Mese: Aprile 2014

8 aprile/ La P2 nella storia italiana

ISCCo-P2Gherardo Colombo e Anna Vinci saranno martedì 8 aprile 2014 alle 17.30 in Biblioteca a Como per ricostruire il ruolo della loggia P2 nella storia della Repubblica italiana. L’incontro – organizzato da Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”,Università Popolare Auser,Associazione Memoriacondivisa progetto “Memoria e Verità” con il patrocinio del Comune di Como, e coordinato da Patrizia Di Giuseppe – sarà l’occasione per approfondire che cosa è cambiato a 30 anni dalla commissione d’inchiesta parlamentare.

Gherardo Colombo è infatti uno dei magistrati scopritori, nell’ambito dell’inchiesta su Sindona, della famosa lista di iscritti alla loggia Propaganda 2, mentre la scrittrice Anna Vinci ha recentemente curato l’edizione dei diari di Tana Anselmi dedicati proprio alla commissione d’inchiesta parlamentare. I volumi pubblicati da entrambi saranno in vendita in occasione dell’incontro.

11 Aprile/ Progetto Colore

progettocolore_webVenerdì 11 aprile alle 18.30 inaugurazione della mostra ?S Progetto Colore – nuova pubblicazione senza titolo allo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como. La mostra seguirà gli orari di apertura del cinema ed è parte del progetto Luogo Comune – uno spazio nella comunità di Arci Xanadù, Arci Como ed ecoinformazioni con il contributo di Fondazione Cariplo.

Web generation oltre i miti/ Video

2NEWS ECOLE 01-1Contrastare il mito della velocità anche nella pedagogia che utilizza le nuove tecnologie, incrementare la didattica attiva che meglio sviluppa le potenzialità del web e contemporaneamente sperimentare forme ancora più cooperative, adottare la varietà degli stili e degli strumenti confermando la necessità di un approccio corporeo e non solo virtuale alla relazione con le cose, le persone i saperi. Queste alcune delle idee sviluppate nel seminario Web generation. Nuove tecnologie della comunicazione e crisi della scuola, organizzato dalla rivista comasca di Idee per l’educazione école, Cemea, Cidi, Fnism, Mce a Torino il 5 aprile. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video dell’introduzione di Stefano Vitale (Cemea-école) degli interventi di Andrea Bagni (insegnante, vicedirettore di école) Riflessioni di un insegnante;  Marilena Giuliacci (psicologa, Cemea) Chi ha paura del lupo cattivo?, del dibattito e delle conclusioni di Celeste Grossi (direttrice di école).

Guarda tutti gli altri video del dibattito sul canale di ecoinformazioni.

Il de profundis per il Campus e per la memoria dell’Ospedale

iveri pazziPer Gianfranco Giudice la bocciatura del progetto Campus al San Martino non solo costituisce un danno per l’Università e per la stessa esistenza del Politecnico a Como, ma viene persa un’occasione per «la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia». Leggi il testo dell’intervento ripreso dalla mailing list Democrazia economica.

«Non si farà più il Campus universitario nell’area del vecchio Manicomio provinciale di San Martino. Per la verità possiamo considerare questo come il de profundis definitivo di un’idea, ma sarebbe meglio dire di una delle tante velleità che animano da decenni lo stanco dibattito politico comasco. Infatti di Campus universitario si parla da anni e anni, da prima ancora che chiudesse definitivamente i battenti il vecchio Ospedale psichiatrico provinciale alla fine degli anni ’90.

Personalmente non essendomi mai illuso oggi non sono neppure deluso dal fatto che sia sfumato il finanziamento della Fondazione Cariplo al primo lotto del Campus. Circa un anno fa il Comune di Como, Sindaco Lucini e Assessore Spallino in testa, avevano dato grande enfasi ad un accordo di cui si erano fatti promotori con Regione, Provincia, Univercomo e Azienda ospedaliera Sant’Anna che avrebbe dovuto finalmente sbloccare un progetto che oramai languiva nei cassetti da anni e anni.

Molti hanno pensato che quella fosse la volta buona, ma già allora aleggiava l’incognita delle risorse scarse rispetto ad un obiettivo così ambizioso che poteva far decollare finalmente la realtà universitaria comasca.

