Palestina
Cristiani e Palestina: una riflessione a Villa Guardia
Si è concluso giovedì 19 febbraio 2015 a Villa Guardia il ciclo Palestina: Beati i costruttori di Pace, organizzato dall’associazione missionaria Vita del Mondo e dal Coordinamento comasco per la Pace in collaborazione con il Comune di Villa Guardia.
Il quarto incontro è stato dedicato ai cristiani in Palestina.
Dopo una testimonianza video di Abuna Raed parroco di Ramallah, che ha tracciato con precisione i contorni del problema, mettendo l’accento soprattutto sull’occupazione israeliana della westbank e sulla durezza del trattamento di Gaza, dal palco sono intervenuti il francescano Francesco Ielpo, commissario della custodia di terra Santa per la Lombardia, Norberto Julini di Pax Christi e Roberto Durini, presidente del Gruppo Turistico Rebbiese, coordinati da don Giovanni Illia, responsabile diocesano dei Pellegrinaggi in Palestina. In tutti i racconti, i ragionamenti, le valutazioni è emersa con assoluta evidenza la drammaticità e l’insostenibilità della situazione della Palestina; sono stati evidenziati e smontati i luoghi comuni che identificano gli arabi tout-court con i musulmani e questi ovviamente con i terroristi; sono stati considerati gli elementi di complessità che fanno del Medio Oriente uno dei comprensori geopolitici fondamentali.
Eppure, nonostante la lucidità dell’analisi, nonostante la consapevolezza che il comportamento dello stato d’Israele è contrario al diritto internazionale, oltre che a quello umanitario, il discorso fatica a farsi politico. Non si capisce perché un certo mondo cattolico, che pure mostra di avere ben compreso non solo l’attualità ma anche le ragioni storiche della situazione palestinese, non riesce a farsi promotore di un radicale mutamento dell’atteggiamento “ufficiale” italiano nei confronti di Israele, che, unitamente a analoghe scelte da parte degli altri stati europei, potrebbe avere qualche effetto sui governanti israeliani.
Anche di fronte a un’esplicita domanda in questa direzione, la risposta è un generico appello al “volersi bene”.
Per il momento, la conoscenza della Palestina è destinata a restare teorica.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]
23 gennaio/ Storia di un conflitto
Incontro con Pietro Crippa, Marco Besana, Ilaria Brusadelli, Gruppo !no mas!, moderano Anna Mauri, Coordinamento comasco per la Pace, e Rinaldo Arrighi, Associazione missionaria Vita del mondo, venerdì 23 gennaio alle 21 all’Auditorium della Scuola di musica di Villa Guardia, in via Europa unita 5, per Palestina: Beati I costruttori di Pace.
L’Arci riconosce lo stato di Palestina
E’ con profonda determinazione e convinzione di essere nel giusto e di agire per la giustizia e per la pace che il consiglio nazionale dell’Arci dichiara simbolicamente e solennemente di riconoscere lo Stato di Palestina, e chiede che anche il Governo ed il Parlamento italiano riconoscano lo Stato di Palestina così come hanno già fatto 134 paesi nel mondo ed in Europa, da ultima la Svezia.
«L’Italia nell’Assemblea delle Nazioni Unite ha votato a favore della risoluzione per l’ammissione della Palestina quale stato membro osservatore, si tratta ora di essere coerenti e di rendere effettiva quella decisione: l’ Italia dichiari il riconoscimento dello Stato di Palestina. Lo hanno chiesto anche 636 autorevoli esponenti della Società Israeliana in una lettera pubblicata sul giornale quotidiano Haaretz, lo ha chiesto direttamente all’Italia, Yael Dayan, figlia del generale Moshe Dayan ed importante voce della politica israeliana.
E’ dal 1980 che l’Unione Europea afferma che la soluzione a questo cruciale conflitto sia quella di arrivare a “due popoli e due stati”, ma quello che abbiamo visto finora è solo la crescita della colonizzazione dei territori palestinesi occupati dal 1967 da parte di Israele.
Il 15 Novembre del 1988 con la dichiarazione d’indipendenza della Palestina, i palestinesi hanno riconosciuto lo Stato d’Israele ed accettato che il loro stato sorgesse solo sul 22% del territorio storico palestinese, quello dei territori occupati del 1967. Israele non ha invece ancora riconosciuto lo Stato di Palestina e neppure i propri confini. La motivazione che viene addotta da diversi rappresentanti politici per il non riconoscimento è che questo nuocerebbe ai negoziati, ma noi pensiamo esattamente l’ opposto; i negoziati saranno ritenuti necessari da Israele nella misura in cui la comunità internazionale mostrasse, con il riconoscimento dello Stato di Palestina seppur atto simbolico, il suo deciso e chiaro impegno per il rispetto della legalità e per la soluzione politica del conflitto nel quadro delle risoluzioni delle Nazioni Unite e dei “due popoli, due stati”.
