Per l’Ato di Como l’acqua del Lario è «eccellente»

Dopo il passaggio della Goletta dei laghi il presidente dell’Autorità dell’Ambito territoriale ottimale della provincia di Como Paolo Mascetti controbatte sulla qualità e la depurazione delle acque

 «Nel corso del 2011 l’ASL ha provveduto ad analizzare le acque del lago di Como al fine di definire la balneabilità  dello stesso – spiega in un comunicato il presidente dell’Ato comasco –. Le analisi sono state condotte in 39 punti del lago e ad eccezione di 5 punti che l’ASL ha classificato come “Buono” il resto è risultato “eccellente”». Un’indagine che ha coinvolto 22 de 32 comuni rivieraschi.

Un buon risultato dovuto però anche all’applicazione delle nuove leggi sulla balneazione, su indicazione europea, meno restrittive della normativa italiana precedente.

Per quanto riguarda gli impianti di depurazione, i primi incriminati per l’inquinamento delle acque lariane per Legambiente, «secondo i dati disponibili relativi ai giudizi di conformità alla normativa vigente degli impianti di depurazione rilasciate dall’ARPA, agenzia preposta alla protezione ambientale, nel corso del 2010 su 8 impianti di depurazione con scarico a lago, solo 2 sono risultati non conformi, rilevando alcune criticità che erano già state oggetto di valutazione da parte dei Comuni e dell’Autorità d’Ambito e che hanno portato alla promozione e finanziamento di due opere finalizzate all’adeguamento degli impianti».

I rappresentanti della Goletta dei laghi avevano denunciato anche la mancanza di impianti fognari e lo scarico a lago dei liquami ma per Mascetti invece «In media la copertura del servizio di fognatura sul Lario è di circa il 95% e, in particolare, i Comuni del Lago presentano piccole aree che devono essere ancora raggiunte da una rete di raccolta dei reflui, considerando che proprio in queste zone si parla di case per lo più occupate nei periodi estivi».

«Nell’arco degli anni – prosegue il rappresentante dell’Ato comasco – sono stati dismessi diversi scarichi delle reti fognarie sprovviste di trattamento e si continua ad operare per la ricerca e l’eliminazione di quelli ancora rimasti, anche attraverso la realizzazione di collettori sub lacuali e l’estensione delle reti fognarie, grazie anche ai contributi assegnati dall’Autorità d’Ambito, negli ultimi anni che hanno permesso la realizzazione/attivazione di opere per un ammontare pari a circa  37 milioni di euro».

«Ciò non toglie che vi sono ancora alcune situazioni che necessitano di verifiche – ammette Mascetti –, per lo più legate al  corretto funzionamento degli scolmatori e al controllo degli allacci dei privati alla rete fognaria, infatti in diverse aree si registrano situazioni correlate al mancato allacciamento del privato alla rete fognaria e in altri casi all’errato all’allacciamento degli scarichi nelle acque bianche».

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