Giuseppe Calzati

5 marzo/ Primavera di bellezza?

050315 ponte lambroI giovani tra fascismo e antifascismo, mostra parlata, relazione di Giuseppe Calzati, presidente Istituto Pier Amato Perretta, e dibattito giovedì 5 marzo alle 21 nella Sala consiliare di Ponte Lambro, organizzano Anpi territorio erbese, Associazione Erbattiva con il patrocino del Comune di Ponte Lambro.

21 febbraio/ Un confine tra Lario e Ceresio 1943-1945

Liberazione 21.02.15Convegni di studi, prima sessione, con Marino Viganò, ricercatore del Laboratorio di storia dell’Università della Svizzera Italiana, Roberta Cairoli, ricercatrice Istituto Pier Amato Perretta, Giuseppe Calzati, presidente Istituto Pier Amato Perretta, sabato 21 febbraio dalle 15 all’Auditorium dell’Istituto comprensivo di Menaggio, organizzano Cittadini insieme – Porlezza e Vali, Comuni di Menaggio e Porlezza, Cgil, Cisl, Uil, Anpi.

11 febbraio/ 1918-1921: la guerra vinta, la pace persa; dopoguerra e guerra civile in Italia

isc veroIncontro con Giuseppe Calzati, presidente Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta, mercoledì 11 febbraio alle 21 alla Biblioteca comunale di Lezzeno. Per informazioni tel. 031.306970, e-mail isc-como@isc-como.org.

4 febbraio/ 1917-1918: Dopo Caporetto, la disfatta e la ripresa

isc veroIncontro con Giuseppe Calzati, presidente Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta, mercoledì 4 febbraio alle 21 alla Biblioteca comunale di Lezzeno. Per informazioni tel. 031.306970, e-mail isc-como@isc-como.org.

27 gennaio/ Giorno della memoria – Schiavi di Hitler

giornata della memoria«Martedì 27 gennaio il Teatro Sociale ospiterà alle 9 e alle 11 Come sorelle spettacolo teatrale della Compagnia Teatrale Mattioli, liberamente ispirato al racconto di Lia Levi Sorelle e dedicato alle scuole secondarie di primo grado. In scena, la storia di due famiglie italiane, una delle quali di origine ebrea, le leggi razziali fasciste e lo sterminio del popolo ebraico – annuncia il Comune di Como –. Sempre martedì 27 gennaio alle ore 11, a Villa Olmo, si svolgerà la cerimonia di commemorazione dei 70 anni dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e la cerimonia di consegna delle medaglie d’onore ai cittadini deportati o internati. Per l’occasione un riconoscimento sarà consegnato ad Ines Figini. Interverranno Giuseppe Calzati dell’Istituto Pier Amato Perretta, Valter Merazzi di Schiavi di Hitler, Paola Fargion autrice di Diciotto Passi».

15 novembre/ Settant’anni dall’uccisione di Pier Amato Perretta: la biografia

PerrettaPierAmato-COPSabato 15 novembre alle ore 11 alla Tomba-monumento dei caduti partigiani al Cimitero monumentale di Como, l’Istituto di Storia contemporanea ha organizzato una commemorazione di Pier Amato Perretta, ucciso da mano fascista a Milano esattamente 70 anni fa.
La comemmorazione, cui parteciperà anche l’amministrazione cittadina di Como, sarà l’occazione per annunciare una più approfondita iniziativa di ricordo che l’Istituto promuoverà all’inizio del 2015 e contemporaneamente avviare le celebrazioni per il 70mo anniversario della Liberazione.

Una corona di fiori sarà apposta anche alla lapide che ricorda Pier Amato Perretta nella piazza a lui dedicata, in centro a Como.

Nella ricerca MemoriaResistente02 i luoghi che ricordano la figura di Pier Amato Perretta.

Per la locandina dell’iniziativa di sabato 15 novembre clicca Perretta2014

 

Di seguito una breve biografia di Pier Amato Perretta, scritta da  Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea di Como, intitolato appunto al magistrato antifascista e resistente.

 

Pier Amato Perretta morì la mattina del 15 novembre 1944 presso l’ospedale Niguarda di Milano. Era stato ricoverato due giorni prima, quando una squadra di fascisti armati fece irruzione nel suo rifugio clandestino di Viale Lombardia e lo ferì gravemente. Aveva chiesto ai medici di non essere operato, perchè temeva di finire nelle mani dei torturatori.

