Diverso, e certamente solo

imagesUn Teatro Sociale gremito ha assistito all’incontro – spettacolo Gaber se fosse Gaber. Trent’anni di teatro, musica e narrativa del grande artista milanese raccontati dal giornalista e scrittore Andrea Scanzi.


Dagli esordi musicali di Torpedo blu (classificati nello spettacolo come poti poti) all’ultimo disco dal titolo lapidario e amaro, La mia generazione ha perso; dalla Rai degli anni sessanta agli spettacoli al Piccolo Teatro di Milano del 1978. Senza mai perdere di vista una cosa fondamentale: la condizione dell’uomo e della società in cui è inserito.
In novanta minuti il giornalista e scrittore Andrea Scanzi, attraverso audio, immagini e filmati spesso inediti, racconta la vasta produzione artista di Giorgio Gaber (nel decennale della sua scomparsa) scegliendo di soffermarsi maggiormente sul teatro canzone da cui trae, ad esempio, Quando è moda è moda, Qualcuno era comunista e Io se fossi Dio. Un racconto che prende in considerazione solo la parte artistica di Gaber, non quella privata e personale (come il matrimonio con Ombretta Colli, ad esempio).
La figura ritratta è quella di un intellettuale lucido nelle analisi e coraggioso nelle scelte (pensiamo ai testi di Quando è moda è moda e alle contestazioni subite durante i suoi spettacoli) e certamente solo.La presenza scenica, la mimica, la lucidità profetica, il gusto anarcoide per la provocazione e «il coraggio, a volte brutale di “buttare lì qualcosa”, l’avere anticipato così drammaticamente i tempi – spiega Scanzi – fanno del pensiero di Gaber-Luporini, oggi più che mai, un attualissimo riferimento per personaggi della politica, dello spettacolo, della cultura, del nostro sociale quotidiano». Perché, come scriveva il Signor G ne Il suicidio (da Polli, d’allevamento del 1978): «C’è una fine per tutto. E non è detto che sia sempre la morte». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: