Palestina

Video/ Con i miei occhi per la Palestina al Guernica/ Testimonianza da Gaza

Tante persone nel piccolo, ma attivissimo circolo dell’Arci di
Bulgarograsso, presidio di democrazia e di cultura del territorio, domenica 12 maggio per la presentazione del libro “Con i miei occhi” di Felicia Langer. Dopo il saluto di Stefano Buttarelli del circolo Guernica e l’introduzione di Celeste Grossi (Arci) gli Gli appunti di viaggio in Palestina di Laura Pelosi e l’intervento di Ugo Giannangeli, tra i curatori della riedizione del libro e di Khader Tamimi, portavoce della comunità palestinese della Lombardia. Fuori programma e di grande interesse e intensità la testimonianza di un ragazzo scappato da Gaza per sfuggire alla repressione Israeliana. Poi meraviglie della cucina palestinese offerte adal circolo, da Luciano e da Khader.
On line sul canale di ecoinformazioni, tutti i video dell’iniziativa.

[Foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

12 maggio/ La Palestina a Bulgarograsso “con i miei occhi”

Il Circolo Arci Guernica di Bulgarograsso, in via C. Battisti 21, organizza per domenica 12 maggio alle 17.30 la presentazione del libro di Felicia Langer Con i miei occhi, a cura di Ugo Giannangeli, e gli Appunti di viaggio in Israele e Palestina di Laura Pelosi. Al termine aperitivo Italo-Palestinese. Ingresso libero.

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Lo Stato di Israele, ora etnocratico (eufemismo di razzista) anche per legge

Ebbene sì, alla fine ce l’hanno fatta! La Knesset, nella notte tra il 18 e il 19 luglio ha votato la legge fondamentale (Basic law, la 14ª dello Stato) per cui Israele è  Stato ebraico, per gli ebrei, degli ebrei, solo per gli ebrei e degli ebrei di tutto il mondo. Era nell’aria da tempo, da anni. Si attendeva solo il momento propizio. Ora è arrivato. Come dargli torto? (altro…)

2 giugno/ Tremezzina/ Humussiamo insieme

32776195_1677459722337111_1068077625425002496_o.jpgSabato 2 giugno dalle 19,30 si terrà nella Sala civica di Ossuccio (ora frazione del comune di Tremezzina, in via Andrea Castelli, nei pressi del parco giochi di Ossuccio) la tradizionale cena palestinese “Humussiamo insieme” organizzata annualmente (quella del 2018 è la settima edizione) dalla bottega Pianoterra di Menaggio, dal Coordinamento comasco per la pace e dall’associazione In viaggio, con la collaborazione della comunità palestinese della Lombardia e il patrocinio del comune di Tremezzina. (altro…)

18 e 25 maggio/ Due serate di approfondimento su Rojava e Palestina al Kinesis di Tradate

Al Kinesis di Tradate (via Carducci 3) due venerdì sera dedicati a due differenti lotte: la resistenza del Rojava e la lunga lotta palestinese. La prima serata sarà venerdì 18 maggio dalle 20.30 mentre la seconda è fissata per venerdì 25 maggio dalle 21.

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21 ottobre/ Menaggio/ Racconti dalla Striscia di Gaza

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La Bottega Pianoterra di Menaggio (via L. Leoni, 5) invita sabato 21 ottobre, alle 19, a Racconti dalla Striscia di Gaza, un incontro con Mauro Bertozzi che è recentemente rientrato dalla Palestina. Per l’occasione, sarà offerto un apericena con birra artigianale palestinese e cibi equi e solidali. Collaborano all’organizzazione della serata anche il l’associazione In viaggio e il Coordinamento comasco per la pace. Ingresso libero, aperitivo a 5 euro comprensivo di birra e buffet palestinesi.

[Af, ecoinformazioni]

Israele, Palestina, noi: Jeff Halper a Milano

L’ultimo libro di Jeff Halper, noto attivista israeliano contro l’occupazione dei territori palestinesi (sua la fondazione dell’ICAHD – Israeli Centre against House Demolition, centro israeliano contro la demolizione delle case palestinesi), relega Israele e i palestinesi nel sottotitolo. Si intitola infatti La guerra contro il popolo. Israele, i palestinesi e la pacificazione globale. E, quindi, come si intuisce facilmente, ha molto da dire anche a noi, che crediamo di essere così distanti da Israele e dalla Palestina.


