In Sala Stemmi contro la pena di morte

Franco Fragolino, presidente del Consiglio comunale, ha aperto alle 17 di sabato 30 novembre a Palazzo Cernezzi la manifestazione contro la pena di morte organizzata dal Comune di Como e dal Coordinamento comasco per la Pace, con l’adesione di Acli, Arci e Csv e la collaborazione di Amnesty international. Già disponibili sul canale di ecoinformazioni i video di Valentina Rosso degli interventi all’iniziativa alla quale hanno partecipato il sindaco Mario Lucini e una quarantina di persone.

Durante l’incontro sono stati presentati alcuni materiale utilizzati da Amnesty International per le proprie campagne internazionali contro la pena di morte (particolarmente efficace uno spot con una pallottola di un’esecuzione capitale “fermata” dai fogli di carta delle petizioni contro la pena di morte), e soprattutto alcuni stralci di un film-documentario recentemente realizzato sulla storia dell’ultimo boia dello Stato francese, pensionato da Mitterand solo all’inizio degli anni Ottanta, stralci che sono stati presentati dal regista Marco Cortesi.

I materiali presentati da Amnesty International, attiva anche a Como, hanno messo in evidenza come in tutto il mondo siano ancora 58 le nazioni che ammettono la pena di morte, e come, a fronte di un progresso del fronte anti-pena capitale, negli ultimi mesi si siano purtroppo registrate recrudescenze di efferatezza da parte di alcuni Stati (Cina – dove il numero ufficiale delle esecuzioni è tuttora sconosciuto, essendo tali notizie coperte da segreto di stato –, ma anche Iran). La pressione internazionale della società civile resta quindi indispensabile per mettere definitivamente al bando questa forma di pena, inammissibile da qualsiasi punto di vista, anche da quello “giustizialista”. E si deve anche ricordare che anche nel “civilissimo” occidente la pena di morte resta in vigore: non solo negli Stati Uniti (ma recentemente un altro stato federale – il Connecticut – l’ha abolita), ma anche in Europa, dove è presente in Bielorussia.

D’altro canto, il film sulla figura dell’ultimo boia francese raconta con molta misura e attenzione l’“altra faccia” dell’esecuzione, quella appunto di chi – per “lavoro” – esegue la condanna: un modo diverso ma altrettanto efficace di presentare l’assoluta inumanità della pena capitale.

Qualche dissenso e un po’ di dibattito ha suscitato il “test”, utilizzato come provocazione, intitolato “E se tu fossi il giudice”: ovviamente nessuna delle persone presenti ha “votato” per la pena di morte, ma permane il dubbio che un problema come questo possa essere affrontato con “semplificazioni” che si ispirano ai “discorsi da bar”.

Resta da sottolineare l’importanza che l’amministrazione comunale di Como si sia impegnata in questa campagna contro la pena di morte, cercando di rompere il muro dell’indifferenza che spesso circonda questa e altre questioni simili, credute lontane. [FC – ecoiformazioni]

 

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