La doccia gelata che seppellisce definitivamente il Campus chiama in causa la responsabilità politica degli attori coinvolti. Chi non ha fatto fino in fondo il proprio dovere? Chi si è limitato a sfruttare l’ennesimo annuncio propagandistico per ottenere un effimero applauso da qualche pezzo di opinione pubblica per lo più distratta?

La città di Como non ha oramai da tanti anni una classe dirigente degna di questo nome, quest’ultima vicenda ne è una drammatica conferma.

Il naufragio finale del Campus non mette solo in discussione lo sviluppo dell’Università, il Politecnico rischia infatti di perdere pezzi, la prorettrice ha già annunciato che senza il Campus chiuderà i battenti il corso di disegno industriale e la conseguenza del mancato rinnovamento del Politecnico a Como sarà che molti studenti sceglieranno la sede di Milano.

 

Esiste tuttavia un’altra questione, della quale per la verità la città ed il territorio comasco sono poco interessati, ovvero la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia.

Il Campus universitario, qualora fosse nato avrebbe permesso di realizzare degli spazi adeguati per conservare la memoria storica dell’internamento manicomiale nel comasco, così come è avvenuto in tante altre città italiane che hanno costruito negli spazi dei vecchi manicomi archivi ed istituti storici dedicati alla storia della psichiatria.

Circa un anno fa tutto l’Archivio storico del Manicomio di San Martino, in segreto ed all’insaputa di tutti e per volere dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna che ne è la legittima proprietaria, è stato trasferito a Parma, collocato in un deposito della società Italarchivi che di fatto è oggi inaccessibile per qualunque studioso volesse consultare in modo sistematico i registri e le cartelle cliniche dei ricoverati.

Si tratta di un danno enorme per la conservazione della memoria storica e sociale del territorio lariano e per la possibilità concreta di effettuare in futuro studi scientifici su quelle preziose carte.

Personalmente ho avuto la fortuna di consultare e studiare quei documenti storici appena in tempo prima che la città di Como ne fosse privata, a questo punto possiamo dire per sempre. Dico questo perché quando un anno fa circa si è tornati a discutere del Campus, il Comune di Como nelle persone del Sindaco e dell’Assessore Spallino si erano impegnati a far sottoscrivere un impegno alla dirigenza dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, mostratasi disponibile, a riportare nella città di Como in uno spazio adeguato all’interno del futuro Campus l’Archivio storico dell’ex O. P. P. Ovviamente oggi non ha più senso chiedersi che fine abbia fatto quell’impegno, dato che Campus e ritorno a Como dell’Archivio storico simul stabunt simul cadent. Aggiungo che attualmente nel padiglione centrale dove un tempo sorgeva la direzione del Manicomio ed oggi sono collocati alcuni uffici dell’ASL, trova ancora ubicazione la Biblioteca del vecchio Ospedale psichiatrico che ha una consistenza di oltre tremila preziosi volumi ed altri documenti rilevanti nella storia della psichiatria e del Manicomio comasco. Questo materiale oggi è alla mercé di chiunque, ma nel futuro prossimo che fine farà se qualcosa si salverà dall’incuria e dalla “critica roditrice dei topi” per dirla col filosofo? Finirà al macero o disperso come tanti altri documenti storici o arredi e strumenti medici del vecchio Opp? E ancora, in alcune cantine dei padiglioni che ospitavano un tempo i reparti psichiatrici si trovano le tavole di progettazione del Manicomio inaugurato il 28 giugno 1882, forse i roditori e l’umidità hanno finito di mangiarle… La conservazione del passato è oggi certamente l’ultima preoccupazione di chi governa la cosa pubblica, i problemi del presente sono più urgenti, ma il naufragio del Campus si mangia assieme passato, presente e futuro del nostro territorio.

Quando le ultime strutture dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e dell’ASL, proprietari a metà dell’area del San Martino, avranno traslocato ecco pronta un’altra area Ticosa a disposizione della città come monumento dedicato al fallimento della propria classe dirigente. Il degrado dell’area conserverà per qualche tempo almeno il suo verde rigoglioso, fino a che forse qualche ruspa non provvederà a cancellare anche la memoria di quegli alberi e di quei prati spianati col sudore della fronte di molti del 40.000 matti del San Martino. [Gianfranco Giudice da Democrazia economica]

Buongiorno piazza/ 7 aprile

7-aprileBuongiorno piazza, Il 7 aprile 1979, agenti della Digos, polizia e carabinieri, effettuarono centinaia di perquisizioni in tutta Italia, arrestando, sulla base di 22 ordini di cattura firmati dal sostituto procuratore della Repubblica di Padova Pietro Calogero, 15 esponenti di Autonomia Operaia. Continua a leggere 



Contro la svendita del patrimonio comunale

exIn un articolo che riprendiamo da Democrazia economica, Luca Michelini contesta le scelte di alienazione del patrimonio comunale comasco e il mancato sostegno al progetto Campus San Martino. Il centrosinistra lariano per Michelini ha affidato all’assessore Iantorno il mandato per la «totale svendita del patrimonio pubblico della città o comunque un suo utilizzo a fini di bilancio». Leggi l’articolo nel seguito del post.

