Fondazione Antonio Ratti

Stelle e palloni per un quartiere

Come racconta un passaggio della biografia di Francesco Anzani, la sera del suo trentaduesimo compleanno nel 1841, il patriota italiano, nativo di Alzate Brianza, esule oltre oceano, osservò a lungo il cielo dell’Uruguay, paese dove si trovava durante la guerra civile. Nel giardino comasco, a fianco della via che oggi porta il suo nome, si è svolta nel pomeriggio del 31 maggio un’iniziativa per dare nuova dignità all’area, da anni piuttosto malmessa.

Il progetto si collega a una più ampia attività svolta negli anni scorsi per promuovere la cittadinanza attiva e la riqualificazione del quartiere meridionale della convalle comasca: il progetto Radici e ali ha poi incontrato la collaborazione di Artificio, altro progetto attivo per la promozione delle attività artistiche e di spettacolo, e della Fondazione Antonio Ratti, da molti anni promotrice del ruolo in città dell’arte contemporanea.

In questo quadro l’artista Matteo Rubbi ha progettato e dipinto il pavimento dell’area di cemento al centro del parco (recentemente dedicato a Giordano Azzi, socialista comasco, ingegnere e a lungo docente al Setificio), con la rappresentazione delle costellazioni uruguayane che Anzani poté osservare in quella notte del 1841.

Come spiega Anna Castelli, della Fondazione Antonio Ratti, l’idea è appunto che quest’opera non sia solo decorativa ma soprattutto partecipata, ovvero contribuisca a dare nuova vita al parco per far sì che torni a essere vissuto da tutti, e per questo è stato deciso di utilizzare la parte pavimentata del parco facendole cambiare connotazione, da zona grigia e trascurata a decorazione nuova e più energica. Per far questo oltre a coinvolgere Matteo Rubbi, legato alla Fondazione Antonio Ratti grazie a un workshop di alta formazione di arte contemporanea che aveva frequentato precedentemente, sono stati chiamati in causa anche un piccolo gruppo di studenti superiori del Setificio e del Pessina e alcune classi della scuola elementare Severino Gobbi che – sotto la supervisione di Anna Buttarelli (Artificio) e di Stefano Martinelli (Radici e ali) – hanno ricreato, durante l’inaugurazione, attraverso il movimento fisico prima il sistema solare e successivamente dei sistemi planetari inventati da loro stessi con caratteristiche proprie all’interno della costellazione di Anzani.

Ragazzi e ragazze degli istituti Paolo Carcano e Gaetano Pessina si sono offerti di realizzare insieme ai bambini delle scuole elementari Stefano Gobbi una messa in scena giocosa del nostro sistema solare e di altri sistemi stellari di fantasia, che si è svolta sotto la supervisione della rappresentante di Artificio di Radici e Ali. Ad ogni bambino/a è stato chiesto di inventare il nome del suo personale pianeta, di caratterizzarlo e di pensare ad un modo di muoversi nello spazio, in modo che a turno gli altri e le altre potessero imitarli mentre giravano intorno al sole.

«Il mio pianeta si chiama Eminem, e tutti parlano solo con il rap» ci dice Stefano della classe Vb, mentre Kevin immagina un mondo dove le persone girano su loro stesse.  Inoltre i ragazzi hanno voluto precisare l’importanza dell’ambiente circostante, composto da 15 diverse specie di alberi, come legame tra diverse “etnie vegetali” e per questo da non trascurare. Tra pianeti di acqua e ghiaccio dove tutti vivono felici e complesse coreografie, la rappresentazione lascia il posto al buffet, offerto dal vicino Asilo Sant’Elia.

È seguita poi la Partita della legalità, organizzata dal professore Alfonso Russo, che si è impegnato a unire i ragazzi delle medie di Lora e Lipomo e dell’associazione La Zona, impegnata nell’area delle Caserme a sostegno dei minori e nella mediazione culturale, in una partitella di calcio a sette al campo Johan Cruijff in via Leone Leoni, all’insegna dei valori della convivenza civile e della legalità. Le due squadre sono miste tra maschi e femmine. La squadra di Lora è recentemente salita sul podio al terzo posto in un torneo regionale a tema legalità, su ispirazione del quale si è deciso di organizzare anche questo incontro. La giornata si conclude con l’immagine del dono di alcuni palloni ai ragazzi e alle ragazze dell’associazione da parte del plesso delle scuole, segno di solidarietà e di aiuto ad un quartiere che presenta problematiche maggiori di altri.

