sicurezza

Nicoletta Pirotta sul decreto antiprecari

Nicoletta Pirotta, segretario provinciale di Rifondazione comunista, interviene sul decreto antiprecari, ancora bloccato in Parlamento.

«Il decreto del Governo non nasce dal nulla – ha dichiarato Nicoletta Pirotta, segretario provinciale Prc – rientra in una politica ben precisa».
Un documento che per l’esponente di Rifondazione definisce chiaramente le politiche economiche del Governo Berlusconi, delineandone la filosofia economica in un’accezione ampia, in cui sono individuabili tre aspetti fondamentali: le questioni del lavoro, con i salari, il problema della casa e l’immigrazione, vista come un’emergenza sociale e di sicurezza, a cui viene data una risposta con la militarizzazione del territorio. Un atto che preoccupa per «l’utilizzo dell’esercito e la diminuzione dei fondi per la polizia. Si sta andando verso la privatizzazione dei servizi di sicurezza, in un processo che porta alla modifica dell’assetto democratico e sociale del nostro paese».
Per quanto riguarda i precari «sono arrivati addirittura alla follia di mettere in discussione le cause in corso e quelle passate, con il rischio anche di licenziamenti».
Una critica viene quindi mossa al Pd che «non è sufficientemente in grado di rispondere alle politiche del Governo, anche perché dov’erano quando il decreto è passato nelle Commissioni?».
Ma altri aspetti colpiscono il segretario provinciale di Rifondazione come la trasformazione delle università in fondazioni, la svolta nuclearista e il taglio di 15 miliardi alle pubbliche amministrazioni, oltre alla «penalizzazione dei ceti sociali più deboli, per quanto riguarda la casa e i salari, legati ad un’inflazione dell’1,7 per cento contro quella reale del 3,8. Si chiuderanno dei contratti da fame e sarà ancora più difficile contrastare l’aumento del costo della vita».
«Una politica, quella del centro-destra, organica, chiara e precisa. Una privatizzazione da modello sudamericano i cui risultati e sfaceli si sono visti in quel continente negli ultimi anni».
«Per contrastare queste politiche – ha concluso Nicoletta Pirotta – bisogna ridare al più presto fiato all’opposizione per contrastare il tentativo di stravolgimento sociale e democratico». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Partirà a giugno il ciclo di incontri I venerdì della sicurezza

Inizia il ciclo di incontri I venerdì della sicurezza, organizzati dall’Amministrazione comunale e dai carabinieri, un ciclo di nove incontri che inizieranno a giugno e proseguiranno fino ad ottobre. Gli incontri verranno proposti anche in altri 55 comuni della provincia.

Alla presentazione dell’iniziativa, durante la foto di rito con l’assessore alla Sicurezza e i rappresentanti dell’arma, il sindaco Stefano Bruni ha scherzato coi giornalisti dicendo «Sembra che ci stanno arrestando, è un anticipo del futuro prossimo?». Ha affermato che «senza sicurezza non c’è libertà, in campagna elettorale questo è stato un tema decisivo, ora dobbiamo soddisfare le aspettative dei cittadini».
I nove incontri de I venerdì della sicurezza serviranno ad illustrare ai cittadini quello che si può fare e quello che si deve evitare per aumentare la propria auto-sicurezza. Una brochure molto dettagliata di trentasei pagine è stata stampata in diecimila copie e verrà distribuita durante gli incontri. Questo opuscolo è un vero e proprio vademecum per insegnare al cittadino come muoversi nell’intricata giungla della vita moderna. Alcuni consigli sono un po’ meno applicabili di altri, ma nel complesso il manuale è ben fatto e copre maniacalmente tutte le possibili fonti di insicurezza che potrebbero attanagliare l’animo del cittadino. A volte il modus operandi che una persona dovrebbe adottare sembra un po’ troppo complesso con consigli talora contraddittori. Si va dal consiglio «se si vive soli non farlo sapere a chiunque e di non mettere al corrente le persone conosciute degli spostamenti» per poi proporre di «conoscere i propri vicini di casa e scambiarsi i numeri di telefono».
In altri casi le indicazioni sembrano eccessive e capaci di aumentare la già scarsa sicurezza percepita: «dotare i propri apparecchi elettrici e le proprie luci di casa di timer di accensione-spegnimento che possano, programmati, far credere ad un malintenzionato che la casa è abitata anche se si è fuori città. Di controllare, se l’auto è parcheggiata in un luogo isolato, che non ci sia qualcuno all’interno. Di guidare il più possibile al centro della strada per non farsi speronare. Di non guardare insistentemente o fare commenti ad altri, né fare sorrisi ironici o provocatori ad estranei». Nell’opuscolo viene sottolineato che l’insicurezza regna sovrana e la necessità di sicurezza è la cosa più importante per il comasco.
Ben quattro pagine della brochure sono dedicate ai rifiuti, alla raccolta differenziata, allo smaltimento consapevole e alla denuncia della presenza di discariche abusive su territorio. Tutti i comaschi devono fare la loro parte per fermare il degrado ambientale che, come ha ricordato Stefano Bruni, è il problema che più spesso si trova a dover segnalare ai carabinieri.
Il cittadino e gli agenti dovrebbero aiutarsi a vicenda per scongiurare possibili reati o infrazioni, così si è espresso il colonnello Luciano Guglielmi, che alla presentazione de I venerdì della sicurezza ha parlato in rappresentanza dei carabinieri di Como. «Oltre alla sicurezza si dovrebbe aumentare la percezione di questa che andrebbe diffusa tra i cittadini». Uno dei metodi messi in atto dall’Arma è stato quello di aumentare il numero delle pattuglie a piedi che andranno a coprire anche le aree di Albate, Rebbio e Camerlata, fino ad oggi rimaste scoperte. La parola d’ordine è vicinanza con i cittadini e contrasto dell’inciviltà, che pur non essendo un reato provoca insicurezza. Entrambi gli obiettivi serviranno ad aumentare il senso di pace degli abitanti. Il colonnello ha ricordato l’utilità di collegare i propri allarmi e i propri apparecchi di video – sorveglianza con la centrale dei carabinieri, che così potrà monitorare in maniera più costante le paure degli abitanti. A Como, secondo Luciano Guglielmi, non esiste omertà, ma a volte manca la collaborazione dei cittadini nel denunciare i reati: «l’arresto è importante perché permette di eliminare dal circuito della delinquenza colui che vive di espedienti».
L’assessore alla Sicurezza Francesco Scopelliti ha ricordato che le prime due serate vedranno come tema principe l’ambiente domestico in previsione dell’estate e dei possibili furti.
I primi appuntamenti de I venerdì della sicurezza saranno venerdì 20 giugno alle 20.30 alla Circoscrizione 6 in via Grandi 21 e venerdì 27 giugno alle 20.30 alla Circoscrizione 8 in via Segantini 2, poi si riprenderà da settembre. Anche Espansione tv darà eco alle iniziative mandando in onda trasmissioni sul tema. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Morire per lavoro: è possibile ridurre infortuni e malattie professionali?