 

«Ex. Assessorato allo smantellamento del pubblico patrimonio.

Che cosa rimane, nei politici di oggi, delle idee di un tempo? Una certa refrattarietà alla democrazia. Governare vuol dire svendere il Paese, anche a livello locale

1. Marcello Iantorno è uomo capace e di cultura, di lunga e consolidata scuola politica. Lo puoi ritrovare a qualsivoglia congresso, incontro, riunione, tavola rotonda o ferroequina, dove si mostra attento, scrupoloso negli appunti, solido nei riferimenti (Resistenza, Costituzione, Legalità, Solidarietà, Trasparenza, Giustizia ecc.), affabile, premuroso ad ogni rivendicazione, disponibile all’ascolto. Un punto di riferimento.

2. Ottenuto l’assessorato al patrimonio, l’ingenuo elettore, di qualsivoglia appartenenza politica, si aspettava che tanta saggezza si sarebbe concretizzata in una razionalizzazione del patrimonio, nonché in un suo utilizzo strategico, volto a cambiare il volto della città nel contesto di un chiaro piano urbanistico, nonché di una idea, anche vaga, di ciò che la città è e di ciò che potrebbe diventare.

3. In altri termini, sarebbe stato e sarebbe vano cercare nei programmi delle forze politiche che si sono presentate come “innovatrici” e “progressiste” rispetto alla destra del sindaco Bruni, un qualsivoglia accenno alla totale svendita del patrimonio pubblico della città o comunque un suo utilizzo a fini di bilancio.

Eppure, è proprio questo il compito che gli “innovatori” hanno affidato all’assessore Iantorno: svendere, per salvare il bilancio del Comune di Como; svendere, a dispetto di qualsivoglia programma elettorale; svendere, rinunciando a indirizzare la crescita cittadina, ancora affidandosi al provvidenzialismo e automatismo del mercato.

4. Finchè si tratta di riscuotere gli affitti e vendere qualche locale commerciale si può, forse, ancora parlare di razionalizzazione. Quando, invece, si parla di vendita dell’ex-orfanatrofio di via Tommaso Grossi, cioè dell’ex scuola media Baden-Powell, allora, vista la dimensione dell’operazione (stimata in poco meno di 10 milioni di euro (si veda qui), un decimo del bilancio comunale) e la natura del complesso edilizio, è del tutto legittimo parlare di svendita. Perché quel pezzo di città può, e direi di più, deve, essere utilizzato per ridisegnare la città, facendo dell’azione pubblica il perno di qualsivoglia azione in proposito. Più precisamente: è tale la rilevanza urbanistica del sito, che qualsiasi intervento ridisegna, di fatto, la città.

5. Non è un caso, infatti, che, tempo fa, Bruni ancora imperando, non senza ragione si voleva creare in quel luogo una residenza universitaria(si veda qui). Oggi, come sappiamo, pare che l’Università sia passata in secondo piano: il Campus è fallito e in molti, anche nelle forze di governo cittandino, novelli espertissimi delle dinamiche universitarie e della scienza, pensano che il Politecnico sia “troppo piccolo” per dedicarvi investimenti.

C’è da chiedersi perché altrettanta sicumera non venga applicata, poniamo, alla dimensione dei negozi, delle imprese, delle ali degli aeroplani, delle sigarette. Ma si sa: quando si parla di scuola pubblica, dietro ogni “razionalizzazione” si nasconde, in effetti, un disegno di smantellamento. Inutile informarsi. Inutile fare paragoni: poniamo con la vicina Lecco. Mettere fuori il naso da casa è pericoloso, lo sappiamo, e l’altro ramo del lago di Como lo raggiungeremo solo a pedemontana terminata, o addirittura quando si inaugurerà la linea ferroviaria Lecco-Como. Meglio sempre e comunque il cemento e l’asfalto e qualche supermercato, che qualche coorte di ingegneri in più.

