privando la società onesta di ricchezza materiale e morale.
Decisivi a questo scopo sono i campi della legalità, promossi da Arci e Libera, inizialmente in Sicilia e poi in altre regioni italiane, a Sud come a Nord. Essi richiamano ogni anno centinaia di volontarie e di volontari, che spesso, conclusa la permanenza settimanale o bisettimanale del campo, proseguono il proprio impegno sociale gettando le basi per un’attività antimafiosa condivisa sul territorio locale [per fare un esempio, il coordinamento comasco di Libera è nato nel 2012 su iniziativa di giovani volontarie e volontari dei campi antimafia in Calabria, Campania e Sicilia, molti dei quali avrebbero poi ripetuto l’esperienza, nda].
Calogero Parisi, presidente della cooperativa Lavoro e non solo di Corleone, e alcuni partecipanti, riportando alla platea la propria esperienza personale, hanno sottolineato l’impatto positivo dei campi, che combinano ad un’attività di lavoro agricolo volontario momenti di confronto, di formazione storico-sociale e, com’è giusto, di divertimento responsabile [chi scrive, che ha vissuto di persona l’esperienza del campo della legalità proprio nella cooperativa corleonese cinque anni or sono, conferma]. Proprio questo coinvolgimento personale, nelle parole di Nando Dalla Chiesa (professore di Sociologia della criminalità organizzata presso l’università degli studi di Milano e presidente onorario di Libera) può essere un importantissimo veicolo di comprensione e promozione delle attività promotrici di legalità e di giustizia, anche al nord, anche nella vita quotidiana, e non solo nell’antimafia meridionale più “eroica” veicolata dai media e dall’istruzione, pure imprescindibile nella storia recente e contemporanea del nostro paese.

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Consapevolezza e responsabilità sociali possono sortire risultati concreti e significativi, ed è quanto si cerca di fare con i territori e le proprietà confiscate alle associazioni mafiose. Questo avviene nei terreni destinati al riuso sociale e gestiti dalle cooperative come Lavoro e non solo, s’è detto, o in immobili prima destinati ad attività magari lesive del tessuto sociale, come il gioco d’azzardo. Trunfio cita il caso della sala giochi-bowling di Reggio Calabria, situata nei pressi di istituti scolastici, che è stata sottratta al controllo del “re del videopoker” Gioacchino Campolo e riabilitata all’utilizzo collettivo; esperienze analoghe avvengono però anche qui al nord, e per attività apparentemente “normali” come la ristorazione. Davide Ronzoni, di Arci Lecco, ha portato l’esempio positivo della pizzeria un tempo denominata Wall Street e di competenza di Coco Trovato, e poi (seppure con un clamoroso ritardo da parte delle istituzioni locali) restituita alla società come Fiore – cucina in libertà. È però essenziale che la “riabilitazione” di beni confiscati abbia ricadute positive sulla società: diversamente, il senso di “dipendenza” dal crimine organizzato inteso come sostituto necessario di istituzioni “assenti” o inefficienti ne uscirebbe, paradossalmente, fortificato.

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Non da ultimo – anzi, prima di tutto – bisogna insistere su legalità, giustizia e responsabilità civile nel percorso educativo, anche fuori dalle mura scolastiche. Vincenza Rando, vicepresidente di Libera, cita con soddisfazione la partecipazione di ragazze e ragazzi a processi penali a soggetti implicati in attività mafiose, e le associazioni d’antimafia civile conducono molte attività di formazione e sensibilizzazione negli istituti scolastici; non di rado coinvolti in iniziative come i già detti campi della legalità, la carovana antimafie, o la Nave della legalità in occasione del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci che costò la vita (tra gli altri) al magistrato Giovanni Falcone, senza contare il 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Formazione e informazione sui soggetti e sulle strategie d’azione della criminalità organizzata hanno una valenza doppiamente positiva. Per prima cosa, perché permettono di “prendere le misure” della fenomenologia mafiosa, nella sua specificità e nei suoi elementi ricorrenti, permettendo di sviluppare contromisure mirate ed efficaci. Inoltre, e questo è forse l’aspetto più importante, l’avvicinamento ai giovani a tematiche e realtà tutt’altro che remoti nel tempo e nello spazio, con le lezioni e soprattutto con il confronto e la partecipazione diretta – permette di riattivare valori positivi e condivisi – giustizia, responsabilità, onestà, coraggio – motivando al confronto e alla collaborazione nella difesa degli stessi.
[articolo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già on line sul sito di Arci Lombardia i video della diretta integrale facebook di Daniel Lo Cicero e Vincenzo Colelli. Presto on line su canale di Arci Lombardia, video hd e  foto di ecoinformazioni per Arci Lombardia.