Al quartiere di Como Borghi, e all’intera città di Como, è stato così consegnato, nel modo migliore, un luogo colorato, allegro, curato, che possa accogliere molte persone, ma soprattutto i bambini e le bambine di questa e delle future generazioni.

[Tommaso Grisoni, Davide Pina, Leonardo Ruggeri – foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

Già on line sul canale di ecoinformazioni i video di Luca Bedetti dell’iniziativa.

Matteo Rubbi con le ragazze e i ragazzi delle scuole che anni collaborato.

Anna Buttarelli e Stefano Martinelli.

 

Guarda sul canale di ecoinformazioni i video di Luca Bedetti dell’iniziativa.

31 maggio/ Sistemi solari fantastici ai giardini di via Anzani a Como

Si inaugura il 31 maggio l’intervento di riqualificazione dei giardini di via Anzani a Como, recentemente dedicati a Giordano Azzi, e condotto dall’artista Matteo Rubbi nell’ambito del progetto scuole “Sistemi solari fantastici”, a cura di Radici e ali, Fondazione Antonio Ratti e Artificio.

Alle 14.30 la performance, cui seguirà alle 16 la merenda – preparata dall’Asilo Sant’Elia -, per finire alle 17 con la partita della legalità al campo Cruyff di via Leoni.

La nuova pavimentazione artistica è dedicata a Francesco Anzani e a una notte a Montevideo.

 

Alla Fondazione Antonio Ratti una mostra di donazioni e ricerche

 

Aperta nella serata del 16 dicembre e disponibile fino al prossimo 17 marzo 2017, la nuova mostra della Fondazione Antonio Ratti a Villa Sucota forse si sarebbe potuta intitolare diversamente.

È ovvio, e persino doveroso, il riconoscimento a quanti, persone singole o ditte e associazioni, hanno arricchito le collezioni del Museo Studio del Tessuto con le donazioni di innumerevoli oggetti, ma resta da sottolineare che tutto questo si inserisce in un percorso di ricerca e di approfondimento che caratterizza il lavoro della Fondazione e delle sue curatrici in particolare.

Anche da questa piccola mostra (piccola solo in confronto alle più impegnative esposizioni degli ultimi anni) evidenzia come gli oggetti – abiti o libri o cappelli o riviste che siano – restino muti se non interrogati con quella passione e quella competenza tipiche di un ente di ricerca (e delle persone che vi collaborano, ovviamente).

Ieri sera, all’inaugurazione, le mille e una storia erano quelle sintetizzate nelle sobrie didascalie, ma anche quelle continuamente raccontate dalle studiose che a quelle storie hanno dato voce; bastava aguzzare le orecchie per sentire qualche altra storia, qualche altro essenziale dettaglio di un abito, di un ritrovamento, di un acquisto.

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Poi, è ovvio, ci può anche limitare ad apprezzare la bellezza di quanto è in mostra. Ognuno può scegliere il proprio oggetto preferito: il manto di Fortuny, il bikini di Pucci, i cappelli degli anni Cinquanta (personalmente ho molto apprezzato le cappelliere!), o gli abiti esotici dell’estremo Oriente.

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Mi limito a una sola segnalazione (per altro, ampiamente condivisa tra gli amici e le amiche che chiacchieravano): la giacca a scacchi e medaglioni appesa nell’ultima stanza, che mi è sembrata eccezionale proprio per il sottile slittamento dalla regola tutta occidentale della simmetria, e che invece trova un più altro equilibrio nel suo ritmo alterno. Scriverò sicuramente una sciocchezza, ma non ho potuto fare a meno di pensarla: “lo zen e l’arte di fare una giacca”.

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Tutto il resto potete apprezzarlo di persona.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Mille e una storia…

10 anni di donazioni al Museo Studio del Tessuto

Fondazione Antonio Ratti, Villa Sucota, via per Cernobbio 19, Como

fino al 17 marzo 2017

ingresso libero su appuntamento dal lunedì al venerdì

info: tel. 031 3384976, info@fondazioneratti.org

Il cachemire dall’Oriente al Lario

È dedicata al cachemire l’ormai tradizionale mostra annuale promossa dalla Fondazione Antonio Ratti, quest’anno – come lo scorso – ampliata a raggiungere da villa Sucota anche villa Bernasconi a Cernobbio.

