Stipendi in euro per i frontalieri

Nessuna risposta all’interrogazione ai Ministero degli esteri e del lavoro della parlamentare comasca Chiara Braga

 L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) ha ventilato, da qualche mese, l’ipotesi di pagare i frontalieri con stipendi in euro per volgere a proprio favore le variazioni del cambio fra franco e euro, un’idea che ha indotto la parlamentare comasca del Partito democratico Chiara Braga, assieme ad altri deputati del suo partito, a presentare un’interrogazione ai Ministeri degli Affari esteri e del Lavoro e delle politiche sociali perché il governo tuteli «i propri cittadini, lavoratori frontalieri, dal rischio di subire trattamenti salariali discriminatori».

«Siamo di fronte al verificarsi di una condizione discriminatoria e di evidente svantaggio per i lavoratori frontalieri, spesso anche portati ad accettare condizioni sfavorevoli e dannose per non incorrere nella perdita del posto di lavoro – dichiara Braga –. Tali comportamenti risultano di fatto andare contro i contenuti dell’Accordo bilaterale siglato nel 2002 tra la Confederazione svizzera, la Comunità europea e gli Stati membri, tra cui appunto l’Italia, in base ai quali viene fatto esplicito divieto di qualsiasi ‘discriminazione fondata sulla nazionalitàe sancito che ‘il lavoratore dipendente cittadino di una parte contraente non può ricevere sul territorio dell’altra parte contraente un trattamento diverso da quello riservato ai lavoratori dipendenti nazionali per quanto riguarda le condizioni di impiego e di lavoro e in particolare in materia di retribuzione, licenziamento, reintegrazione professionale’».

«Ad oggi tuttavia – la considerazione della parlamentare comasca –, non abbiamo ancora ricevuto nessun tipo di risposta da parte del Ministero competente, l’ennesimo e ineludibile segnale dell’incapacità del Governo italiano di occuparsi dei problemi reali dei suoi cittadini».

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