 

 

 

 

 

 

Arci Lombardia/ Cortesi: ecco perchè voto No!

massimo-cortesiCon una lettera aperta, Massimo Cortesi presidente di Arci Lombardia, rende noti i motivi per i quali voterà no al referendum costituzionale del 4 dicembre.

«Sono tante le motivazioni che mi portano a votare no. Una delle principali sta nello svuotamento dell’articolo 1 della nostra Costituzione, e in particolare di come sempre meno la sovranità appartiene al popolo.

Si deve partire da lontano per capire come la politica abbia cercato di colmare la crisi della partecipazione aumentando la forza del governo. È successo con la legge 81/93 che ha portato alla elezione diretta del sindaco. Sostanzialmente di fronte ad una grave crisi politica, che metteva in difficoltà effettivamente molte amministrazioni locali, si è deciso di puntare sul decisionismo e sul personalismo. In effetti la governabilità pare averne giovato (non sempre in qualità), ma la politica non ha utilizzato il tempo liberato per cercare di ricostruire partecipazione, con l’evidente continuo depauperarsi del numero di cittadini interessati al bene comune e disposti a formarsi e di contraltare si è vista invece la rinascita dei “piccoli” gruppi di potere, senza ridurre minimamente il sistema corruttivo.

Recentemente è stata tolta al cittadino anche la “sovranità” sulle Provincie (il cui destino è ancora indefinito perché non sappiamo se cambieranno solo il nome o accadrà altro) e non è stata concessa sulle città metropolitane. E così nei mesi scorsi le elezioni dei consigli provinciali e delle città metropolitane si sono svolte in un silenzio assordante. Non solo ci è stato tolto, in nome dell’efficienza, un diritto ma nemmeno chi ci rappresenta ci ha informato di cosa accade: chi erano i candidati, quali programmi, con quali alleanze. Il vuoto pneumatico. Inoltre non sappiamo nemmeno se i nostri rappresentanti (quei consiglieri comunali che abbiamo eletto) sono andati a votare. E in media solo il 65% di loro ha votato, mentre il restante 35% ha pensato non fosse importante rappresentare i loro cittadini.

Oggi, con la riforma costituzionale presentata, di fronte ad una evidente crisi della politica e della partecipazione, si punta non al doveroso ruolo di riformare la politica e ricreare la partecipazione, ma al fatto di rafforzare il governo dell’efficienza. Che non vuol dire costruire una democrazia che decide, su cui tutti concordiamo, ma realizzare una dittatura della maggioranza (o meglio della minoranza più forte) senza aumentare le garanzie delle minoranze. Dimenticando che la Costituzione ha come suo “cuore” il limitare appunto il potere del “forte”. Dimenticando che la democrazia non è una azienda ne un ostacolo, ma un bene comune e una opportunità

Sempre di più, riprendendo Tommaso Montanari,sembra invece emergere questo concetto: “un governo che non riesce a governare ha deciso di sciogliere il popolo”. Mi auguro che il popolo decida di non farsi sciogliere votando No domenica 4 dicembre e riprendendo nelle sue mani la democrazia nei giorni a seguire.» [Massimo Cortesi, presidente di Arci Lombardia]

 

Più cittadinanza attiva per fare la cosa giusta davvero

tavolodibattitoÈ stata importante e varia la partecipazione dell’Arci Lombardia all’edizione 2016 di Fa’ la cosa giusta. Volontari e volontarie dell’associazioni si sono alternati allo stand particolarmente bello (e sarebbe stato ancora meglio allestito se un contrattempo non avesse dirottato una parte dei materiali preparati)  e frequentato anche grazie alle buone cose da mangiare offerte. (altro…)

29-30 gennaio/ Palestina a Milano

palestina-150x150L’Arci con  Gue, Associazione Randa, Fiom, Camera del Lavoro Milano, Assopace Palestina, Rete della Conoscenza, in collaborazione con Comunità Palestinese di Lombardia, organizzano Basta con l’occupazione israeliana. Due giorni di analisi, discussioni, proposte. Milano 29 – 30 Gennaio 2016. Scarica e diffondi il programma.  