6. In Italia, purtroppo, la legislazione non tutela come dovrebbe il patrimonio pubblico. Cioè consente veri e propri colpi di mano nel passaggio ai privati di proprietà che sono di tutti e che spesso sono state il frutto di azioni generose, coraggiose e lungimiranti. Purtroppo gli amministratori, di qualsiasi partito siano e anche se costituiscono la “maggioranza” (ma non dimentichiamoci che i partiti oggi esistenti sono minuscoli rispetto al corpo elettorale), possono gestire a piacimento e svendere il patrimonio comune, senza avere, per altro, la più pallida idea del da farsi.

7. Naturalmente, non si tratta di avere una preclusione per il privato. Si tratta, invece, di cavare dal cappello qualche ideuzza, una volta ogni tanto. Alcuni parlavano di un Ostello, che si voleva addirittura a Camerlata (noto polo turistico… ), invece che regalare una piazza pubblica a Esselunga (che deve ai cittadini circa 7 milioni di euro), come pare purtroppo avverrà. Perché non farlo, appunto, nell’ex-orfanotrofio?

Ai tanti novelli “renziani” basterebbe fare un giretto per Firenze: p.es. alle “murate”, dove un ex-carcere è diventato, in centro, una residenza per giovani e giovani coppie, anche se disoccupate, oltre che un luogo di ritrovo e di convivialità (si veda qui).

Una volta messo il naso fino a Lecco, il giro turistico potrebbe continuare, per apprendere le tante e variopinte esperienze che contraddistinguono le nostre cento città.

Ma in materia aspettiamo, fiduciosi, l’ennesimo bando del Comune. Inutile perdere tempo in discussioni.

8. In una delle tavole rotonde cittadine prima o poi m’aspetto che qualche esponente del PD, magari lo stesso Iantorno, disquisisca della enorme disparità di ricchezza e di opportunità sociali che si è creata – da sola, ovviamente, come per volontà divina – nel Paese. Una disparità che, in un impeto di sconsiderato coraggio, potrebbe venire indicata come l’origine, o tra le cause, di questa crisi. Eppure non ho sentito nemmeno un cenno a questo tema per quanto riguarda la vendita dell’ex-orfanotrofio, ex-scuola media: a quale tipo di compratore verrà venduta? Chi oggi può permettersi certe cifre? Perfino i democristiani discutevano se fosse il caso di creare la grande o la piccola proprietà.

Ma in materia aspettiamo fiduciosi l’ennesimo bando. Inutile perdere tempo in discussioni.

9. Sarebbe interessante intavolare una discussione seria sul motivo per cui un Paese come l’Italia non può fare a meno di un lungimirante intervento pubblico e di una solida politica industriale pubblica, pena il disfacimento anche del settore privato dell’economia.

Temo tuttavia che non ne esistano ancora le condizioni. Il tessuto sociale ancora regge, non siamo ancora come la Grecia. L’ex-socialista Iantorno m’accuserebbe d’essere socialista: – “Guarda che in Italia il socialismo l’ha seppellito un grande modernizzatore negli anni ’80!”. Meglio continuare a salvare di soppiatto, in silenzio, quando è il caso o per caso, collettivizzando le perdite ma privatizzando i benefici: come accade con le banche. Per la “crescita” basta rendere tutti precari, a vita, con un Job act. Tra uno spot elettorale e l’altro (del tipo: “se mi votate, avrete l’obolo di 80euro in busta paga, altrimenti… ” ) Renzi ha confermato il piano di privatizzazioni di Letta ed è andato a Londra a cercar compratori: Italia svendesi.

10. A costo di sconvolgimenti economici e sociali enormi e dalle conseguenze imprevedibili, questa vieta ideologia si sta sgretolando, sotto i colpi della dura realtà dei fatti. Ma non si tratta solo di ideologia. Si tratta, purtroppo, di un ben meditato disegno. Si tratta di una classe politica (perché non è una classe dirigente) che come unico compito ha la svendita del Paese e che per realizzare il proprio progetto (ma soprattutto l’altrui: quello di Nazioni ben più avvedute della nostra e queste sì governate da classi dirigenti), ha sempre più bisogno di istituzioni antidemocratiche.

