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Sanità privata ai ferri corti

Mentre esplode a Milano il caso Santa Rita, 150 mila lavoratori della sanità privata, di cui circa 3.500 a Como aspettano da 29 mesi il rinnovo del contratto. Le Rsu hanno organizzato un presidio davanti all’ospedale Valduce venerdì 13 giugno dalle 10.30.

Il contratto è scaduto da 29 mesi, ma le associazioni datoriali non vogliono metter mano al portafogli: così le Rsu dei 150 mila lavoratori della sanità privata hanno indetto dieci giorni di mobilitazioni in tutta Italia dal 3 al 13 giugno, a Como un presidio venerdì 13 dalle 10.30 al Valduce, secondo ospedale della provincia.
«Il 31 dicembre 2005 scadeva il contratto nazionale – spiega Fiorella Merlini, rappresentante della Fp Cgil – da allora aspettiamo il rinnovo della parte normativa, quadriennale e di quella economica biennale. Oggi quindi dovremmo discutere del secondo rinnovo economico, mentre non abbiamo ancora trovato un accordo sul primo». Ma chi sono gli attori in gioco? «Le associazioni datoriali sono tre – continua la Merlini – Aris che riunisce le strutture religiose come il Valduce, Aiop che invece rappresenta quelle di tipo imprenditoriale e infine la Fondazione don Gnocchi, sempre di stampo religioso, che è l’unica disponibile a rinnovare il contratto, anche se ha poco peso nella vertenza, contando in tutta Italia solo 3.500 dipendenti. Le altre associazioni sono disponibili a rinnovare la parte normativa, che però è già soddisfacente, mentre vogliono fare il gioco sporco sulla questione economica: chiedono che siano le regioni, come per gli ospedali pubblici, a stanziare i finanziamenti per gli stipendi. Questa richiesta è incompatibile con il carattere imprenditoriale delle strutture sanitarie private e rischia di compromettere il ruolo del contratto nazionale, se altre regioni come ha già fatto la Sardegna, cedessero alle richieste delle associazioni»
Per ora nulla si è mosso da parte del Ministero e dalle Regioni, nonostante i solleciti dei sindacati. Asa, oss e infermieri professionali (le tre categorie interessate dal contratto) continuano a svolgere un servizio essenziale per la vita di ognuno senza un adeguamento dei salari al costo della vita e in condizioni economiche peggiori dei colleghi pubblici. Ed è solo grazie all’indennità di turno che gli ausiliari socio-assistenziali, coloro che negli ospedali fanno il “lavoro sporco”, riescono a raggiungere i mille euro al mese, lavorando anche i festivi e su turni che prevedono la notte. «Nel frattempo – conclude la Merlini – i “signori della sanità” privata, che in Lombardia fanno capo all’Aiop, ingrandiscono le proprie strutture e trovano i fondi per quotarsi in borsa». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Presentazione del progetto Salva un bambino!

Il Rotary club ha presentato mercoledì 19 marzo il progetto Salva un bambino! per l’educazione al primo soccorso delle persone che lavorano a stretto contatto con i bambini.

Dedicato agli insegnanti delle scuole materne, elementari e medie il Rotary Club Baradello ha organizzato nelle scuole un corso di rianimazione di bambini, rivolto a persone estranee all’ambito medico, come ad esempio i docenti. Il responsabile del progetto Alfredo Caminiti ha chiarito che il problema, nel soccorso, è quando e come intervenire, poiché il bambino è diverso dall’adulto: «l’obiettivo è insegnare le manovre giuste a coloro che non masticano medicina, per rianimare e salvare la vita ad un bimbo». C’è inoltre la difficoltà nell’uso degli strumenti: un defribillatore può salvare la vita, ma bisogna saperlo usare. Il corso dura quattro ore, in un primo momento viene spiegato l’approccio, poi mostrate delle diapositive, ed infine gli insegnanti, divisi in gruppi, passano all’esercitazione pratica. Franco Brenna, ideatore del progetto, ha chiarito che per evitare che ci si dimentichi della lezione appresa il Rotary lascia un cartellone così non si dimenticherà la procedura. Alfredo Caminiti ha messo in risalto come i primi minuti dopo il trauma siano fondamentali per un corretto soccorso e dunque saperli gestire è alla base di una buona riuscita dell’intervento. Il provveditore agli studi Benedetto Scaglione ha concluso facendo notare come l’iniziativa di formazione del personale docente risulti gratuita, grazie all’impegno volontario dei formatori. Il progetto, attualmente già attivo al Collegio Gallio, si sta diffondendo anche in istituti pubblici e l’auspicio è che sempre più scuole aderiscano. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Il futuro polo ambulatoriale dell’ospedale Sant’Anna

