Le incisioni di Mucha al Chiostrino di Sant’Eufemia

Fino al 29 aprile nella struttura espositiva comasca di piazzolo Terrragni saranno esposte le opere, «sulla linea della memoria», di Marco Mucha. Apertura da giovedì a sabato dalle 16 alle 19 oppure su appuntamento al tel. 347.7645616

«Ciò che io vedo ed interpreto è una sorta di reminiscenza cumulativa di un’esperienza che non si limita a quella personale – precisa Marco Mucha –, ma coltiva l’ambizione di affondare nella memoria storica, di coincidere con il movimento rammemorante di intere civiltà, e di quella occidentale nella fattispecie. Con le mie opere, scritte, incise o dipinte, non ho l’intenzione di ricordarmi alcunché di accaduto, ma di ricomporre una memoria collettiva in un mosaico che comprenda e sintetizzi le ragioni passate e presenti in un collasso. Un atto critico che faccia riscaturire il senso dei padri e faccia insieme sorgere un senso nuovo per noi».

«Un senso che deve necessariamente convergere col bello. Perché, se il sapere è senso, questo deve identificarsi col bello per diventare positivo, per entrare nell’immortalità. Nella casa della memoria ci abita soltanto la bellezza, intrisa di senso, germinato dalla ragione. Tutto il resto cade nella dimenticanza. Forse, è proprio per evitare questa dimenticanza che lavoriamo, che attendiamo tutti all’unisono alla gestazione di un Bello che renda testimonianza del meglio di cui siamo stati capaci. Uso sovente l’incisione perché è un’arte primaria. I graffiti dei primi uomini ne sono la prova. Per costoro, incidere sulla roccia era il primo atto reso alla testimonianza della memoria e del sapere. Il loro gesto inopinato e trascendentale, rispetto allo stato di natura, traeva per sempre la figura mentale della rappresentazione (animale o antropologica che fosse) dalla natura alla cultura. E la consegnava alla memoria. Ecco, quando avrò ritrovato quella forza, la forza di quell’espressione, allora potrò dirmi soddisfatto. Ma non voglio mai trovarla».

 

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