Per chi dice che il riconoscimento dello Stato di Palestina sarebbe un gesto unilaterale, vorremmo ricordare che lo fu anche il riconoscimento e l’ammissione all’ Onu dello Stato di Israele. Ci auguriamo e chiediamo che il nostro governo sappia agire con onestà e coraggio oltre che rispetto per la giustizia e la legalità Internazionale, riconoscendo lo Stato di Palestina. Da parte nostra continueremo ad agire affinché i due popoli possano coesistere in pace e sicurezza, praticando principi e valori universali di giustizia e di democrazia.» [Arci, consiglio nazionale]
Video/ L’altra Europa per la Pace in Palestina
Con il dibattito Il ruolo dell’Europa negli scenari di guerra si è approfondito il ruolo de L’Altra Europa per fermare il massacro dei palestinesi a Gaza. La proposta di Giuliana Sgrena di una delegazione di parlamentari europei e nazionali per dare risalto alle voci contro la violenza e la guerra si è articolata con l’idea largamente condivisa che oltre che i parlamentari siano importanti le voci della società civile ed in particolare quelle degli ebrei e degli israeliani contro la guerra. L’incontro di Firenze nel circolo Arci dell’isolottoa Firenze ha visto la partecipazione di un centinaio di persone e gli interventi di Riccardo Chiari, Curzio Maltese [parlaentre europeo de L’altra Europa con Tsipras], Raffaella Bolini, Tommaso Fattori, Argiris Panagopoulus. Guarda i video di alcuni passi degli interventi.
Giuliana Sgrena: Le sinistre europee per la Pace in Palestina
Giuliana Sgrena propone su Globalist alle sinistre europee e italiane la costituzione di una delegazione per la Pace in Palestina: «Occorre un’azione esemplare per fermare i crimini di guerra commessi da Israele. Perché i parlamentari europei della sinistra non vanno a Gaza?
“Siamo tutti palestinesi”, l’abbiamo sentito ripetere nei giorni scorsi anche da politici, non dei maggiori partiti.
Lo sentiremo ancora ripetere, ma i palestinesi muoiono, a decine, a centinaia, e noi siamo qui, impotenti. Impotenti di fronte all’ipocrisia dei nostri governanti, alla miopia dell’occidente e al cinismo di Obama che si preoccupano solo di imporre sanzioni a Putin e ignorano i crimini di guerra commessi ogni giorno da Israele.
Netanyahu dice di aver avvisato con sms gli abitanti di Sajaya che avrebbe bombardato. […]
Abbiamo eletto, come liste Tsipras, 52 europarlamentari. Alexis Tsipras è uno dei politici che sostiene «Siamo tutti palestinesi»; allora perché non si forma una delegazione di europarlamentari che si rechi in Israele per fermare i crimini di guerra? Gli europarlamentari – più altri parlamentari italiani e di altri paesi europei – potranno ottenere l’attenzione del mondo che singoli individui non potrebbero avere, anche se Israele li rispedirebbe subito indietro.
Il senso di colpa che l’Europa ancora vive nei confronti degli ebrei non può essere fatto pagare ai palestinesi. Non possiamo accettare questa nuova barbarie senza reagire, altrimenti non potremo più dire «siamo tutti palesti-nesi», diventeremo tutti responsabili dello “sterminio” dei palestinesi». Leggi l’intero articolo su Globalist.
Anpi Como/ Restiamo Umani
L’Anpi sezione di Como Perugino Perugini esprime il proprio dolore e sdegno per il dramma che si sta consumando nei territori palestinesi.
«Ancora una volta i venti di guerra si sono levati ed a pagare il prezzo più caro in termini di vite umane è la popolazione civile e sono soprattutto i bambini.
