Frontalieri

Cgil-Cisl-Uil/ Consiglio Sindacale Interregionale/ Ultimo treno per i frontalieri

Il mondo del lavoro si compone di situazioni standardizzate e di altre più particolari, che richiedono maggiore attenzione e solerzia; ne è un esempio la categoria dei frontalieri, che insieme a tante altre rischia di cadere nel dimenticatoio politico dei decreti, come denunciano le principali sigle sindacali.

(altro…)

Frontalieri/ Pd: bloccare i licenziamenti

Nella commissione speciale Lombardia-Svizzera la Lega non propone nulla di concreto solo chiacchiere, il Pd chiede interventi concreti a tutela dei lavoratori frontalieri. I sovranisti, dopo avere urlato la lotta agli stranieri non sanno come fare quando gli “stranieri” sono gli italiani.

(altro…)

Covid-19/ Pd/ Più sicurezza e tutela anche per i frontalieri

In un momento delicato come quello che stiamo vivendo, è importante tutelare la salute e la sicurezza di chiunque: la situazione particolare di chi lavora oltre il confine (da sempre particolarmente delicata poichè implica la relazione tra due stati differenti) ora, con l’arresto delle attività non indispensabili in entrambe le nazioni, è ancora più importante da monitorare, soprattutto per chi continua ancora ad attraversare la frontiera per lavoro. La Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, nelle parole del segretario, nonchè consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo, pone l’accento proprio su questo nel resoconto della riunione del 2 aprile.

(altro…)

18 ottobre/ Prima riunione dell’Osservatorio permanente sul fenomeno del frontalierato Italia/Svizzera

Provincia_di_Como-Stemma

 

Verrà convocata giovedì 18 ottobre la prima riunione dell’Osservatorio permanente sul fenomeno del frontalierato Italia/Svizzera, costituito su iniziativa delle Province di Como e Varese – in collaborazione con le organizzazioni sindacali dei frontalieri. (altro…)

Cgil Como/ Verso la costituzione dell’osservatorio sui frontalieri: province e parti sociali al lavoro comune

download.pngApprovato dal consiglio provinciale di Como il primo atto per la costituzione dell’osservatorio permanente sul fenomeno del frontalierato  nelle province di Como e Varese, che introduce un importante strumento di consultazione tra i principali soggetti operanti sul tema del lavoro transfrontaliero. (altro…)

Fermi contro l’intesa per i frontalieri

FRONTALIERI ALTRIRegione Lombardia insoddisfatta dell’accordo del governo invita i frontalieri a ritirare i secondo pilasto.

 

«Il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri, sul quale si è raggiunta l’intesa tecnica definitiva fra Confederazione svizzera e Italia (prologo ad una firma che dovrebbe arrivare in primavera, andando a sostituire l’attuale in vigore dal 1974) non piace al sottosegretario all’Attuazione del programma e ai rapporti istituzionali nazionali Alessandro Fermi e al consigliere Luca Marsico, che ne hanno discusso» dichiara una nota di Regione Lombardia.

«Siamo di fronte a un accordo che non ci soddisfa affatto, che andrà a penalizzare sia i 60mila lavoratori di frontiera, (fra i quali 25mila varesini e altrettanti comaschi), sottoposti a un vero salasso, così come i Comuni di frontiera, che potrebbero vedere azzerati i ristorni con, a cascata, gravi conseguenze per garantire i servizi essenziali per la collettività – dichiarano Fermi e Marsico –. Per questa ragione auspichiamo vivamente una profonda rivisitazione dell’Intesa tecnica raggiunta facendo appello al Governo Renzi, affinché riveda profondamente quanto concordato».

«Se questo fosse il testo definitivo che dovesse essere sottoscritto, gli unici penalizzati dalla nuova intesa, secondo Fermi e Marsico, sarebbero “proprio sia i lavoratori che i nostri territori di confine e questo non possiamo accettarlo”» prosegue la nota.

«Invitiamo tutti i cittadini lombardi che hanno prestato lavoro in Svizzera negli anni passati e i parenti di quei lavoratori che sono deceduti prima del pensionamento a ritirare il secondo pilastro, che spetta di diritto, in base a quanto versato al Governo elvetico negli anni di lavoro, e, in caso di dubbio, a rivolgersi tempestivamente alle organizzazioni sindacali – terminano Fermi e Marsico –. Sarebbe una beffa, se questo tesoretto restasse in Svizzera e per molti nostri concittadini potrebbe rappresentare una inaspettata boccata di ossigeno». [md, ecoinformazioni]

Fuga di lavoratori in Ticino

frontalieriPer Cna: «Un problema di competitività per le imprese italiane dei territori di confine».

