Il de profundis per il Campus e per la memoria dell’Ospedale

iveri pazziPer Gianfranco Giudice la bocciatura del progetto Campus al San Martino non solo costituisce un danno per l’Università e per la stessa esistenza del Politecnico a Como, ma viene persa un’occasione per «la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia». Leggi il testo dell’intervento ripreso dalla mailing list Democrazia economica.

«Non si farà più il Campus universitario nell’area del vecchio Manicomio provinciale di San Martino. Per la verità possiamo considerare questo come il de profundis definitivo di un’idea, ma sarebbe meglio dire di una delle tante velleità che animano da decenni lo stanco dibattito politico comasco. Infatti di Campus universitario si parla da anni e anni, da prima ancora che chiudesse definitivamente i battenti il vecchio Ospedale psichiatrico provinciale alla fine degli anni ’90.

Personalmente non essendomi mai illuso oggi non sono neppure deluso dal fatto che sia sfumato il finanziamento della Fondazione Cariplo al primo lotto del Campus. Circa un anno fa il Comune di Como, Sindaco Lucini e Assessore Spallino in testa, avevano dato grande enfasi ad un accordo di cui si erano fatti promotori con Regione, Provincia, Univercomo e Azienda ospedaliera Sant’Anna che avrebbe dovuto finalmente sbloccare un progetto che oramai languiva nei cassetti da anni e anni.

Molti hanno pensato che quella fosse la volta buona, ma già allora aleggiava l’incognita delle risorse scarse rispetto ad un obiettivo così ambizioso che poteva far decollare finalmente la realtà universitaria comasca.

La doccia gelata che seppellisce definitivamente il Campus chiama in causa la responsabilità politica degli attori coinvolti. Chi non ha fatto fino in fondo il proprio dovere? Chi si è limitato a sfruttare l’ennesimo annuncio propagandistico per ottenere un effimero applauso da qualche pezzo di opinione pubblica per lo più distratta?

La città di Como non ha oramai da tanti anni una classe dirigente degna di questo nome, quest’ultima vicenda ne è una drammatica conferma.

Il naufragio finale del Campus non mette solo in discussione lo sviluppo dell’Università, il Politecnico rischia infatti di perdere pezzi, la prorettrice ha già annunciato che senza il Campus chiuderà i battenti il corso di disegno industriale e la conseguenza del mancato rinnovamento del Politecnico a Como sarà che molti studenti sceglieranno la sede di Milano.

 

Esiste tuttavia un’altra questione, della quale per la verità la città ed il territorio comasco sono poco interessati, ovvero la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia.

Il Campus universitario, qualora fosse nato avrebbe permesso di realizzare degli spazi adeguati per conservare la memoria storica dell’internamento manicomiale nel comasco, così come è avvenuto in tante altre città italiane che hanno costruito negli spazi dei vecchi manicomi archivi ed istituti storici dedicati alla storia della psichiatria.

Circa un anno fa tutto l’Archivio storico del Manicomio di San Martino, in segreto ed all’insaputa di tutti e per volere dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna che ne è la legittima proprietaria, è stato trasferito a Parma, collocato in un deposito della società Italarchivi che di fatto è oggi inaccessibile per qualunque studioso volesse consultare in modo sistematico i registri e le cartelle cliniche dei ricoverati.

Si tratta di un danno enorme per la conservazione della memoria storica e sociale del territorio lariano e per la possibilità concreta di effettuare in futuro studi scientifici su quelle preziose carte.

Personalmente ho avuto la fortuna di consultare e studiare quei documenti storici appena in tempo prima che la città di Como ne fosse privata, a questo punto possiamo dire per sempre. Dico questo perché quando un anno fa circa si è tornati a discutere del Campus, il Comune di Como nelle persone del Sindaco e dell’Assessore Spallino si erano impegnati a far sottoscrivere un impegno alla dirigenza dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, mostratasi disponibile, a riportare nella città di Como in uno spazio adeguato all’interno del futuro Campus l’Archivio storico dell’ex O. P. P. Ovviamente oggi non ha più senso chiedersi che fine abbia fatto quell’impegno, dato che Campus e ritorno a Como dell’Archivio storico simul stabunt simul cadent. Aggiungo che attualmente nel padiglione centrale dove un tempo sorgeva la direzione del Manicomio ed oggi sono collocati alcuni uffici dell’ASL, trova ancora ubicazione la Biblioteca del vecchio Ospedale psichiatrico che ha una consistenza di oltre tremila preziosi volumi ed altri documenti rilevanti nella storia della psichiatria e del Manicomio comasco. Questo materiale oggi è alla mercé di chiunque, ma nel futuro prossimo che fine farà se qualcosa si salverà dall’incuria e dalla “critica roditrice dei topi” per dirla col filosofo? Finirà al macero o disperso come tanti altri documenti storici o arredi e strumenti medici del vecchio Opp? E ancora, in alcune cantine dei padiglioni che ospitavano un tempo i reparti psichiatrici si trovano le tavole di progettazione del Manicomio inaugurato il 28 giugno 1882, forse i roditori e l’umidità hanno finito di mangiarle… La conservazione del passato è oggi certamente l’ultima preoccupazione di chi governa la cosa pubblica, i problemi del presente sono più urgenti, ma il naufragio del Campus si mangia assieme passato, presente e futuro del nostro territorio.

Quando le ultime strutture dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e dell’ASL, proprietari a metà dell’area del San Martino, avranno traslocato ecco pronta un’altra area Ticosa a disposizione della città come monumento dedicato al fallimento della propria classe dirigente. Il degrado dell’area conserverà per qualche tempo almeno il suo verde rigoglioso, fino a che forse qualche ruspa non provvederà a cancellare anche la memoria di quegli alberi e di quei prati spianati col sudore della fronte di molti del 40.000 matti del San Martino. [Gianfranco Giudice da Democrazia economica]

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