Dal 9 settembre del ’43 P.A.Perretta era nel mirino dei nazifascisti. Quel giorno aveva incitato, con un comizio appassionato, i cittadini comaschi ad organizzarsi in Guardia nazionale per armarsi e preparasi a combattere i fascisti e i tedeschi. La richiesta al Comandante del Distretto militare di Como di distribuire armi al popolo non trovò accoglienza. Lasciò Como. I fascisti lo credevano in Svizzera. In realtà dopo un breve soggiorno in Toscana, dove lasciò la moglie e la figlia, tornò a Milano. Con il nome di battaglia “Amato” entrò nella Resistenza, curò i collegamenti tra il Comitato militare di Como e il CVL di Milano. Aiutò a raccogliere armi e mezzi per le formazioni partigiane del comasco. Partecipò a diverse missioni in Piemonte e in Lombardia. Un delatore lo tradì consentendo ai fascisti di catturarlo e ucciderlo.

Perretta aveva quasi 60 anni quando morì. Era nato a Laurenzana, in Basilicata nel 1885. I genitori appartenevano a famiglie di salde tradizioni risorgimentali. Crebbe nel culto della libertà e della giustizia. Divenne uno dei più giovani magistrati del regno d’Italia, assegnato al tribunale di Napoli. Nel 1910 sposò Emma De Feo, avellinese, appartenente a una famiglia di avvocati e magistrati di altissimo livello. Con lei ebbe quattro figli, Lucio Vero (1912), Fortunato Felice Libero Austero (1914), Vittoria Elena Antonietta (1916) e Giusto Ultimo (1919).

Il suo impegno fu sin dall’inizio volto ad affermare il valore dell’indipendenza e dell’autonomia della Magistratura dal potere politico. Fu attivo da subito nella Associazione dei magistrati, costituitasi a Milano nel 1909. Si battè, con spirito combattivo, per riforme incisive dell’ordinamento giudiziario. Idee e proposte che ancora oggi risultano pienamente attuali.

La sua esperienza di magistrato,(dopo Napoli a Locorotondo e poi a Conselve in Veneto) lo portò a scontrarsi con la protervia dei potentati politici locali. La sua difesa dell’indipendenza del magistrato dalla politica lo rese inviso agli occhi dei vertici della Magistratura, propensi ai compromessi. Tentarono in ogni modo di piegarlo, con richiami e minacce, senza però riuscirvi.

Nel 1915 con il grado di sergente fu mobilitato per la guerra. Inquadrato in un Reggimento di bersaglieri fu al fronte fino all’ottobre del 1917, quando venne destinato al tribunale di guerra prima in Albania e poi a Napoli. Qui maturò una esperienza che lo portò ad affermare che “in Italia si sopprimono le cose necessarie e, si mantengono le inutili” e tra queste indicava i tribunali militari “inutili in tempo di pace, inidonei in tempo di guerra”, proponendone la chiusura, con un risparmio di personale e di locali.

Nominato giudice fu inviato al Tribunale di Como nel febbraio del 1921, alla vigilia della presa del potere da parte dei fascisti. Non rinunciò alle sue battaglie in difesa dell’indipendenza della magistratura. Così nel 1924 un suo ordine del giorno venne votato dai magistrati lombardi

nel quale si affermava che la “maggiore autonomia ed effettiva indipendenza della loro funzione” era necessaria “non per loro prestigio” ma “per massima comune garanzia”. Ma l’episodio determinante per il suo trasferimento da Como fu la sentenza con la quale la Commissione per l’impiego privato da lui presieduta, nell’aprile 1925 condannò l’on. Edmondo Rossoni, capo del sindacato fascista, a pagare retribuzioni e liquidazioni a favore di tre ex sindacalisti licenziati. Attilio Teruzzi boss fascista comasco, da poco nominato sottosegretario agli Interni e fiduciario del Rossoni a Como, si impegnò con ogni mezzo per farla pagare al Perretta. Fu così avviata la pratica per il suo trasferimento ad altra sede, contro cui Pier Amato Perretta si oppose con ogni mezzo legale. Scriverà nel ricorso presentato al Re contro il provvedimento punitivo, considerato un atto di rappresaglia politica: “Non sono fascista, nè filofascista e non vi è alcuna probabilità che lo diventi fino a quando durerà la lode e la tutela della violenza, fino a quando i nati della stessa terra si chiameranno “dominati” e “dominatori” e non già soltanto “fratelli”.