«Nel più complessivo ambito del costo del lavoro, il divario tra Italia e Svizzera sul terreno degli oneri previdenziali e dei costi non salariali è tale da rendere molto spesso impossibile, per le imprese italiane situate presso il confine con la Repubblica Elvetica, trattenere personale altamente qualificato sempre più attratto da imprese concorrenti del Canton Ticino – spiega un comunicato di Cna Como –. Si tratta di un fenomeno fotografato dai numeri. Secondo i dati disponibili presso l’Ufficio di statistica del Canton Ticino (marzo 2015), contro i 35.347 del secondo trimestre del 2005, nel secondo trimestre del 2015 i lavoratori transfrontalieri erano 62.555: tra questi, 5.389 figure intellettuali e scientifiche, 6.134 figure tecniche intermedie, 10.633 “commerciali”, 10.678 artigiani ed operai specializzati. In particolare, per le figure addette a professioni ad alto contenuto scientifico ed intellettuale si registra un incremento degli esodi verso le imprese ticinesi pari al 195% in dieci anni. Il mondo del lavoro ticinese vedeva già nel 2013 la presenza di 4 lavoratori stranieri su 10».

«La portata del fenomeno va ben oltre il dato quantitativo e le possibili positive ricadute in termini di recupero di liquidità per le famiglie italiane e di consumi per il mercato interno: il gap di competitività si acuisce infatti gravemente per il fatto che personale caratterizzato da un elevato profilo di competenza tecnica e di specializzazione, dopo essere stato formato dalle istituzioni scolastiche italiane e dalle nostre imprese, si sposta in Ticino senza alcuna concreta possibilità di efficace rilancio economico da parte dell’imprenditore italiano che lo vede partire – prosegue lo scritto –. Da recenti rilevazioni (Sole 24 Ore e Corriere del Ticino) le componenti non salariali del costo del lavoro in Italia sono al 28,2% del totale, in Svizzera al 20,9%: un gap in grado di spostare molto la bilancia competitiva a favore delle imprese ticinesi. Il salario medio di un lavoratore transfrontaliero in Ticino ammonta a 4.658 franchi (il 18% in meno del salario medio di un lavoratore di nazionalità elvetica): si tratta di un valore pressoché inarrivabile per le imprese italiane di confine alla luce degli attuali oneri fiscali».

«Siamo convinti che serva, già nella Legge di stabilità 2016, una misura di supporto fiscale alle imprese italiane situate in prossimità del confine con la Svizzera – afferma Enrico Benati, presidente regionale di Cna produzione –, al fine di ridurre il divario e di permettere una più efficace azione di mantenimento della manodopera qualificata e delle competenze specialistiche».

«Naturalmente, un primo ambito di possibile risposta è legato al potenziamento della detassazione dei premi e del salario di produttività, su cui i valori e le soglie attualmente previste dalla bozza di Legge di stabilità appaiono largamente insufficienti, e su cui si potrebbe circoscrivere un intervento più penetrante per determinate figure professionali e per determinate aree di confine – termina la nota –. Ma affinché una misura di questo genere possa realmente impattare sulle possibilità di un’impresa italiana di usare la leva economica e per trattenere imprese specializzate, occorrerà che Governo e Parlamento prevedano anche forme di significativa decontribuzione degli incrementi salariali». [md, ecoinformazioni]

Caf per frontalieri

acliLe Acli aprono a Como un ufficio di assistenza fiscale per i lavoratori frontalieri.

 

«Il 9 luglio verrà inaugurato a Como, in Viale Roosevelt n. 23, l’Ufficio di assistenza fiscale per i lavoratori frontalieri di Caf Acli – annuncia un comunicato –. Esso fornirà assistenza ai lavoratori “di frontiera” nella compilazione dei dichiarativi fiscali e, nel periodo corrente, si attiverà per coadiuvarli nella procedura di “Voluntary Disclosure”».

