Mese: Gennaio 2014

Tutto il Gloria per De Andrè

deandrè7graniAnche quest’anno Fabrizio De Andrè ha riempito la sala dello Spazio Gloria di Como nella serata di sabato 18 gennaio. Più di trecento persone hanno assistito all’ottava edizione del tradizionale tributo al cantautore genovese scomparso nel gennaio del 1999. Presto on line l’articolo di Clara Chiavoloni.

La storia di Saladino/ Il paradosso italiano

MAnualedistoriaAnticipiamo per i nostri lettori il capitolo Il paradosso italiano del manuale di storia scritto da Bruno Saladino e disponibile per le adozioni nei licei dal 2058. Leggi nel seguito dell’articolo la pagina 36 del volume. «Il Berusconi, nonostante pesanti condanne già irrogate o in via di definizione, nel periodo in cui avrebbe dovuto scontare la pena (arresti domiciliari … servizi sociali …) veniva convocato nella sede nazionale del maggior partito italiano (allora denominato Pd) e con il segretario nazionale dell’epoca, Matteo Renzi, concordava importanti riforme di quella stessa Costituzione che per 20 anni aveva tentato di distruggere. Si accordava inoltre su una nuova legge elettorale che avrebbe favorito la sua formazione a scapito di altre forze presenti sulla scena politica. La stampa straniera stigmatizzò quegli eventi con titoli a tutta pagina: Il paradosso italiano».

Benedetta Tobagi/ Una stella incoronata di buio

tobagiMartedì 28 gennaio alle 18 nell’aula magna del Liceo Teresa Ciceri in via Carducci, 9 a Como Benedetta Tobagi  presenta il suo libro Una stella incoronata di buio [Einaudi 2013, pagg. 480, euro20]. All’incontro, promosso da Progetto “Memoria e verità”, Istituto di Storia contemporanea “Pier Amato Perretta” e Università popolare Auser, intervengono, oltre all’autrice, Manlio Milani, Giuseppe Calzati e Claudio Fontana. Per prenotazioni libro Agenzia Einaudi Como-Varese  giovanni.turano@email.it 031.264483, 335.7078356.

Uno stage all’Isola

isolacheceL’associazione L’isola che c’è è alla ricerca di una/o stagista addetta/o al supporto segreteria, comunicazione e organizzazione eventi. La proposta prevede una collaborazione part-time in forma di stage con durata di 3 mesi (prorogabili), per il supporto alle attività di segreteria, comunicazione e organizzazione di eventi all’interno dell’associazione e della rete in cui opera. Si ricerca una persona motivata, che voglia accrescere le proprie competenze per il ruolo cercato e sia interessata al settore d’intervento. Per lo stage è previsto un rimborso spese mensile. Le mansioni e i requisiti richiesti sono elencati a questo link. Inviare il proprio Curriculum vitae entro venerdì 31 gennaio all’indirizzo: info@lisolachece.org. Per informazioni e candidature, tel: 031.4451154 o 331.6336995.

Resistenti e Resistenza – Al via il secondo ciclo­

GalanteCalderaIl 17 gennaio, all’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta, si è aperto il secondo ciclo di conferenze sulla storiografia della Resistenza, in particolare su una parte della storiografia locale. In una presentazione corale sono intervenuti Carlo Galante, Elisabetta Lombi e Gerri Caldera.