Tra gli attestati di stima e di solidarietà che giunsero al Perretta in quel frangente, spicca quello di Eugenio Rosasco, imprenditore tessile di saldi ideali liberali,che in una lettera ebbe modo di scrivere: “Per lei, che ‘vergin di servo encomio’ non ha mai voluto piegarsi al partito dominante, mantenendo con dignità e fermezza la sua completa libertà spirituale e la piena indipendenza di giudizio, il minacciato provvedimento è un vero omaggio che il fascismo rende alla sua intemerata coscienza; e, mentre le esprimo la mia piena solidarietà, mi annovero, non pensando che ella possa opporsi validamente al nuovo sopruso del regime e rimanere a Como, onore della nostra magistratura non viziata dalla nuova atmosfera, fra i suoi amici ed ammiratori.”

Respinto il ricorso Perretta preferì lasciare la magistratura e dedicarsi all’avvocatura, tra mille ostacoli e sotto continua minaccia di violenze da parte dei fascisti, dai quali era “odiatissimo”. Violenze che divennero concrete in più occasioni, fino all’arresto nel 1926 e alla condanna a due anni di confino a Laurenzana, poi tramutato in tre anni di domicilio coatto, per serie motivazioni famigliari.

Malgrado la difficilissima situazione economica in cui si era venuto a trovare, non rinunciò all’impegno in difesa dei suoi ideali. Aderì alla massoneria, partecipò all’Unione hallesista italiana, (associazione di natura culturale che propugnava idee innovative in campo sociale ed economico) per la quale si impegnò con articoli e lezioni, criticando le scelte di politica economica del governo fascista; scrisse su “Volontà” una rivista di ex combattenti antifascisti, e intensificò i legami con personalità dell’ambiente antifascista comasco, sempre più isolato e minoritario, divenendo un punto di riferimento solido.

Tentò diverse iniziative industriali cercando di mettere a frutto alcune sue innovative scoperte in campo tessile, ma incontrò ostacoli di ogni tipo che ne impedirono il successo.

La guerra arrivò con il suo carico di dolori e di lutti. I figli vennero tutti richiamati alle armi,. Il maggiore, Fortunato, morì sul fronte greco-albanese, Giusto venne catturato dagli inglesi nel 1940 e finì prigioniero in India, Lucio, catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre verrà deportato in Germania.

Nel 1941 P. A. Perretta promosse la costituzione della Lega insurrezionale Italia Libera a cui aderirono in breve tempo circa trecento esponenti dell’antifascismo comasco, dai liberali ai socialisti. La Lega era organizzata secondo i moduli della Carboneria risorgimentale e la sua azione clandestina servì a rinsaldare le convinzioni antifasciste di quanti, dopo il 25 luglio 1943, alla caduta di Mussolini, si proposero di guidare la rinascita democratica dell’Italia. Eugenio Rosasco venne nominato commissario al Comune di Como e tentò in ogni modo di alleviare le drammatiche condizioni materiali di tante famiglie sfollate in città

Dall’esperienza della Lega insurrezionale, con il coinvolgimento dei democristiani e dei comunisti, nasceranno i Comitati di Liberazione Nazionale, guida politica unitaria della Resistenza.

Il 10 agosto 1943 in una lettera indirizzata al figlio Giusto, P. A. Perretta indicava con grande lucidità e lungimiranza quale fosse l’impegno che doveva essere affrontato nell’immediato e in prospettiva: “Il fascismo è finito per autointossicazione, dopo avere avvelenato tutte le sorgenti di vita materiale e morale della nazione. Il bubbone è crepato; ma la disinfezione sarà ancora lunga e penosa. Molti oggi esultano. Io che non mi sono mai curvato al dispotismo, sorrido amaramente pensando che troppi italiani e per oltre venti anni non hanno saputo difendere la loro libertà di cittadini e la loro dignità di uomini. Occorrerà una lunga penitenza per lavare quest’onta e per debellare non solo il fascismo come partito, ma le cause che lo produssero e lo sostennero. Questa tremenda esperienza avrà giovato a qualche cosa? S’impone una rieducazione profonda e costante, altrimenti nemmeno questa lezione servirà”.

