Giorno: 27 Giugno 2008

Nasce anche a Como il Focal Point, sportello delle Acli in supporto alle vittime di discriminazione razziale

Entrerà in funzione il 4 luglio e fornirà assistenza tutti venerdì dalle 10 alle 13 in via Brambilla 35 a Como il Focal point, «uno sportello per dare aiuto concreto alle vittime di ogni discriminazione» si legge nel comunicato stampa del Patronato Acli che gestirà il servizio su incarico dell’Unar, l’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.
«Questo sarà un nuovo servizio che le Acli offriranno ai migranti – spiega Luisa Seveso, presidentessa provinciale delle Acli – La nostra esperienza nel campo comincia dagli anni ’80, quando arrivò la prima ondata migratoria libanese. Negli anni abbiamo affiancato ai valori di solidarietà e giustizia sociale che ci animano, la competenza e la formazione dei nostri operatori».
Paola Manzoni, già operatrice dello sportello immigrazione e futura dirigente del Focal Point lariano, ha spiegato il funzionamento del nuovo servizio: «Chi si sente vittima o anche solo assiste ad una discriminazione e vuole denunciarla, può percorrere due strade: venire direttamente allo sportello negli orari di apertura o chiamare il numero verde nazionale (800.90.10.10), che provvederà a raccogliere i dati e trasmetterli al Focal Point locale. A quel punto, dopo aver verificato la reale esistenza della discriminazione e la volontà di denunciarla da parte della vittima, si tenta la strada della mediazione: contattiamo le parti in causa e cerchiamo di risolvere il problema. Se il caso dovesse essere complesso ci avvaliamo di operatori regionali di secondo livello che aiutano l’operatore legale ed eventualmente valutano la possibilità di intraprendere vie legali. In quest’ultimo caso ci rivolgiamo al supporto degli esperti di legge e dei magistrati dell’Unar di Roma».
Ma il Focal Point non è un progetto nuovo. In Lombardia ne sono già attivi due, a Milano e Varese, e Franco Fragolino, responsabile regionale delle politiche sociali, ha tracciato un bilancio delle attività dei due sportelli: «Le segnalazioni pervenute al numero verde che riguardano casi di discriminazione in Lombardia sono state circa 1000. Di queste, 183 sono state prese in carico dagli sportelli territoriali. Ci sono alcuni numeri interessanti: il primo parla di un 28,7 per cento di casi in cui i segnalatori erano italiani, sintomo di un forte senso civico presente. La maggior parte dei casi vede come vittime cittadini nordafricani che vivono in Italia da molti anni e gli ambiti dove si rilevano più discriminazioni sono i luoghi di lavoro (30 per cento) e quello dell’erogazione dei servizi pubblici (17 per cento)».
E se fossi un ipotetico genitore rom di un ipotetico campo comasco e, vedendo la polizia schedare mio figlio tra qualche mese, mi rivolgessi al Focal Point perché mi sento vittima di discriminazione razziale, l’operatore cosa potrebbe fare? Risponde prontamente Fragolino: «Se ciò dovesse succedere noi avremmo già avviato una procedura di denuncia anticostituzionale a livello nazionale, inoltre potremmo procedere nei confronti di Questura e Prefettura». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Nessuna nuova cava nel comasco

Ad eccezione delle ipotesi mozzatesi nel documento di indirizzo elaborato dalla Commissione ambiente provinciale. La delibera sarà approvata mercoledì prossimo dalla Commissione per poi affrontare il suo lungo iter.

Non è ancora stata approvata dalla Commissione ambiente la delibera d’indirizzo sul Piano Cave, ma la prima bozza del documento è stata resa pubblica ieri per volontà del presidente di commissione Giancarlo Galli.
Una prima nota riguarda il metodo utilizzato dalla Commissione per redigere il documento: a differenza della proposta dell’assessore all’ecologia Francesco Cattaneo, che spingeva per un rapido svolgimento dell’iter sotto la minaccia del commissariamento regionale, i componenti della Commissione hanno scelto di procedere per consultazioni preventive, raccogliendo i pareri delle associazioni di categoria e dei sindaci interessati.
Proprio su indicazione di questi ultimi si è preferito escludere le ipotesi di apertura di nuove cave, ventilata nei mesi passati sulla stampa. Niente ruspe quindi a Cermenate, Asso e Fino Mornasco, per citare tre dei molti siti precedentemente individuati. Dovrebbe invece prendere corpo l’ipotesi di apertura di una cava a Mozzate, per cui il sindaco ha espresso parere favorevole, nonostante il protocollo firmato alcuni anni fa tra l’amministrazione mozzatese e quella provinciale che impediva grossi interventi nel Comune della bassa già afflitto dalla più grande discarica comasca e dal passaggio della Pedemontana. Dalla realizzazione della nuova bretella stradale saranno ricavati 2 milioni di metri cubi di materiali su 15 milioni previsti, i rimanenti saranno recuperati principalmente dallo sfruttamento, fino ad esaurimento, delle cave esistenti.
Quindi perché il documento non è stato approvato? Risponde Giancarlo Galli: «Il rinvio dell’approvazione definitiva deriva dalla necessità di un’ulteriore verifica per i siti di Cucciago e Locate Varesino. In ogni caso l’iter dovrebbe concludersi mercoledì prossimo dopo aver sentito gli amministratori locali».
«Per la discarica di Locate il sindaco ha detto “ni” – spiega Renato Tettamanti (Prc) – Avendo scelto un metodo di lavoro basato sul consenso delle amministrazioni locali, dobbiamo capire le intenzioni del primo cittadino locatese».
Ben diversa la situazione per la cava di Cucciago, per cui l’amministrazione locale ha più volte deliberato la chiusura. L’impianto è attivo da ormai 30 anni e la commissione ritiene irrealizzabile l’ipotesi di ampliamento per aumentare di 2-3 milioni di metri cubi l’escavazione, almeno finché non venga realizzata la variante alla provinciale 27.
L’amministrazione di Cucciago ha proposto un tetto massimo di 400 mila metri cubi, ma Paola Sala (Fi), consigliere provinciale eletta a Cantù, e con lei il gruppo di Forza Italia, non hanno votato la proposta a causa delle implicazioni viabilistiche e ambientali che incidono direttamente sulla città del pizzo. Si attende quindi una nuova consultazione dei comuni del canturino per una proposta definitiva.
L’obiettivo dichiarato è di portare il documento di indirizzo in Consiglio provinciale entro fine luglio. Ricevuto il via libera consiliare, gli uffici provinciali redigeranno la Vas, strumento molto importante dato il forte impatto ambientale caratteristico del Piano. Se tutto dovesse procedere secondo i progetti, il Piano cave verrebbe sottoposto all’esame del Consiglio entro fine anno. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il 30 settembre termina la possibilità di esercitare il diritto di opzione per l’assicurazione sanitaria per i lavoratori frontalieri

In una nota diffusa giovedì 26 giugno, il Patronato Acli e il Coordinamento frontalieri Acli di Como evidenziano che molti lavoratori frontalieri non hanno ancora scelto tra l’iscrizione al servizio sanitario italiano e l’iscrizione al sistema assicurativo svizzero, privato e con un costo non inferiore ai 300 franchi svizzeri annui per ogni componente il nucleo famigliare.
Dopo una proroga, unica e straordinaria, entro il 30 settembre 2008 si può ancora esercitare il diritto di opzione, ossia la scelta tra l’uno e l’altro sistema. Per questo ogni lavoratore che intende optare per mantenere l’iscrizione all’assicurazione italiana deve restituire il formulario TI 1 all’ufficio Assicurazioni sociali di Bellinzona entro la data sopraindicata. In caso contrario il lavoratore frontaliero sarà obbligatoriamente assicurato esclusivamente in Svizzera.

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