Il “pareggio di bilancio”, a livello centrale come periferico, e la conseguente svendita del patrimonio pubblico (scuola, università, imprese, diritti civili, contratti di lavoro degni, edifici, risorse naturali ecc.), ha bisogno di un quadro normativo appropriato: a cui provvederà, sempre più, un corpo parlamentare sfigurato, secondo i progetti di Renzi. L’assalto dei sindaci-sceriffi al Palazzo d’Inverno.

Ai non pochi “ex”, sopravvissuti alle tante “rottamazioni”, pare essere rimasto un unico retaggio di una grande scuola politica: una certa, congenita refrattarietà alla democrazia.. [Luca Michelini, mailing list democrazia economica]

11 aprile/ Di te, di me, dell’albero

di me di te dell'alberoPresentazione del volume di Anita Guarino Sanesi, intervengono Vincenzo Guarracino e Mario Raciti, venerdì 11 aprile alle 18 alla Feltrinelli di Como, in via Cesare Cantù 17.

 

«In questo libro – spiega la presentazione –, oltre al tenero ricordo del marito, Anita Sanesi rievoca poeti, scrittori, filosofi che si sono affacciati nella sua vita: Roberto Dylan Thomas, Ugo Mulas, Vittorini, Dorfles, Pinter, Eliot, Quasimodo e molti altri amici e collaboratori di fondamentale importanza per lo sviluppo delle linee del pensiero, della poetica e dell’arte di Roberto Sanesi».

Per informazioni tel. 031.278109, e-mail Como@lafetrinelli.it. [md, ecoinformazioni]

Non posso sedermi perché la mia anima danza

fronte webMostra di Flo Noseda, curatore Doriam Battaglia, inaugurazione venerdì 11 aprile alle 18 allo Spazio Batt in via Brusadelli 86/m (accesso pedonale da via Sant’Abbondio o da viale Innocenzo XI), aperta, su appuntamento telefonando al 335.6203697, fino al 10 maggio, organizzata dall’associazione culturale Pitturinc.

 

«L’esposizione rientra nel programma di diffusione a livello locale dell’arte contemporanea – precisa la presentazione –.Pitturinc si propone lo scopo di rendere l’arte contemporanea accessibile e comprensibile a un pubblico sempre più vasto. L’obiettivo principale è quello di divulgare l’arte contemporanea in modo creativo ed in spazi non convenzionali, cercando di coinvolgere un pubblico giovane ed incoraggiando un nuovo collezionismo».

«Flavia Maria Noseda “Flo” artista eclettica e volitiva, trova la sua massima espressione nella sinuosità delle forme e nell’intensità mediterranea del colore – prosegue il comunicato –. L’opera di Flo è incentrata sulla donna, la condizione della donna nella nostra società. Una società che ancora non riesce a tutelare e valorizzare la sua parte femminile e nella quale ancora oggi si sviluppano e prolificano violenze fisiche, verbali e d’immagine che tolgono dignità alla donna e al suo corpo».

«La donna, nell’opera di Flo appare prigioniera di una situazione che la ingabbia impedendole di esprimere a pieno i propri sentimenti ed emozioni. In molte opere, il filo spinato genera una barriera posta in primo piano tra l’osservatore e l’immagine creando una situazione ambigua nella quale non è possibile stabilire chi è imprigionato, la figura o l’osservatore – conclude la nota –. In altre opere più recenti la figura si dissolve, svanisce per lasciare posto al puro colore. Rimane solo la testimonianza del filo spinato, che con la sua presenza rimanda al concetto ambiguo di impotenza dell’osservatore a descrivere pienamente la realtà che lo circonda senza modificarla nella sua essenza. Il colore diviene l’interprete principale esprimendosi soprattutto attraverso le frequenze calde dei rossi/ arancioni con pennellate di colore freddo complementare verdi/azzurri». [md, ecoinformazioni]

Gea/ XXIV edizione Miniartextil dedicata alla terra

Gea è il mondo, Gea è la terra. Non c’è bisogno di ricorrere ai più antichi miti greci (dove Gea, nata dalla notte e da Eros, si congiunge con Urano, cioè il cielo) per richiamare un universo simbolico di sconfinata ampiezza. Ed è a questo universo che fanno riferimento con ampia libertà le opere presenti nella XXIV edizione di Miniartextil, la mostra curata da Luciano Caramel e dedicata all’interpretazione “tessile” dell’arte contemporanea da molti anni protagonista dell’offerta culturale comasca.

