Fuori dal Mediaevo

Nel Mediaevo/ Un dizionario critico per provare a guardare fuori dal recinto


Fuori dal mediaevo home sitoChe la logica mediale si sia impadronita del nostro quotidiano ce ne siamo già accorti da tempo, di pratiche di resistenza però ce ne sono ancora troppo poche, e ancora troppo cieche alle violenze implicite del linguaggio; da queste premesse, e dalla voglia di «trasformare in esperienze condivise» il disagio di essere «spettatori della società dello spettacolo», muove il nuovo progetto dell’associazione Fuori dal Mediaevo, un dizionario inusuale, insieme una capriola di gioia nell’universo della riappropriazione e una finestra spalancata sulle contraddizioni delle quotidianità.

Si autodefinisce «una riflessione breve ma intensa» ed è molto di più, è la prima istanza di un movimento di liberazione da quei recinti del linguaggio che oggi ancor più di ieri ci impongono di pensarci e ribellarci all’interno di uno spazio prestabilito. È dal concetto di potere, infatti, inteso come capacità di spingere gli altri a fare qualcosa che, spontaneamente, non avrebbero fatto, che prende le mosse il Piccolo dizionario critico sottolineando che «prima ancora e a fondamento del monopolio della forza legittima, il potere si basa, ad ogni livello della vita associata, sul monopolio del significato riconosciuto come vero e incontestabile delle parole che più condizionano la vita».

Nel Mediaevo allora ogni lemma viene definito due volte, secondo una logica variabile, innescando relazioni-contrapposizioni volte a stimolare nel lettore una riflessione critica. «La via che abbiamo seguito, per giungere a questo risultato», chiarisce l’introduzione, «non sempre è stata la stessa: in certi casi è sembrato più efficace contrapporre una definizione attualmente corrente ad una critica; in altri è presente già nella definizione “corrente” una nostra interpretazione critica, con una controdefinizione in cui si esprime il “come potrebbe o dovrebbe essere”; in altri ancora opponiamo termini diversi convergenti attorno al medesimo campo tematico o introduciamo neologismi». Nessun aspetto delle quotidianità disgregate passa sotto silenzio: dall’amicizia al legame, dalla democrazia all’idea di limite, dalla scuola alle riforme sociali; il lavoro dell’associazione scava nel profondo di verità celate alla luce del sole, di mutazioni degenerative del momento comunicativo e delle nostre coscienze che, silenti, assistono e quasi inconsapevolmente mutano assieme al linguaggio.

È così che la condivisione, da  «compartecipazione a idee, sentimenti o esperienze», da «uso comune di un bene materiale o immateriale da parte di individui consenzienti» è divenuta la «pressione di un pulsante virtuale che consente di far sapere alla propria rete di contatti cosa si sta facendo o pensando in quel momento»; mentre la creatività è ormai concepita come l’«abilità di seguire la logica e il linguaggio di un software per assemblare testi, immagini e musiche al fine di ottenere un prodotto multimediale pubblicabile in rete», niente di più lontano dal suo significato originale legato alla «capacità dell’immaginazione umana di aprire nuovi scenari sociali e culturali, rielaborando le proprie esperienze in modo divergente, combinando elementi di ambiti distanti, ridefinendone il contesto».

Solo un paio di accenni, questi, alla mutazione congiunta, alla perdita di senso e di finalità causata dalla reclusione di pensiero e desiderio all’interno dei linguaggi-confini imposti dai media e dal mercato; Fuori dal Mediaevo apre la strada alla ribellione alla «vendita delle emozioni standard» che «alimenta l’analfabetismo emotivo e indebolisce il pensiero riflessivo», ricordando che «una concezione estremamente povera della democrazia si sostiene ed è a sua volta sostenuta da una concezione altrettanto riduttiva e semplicistica degli individui, ridotti a consumatori passivi di merci, immagini, stili di vita, idee e programmi elettorali».

Oggi è la pubblicità a educare il pensiero, con le sue logiche e i suoi linguaggi, e «l’individuo critico rischia di viversi come un disadattato cronico e un depresso latente, quando l’unico orizzonte dell’agire sembra essere quello del successo economico e del consumo»; da qui parte Nel Mediaevo, pubblicato nell’agosto del 2015, come una possibilità di confronto e di rivalsa sulla «tirannia del presente virtuale», e sempre da qui partono tutte le iniziative dell’associazione, attiva su questi temi già dal 2008, le sue pubblicazioni e le sue conferenze rivolte alle scuole e alla cittadinanza, ribadendo sempre il principio che «deve essere l’informazione un corollario dell’esperienza e non l’esperienza un corollario dell’informazione».

E se è quindi il linguaggio il primo mezzo di contagio, sarà attraverso esso che si potrà uscire dal recinto, slegandolo e slegandoci dalle dinamiche di potere mediale.

[Marisa Bacchin, ecoinformazioni]

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