Presentato mercoledì 19 marzo il futuro polo ambulatoriale dell’ospedale Sant’Anna in via Napoleona. L’assessore regionale Bresciani attacca la ministro Turco, ma conferma che il denaro statale per il nuovo nosocomio c’è dalla fine di gennaio.

Presentata la futura struttura dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna a Camerlata alla presenza dell’assessore alla sanità della Regione Lombardia Luciano Bresciani che, intervenendo sul finanziamento delle nuove strutture sanitarie, ha affermato «abbiamo dovuto fare acrobazie per portare a casa quanto quello che era dovuto». I soldi per fare il nuovo ospedale rientravano nel piano di edilizia sanitaria 2003-2006 il cui importo è stato saldato a fine gennaio 2008 solo dopo il rifiuto di firmare il terzo atto del procedimento da parte dell’assessore senza un impegno concreto da parte del ministero a pagare. Per Luciano Bresciani il ministro della salute Livia Turco «guarda la Lombardia come se fosse il demonio, che guardi le altre regioni, che vada a vedere che qualità forniscono e i loro bilanci in rosso mentre quello lombardo è in pareggio». L’assessore lombardo ha poi aggiunto «la Turco fa bene a criticare, ma non a fare una critica esasperata che fa vedere la sanità lombarda come meno efficiente di quello che è», mentre a Toronto la Lombardia è stata l’unica regione nel gruppo dei migliori sistemi sanitari assieme ad altre sette nazioni, tra cui la Francia e la Germania «ciò non toglie – ha ribadito l’assessore alla sanità – il fatto che ci sono ancora cose da migliorare come le liste d’attesa, le cure di primo e secondo livello nel territorio, il decentramento, la cura delle malattie croniche, cambiare la mentalità ospedalocentrica».
Venendo al tema dell’incontro con la stampa il direttore generale Andrea Mentasti ha presentato il futuro dell’area nella quale è previsto un grande poliambulatorio che coprirà 12-14 mila metri quadri, in tre, quattro palazzine fronte strada costruite ex novo e ristrutturate, fornendo alcuni servizi di primo livello, raggruppando servizi ora sparsi in città. La direttrice sanitaria, Laura Chiappa, ha spiegato invece più nello specifico le caratteristiche della nuova struttura che non sarà destinata ai degenti bensì a pazienti esterni all’ospedale. A Camerlata rimarranno le strutture di fisioterapia, il day hospital di dermatologia e diabetologia, le strutture per il prericovero, ambulatori particolari, ad esempio quelli per le malattie trasmesse sessualmente, cardiologia, solo per visite ed elettrocardiogramma non per test da sforzo o scintigrafie, radiologia tradizionale, non quella ad alta tecnologia con mezzi di contrasto, tac e risonanza magnetica, il centro prelievi e il centro trasfusionale. Saranno presenti anche un punto informazioni, la cassa e un luogo di ristoro. «Verrà garantita la presenza di un anestesista – ha proseguito la direttrice sanitaria – per cui sarà possibile una chirurgia ambulatoriale che non richieda anestesia totale». Verranno quindi trasferite le strutture di via Carso e via Pessina: odontoiatria, oculistica, agopuntura, terapia del dolore. Incertezza ancora per la scuola infermieri e per il trasferimento di pneumologia, se arriverà in via Napoleona oppure nel nuovo ospedale. Aprendo un Centro di assistenza limitata a Camerlata con un massimo di 15 posti letto crescerà la disponibilità per la dialisi superando gli attuali 35 posti letto che verranno trasferiti ai “Tre camini”. Per il direttore sanitario nel progettare ciò che sorgerà al posto del vecchio ospedale «si è cercato di specializzare le strutture evitando frammentazioni in modo che gli operatori non debbano fare spola da una sede all’altra».
Concludendo Andrea Mentasti ha annunciato entro l’anno l’introduzione a Como della possibilità del parto indolore. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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