Giuseppe Calzati ha aperto la presentazione ricordando che i ricercatori e gli studiosi dell’ ISC Perretta, attraverso questo lavoro di sintesi e condivisione, si preparano e cercano di coinvolgere la cittadinanza per il prossimo settantennale  della Liberazione. Lo fanno incrociando ed interrogandosi sulle fonti e sulla loro natura non sempre omogena. Difatti, Gerri Caldera ricorda al pubblico presente la difficoltà derivate dall’attendibilità delle fonti e delle narrazioni. Sceglie come esempio due metodologie utilizzate  nella raccolta delle narrazioni di testimoni: la prima, “Sterling Memorial Library”, progettata sul finire degli anni ’70 dall’Università di Yale, prevede che un gruppo di universitari-intervistatori tenga un atteggiamento solidale con l’intervistato e con il suo vissuto. In contrasto, la metodologia usata dalla Shoah Foundation, voluta da Spielberg nel 1994, segue un protocollo rigido, con un format medesimo per tutti gli intervistati, e con elementi di spettacolarizzazione sul finale , quando il testimone è invitato a lasciare un appello al mondo. A questo proposito, si è parlato di una torsione della testimonianza.

Il problema delle fonti e del tipo di narrazione dovrebbe essere tenuto a mente in generale, e nel caso specifico per le cronologie di Giuseppe Coppeno e  Renato Morandi.

Carlo Galante si è occupato in modo dettagliato del testo di Giuseppe Coppeno Como dalla dittatura alla libertà (1989), dichiarando dal principio quanto il testo è di difficile comprensione, perché complesso è il periodo che viene trattato. Un testo che è stato molto criticato, soprattutto perché non vengono citate le fonti, ma nel quale è presente una storia piuttosto completa della resistenza comasca.
Coppeno è stato agente partigiano di collegamento tra Como e Milano, e il suo è stato un ruolo pressoché marginale, ma la dovizia dei particolari del suo scritto può confondere il lettore circa la veridicità dei fatti narrati. La sua è stata una prospettiva unilaterale, dettata dalla scelta dei particolari da argomentare e quelli da trascurare, unita ad una personale opinione dei fatti che si sono susseguiti. La sua disamina parte dal ventennio fascista e vuole arrivare agli atti finali della liberazione; nel mezzo, si susseguono le azioni partigiane volte al rifornimento di armi; l’inquadramento dei gruppi partigiani, nei quali la formazione più semplice e diffusa fu il distaccamento; nomi e cognomi di chi nel palazzo del fascio usò la tortura come vile mezzo di prevaricazione.

GalanteLombiElisabetta Lombi sta svolgendo una ricerca tra le audio interviste effettuate negli anni ’70 e archiviate in Istituto. Nel corso del suo lavoro, si è imbattuta in due interviste fatte da Coppeno, e lo stile di quest’ultimo è sembrato più simile a quello di un interrogatorio. Le sue intenzioni vengono chiaramente esplicitate negli audio, e laddove egli è convinto che i fatti narrati non si siano verificati, nonostante venga testimoniato l’esatto contrario, egli sceglie di ometterli. Anche in questo caso c’è molta retorica su come le donne non vengano giustamente narrate per la loro grande partecipazione: a loro viene dedicato soltanto un piccolo paragrafo di scarsa rilevanza. Come sottolinea Lombi, “ci si aspetta sempre che siano le donne ad occuparsi delle donne”.

In conclusione, Gerri Caldera ha presentato due testi di Renato Morandi: Memorie storiche dell’attività partigiana (1956) e Azioni partigiane (1981). Il primo testo afferma che fino al marzo del 1944, nella zona di Como, non c’è stata attività partigiana, mentre il secondo, che è una cronologia dei fatti, certifica azioni partigiane già dal settembre del 1943. Contraddizioni come queste sono state segnalate anche da Giusto Perretta: nei libri archiviati in Istituto sono presenti delle chiose che negano quanto affermato da Morandi.

Nel dibattito finale, è emerso come la parola chiave sia narrazione, e ci si è interrogati sul senso della categoria dell’inattendibilità, quando le narrazioni usano la memoria, che è di per sé un atto selettivo e deliberato. Kafka chiude così il Prometeo: “La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. Siccome proviene da un fondo di verità, deve terminare nell’inspiegabile”.