17 ottobre/ La rete di Arci Book al Maite di Bergamo

ARCIBOOKSabato 17 ottobre al circolo Maite di Bergamo si svolgerà il seminario di costituzione della rete Arci book Lombardia. Il seminario è rivolto a circoli e operatori dell’ Arci della Lombardia che insieme a illustri ospiti quali Luciana Castellina, Luca Ferrieri (direttore del sistema bibliotecario del nord Ovest milanese), Luca Formenton (edizioni Il Saggiatore), Federico Amico (coordinatore nazionale Cultura Arci), proveranno a ragionare su come creare un marchio di qualità che permetta di dare un profilo unitario e definito di quella che è una vera propria galassia di circoli che operano in questo ambito. Proveranno inoltre a rispondere alle domande che i circoli di promozione della lettura si pongono: perché leggere? Perché è importante promuovere la lettura? Cosa possono fare i circoli Arci e come? Cosa serve al lettore, all’editore, allo scrittore? Come promuovere autori che sono abitualmente fuori dalle attenzioni del mercato? In Lombardia esistono almeno quaranta circoli che a vario titolo svolgono attività in campo letterario, questi sono i primi soggetti che il seminario al Maite vuole coinvolgere. Per Como parteciperanno Enzo D’Antuono (coordinatore gruppo cultura regionale), Celeste Grossi e Marisa Bacchin.

Arci/ Accogliere i profughi, non i gruppi neofascisti

Arci-2010-lombardiaMentre un’umanità intera è in fuga da guerre, dittature e miseria e l’Europa mostra tutta la sua inadeguatezza nell’affrontare con dignità e lungimiranza quello che non è soltanto un’emergenza umanitaria, ma uno scenario mondiale in rapido mutamento, non manca purtroppo chi se ne frega degli uomini e delle donne e, interessato soltanto al proprio tornaconto politico, istiga deliberatamente all’odio, alla xenofobia e al razzismo. 

Preoccupa dunque doppiamente che proprio ora due delle organizzazioni più note della galassia neofascista e neonazista italiana, Forza Nuova e Casa Pound, intendano realizzare due iniziative di rilievo nazionale in Lombardia. Nei giorni tra l’11 e il 13 settembre, infatti, Forza Nuova ha in programma un meeting internazionale a Cantù, mentre Casa Pound intende addirittura tenere la sua festa nazionale nella zona di Milano.

La Lombardia e Milano rappresentano un crocevia sempre più importante per i gruppi neofascisti, grazie anche a una troppo diffusa tolleranza, anche sul piano istituzionale, nei loro confronti. Casa Pound, in particolare, cerca ora la provocazione direttamente a Milano, galvanizzata dall’alleanza con la Lega di Salvini, che già nell’autunno scorso gli aveva permesso di sfilare persino in piazza Duomo.

Arci Lombardia e Arci Milano sono a fianco dei cittadini e delle cittadine della nostra regione che sono impegnati nell’accoglienza dei profughi e invitano i circoli e gli associati a dare il loro contributo.

Ci associamo a quanti, dall’Anpi nazionale al Comune di Milano, chiedono alle autorità di intervenire e impedire che si realizzino i raduni nazifascisti.

Siamo tuttavia consapevoli che non bastano gli appelli alle istituzioni e che occorre che scendano in campo direttamente i cittadini e le cittadine e, quindi, con la stessa determinazioni con la quale chiediamo di stare al fianco dei profughi, Arci Lombardia e Arci Milano invitano a sostenere le mobilitazioni antifasciste e antirazziste che si terranno nei giorni tra l’11 e il 13 settembre.

A Milano l’Arci si è già attivata con tante altre organizzazioni e associazioni  per costruire un’iniziativa locale il più ampia possibile in collegamento con Venezia.

A Milano venerdì 11 settembre dalle 21 e si camminerà da Porta Genova alla Darsena.

Anche a Como l’Arci è una delle organizzatrici promotrici della manifestazione che si terrà venerdì 11 settembre dalle 20,30 in piazza San Fedele.

Facciamolo sapere a tutti i nostri soci pubblicandolo sui siti e sui social, vi aspettiamo … magari anche con le nostre bandiere.

Il link all’evento FB di Milanohttps://www.facebook.com/events/1597675400495455/

Su Arci-ecoinformazioni tutte le informazioni e i reportage sulla manifestazione di Como di venerdì e sulla mobilitazione antifascista No nazi a Cantù.

[Dal sito Arci Lombardia]

10 maggio/ No rogo, sì logos

norogocomoIl 10 maggio tutti e tutte in piazza San Fedele a Como per No rogo, sì logos!