Fu per coerenza e per amore che P. A. Perretta, decise di impegnarsi, non più giovane, nella lotta clandestina, fino al sacrificio della vita.

A suo nome vennero intitolate alcune formazioni partigiane del Comasco. La città gli ha dedicato una piazza. L’Istituto di storia contemporanea a lui intitolato, fondato e diretto con passione per tanti anni dal figlio Giusto, dedicherà, agli inizi del prossimo anno, alla sua figura di uomo libero e di combattente, un convegno di studi in cui verranno approfonditi i vari aspetti della sua esperienza di magistrato, di avocato, di antifascista e di partigiano.

[Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea P. A. Perretta]

Neofascismo e giovani/ Raffaele Mantegazza per l’Anpi

fotoLa sezione Anpi di Como ha invitato nella serata di venerdì 13 giugno nella sala della Circoscrizione 3 di Como-Camerlata Raffaele Mantegazza, docente  di Pedagogia interculturale all’università Bicocca di Milano per affrontare il tema dell’influenza neofascista sulle nuove generazioni. La serata, patrocinata dal comune di Como, ha visto una platea attenta e partecipe di circa quaranta persone. Tra loro anche l’assessore alla Legalità Marcello Iantorno, il consigliere comunale di Paco-Sel Luigi Nessi e la dirigente scolastica Graziella Cotta. Dopo l’introduzione del presidente dell’Anpi Nicola Tirapelle, che ha denunciato come i fenomeni neofascisti e neonazisti siano troppo sottovalutati dalle forze democratiche e dalle istituzioni, ha preso la parola Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta [guarda il video dell’intervento di Calzati]. Mantegazza ha condotto la serata sviluppando in una bella e chiara lezione il tema dell’influenza e della diffusione del fenomeno neofascista sulle nuove generazion. Guarda i video dell’intervento di Mantegazza 1 234 5 6). [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]

Guarda tutti gli altri video della serata sul canale di ecoinformazioni.

Le ragioni di Berlinguer

berlinguerNella serata di mercoledì 11 giugno il salone Bertolio ha ospitato Le ragioni di Berlinguer, l’incontro dedicato all’eredità politica e morale dello storico leader comunista nel trentennale della sua scomparsa.

Promosso da Rifondazione e dal Pdci comasco, l’evento ha visto la partecipazione di Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea Peretta, e del direttore del centro studi Cespi Vittorio Gioiello, coordinati nei loro interventi dal segretario lariano di Rifondazione Pierluigi Tavecchio e dal suo omologo del Pdci, Andrea Cazzato.

Gli ospiti hanno così affrontato la complessa figura del Segretario per antonomasia da un doppio punto di vista, storico ma anche più specificatamente politico: Calzati infatti ha ripercorso la traiettoria personale di Berlinguer, dai suoi esordi “romani” al fianco di Togliatti al compromesso storico, per arrivare alla questione morale e alle ultime battaglie prima della morte. Un contributo corposo, quello dello storico comasco, che è stato poi “completato” da Gioiello, incaricato di fare luce sulle ragioni ideali alla base del pensiero berlingueriano. L’eurocomunismo, lo spirito sinceramente democratico, la stessa questione morale per cui ultimamente è ricordato nel dibattito politico, contribuiscono per lo studioso milanese alla “specificità” del politico sardo, trovatosi ad operare in un periodo e in un luogo estremamente difficile come l’Italia degli anni ’70.

La particolarità di Berlinguer è stata confermata anche dalla seconda fase dell’incontro, dedicata agli interventi dal pubblico: se Marco Lorenzini ha portato i saluti di Sel, concentrandosi nel suo contributo sull’eredità tremendamente attuale del leader comunista nell’Italia di oggi, il consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri ha invece ricordato la capacità di Berlinguer di attirare le simpatie e il rispetto di una platea molto più ampia di quella del Pci, conquistando consensi elettorali e non in segmenti sociali apparentemente lontani dal suo messaggio. Un “talento” che può essere visto come un invito all’unità delle forze progressiste e di Sinistra nell’Italia di oggi, come richiamato in altri interventi, come quello di Michele Marciano, presidente del circolo comasco di Legambiente.