Nel suo giro per la presentazione del libro in Italia (l’abbiamo ascoltato la settimana scorsa a Milano, poi è stato a Monza, a Torino e in questi giorni in altre città italiane), Jeff Halper, nel suo inglese-americano molto espressivo (e chiarissimo), spiega la genesi del libro con una premessa autobiografica-politica, a partire dalla crisi che ha investito gli attivisti anti-occupazione quando si sono resi conto che la soluzione dei “due stati” (Israele e Palestina separati dai confini precedenti alla guerra dei 6 giorni del 1967) era ormai diventata irrealizzabile. E quindi si è reso necessario un ripensamento generale della situazione, che da una parte riflettesse sulle ragioni del declino di quell’ipotesi (per cui, a lungo, in molti si erano spesi) e dall’altra facesse chiarezza sul come lo stato israeliano potesse continuare «a farla franca impunemente», in spregio a tutte le decisioni internazionali (anche quelle più moderate, e inoppugnabili sul piano del diritto internazionale).

La risposta risiede nel ruolo internazionale di Israele e nel modello di gestione della crisi del capitalismo che propone.

Ed ecco che la lucidissima analisi di Jeff Halper evidenzia una serie di questioni di fondamentale importanza anche per le “società occidentali” nel loro complesso. Il modello israeliano è un modello iper-sicuritario teso al controllo totale della popolazione. È quel modello che qualche esponente del governo israeliano riassume in questo modo (che può apparire provocatoriamente paradossale, ma che temiamo sia tragicamente efficace): «uno stato tra i più sicuri al mondo, nonostante che metà della sua popolazione sia fatta di terroristi». L’analisi di Jeff Halper su questo punto è spietata, e documentatissima; Israele ha messo a punto sistemi di sicurezza e armi leggere – di più: ha ideato sistemi di controllo globale – efficientissimi, ed è in grado di proporli a tutto il mondo.

I corollari di queste affermazioni sono principalmente due, uno di carattere locale (medio-orientale, diciamo così) e l’altro di carattere globale.

Il primo è che Israele ha bisogno dei territori occupati come gigantesco laboratorio di sperimentazione di tutti i sistemi di controllo. Un laboratorio drammaticamente vero, dove le pallottole “di gomma” (in realtà di metallo rivestite di gomma) possono essere sparate dal vero su obiettivi reali, verificandone le conseguenze non secondo modelli teorici o algoritmi, ma secondo morti e feriti. Sembra di capire che in questa situazione di sperimentazione reale, il ruolo della Striscia di Gaza potrebbe essere quello di terreno per la verifica dei sistemi “letali” (per esempio i droni utilizzati per le “esecuzioni mirate” che l’esercito israeliano continua impunemente a perpetrare), mentre la Cisgiordania potrebbe assolvere al compito di laboratorio per i test non-letali e – anche – per il controllo integrale della popolazione.

Il secondo corollario è che il modello si sta estendendo a tutte le nazioni occidentali (ma anche a quelle di altre parti del mondo: la partnership sicuritaria non ha confini né filtri ideologici, e gli stati “islamici” spesso sono ottimi clienti delle aziende militari israeliane), così che – come ha ben chiarito Jeff Halper – la lingua che parla la polizia di Milano non è diversa da quella che parla Tsahal (cioè l’esercito dello stato israeliano).

Questa fase tarda del capitalismo in crisi si avvia ad essere una vera e propria “sicurocrazia”, in cui l’obiettivo principale degli organismi statuali asserviti alle logiche delle grandi multinazionali è quello del controllo delle “proprie” popolazioni – in modo “democratico”, si intende. (È questo il significato del termine “pacificazione”, dall’inglese pacification, che poteva forse essere reso in modo più esplicito con “normalizzazione”, ma mi si lasci osservare che la pacificazione evoca in modo efficace la nota citazione di Tacito «dove fanno il deserto dicono che è la pace»)

Ed è un obiettivo globale che vale qualcosa come 3,5 trilioni di dollari all’anno…

Le ragioni del declino dell’ipotesi della soluzione “a due stati” sono quindi le stesse per cui Israele è al di sopra del giudizio: l’occupazione serve per affinare un modello a cui tutti gli stati egemoni ormai fanno riferimento. Israele è diventato indispensabile al modello capitalistico e l’occupazione è indispensabile a Israele così com’è adesso.

Ma lo studioso Jeff Halper (non si dimentichi che all’università insegna antropologia e storia contemporanea, e che è facile riconoscere gli effetti di questi molteplici approcci nel suo argomentare) non ha neutralizzato l’attivista.

Se la soluzione “a due stati” non è più percorribile, bisogna battersi per quella di uno stato “democratico bi-nazionale”, in grado di garantire sicurezza a entrambi i popoli in gioco e di mettere in crisi proprio quel modello iper-sicuritario su cui lo stato israeliano si fonda attualmente.

In maniera abbastanza inaspettata per il pubblico milanese, piuttosto disilluso, Jeff Halper si è dimostrato assai ottimista al riguardo: mentre un gruppo (israeliano e palestinese, bi-nazionale appunto) cerca di lavorare a ipotesi concrete per l’ordinamento statuale da proporre, la società della terra tra il Mediterraneo e il Giordano – a suo avviso – comincia a indirizzare i suoi desideri in quella direzione. Grande importanza, secondo Jeff Halper, potrebbe anche avere la campagna internazionale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) per evidenziare quanto sia deleterio – per la gente, prima ancora che per i governanti – proseguire su questa strada. La naturale evoluzione di questa campagna è riassumibile, per Jeff, nel nuovo acronimo BDS 4 BDS (ovvero, in inglese: Boycott, Divestment, Sanctions for Binational Democratic State – cioè, in italiano: Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni per uno Stato Democratico Bi-nazionale).