Il 10 maggio 1933, nell’Opernplatz a Berlino, i nazisti fanno un grande rogo dei libri non graditi alla loro folle ideologia. Il 12 marzo 2001 i Talebani distruggono due enormi statue del Buddha nella valle di Bamiyan, in Afghanistan. Il 29 gennaio 2015 i militanti l’Isis abbattono una parte delle antichissime mura di Ninive a Mosul. Nelle ultime settimane anche in Italia qualcuno ha pubblicato liste di libri da mettere al rogo.
Nella tragedia Almansor del 1821, il grande poeta tedesco Heinrich Heine scriveva questo verso: «Dove arde il libro, in fin si abbrucia l’uomo». Arci Book Lombardia a Arci Lombardia promuovono la campagna No rogo. Insieme a diversi Circoli Arci, organizzano, per il 10 maggio, una serie di letture collettive, presentazioni, dibattiti e animazioni che si terranno in contemporanea in diversi luoghi della Lombardia. Un’iniziativa diffusa per tenere alto il valore anche simbolico del libro, inteso come libertà e possibilità di espressione di idee e di pensiero, contro ogni censura.

L’Arci di Como, con i circoli ecoinformazioni e Xanadù, invita ad essere in piazza San Fedele a Como alle 18 del 10 maggio per il flash mob No Rogo, Sì Logos per leggere contro la violenza di chi vuole cancellare cultura e memoria la propria pagina contro il fascismo e il razzismo per un discorso che con parole leggere spenga i fuochi assassini.

Arci Book Lombardia e Arci Lombardia inoltre, invitano, a sostituire per la giornata norogolombardial’immagine del profilo Facebook con il logo No rogo, per difendere la cultura e i libri.
Segui la campagna No rogo su www.arcilombardia.it e su Arci Book Lombardia.
«Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. Leggete per vivere». (Gustave Flaubert)

13,14 e 15 marzo/ Fa’ la cosa giusta!

falacosagiustaFieramilanocity, presso i padiglioni 2 e 4 dello storico quartiere fieristico di Milano, si prepara ad ospitare anche per il 2015, dal 13 al 15 marzo, la dodicesima edizione della fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili Fa’ la cosa giusta!.

Fa’ la cosa giusta!, fin dalla sua prima edizione, ha come obiettivo quello di diffondere sul territorio nazionale le “buone pratiche” di consumo e produzione e di valorizzare le specificità e le eccellenze, in rete e in sinergia con il tessuto istituzionale, associativo e imprenditoriale locale.

Arci Lombardia sarà presente alla fiera con uno stand nella zona rossa Associazioni e partecipazione sociale. Info http://falacosagiusta.terre.it/

Arci Lombardia/ Grave errore chiudere l’Università Statale di Milano ai No Expo

Arci-2010-lombardiaCon una dichiarazione, Arci Lombardia esprime contrarietà rispetto  alla decisione di chiudere l’Università Statale di Milano ai No Expo.
«Venerdì 16 e sabato 17 gennaio avrebbe dovuto tenersi presso l’Università Statale di Milano una iniziativa della rete no Expo. Il  programma preveda anche un’assemblea nella giornata di sabato,  ma già da venerdì mattina l’Università si è presentata  chiusa agli studenti, ai docenti ed al  personale.  L’Università  è stata chiusa  preventivamente per impedire  lo svolgimento dell’iniziativa.
Come Arci abbiamo un approccio e alcune idee rispetto all’Expo anche  molto diverse dalla rete No Expo che ha organizzato la due giorni, ma riteniamo un errore grave quello della chiusura  dell’Università.  Si è impedito alle idee di circolare libere nel luogo deputato alla costruzione di Saperi; si è impedito a studenti e studentesse, cittadini, di informarsi, sentire e conformarsi  un’idea democraticamente, visto che all’assemblea avrebbero parlato diverse voci e posizioni. La chiusura  e censura preventiva  si è fatta nel giorno in cui sotto le insegne dell’Expo ufficiali, la Regione Lombardia organizza un seminario omofobo e razzista. L’Expo avrà senso se saprà dialogare anche con tutti anche con i propri detrattori.
Se per il Prefetto il problema era  il  timore di incidenti che  sarebbero potuti accadere, ci chiediamo come mai non chiuda tutte le  domeniche gli stadi e i palazzetto, piuttosto che “rischiare”.  Insomma un provvedimento che non ci è piaciuto, lesivo della libera circolazione dei pensieri e della libertà di espressione.
Auspichiamo che l’Università Statale sia in grado di rimediare  prontamente a questo incidente, consentendo il libero confronto tra idee e pensieri anche quando sono scomodi e non “mainstream”.» [Arci Lombardia]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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