Una serata intensa quindi, che ha visto anche l’esposizione nel salone di articoli di giornale, libri e cimeli dedicati all’esponente del Pci, messi a disposizione dai militanti del Prc e dei simpatizzanti del vecchio Partito Comunista. [Luca Frosini, ecoinformazioni]

11 giugno/ Le ragioni di Berlinguer

ragioni di berlinguerConferenza pubblica sul pensiero e la vita del dirigente comunista, intervengono Giuseppe Calzati, presidente Istituto di storia contemporanea “P.A. Perreta”, Vittorio Gioiello, direttore Associazione Cespi, coordinano Pierluigi Tavecchio, segretario provinciale Prc, e Andrea Cazzato, coordinatore provinciale Pdci, mercoledì 11 giugno alle 20.30 al salone A. Bertolio in via Lissi 6 a Como, organizzata per il trentesimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer dalle Federazioni provinciali comasche di Prc e Pdci.

Stefano in città/ Presentata la ricerca, festeggiato Mario Tonghini

Nella sala Stemmi del Municipio, nel luogo simbolo della comunità civile della città, ma senza alcun paludamento retorico, è stata presentata la ricerca Stefano in città, basata su una serie di interviste con Mario Tonghini, nome di battaglia “Stefano”, appunto.

Tonghini3Una ricerca (qui il PDF dell’opuscolo) che – come ha ricordato in apertura Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” – si colloca all’interno di un articolato percorso di avvicinamento al 70° anniversario della Liberazione, celebrazione che l’Istituto ha inteso come l’occasione per una generale revisione dei materiali disponibili per la documentazione delle vicende dell’antifascismo e della resistenza, materiali che in molti casi attendono di essere valorizzati e in altri necessitano invece di una profonda revisione critica. Necessità di approfondimento che è stata sottolineata anche nell’intervento di Gerri Caldera, tanto che è stata annunciata una “nuova edizione” della ricerca appena presentata, poiché proprio l’elaborazione di nuovi materiali sollecita ulteriori ricerche e verifiche. Il lavoro ancora da fare è veramente enorme, anche per recuperare tutte quelle memorie in grado di restituire le tante sfaccettature del mondo resistenziale, degli innumerevoli atteggiamenti e aspirazioni, delle diverse pratiche e ideologie, adottate di volta in volta da persone già politicamente formate oppure da giovani che si affacciavano per la prima volta all’azione.

Nel suo intervento il sindaco di Como, Mario Lucini, ha espresso il ringraziamento della comunità nei confronti di Mario Tonghini, e ha anche affettuosamente ricordato l’intervento di Tonghini nella celebrazione del 25 aprile dell’anno scorso, un intervento fuori dell’ufficialità (addirittura non previsto) ma che ha assunto un particolare rilievo proprio come “consegna” della memoria e dell’impegno da una generazione all’altra.

La presentazione della ricerca è stata quindi soprattutto l’occasione – nonostante l’assenza di molta parte del mondo politico comasco, anche di quello che più direttamente si richiama ai valori della Resistenza e del movimento operaio – per festeggiare Mario Tonghini, ultimo comandante partigiano vivente nella nostra zona, interprete dei valori di giustizia, di libertà e di sobrietà per cui ha operato tanto durante la lotta di liberazione, quanto nella sua attività di imprenditore e di consigliere comunale poi.

A questi valori si è richiamato “Stefano” nelle parole che ha pronunciato in chiusura dell’incontro: un omaggio a tutte le persone che hanno sacrificato la propria vita durante la Resistenza, sia combattendo in armi, sia opponendosi da civili al fascismo e subendo quindi la deportazione.

Per le sue alte qualità personali – come ha ricordato Gerri Caldera – l’Istituto di Storia Contemporanea aveva proposto l’anno scorso Mario Tonghini per la benemerenza cittadina dell’“Abbondino”, benemerenza che la commissione comunale ha ritenuto di non concedere, ma che dovrebbe essere riproposta alla prossima edizione proprio come “riconoscimento” istituzionale a una persona come Stefano e ai suoi valori. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Tonghini

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