Emilio Pucci e Como/ In mostra i colori del boom

Inaugurata a Villa Sucota, sede della Fondazione Antonio Ratti, la mostra Emilio Pucci e Como 1950-1980, dedicata a uno dei più noti stilisti “storici” del made-in-Italy e in particolare alla sua collaborazione con i setaioli comaschi.

Nata dai materiali dell’archivio Ravasi conservati nel Museo Studio del Tessuto della Fondazione, relativi sopratutto agli anni Cinquanta e Sessanta, la ricerca si è ampliata a tutta la produzione di Emilio Pucci realizzata a Como, anche con altri stampatori, fino alle soglie degli anni Ottanta, così da coprire tutto il periodo del boom manifatturiero comasco. Ne è derivata una indagine a tutto campo all’origine della moda griffata italiana, che affonda le sue radici in parte nel mito (secondo la “leggenda” Emilio Pucci debuttò nel mondo della moda prestando un completo da sci di sua ideazione a una turista sulle nevi di Sankt Moritz) ma in parte assai maggiore nella sapienza artigiana delle maestranze comasche (i famosi colori dei foulard di Pucci furono messi a punto grazie agli sforzi dei tintori comaschi).

La mostra (insieme al catalogo) è uno specchio fedele di questa ricerca, che si esprime alla fine in una festa di colori e disegni – dagli assemblaggi di piccole figure quasi naif degli inizi fino ai grandi motivi pop degli anni Settanta -, documenti tutt’altro che inespressivi di una società dei decenni passati, dei suoi eccessi e delle sue ricchezze. Intorno ai molti tessuti (quasi tutti di seta, ovviamente), molti altri documenti (registri degli stampatori, carte prova, riviste, bozzetti vari) e fotografie, presentate attraverso un articolato apparato multimediale.

Costretta nei due locali a pianterreno della villa, la mostra fa di necessità virtù e allestisce una specie di magazzino artigianale e tecnologico a un tempo: ci sono molti video da guardare, ma anche molti cassetti da aprire, manichini con abiti e con camicie, foulard incorniciati ma anche vere e proprie cascate di tessuti con molte varianti di colore, quasi fossero installazioni artistiche… E una “appendice” artistica la mostra la presenta con le elaborazioni di Flavio Favelli (su foulard Pucci, ovviamente), a sancire l’incontro tra le due anime della Fondazione, quella rivolta alla storia del tessuto e quella rivolta all’arte contemporanea.

Curata come di consueto da Margherita Rosina e Francina Chiara, la mostra dedicata a Emilio Pucci è una stimolante occasione per approfondire una stagione fondamentale della recente storia industriale comasca senza rinunciare al divertimento. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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