La nostra sezione si unisce all’umanità ed ai movimenti che nel mondo intero chiedono a gran voce che tacciano le armi, che si fermino immediatamente le rappresaglie e le vendette da qualsiasi parte provengano. Chiediamo che la comunità internazionale ed il governo italiano in testa, compiano subito quanto necessario affinché a questo conflitto, ma soprattutto alla situazione di Gaza, si ponga una soluzione pacifica, nel rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. È davvero inammissibile che non si riesca a trovare la via per garantire il diritto alla pace e il diritto ad una propria terra a ciascuno dei popoli che vivono in quella regione. L’Anpi sezione di Como non può che auspicare che questi diritti vengano finalmente riconosciuti e realizzati in concreto, nella convinzione che non è con le armi che si troverà la strada della convivenza e della giustizia, ma solo con intese ed accordi che rendano giustizia ai diritti di tutti e non soltanto alle ragioni del più forte. In ogni caso, il dramma della morte dei civili, delle famiglie inermi e soprattutto dei bambini deve cessare immediatamente.» [Anpi sezione di Como -Perugino Perugini]
A Cantù per la pace, la libertà e la giustizia in Palestina
Oltre un centinaio di persone hanno raccolto l’invito del Coordinamento comasco per la Pace di trovarsi a Cantù nella serata del 16 luglio 2014 per contribuire alla mobilitazione nazionale promossa dalla Rete della Pace e dalla Rete italiana disarmo.
In largo XX settembre, di fronte al Municipio di Cantù, sono intervenuti Francesco Vignarca ed Egidia Beretta. In collegamento telefonico Valentina, giovane cooperante italiana fino a qualche tempo fa a Gaza e ora in Cisgiordania, ha portato una testimonianza particolarmente accorata sulla situazione della popolazione a Gaza e nei territorio occupati, ha ricordato come gli attacchi dell’esercito israeliano stiano colpendo soprattutto i civili, senza escludere né ospedali né scuole, e ha sottolineato che un modo per cercare di contrastare la crescente violenza contro le popolazioni è adottare politiche di boicottaggio e sanzioni nei confronti di Israele.
Nel suo intervento, Francesco Vignarca ha messo l’accento sul fatto che l’Italia è la maggiore fornitrice di sistemi d’arma dello stato di Israele, e questo in aperta violazione delle regole che lo stesso stato italiano si è dato, secondo cui non dovrebbero esserci forniture nei confronti degli stati belligeranti e di quelli che non rispettano i diritti umani. Un modo per contribuire alla soluzione dei problemi del Medio Oriente è quindi quello di pretendere che gli stati europei, e l’Italia in primo luogo, non alimentino la spirale di guerra e violenza.
Egidia Beretta, a partire da alcune pagine scritte dal figlio Vittorio Arrigoni durante gli attacchi israeliani su Gaza nel 2009, ha voluto sottolineare che i morti di questi giorni vengono da lontano, vengono dall’occupazione e dalla repressione che sono esercitate sulla popolazione palestinese da decenni e si riflettono anche su una crescente militarizzazione dello stesso Israele. Le genti di Palestina e Israele hanno bisogno non solo di pace ma anche e prima di tutto di giustizia. [Fabio Cani, ecoinformazioni]
Egidia Beretta e Francesco Vignarca prima dell’intervento.
Il momento di silenzio alla fine del presidio.
16 luglio/ Per Pace, libertà e giustizia in Palestina
Di fronte all’ennesima esplosione della violenza e di morti in Palestina il Coordinamento comasco per la Pace aderisce alla mobilitazione nazionale promossa dalla Rete della Pace e dalla Rete italiana disarmo. Tutte e tutti sono invitati/ e a partecipare al presidio che si terrà mercoledì 16 luglio alle 20,30 in Largo XX settembre a Cantù. Sono previsti gli interventi: Basta morti in Palestina con Egidia Beretta e Basta armi prodotte in Italia con Francesco Vignarca. Leggi e diffondi l’Appello alla mobilitazione del 16 luglio di Rette della Pace e e Controllarmi che ha già ricevuto l’adesione di moltissime realtà. Scarica e diffondi la locandina dell’iniziativa a Cantù.
Arci/ Mobilitazione per la Palestina
La situazione in Palestina sembra precipitare di ora in ora e l’Arci crede sia importante comunque non abbandonarsi alla sensazione di impotenza e chiedere con forza al nostro Governo un impegno preciso. Per questo Francesca Chivacci, presidente nazionale dell’associazione, con una nota, inviia ad aderire all’appello della Rete della Pace, di cui l’Arci fa parte, ed organizzare momenti di mobilitazione per mercoledì 16 luglio. «In molte città sono già state organizzate fiaccolate e presidi, ma sarebbe importante, laddove non è stato fatto, organizzarne altri in maniera unitaria, invitando gli altri soggetti firmatari dell’appello a farlo.» [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]