Sul sito dell’Isc Perretta è presente l’abstract scritto da Caldera, che si conclude con queste parole: “Le cronologie di Morandi e il testo di Coppeno stanno alla base della storia della resistenza locale, ma per 70 anni non sono state vagliate criticamente, e quindi tutti i successivi testi, che ad essi si richiamano, conservano quelle ambiguità originarie, per altro i testi di resistenza locale di solito si occupano di vicende specifiche e narrano episodi singoli (in specie il tratto finale che riguarda Dongo e Mussolini), ma non hanno fatto un lavoro di sintesi, non hanno catturato il “senso” complessivo di quegli anni. Quindi possiamo forse dire che la “Resistenza” della nostra zona attende ancora di essere scritte”. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Renzi e Berlusconi: “una profonda sintonia”

 sintonia-300x198Luca Michelini, professore di Storia del pensiero economico (Università di Pisa), analizza la situazione politica italiana all’indomani dell’incontro Berlusconi-Renzi primo passo per la riabilitazione politica dell’anziano leader del centrodestra condannato e pluriinquisito e primo atto di rilevo del più giovane segretario del Pd impegnato in una affannosa ricerca di potere con obbiettivi e modalità difficili da condividere anche per parte del suo partito.

1. La politica ha leggi proprie, anche se pensare di isolarle dal contesto socio-economico sarebbe errore gravissimo. Tra le leggi della politica vi è quella che impone di svolgere una lettura per quanto possibile realistica della situazione di fatto, delle forze in campo. Si valutano gli eserciti schierati, indipendentemente dal fatto che si parteggi per l’uno o per l’altro di essi.

2. Ebbene, per quanto il governo Letta si possa e si debba criticare (personalmente sono stato per “la soluzione Rodotà”, con tutte le conseguenze possibili del caso sul piano del Governo), come si può e si deve criticare il governo Napolitano, ché siamo ormai in una Repubblica presidenziale, non si può negare che sul piano strettamente politico Napolitano-Letta abbiano ottenuto un risultato importante: hanno cioè spaccato il PDL, mandando Forza Italia all’opposizione e non hanno interferito con le decisioni della magistratura sul caso Berlusconi, che è dovuto uscire dal Parlamento. Di fatto sta nascendo, pur tra mille contraddizioni, una destra non dico liberale, ma comunque emancipata dal “partito-padrone”.

Non solo ritengo il governo Letta-Napolitano molto criticabile sul piano della politica economica, ma ritengo anche che da un punto di vista strettamente politico la strategia di Napolitano sia stata decisamente sbagliata: perché, con tutta la sua azione, anche quella precedente al varo della maggioranza PD-PDL, ha (momentaneamente) sconfitto Berlusconi per sfinimento, sfinendo, al contempo, il Paese, cioè minandone gravemente le fondamenta democratiche e sociali.

In ogni caso è un mero dato di fatto che oggi Berlusconi è molto più debole di un tempo e che la sua complessiva posizione non è paragonabile a quella di prima. Si tratta di un dato di fatto che non cambia anche se si considerasse l’azione di Napolitano non come una preordinata strategia, come propongo in questa mia analisi guardando con una certa generosità all’operato del Presidente della Repubblica, ma come una politica sostanzialmente subita dallo stesso Napolitiano (è la testi di M. Travaglio, sul Fatto Quotidano del 19-1-2014) e dovuta, in ultima analisi, alle vicende giudiziarie di Berlusconi, che sarebbero intervenute a bloccare un intreccio di interessi tra PD e PDL consolidatosi nel tempo.

3. E’ altrettanto chiaro che, dal punto di vista politico, e questa volta anche economico e sociale, sarebbe fondamentale, ora, proseguire l’azione di sfarinamento dell’avversario.

La politica è anche rapporti di forza e conquista quotidiana di nuovi equilibri. Si dovrebbe cioè incoraggiare il più possibile la nascita di una destra finalmente presentabile ed europea, magari, ma questa è una speranza mia personale che non credo trovi minima eco nel PD, togliendo ossigeno anche alla destra più estrema avviando il Paese verso un deciso e nuovo New Deal e abbandonando le assurde e contraddittorie “politiche di rigore” e di “privatizzazioni” fin qui seguite.

