Le guide turistiche d’Italia. Precisione e approssimazione

Un pubblico prevalentemente femminile di qualche decina di persone si è riunito il 5 settembre sotto il tendone della Fiera del libro di Como, in piazza Cavour, ad ascoltare Fabio Cani (NodoLibri) che nell’ambito del percorso Buon compleanno Italia è intervenuto su Le guide turistiche d’Italia. Precisione e approssimazione. Per argomentare la tesi che «Le guide turistiche hanno creato e creano un’immagine dell’Italia per presenze e assenze» di luoghi e monumenti e favoriscono la costruzione dell’idea che turisti, ma anche abitanti, si fanno di un posto per selezione promozione, il relatore, ha scelto di confrontare lo spazio dedicato alla città Como da alcune guide di differenti epoche.

Luigi Vittorio Bertarelli, fondatore del Touring Club Italiano e direttore dal 1914 della collana Guida d’Italia in 17 volumi, dopo le due pagine di informazioni pratiche su come raggiungere la città, come muoversi, dove alloggiare, descrive «il fervore operoso delle industrie», quelle tessili in particolare, e «il carattere tenace degli abitanti». Bertarelli opera una scelta non neutra: antepone la vocazione produttiva alla storia della città. Anche la selezione dei pochi luoghi citati (per gli altri rimanda alle pagine del comasco Giovan Battista Giovio in Viaggio ai tre laghi di Como, Lugano e Maggiore del 1785) è significativa.

Il primo è piazza Cavour, «centro della vita cittadina», perché da qui partono piroscafi e tramvie, incrocio tra la città e il lago. (E noi abitanti di questi tempi non riusciamo a non pensare al decadimento che piazza Cavour ha avuto in questi anni e alla perdita di senso e di ruolo: il lago lambisce la città ma i due mondi non si interfacciano).

Tre pagine sono impiegate per descrivere il secondo luogo selezionato: il duomo. E altri luoghi vendono citati: dal Broletto a via Vittorio Emanuele, da Palazzo Cernezzi alla chiesa di San Fedele, dal Museo Civico alla Torre di Porta Vittoria, dagli Scavi di Porta Pretoria al percorso per arrivare a Sant’Abbondio, ampiamente descritta. Nemmeno una riga sulla barocca Santa Cecilia a dimostrazione di quanto Bertarelli privilegiasse l’architettura e l’arte medievali su quelle di altre epoche e di quanto le sue scelte abbiano influenzato i turisti “guidati” dal Touring.

Quelle di Bertarelli erano guide “moderne”, scritte in forma di appunti, con molte informazioni pratiche (divenute inutili nei nostri tempi di Internet), con pochi aggettivi, pensate per essere lette sul posto durante la visita e guidare lo sguardo del turista. (Lo confermano anche alcune pagine, lette e commentate da Cani, in cui Bertarelli descrive con precisione e erudizionela Chiesadi San Menna eremita di Sant’Agata dei Goti, in Campania).

Al confronto le pagine su Como, scritte da Giovan Battista Giovio alla fine del 1700, appaiono in stile assai più narrativo e risentono, nel bene e nel male, dei gusti soggettivi dell’autore e del filo dei suoi pensieri che non esita a condire con riferimenti alla propria genealogia (per esempio, parlando della Cattedrale, Giovio dedica cinque righi alla sepoltura di Benedetto Giovio), ma anche di utili consigli, come quello di «farsi suonare» gli Organi del 1650. [Celeste Grossi per ecoinformazioni]

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