Significa, in sostanza, che la situazione palestinese ci deve coinvolgere su tutti i piani: poiché ci riguarda da vicino, per quello che può comportare nelle nostre vite quotidiane, ci deve vedere partecipanti anche per quel che riguarda la situazione sul terreno medio-orientale: cambiare le cose in Palestina può significare cambiare le cose anche in Europa.

Jeff Halper, La guerra contro il popolo, Epoké, Novi Ligure 2017, pp. 338, euro 16

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Minori senza infanzia a Gaza

minoripalestinaberettamorgantinijpgRestiamo umani, disegni e storie , i bambini e i ragazzi di Gaza raccontano la guerra, la mostra allestita al Museo diocesano di Milano dal 21 al 24 febbraio ha offerto ai visitatori, tra loro moltissime scolaresche, l’opportunità di misurarsi col tema della guerra dell’occupazione  militare del territorio e del suo impatto sulle nuove generazioni.

minorigazamuseodiocesanoNel pomeriggio  del 25, nella stessa sede, il convegno La condizione dei minori a Gaza ha presentato gli interventi di Guido Veronese, Gianni Tognioni, Luisa Morgantini, Massimo Annibale Rossi, Guido de Monticelli, Kader Tamini, Egidia Beretta che hanno tracciato il quadro tragico della situazione a Gaza e in tutta la Palestina offrendo tuttavia anche spunti di speranza, fondata prima di tutto sulla straordinaria capacità di resistenza e di scommessa sul futuro di tanti e tante giovani. Già on line  canale di ecoinformazioni  i video di tutti gli interventi.

Guarda sul  canale di ecoinformazioni  i video di tutti gli altri interventi.

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Musica e Palestina: il maestro Muti a Tel Aviv

Ugo Giannangeli, da sempre impegnato nella difesa dei diritti del popolo palestinese, ha scritto questa lettera al direttore d’orchestra Riccardo Muti che domani dovrebbe dirigere un concerto con la Filarmonica d’Israele.

Questo messaggio ricorda a tutti, una volta di più, che nessuno può ignorare la drammatica situazione di quel pezzo di mondo, anche se la maggior parte dei mezzi di informazione continua a dimenticarla: l’opera di espropriazione delle terre, dei diritti e delle vite del popolo palestinese non si è mai fermata in questi. E anche la musica e l’arte possono dare il loro contributo a svegliare le coscienze.

 

«Illustre Maestro Riccardo Muti,

ho letto il Suo articolo sul Corriere della sera di ieri nel quale annuncia il Suo concerto a Tel Aviv il prossimo 20 Dicembre nell’80° anniversario del primo concerto di Arturo Toscanini nel 1936 con l’Orchestra di Palestina, oggi Filarmonica di Israele. Lei ricorda l’impegno antifascista di Toscanini nonché il suo senso altissimo di libertà, di dignità umana e di uguaglianza. Le chiedo: è certo che oggi Toscanini, portatore di questi valori, andrebbe a Tel Aviv e non piuttosto a Ramallah o a Gaza a portare la sua solidarietà ai Palestinesi che lo storico Bruno Segre ha definito “ gli ebrei del nostro tempo”? Lei ricorda anche la lettera di ammirazione di Albert Einstein nei confronti di Toscanini. Si rilegga la bella lettera di Einstein, Hanna Arendt ed altri intellettuali ebrei al New York Times nel Dicembre 1948 dopo la strage di Deir Yassin. Il partito di Begin è definito senza mezzi termini “fascista”. E si era solo all’inizio della storia di Israele, oggi Stato fiero della sua etnocrazia realizzata attraverso l’apartheid e la pulizia etnica dei Palestinesi! Lei con la sua presenza contribuisce al decoro di immagine di questo Stato. Lei sa che molti artisti si sono rifiutati di esibirsi in Israele raccogliendo l’appello del movimento BDS. Vorrei rivolgere anche a lei questo appello. Ma se proprio non volesse o non Le fosse possibile rinunciare all’impegno, le chiedo: vada almeno anche a Ramallah e a Gaza. Per Gaza occorre l’autorizzazione di Israele, carceriere di due milioni di persone. Le diranno che ci sono problemi di sicurezza. Non gli creda, non è vero. Il popolo di Gaza La accoglierà festoso e grato e sicuramente ci sarà anche là un’orchestra onorata di essere diretta da Lei.

Un cordiale saluto.

Ugo Giannangeli, Veniano (CO) 14/12/2016»

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