4. Ebbene, con una serie di argomenti davvero risibili (tutti rimasti legati alla situazione precedente all’uscita di Berlusconi dal Parlamento), Renzi, e il “nuovo, giovanissimo cerchio magico” (la nuova segreteria), sta facendo l’esatto contrario di quanto ci si potrebbe aspettare dalla logica puramente politica.

Renzi ridà legittimità politica e morale ad un leader delegittimato sotto ogni punto di vista (e che all’estero suscita solo incredulità). Ridà fiato politico ad un avversario che ha concepito (con la Lega) l’attuale legge elettorale, incostituzionale. Taglia l’erba sotto ai piedi del governo Letta-Napolitano, l’unico che abbia ottenuto (obtorto collo o meno) una vittoria su Berlusconi, e taglia l’erba sotto i piedi della neonata destra-senza-Berlusconi, un possibile embrione di destra “presentabile”. Taglia i piedi allo stesso PD, sempre più ridotto ad un partito personale, come lo sono gli altri, passati e presenti: SEL (il cui percorso risulterebbe davvero curioso, visto che è di questi giorni la notizia di una possibile fusione col… PD!), FI, IDV, M5S, ecc.: tutti “partiti proprietari”, che, una volta messo fuori gioco “il padrone”, implodono. Renzi taglia i piedi alla rinascita sociale del Paese, spacciando per “riforme” un vieto “decisionismo” (lo ha sottolineato A. d’Orsi) che, incredibile a dirsi, insiste sulla “governabilità”, “il bipolarismo” eccetera come panacea per la crisi, quando dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che “la governabilità” e le “riforme istituzionali” e il “bipolarismo” sono stati uno dei fattori che hanno concorso a questa crisi, consentendo ad una minoranza di imporre al Paese politiche economiche scellerate. Renzi taglia i piedi a quel poco di democrazia che ancora rimane nel Paese, perché con la sua azione – le “riunioni di segreteria”, gli incontri extra-parlamentari tra leader, anche non-parlamentabili – delegittima il Parlamento (già un’ombra di se stesso), che del resto vuole trasformare in qualcosa di davvero curioso, e comunque superfluo, attravero l’abrogazione del Senato. Renzi rimette in gioco l’avversario, proprio all’approssimarsi, inevitabile, della successione a Napolitano, dischiudendo scenari inquietanti di futuro presidenzialismo. Renzi taglia i piedi alla politica, che nelle azioni del fiorentino, conferma di essere l’arena di gruppi che si battono esclusivamente per l’esercizio del proprio potere, a presciendere da qualsivoglia ragionamento sull’interesse generale e nazionale. Renzi taglia i piedi alla democrazia perché ribadisce la filosofia istituzionale fin qui seguita dal PD e dal PDL: e cioè che le “minoranze” siano d’impaccio come d’impiccio, di fatto e in barba alla lettera e allo spirito della Costituzione, siano i diritti individuali inviolabili (che Renzi rubrica sotto il termine “ricatto delle minoranze”), come quello di avere una rappresentanza politica realmente operativa e non (al limite) di mera testimonianza.

5. L’elenco potrebbe continuare. In una parola: ancora una volta, proprio quando l’avversario, per motivi in larga parte oggettivi (la magistratura, l’ostilità dei Governi occidentali, la crisi economica e sociale, gli scandali di varia natura, l’inefficienza, l’affarismo, il pressapochismo, la distruzione sistematica del sistema scolastico e universitario eccetera) e non dipendenti, principalmente, dall’azione politica degli schieramenti in campo, appare debole e in difficoltà, quando l’avversario è al minimo storico della propria forza; ancora una volta, dicevo, il PD corre in aiuto dell’avversario, lo rafforza, lo invita a disegnare gli scenari futuri pur avendo avuto quotidiana esperienza che quegli scenari l’avversario li ha disegnati sempre ed esclusivamente a suo personalissimo interesse, avvitando il Paese in una crisi gravissima.