«Sfruttando la capillarità di Caf Acli, l’Ufficio di Como sarà il punto di riferimento nazionale nella trattazione delle casistiche fiscali proprie dei frontalieri – conclude la nota –. I lavoratori frontalieri sono parte integrante della storia delle Acli di Como e viceversa: per questo motivo l’idea di creare uno spazio esclusivo per loro». [md, ecoinformazioni]

Il Ticino versa i ristorni

FRONTALIERI ALTRI«Nonostante premesse difficili» sottolineano in un comunicato del Consiglio di stato del Cantone.

 

«Il Consiglio di stato ha deciso a maggioranza di effettuare anche quest’anno il versamento dei ristorni relativi all’imposta alla fonte dei lavoratori frontalieri – si legge nello scritto –. Nonostante premesse oggettivamente difficili nei rapporti con la vicina Italia e disaccordi sulla gestione di taluni dossier di primaria importanza per il Cantone da parte della Confederazione, il Consiglio di stato ha dato prova di ragionevolezza e pragmatismo. In una lettera al Consiglio federale, il Governo cantonale formula l’auspicio che questa decisione possa facilitare l’adozione di precisi provvedimenti a favore del Cantone, che tengano conto della particolare situazione a sud delle Alpi».

«Il Consiglio di stato ha dato disposizione al servizio competente dell’Amministrazione cantonale di procedere entro il termine di scadenza previsto dall’Accordo italo svizzero del 3 ottobre 1974 al versamento alla parte italiana dell’importo concernente la quota d’imposta alla fonte sul reddito 2014 dei lavoratori frontalieri – si precisa –. Il Governo ticinese reputa che questa decisione non può essere vista e letta come fine a se stessa. Ha pertanto scritto di comune accordo al Consiglio federale, evidenziando diverse criticità nei rapporti con la vicina Italia, segnatamente in ambito del traffico transfrontaliero. Per trasparenza ha soggiunto che la discussione sul tema del blocco dei ristorni include anche delle riflessioni critiche nei confronti della Confederazione concernenti la gestione di taluni dossier di primaria importanza per il nostro Cantone». [md, ecoinformazioni]

Salario minimo, vince il sì. Luca Fonsdituri: «Vedremo come il risultato sarà acquisito dai legislatori»

10389240_10203094952988432_4572616418100458649_nVittoria del sì alla proposta di modifica costituzionale ticinese sul salario minimo , che si propone di portare la retribuzione minima ad almeno 3.500 franchi al mese per 12 mensilità. Quale giudizio e quali conseguenze?

«Il giudizio è positivo – spiega Luca Fonsdituri, responsabile Cgil Frontalieri di Como – in Ticino, come in tutta la Svizzera, vi sono varie categorie di lavoratori che non risultano coperte dalla contrattazione collettiva. Ora però vedremo come tale risultato verrà acquisito dai legislatori».
In effetti il Consiglio di Stato, nel prendere atto del risultato della consultazione popolare, ha sottolineato subito come «l’attuazione dei nuovi dettami costituzionali non sarà semplice», in particolare «difficilmente potranno infatti essere fissati salari minimi differenziati per settore e l’ipotesi di un salario minimo unico contrasta con quanto espresso dalla nuova norma costituzionale. Il Consiglio di Stato si augura che le misure proposte dall’iniziativa accolta contribuiscano effettivamente a un miglioramento della situazione del mercato del lavoro indigeno».
Un percorso complicato e comunque non risolutivo. «Del resto – sottolinea Fonsdituri – ciò che rende effettiva una legge è la sua corretta applicazione. Nel tempo abbiamo assistito all’utilizzo di vari escamotage da parte degli imprenditori per mantenere basso il costo del lavoro: dall’orario fintamente ridotto (“lavori al 100% ma risulti assunto all’80%”) o, addirittura, alla discrepanza tra salario riportato in busta paga e somma effettivamente retribuita. Fondamentale non è solo che vi siano soglie di salario minimo sotto le quali non andare per legge, ma soprattutto che vi sia un controllo a tappeto delle irregolarità da parte degli uffici competenti».
Allo stato attuale si calcola che circa la metà dei 62mila frontalieri italiani – di cui circa 25mila comaschi – non sia coperta dalle tutele di un contratto collettivo: «Perciò concordiamo con il Sindacato svizzero Unia– continua Fonsdituri – che la soluzione non può essere lasciata ad una legge e che serve dunque rafforzare le tutele dei lavoratori attraverso l’allargamento della contrattazione a tutte le categorie». [aq, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: