«Un cittadino attivo che ha avuto la ventura di scrivere alcuni articoli sulla Fiat e sulla riconversione dell’industria dell’automobile in seguito ai quali è stato coinvolto in incontri e tavole rotonde,  ma che  da 15 anni si occupa di questi argomenti anche con la pubblicazione di testi specifici». Così si è presentato al pubblico l’economista ambientale Guido Viale, che ha preso parte al I panel pomeridiano Cambiare le produzioni, cambiare i consumi.
Il precipitare odierno della crisi dovrebbe servire per Viale a ridestare maggiore consapevolezza nell’opinione pubblica soprattutto sulla necessità di una riconversione produttiva dell’intero sistema, non possibile senza una conversione dei nostri modelli di consumo.
E usa proprio l’espressione “conversione” Guido Viale, una parola di Alex Langer, che rinchiude la dimensione oggettiva, strutturale, economica e produttiva della sostenibilità, ma anche quella intima, spirituale, personale che si tramuta in scelte pratiche di vita.
Per esemplificare la stretta connessione delle scelte economiche con la qualità della vita sociale l’economista ha sottolineato come alla introduzione della energia nucleare sia legata una intrinseca militarizzazione: tutti i Paesi che l’hanno fatto in passato hanno finanziato un’industria bellica collaterale per bilanciare una sistema altrimenti in perdita.
In Campania la militarizzazione è già in atto, per esempio con il divieto di accesso all’inceneritore di Acerra anche ai sindaci e agli amministratori: la gestioni dei rifiuti nella parte a valle della raccolta è in mano all’esercito, la camorra incendia rifiuti tossici sverzati sul territorio e i militari non intervengono.
Se la conversione produttiva è complementare a quella dei consumi, per Viale questa può diventare il motore di una nuova economia passando da forme di consumo individuale ad una forma di consumo condiviso in una dimensione quindi associativa.
La forma più nota e già praticata, anche se non semplice da attuare, è quella dei Gruppi di Acquisto Solidale, che mantengono un tipo di consumo individuale, ma all’interno di un processo collettivo di associazione dove rivestono importanza i rapporti personali con i produttori, che si rivelano molto importanti per concordare per esempio le modalità di produzione (ecologiche, con giusto salario, ecc.) modificando, se necessario, le scelte degli imprenditori agricoli.
Lo stesso vale per i processi energetici con associazioni di utenti finalizzate all’istallazione di pannelli fotovoltaici sul tetto di casa: fino al 31 dicembre gli incentivi per questa scelta sono molto alti in Italia e grazie alla costituzione di gruppi di acquisto si ottengono ulteriori sconti e diventa praticabile un rapporto diretto con i produttori, che però sono quasi tutti stranieri.
Esempi negativi sono diffusi anche in questo campo con multinazionali estere che istallano pannelli solari a terra distruggendo anche colture tradizionali con l’unico scopo di realizzare utili in un settore in espansione.
Altro tema da ripensare è la mobilità nel mondo occidentale motorizzato, ma sempre di più anche nei paesi emergenti: l’industria produttrice di mezzi di trasporto non può non essere riconvertita per la produzione di altri mezzi di trasporto anche unita alla condivisione dell’uso di veicoli o pubblici o fondati sulla flessibilità.
Anche questa scelta richiede l’associazione degli utenti e gli enti locali devono prestarsi a essere sponsor di questo tipo di trasformazione tenendo conto che un’industria già in sovrapproduzione non può essere riconvertita garantendo lo stesso livello di occupazione: il problema di un singolo settore investe necessariamente tutti gli altri.
E se l’industria automobilistica non ha prospettive, diventano necessari gli strumenti da offrire in alternativa ai produttori per esempio nel campo delle energie rinnovabili: importiamo dalla Grecia impianti solari termici, siamo molto arretrati, non abbiamo industrie per soddisfare la domanda crescente.
«I presupposti ci sono – ha concluso Guido Viale – ma la transizione verrà messa in moto solo quando dal basso (lavoratori, utenti, amministratori locali, imprese vecchie e nuove) verranno attivate le forze necessarie. Con un occhio di riguardo per il mutualismo e la democrazia partecipata nella gestione di compiti che il welfare state non è più in grado di affrontare». [A. B., ecoinformazioni]

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