6. Rimane da sperare che tanto assurdo e cieco e interessato “decisionismo” trovi, ad un certo punto, un muro invalicabile nel Presidente della Repubblica, il cui comportamento futuro sarà decisivo per comprendere se Napolitano ha subito o ha cercato la sconfitta (momentanea) di Berlusconi.

Rimane, infine, da sperare che tanto assurdo e cieco e interessato “decisionismo” trovi, in sede di legiferazione sulla legge elettorale e sulla Costituzione, un muro invalicabile nel Parlamento e nei parlamentari, che dovrebbero ricordarsi che non esiste alcun vincolo di mandato e che la catena di comando propria dei “partiti proprietari” e non, si può e si deve rompere, ove e quando necessario; che si può e si deve rompere non solo, come spesso hanno già fatto, per interessi che in ogni modo si possono chiamare tranne che “generali e nazionali”. Questa volta, del resto, dovrebbe essere chiaro che esiste una oggettiva sovrapposizione tra interesse generale e interesse particolare, perché dovrebbe essere chiaro che un asse Renzi-Berlusconi spazzerebbe via, come da dichiarazioni d’intenti, gran parte dei partiti e dei parlamentari oggi in Parlamento». [Luca Nichelini, da Democrazia economica]

In silenzio sotto la pioggia per la Pace

marciapacemarianoNel pomeriggio di domenica 19 gennaio si è svolta la XXI marcia della Pace del decanato di Cantù e Mariano che si svolge nei due paesi ad anni alterni. Quest’anno il tema è stato quello del rapporto tra palestinesi e israeliani ed ha avuto tra gli organizzatori la Pastorale giovanile decanale, Agesci, CcP, Libera, Caritas, Acli. L’appuntamento è stato in Largo degli Alpini a Mariano dal quale è partita la manifestazione che ha attraversato il centro di Mariano per giungere all’oratorio di San Rocco; il corteo era composto da giovani scout, ragazzi e ragazze degli oratori della zona e cittadini che con la loro presenza hanno voluto testimoniare il valore della pace come bene indivisibile. In tutto più di 400 persone che hanno sfilato in silenzio sotto la pioggia battente che è costantemente caduta per tutta la durata della manifestazione.Tra i partecipanti, Luisa Seveso, presidente delle Acli, Giovanni Marchisio, candidato sindaco per il centro sinistra a Mariano, Savina Marelli segretaria provinciale del Pd, Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel. Quando il corteo è arrivato al palazzetto è iniziata la seconda parte del pomeriggio che prevedeva, canti, preghiere, interventi e testimonianze sulla Pace.

Ichino: La riforma del lavoro

ichino-homeL’Aged, Associazione giustizia e democrazia, invita  lunedì 20 gennaio alle 15,30 in Biblioteca, Piazzetta Lucati  1 Como , all’incontro La riforma del lavoro con Pietro Ichino, ordinario di Diritto del lavoro presso Università degli Studi di Milano. La conferenza sarà presentata da Marcello Iantorno.

Per un’urbanistica sostenibile: l’incontro a Cantù

TANGENZIALECOMOUn piano con molti punti oscuri, l‘esigenza di un reale cambio di passo, progetti e proposte per limitare il consumo di suolo e tutelare maggiormente l‘ambiente: questi sono stati i temi di Informazioni e riflessioni per un’urbanistica sostenibile, l’incontro organizzato dal gruppo di lavoro P.g.t 2013 presso il salone dei convegni a Cantù. Centro della discussione, nella serata di venerdì 17 gennaio, è stato il piano canturino di governo del territorio, la cui approvazione finale è prevista per il 7 febbraio. Sul progetto gravano però numerosi punti oscuri, dalla reale volontà di limitare la speculazione alla transito della nuova tangenziale nel territorio comunale, presente nel testo nonostante le assicurazioni del primo cittadino.