Come ormai da tempo, l’esposizione è divisa in due parti: nel salone centrale di Villa Olmo sono esposti 54 “minitessili”, opere che – secondo le regole del gioco – devono stare in un ideale spazio di 20x20x20 cm, selezionati tra i molti partecipanti da un’apposita giuria; e, nelle altre sale della villa, un nutrito gruppo di grandi installazioni.

Come sempre, Miniartextil contiene una grande varietà di proposte e di idee, un panorama così ampio da stimolare qualsiasi pubblico a individuare le opere preferite. La stessa accezione del tema è declinata con tale varietà di intenti e di prospettive da non conferire all’esposizione un carattere monotematico, che potrebbe anche generare assuefazione (quest’anno, per la verità, i riferimenti al tema sembrano più stringenti di altre occasioni).

I minitessili sono, come ogni anno, assai diversificati per tecniche e materiali (in buona parte – com’è ovvio – naturali), mentre tra le grandi installazioni risultano particolarmente affascinanti quelle di Alejandro Guzzetti (artista argentino che vive e lavora in Francia) Il giardino di Ediacara, straordinariamente amplificato dagli specchi della villa neoclassica, di Maddalena Ambrosio (italiana) Senta titolo con un mucchio di libri superstiti da una guerra silenziosa, e di Manabu Hangai (giapponese) Wonder Forest in Villa Olmo.

Anche quest’anno, la mostra è accompagnata da numerosi eventi collaterali: proiezioni cinematografiche (la prima giovedì 10 aprile con Baraka di John Frike), laboratori didattici, incontri di poesia (il primo giovedì 15 maggio), una conversazione d’architettura (il 16 maggio con l’architetto Riccardo Blumer), un omaggio a Maria Lai, artista scomparsa giusto un anno fa (con la proiezione del film Ansia di infinito).

La mostra, visitabile tutti i giorni escluso il lunedì con un biglietto di 7 euro (ridotto 5 euro), resterà aperta fino al 2 giugno. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Miniartextil-01

L’installazione di Alejandro Guzzetti.

 

 

 

 

Miniartextil-02

 

L’installazione di Maddalena Ambrosio.

 

 

 

 

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L’installazione di Manabu Hangai.

Studi di settore: invariati i correttivi congiunturali

cna como leccoCna Como e Lecco: «La crisi non lascia l’Italia».

 

«È stato approvato il purtroppo già collaudato percorso di costruzione dei correttivi per la crisi da applicare agli studi di settore per il periodo d’imposta 2013 – spiega un comunicato di Cna Como – Lecco –. Lo strumento è stato adattato alla realtà economica delle imprese che da tempo ormai stanno vivendo un periodo di crisi. Dai dati analizzati persiste la situazione di difficoltà generalizzata con un ulteriore peggioramento rispetto al 2012 e quindi la conseguente necessità di fare agire adeguati correttivi agli studi di settore anche per il 2013».

alberto bergna«La crisi non ci abbandona e i dati parlano chiaro – dichiara Alberto Bergna, direttore Cna Como –. I ricavi 2013 sul 2012 nel settore manifatturiero hanno evidenziato un calo pari al 2,4%. A risentire maggiormente di questa situazione l’edilizia (-9,2%), i pubblici esercizi (-7,1%), meno ma in modo ugualmente pesante i servizi alla persona (-2,7%). Ecco perché servono interventi economici urgenti di incentivo alla crescita. Non siamo ancora fuori dal tunnel».

Un giudizio che: «Emerge dall’analisi dei dati acquisiti da varie fonti istituzionali, dagli osservatori regionali e dalle associazioni di categoria, oltre che dalle dichiarazioni Iva e dalle comunicazioni annuali dei dati Iva relative al 2013».

«Naturalmente gli studi di settore rappresentano una media e quindi è importante la compilazione delle note aggiuntive – termina Bergna – dove il contribuente può indicare i motivi del suo non adeguamento allo studio e di cui il Ministero deve tenere, conto anche nell’elaborazione degli studi».

«Saranno, quindi, riproposti gli stessi correttivi crisi dello scorso anno – conlude la nota di Cna –, ma con effetti mirati sui singoli settori/cluster nei diversi territori per tenere conto della crisi riscontrata nel 2013 rispetto al 2012».

L’analisi completa in Internet www.cnacomo.it. [md, ecoinformazioni]

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