Per Lamberto Settimi, medico del lavoro, la via per evitare la tragedia delle morti sul lavoro è aumentare i controlli, non tagliare la spesa pubblica nel settore della sicurezza, contrastare la contraffazione di documenti essenziali per la sicurezza per ottenere sensibili risparmi delle aziende. Se ne è parlato nell’incontro Morire per lavoro: è possibile ridurre infortuni e malattie professionali? organizzato dal circolo locale del Partito democratico.

«I morti – ha esordito Lamberto Settimi – fanno sempre notizia, perché viene violata la sacralità del lavoro. I media ne ritraggono però solo il lato umano e non aiutano a inquadrare oggettivamente il fenomeno, né tanto meno a evidenziarne le criticità, perciò vorrei partire dai numeri. Il picco del numero di morti sul lavoro si è registrato negli anni ’60, quando con il boom economico aumentarono le persone impiegate. Da allora fino a qualche anno fa il fenomeno è andato costantemente decrescendo, per stabilizzarsi nei primi anni del nuovo millennio a quota 1200 morti l’anno. Negli ultimi quattro anni invece c’è stato un lieve peggioramento, con più di 1300 persone che ogni anno perdono la vita lavorando».
Da dove cominciare? Non certo dalle leggi, che per il relatore non sono il punto debole: «Abbiamo ottime e numerose leggi in materia di sicurezza sul lavoro. A partire dalla n. 833 del ’78, rivoluzionaria per l’epoca tanto da essere poi copiata da diversi paesi europei, passando per la n. 626, normativa europea ma non per questo meno importante, per arrivare alle leggi degli anni ’90 che regolamentano i cantieri edili rendendo impossibile il lavoro senza contratto, mentre prima era previsto un periodo di prova, nel quale era frequente il verificarsi di incidenti».
«Una delle criticità è sicuramente quella dei controlli. Con le forze in campo ad oggi si riescono a controllare il 3-4 per cento delle aziende. Se si vogliono applicare le leggi e renderle un efficace strumento di prevenzione occorre aumentare il numero degli ispettori del lavoro. E c’è da preoccuparsi quando i due maggiori partiti propongono il taglio della spesa pubblica».
Ma il vero problema è il dilagare dei “falsi”. Le leggi prevedono una serie di strumenti per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, come la valutazione dei rischi di un cantiere e le riunioni di analisi del problema fra sindacalisti e dirigenti d’azienda. Spesso certificati e verbali si rivelano prestampati, documenti fasulli che vengono prodotti per l’esigenza di abbassare i costi per le imprese.
Gli ambiti in cui è più frequente il verificarsi di incidenti rimangono quelli del lavoro nero e precario: il fenomeno del lavoro irregolare è ancora forte nel mondo dell’edilizia, nonostante le recenti leggi più restrittive in materia, e ai lavoratori in nero, spesso immigrati, non vengono assicurate le giuste misure di sicurezza. Ai lavoratori a termine semplicemente non conviene, per la mentalità imprenditoriale, offrire la giusta formazione al compito che andranno a svolgere. A questo si aggiunge che chi lavora con contratti a termine cambia ogni mese o settimana luogo di lavoro e macchinari di produzione, e non riesce ad acquisire quella consapevolezza che potrebbe salvargli la vita.
Dal pubblico un ispettore del lavoro ha fatto notare che «gli incidenti non capitano mai per caso. La mentalità imprenditoriale del fare fa spesso dimenticare il ruolo fondamentale dalla progettazione. E se il risultato è un prodotto malfunzionante si sono solo sprecati dei soldi, se invece per mancanza di progettualità una vita viene stroncata il dramma va oltre il lato economico. Dall’altra parte viene invocata una costante informazione verso i lavoratori, ma sono spesso questi ultimi a non rispettare le più banali regole di sicurezza».
Un altro partecipante alla serata ha ricordato la proposta del magistrato torinese Raffale Guariniello di istituire una procura nazionale per gli infortuni sul lavoro, così da evitare che per lungaggini giudiziarie i processi cadano in prescrizione. Proposta giudicata positivamente anche da Lamberto Settimi, che ha sottolineato come «con un buon avvocato ogni datore di lavoro riesce a non rispondere al crimine». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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