«Il Pgt così formulato disattende – ha esordito Antonio Pagani, capogruppo democratico al comune brianzolo – le stesse promesse elettorali di Lavori in Corso, che prevedevano la fine dell’edilizia selvaggia e una maggiore logica nella gestione del territorio». Invece la maggioranza <<non segna alcun cambiamento rispetto alle precedenti giunte di Centrodestra, soprattutto sulla limitazione delle spazi edificabili». I numeri previsti parlano infatti di un aumento delle unità abitative, in previsione di una  crescita della popolazione: «il problema- ha riportato Vitaliano Colombo, urbanista con esperienze amministrative a Lurate Caccivio – è che si prevedono più di 1000 unità in costruzione, per un di totale di 6000 abitanti in più nei prossimi anni. Cifre molto lontane dalla realtà».

Il doppio intervento non ha dovuto aspettare molto una risposta, vista la presenza tra il pubblico di Vincenzo Latorraca, assessore all’urbanistica: «il progetto è molto diverso da come l’avete presentato – ha ribattuto l’esponente di Lavori in Corso, smentendo i dati riportati- e non lo dico solo io, ma la stessa Regione Lombardia, che dopo controllato il piano non ha rilevato nessuno di questi numeri».

Il botta e risposta non ha però esaurito l’annoso problema della salvaguardia del territorio, magari da condurre con proposte e progetti anche a livelli più estesi della realtà canturina. Compito fatto proprio dagli ospiti di rielievo dell’incontro, a cominciare da Chiara Braga: «in sede parlamentare – ha confermato la neo responsabile all’ambiente della segreteria Pd – stiamo formulando una proposta di legge per limitare il consumo di suolo e soprattutto il consumo di terreno agricolo. Contiamo di approvarla in tempi molto rapidi». Bene ma non abbastanza secondo invece il consigliere regionale del M5s Giancarlo Corbetta, per cui «è condivisibile l’impianto presentato dalla Braga, ma servirebbe anche qualcosa in più. Noi proporremo in Regione di aumentare gli oneri di urbanizzazione al di fuori delle aree urbane, utilizzando poi i fondi raccolti per dare respiro alle casse dei comuni in difficoltà».

Progetti ambiziosi la cui messa in pratica deve essere però rapida, come ricordato da Damiano Di Simine, presidente lombardo di Legambiente: «il problema non può essere più sottovalutato- ha riportato nelle conclusioni l’ambientalista- il consumo di suolo ha raggiunto nel nostro territorio livelli drammatici. Servirebbe così un cambio di passo per superare una mentalità malata e insostenibile, che ha prodotto solo disastri». [Luca Frosini,  ecoinformazioni]

Non c’è oasi di pace in cui nascondersi se tutto intorno è odio

celeselAnche Sel alla Marcia per la Pace domenica 19 gennaio a Mariano Comense (ritrovo alle 15 in Largo Alpini). Con una nota di Celeste Grossi il Coordinamento provinciale esprime l’impegno a rompere il muro di silenzio su quanto sta succedendo in Palestina e in Israele e esprime le ragioni della partecipazione all’iniziativa nella quale è prevista la testimonianza dei pacifisti di Nevé Shalom – Wahat as-Salam. Leddi il comunicato nel seguito dell’articolo.

«Le trattative che gli Usa stanno conducendo, con la mediazione di Kerry, − per mettere fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi (iniziata dal 1967) e la creazione dello Stato Palestinese indipendente e sovrano con Gerusalemme Est capitale, che possa vivere in pace e sicurezza accanto allo Stato d’Israele − hanno recentemente subito l’ennesima battuta di arresto. La Missione Diplomatica Palestinese in Italia il 16 gennaio 2014 ha affermato che gli ostacoli che determinano la crisi nella trattativa sono: la crescita degli insediamenti colonici, la domanda di riconoscimento dell’ebraicità dello Stato di Israele (abitato da ebrei e da una minoranza araba che supera il 20% della popolazione totale), la negazione del diritto al ritorno dei profughi, l’esclusione di Gerusalemme dal negoziato e la recente richiesta di mantenere l’esercito isreliano sui confini giordano-palestinesi nella Valle del Giordano (su una superficie di 300 chilometri quadrati, di poco inferiore a quella della Striscia di Gaza).

