A Bulciago ricordando Vik in un pomeriggio di sole

Blog-2014-Palestina2A tre anni dalla morte di Vittorio Arrigoni, la sua presenza è ancora forte, così come bruciante è la sua mancanza. Lo ricorda, alla fine di un accorato intervento, letto per non cedere alla commozione, la madre, Egidia Beretta Arrigoni: “Vittorio è vivo, ma Vittorio è morto”. È questa la cifra dell’incontro di domenica 13 aprile a Bulciago: una giornata di sole, di festa e di malinconia, di voglie di fare e di esigenze di meditare.

Fuori dalla palestra di Bulciago dove hanno luogo gli interventi è l’ormai consueto pullulare di banchetti, di bus solidali, di tavoli, di sedie, di libri, di gente, di amiche e amici che qui convengono dai quattro capi del mondo (è davvero il caso di dirlo) per rivedersi almeno una volta all’anno e condividere quanto si deve fare e non si è ancora fatto. Nel ricordo di Vik, ma non solo.

Proprio da qui, da ciò che si deve fare, comincia la giornata con un appello letto dalla giovane sorella di Vittorio, Alessandra, che annunciando la costituzione della Fondazione “Vik Utopia” sottolinea come l’eredità di Vik sia a disposizione di tutti, purché se ne rispettino le idealità. Vik non è un “brand” che si può piegare a qualsiasi esigenza; a nome della famiglia e della fondazione annuncia quindi azioni di tutela per la memoria di Vittorio, e contemporaneamente chiede a tutte le realtà che condividono i suoi ideali e la sua opera di mettersi in relazione diretta con la Fondazione, non certo per esercitare un qualsiasi controllo, ma per valorizzare un enorme patrimonio di idee e di energie.

Il ricordo di Vik procede con la proiezione di un efficacissimo video del 2009, Il prezzo del prezzemolo, dedicato alle difficoltà dei contadini della striscia di Gaza, fatti oggetto delle violenze dell’esercito israeliano. E ancora nel ricordo di Vik, Luisa Morgantini lancia la campagna per la libertà di Marwan Barghouti e degli altri prigionieri politici palestinesi. Il racconto è trascinante e sconvolgente a un tempo: sono migliaia i detenuti politici palestinesi nelle carceri israeliane, centinaia soffrono il regime di arresto amministrativo (detenzione senza alcuna accusa e prorogabile a discrezione), decine e decine sono minorenni. La campagna deve riuscire a mobilitare le coscienze e arrivare ad assumere un forte valore simbolico; non a caso è iniziata, ultimo impegno di Nelson Mandela prima della sua scomparsa, proprio dalla cella che segregò per lunghi anni il leader anti-apartheid. Ogni realtà può dare il suo contributo: uno dei modi è quello di promuovere la concessione della cittadinanza onoraria a Marwan Barghouti; la città di Palermo lo ha già fatto, suscitando la scontata protesta del governo israeliano.

Dopo un video sulla resistenza palestinese nella West Bank e l’intervento di Egidia Beretta Arrigoni, uno spettacolo di Nudoecrudoteatro, Sull’Italia calavan le bombe, dedicato alle vicende resistenziali a Roma, sottolinea i collegamenti tra antifascismo e rivendicazioni dei diritti dei popoli. Brave le tre giovani interpreti, capaci anche di comunicare l’ironia nella drammaticità degli eventi.

Si prosegue ancora con i progetti della Fondazione “Vik Utopia”, con le letture di Valerio Mastandrea e un altro video di Vittorio Arrigoni, fino ad arrivare all’aperitivo palestinese e al concerto della Banda degli ottoni a scoppio.

Il ricordo, appunto, deve sapersi trasformare in energia. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Egidia Beretta Arrigoni

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Luisa Morgantini, al centro, con lo striscione di Assopace Palestina

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Un momento dello spettacolo Sull’Italia calavan le bombe

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