A Italia, Gran Bretagna, Francia e Spagna che hanno convocato gli ambasciatori israeliani per contestare il recente annuncio da parte di Israele di voler costruire ulteriori insediamenti (1.400 nuove abitazioni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dove vivono già oltre 500.000 coloni israeliani) nei territori occupati che dovrebbero far parte del futuro Stato di Palestina, il 17 gennaio Israele ha risposto convocando i loro rappresentanti diplomatici per protestare contro la presa di posizione che il ministro degli Esteri ha definito “di parte” a favore dei palestinesi.

Sel è dalla parte della Pace e dei diritti dei popoli e condivide il punto di vista di Edward W. Said l’intellettuale palestinese che ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti che diceva: «Se ognuno/ a di noi cercasse in un modo o nell’altro di aprirsi un varco nel silenzio ufficiale e dei media – una lettera al direttore, una telefonata a una stazione radio o a una televisione, l’organizzazione di gruppi che facciano sistematicamente e collettivamente questo tipo di attività – ecco che il nostro tentativo di liberazione prenderebbe il via, un tentativo minuscolo e addirittura ridicolo nella sua modestia, è vero, ma certo assai migliore della passività e del silenzio collettivi».

A rompere il silenzio sulla realtà palestinese contribuisce l’azione di Laura Boldrini che, dopo la visita in Israele del 14 e del 15 gennaio 2014, in evidente discontinuità con la linea mantenuta negli ultimi anni dai rappresentanti delle istituzioni italiane, si è recata in Cisgiordania e, il 16 gennaio, nella Striscia di Gaza, per rendersi conto della condizione di oltre un milione e mezzo di palestinesi, colpiti dal blocco israeliano ed egiziano, aggravata ulteriormente dalle alluvioni di dicembre. La presidente della Camera ha dichiarato al ritorno in Italia: «La strada per la pace è lo sviluppo, cioè lasciare alle persone la possibilità di lavorare, svolgere attività, muoversi ed avere un futuro. Quando non c’è risentimento è più facile riconoscere l’altro, cedere qualcosa. Se invece la vita è un percorso ad ostacoli tutto è più difficile e si carica di rancore. Come ho detto al Tempio italiano a Gerusalemme e a Gaza bisogna ascoltare le ragioni dell’altro, avere umiltà, mettersi nei panni del prossimo, gestire meglio i propri sentimenti».

Anche Moni Ovadia è impegnato a rompere il silenzio e ha parlato della difficoltà che gli ebrei hanno nella percezione di quanto avviene nella Terra del latte e del miele. Uscendo dalla Comunità ebraica di Milano, a novembre 2013, ha detto: «Un corto circuito della sensibilità fa sì che molti ebrei leggano e non ascoltino, guardino e non vedano. Per questo malfunzionamento delle sinapsi della giustizia, i palestinesi non vengono percepiti come oppressi, i loro diritti come sacrosanti, la loro oppressione innegabile».

Sel condivide l’analisi del premio Nobel per la Pace, Nelson Mandela: «L’apartheid è un crimine contro l’umanità. Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazione razziale e disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, compresi i bambini».

A Nevé Shalom – Wahat as-Salam, Oasi di Pace, il nome del villaggio creato congiuntamente da ebrei e arabi palestinesi, tutti cittadini di Israele, nel 1969 si educa alla pace. Ma non c’è oasi di pace in cui nascondersi se tutto intorno è odio». [Celeste Grossi, Coordinamento provinciale Sel Como]

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