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La mostra – promossa dalla Fondazione Antonio Ratti e dalla Città di Cernobbio – è complessa, come complicata è la storia e persino l’attualità di questo motivo che dall’Oriente ha ormai stabilmente conquistato anche la moda occidentale. In Italia lo si chiama cachemire (alla francese), in Gran Bretagna Paisley, ma il suo elemento fondamentale – quella goccia col peduncolo flesso, quasi ad alambicco – ha il nome persiano di boteh, che significa “ammasso di foglie” e quindi, in un certo senso, “giardino”. Veniva usato per decorare gli scialli di lana della regione indiana del Kashmir, ma è ormai stabilmente associato, soprattutto a Como, alla seta.

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E quindi, nelle sale di villa Sucota e villa Bernasconi, si è trasportati dal lontano Oriente alle sfilate contemporanee, dalla Russia all’Alsazia, dagli scialli ai pizzi, dalle vesti ottocentesche alle camiciole hippy, dalle composte figure ottocentesche alle icone pop, dalle cravatte ai gilet, dalle sensuali vestaglie che il sommo Vate proponeva alle sue ospiti fino ai vestiti da sera del prêt-à-porter. È un viaggio che può apparire tortuoso, ma che si rivela di grande piacevolezza, e fonte di molti stimoli e di molte scoperte.

È anche un omaggio alla passione collezionistica di Antonio Ratti, che giusto trent’anni fa propose in una grande mostra una scelta di scialli cachemire dalle sue raccolte, mostra che servì a rilanciare la fortuna del motivo, non solo dal punto di vista degli studi. Nella mostra attuale l’ambizione è quella di indicare le molte strade che hanno portato a quegli straordinari reperti e che da quelli si dipartono nuovamente, presentando quindi nuovi pezzi inediti dalle collezioni del Museo Studio del Tessuto, aggiungendo le realizzazioni storiche e contemporanee di numerose aziende comasche, e affiancando oggetti, tessuti e abiti provenienti da altri musei e privati.

Ognuno può scegliere i suoi oggetti preferiti (ce n’è veramente per tutti i gusti). Per chi vuole approfondire il ricco catalogo, curato da Margherita Rosina e Francina Chiara e pubblicato da NodoLibri, offre tutte le informazioni del caso e una nutrita scelta di immagini.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

ce n’è veramente per tutti i gusti). Per chi vuole approfondire il ricco catalogo, curato da Margherita Rosina e Francina Chiara e pubblicato da NodoLibri, offre tutte le informazioni del caso e una nutrita scelta di immagini.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La mostra è allestita nelle due sedi espositive di Villa Sucota a Como e di Villa Bernasconi a Cernobbio, situate a poca distanza l’una dall’altra sulla sponda occidentale del lago di Como.

Orari: da lunedì a venerdì 14-18, sabato e domenica 10-19

Aperture speciali e visite guidate su prenotazione

Biglietti: intero € 8, ridotto € 5 (fino a 25 anni, oltre i 65 e per convenzionati), gratuito fino a 12 anni

Informazioni: +39 031 3384976 – info@fondazioneratti.orghttp://www.fondazioneratti.org

Si amplia il chilometro (della conoscenza)

A partire da domenica 10 aprile il chilometro della conoscenza sarà, se non più lungo, più ampio: il sistema di parchi delle ville Olmo, Grumello e Sucota è ormai quasi completamente restaurato e quindi fruibile dal pubblico.

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In un’affollata conferenza stampa, seguita dall’escursione lungo i percorsi del parco di Villa Sucota, l’ultimo in ordine di tempo ad essere stato pienamente valorizzato, i responsabili dell’operazione hanno tenuto a sottolineare l’importanza di questo ulteriore arricchimento del patrimonio storico, artistico, naturalistico e turistico della città. Annie Ratti, presidente della Fondazione Antonio Ratti, e Paolo De Santis, presidente dell’Associazione Villa del Grumello, hanno ricordato le diverse tappe del chilometro, dalla prima messa a punto dell’idea nel 2005, e come queste si intersechino naturalmente con l’attività della Fondazione. In sostanza, l’obiettivo del chilometro è quello non solo di valorizzare la conoscenza del passato, ma anche e soprattutto di produrne di nuova, attuale e attiva.

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Annie Ratti e Paolo De Santis durante la conferenza stampa

 

 

 

 

 

A mostrare la ricchezza dei nuovi spazi fruibili, ci hanno pensato Emilio Trabella, noto conoscitore di ogni più minuto aspetto botanico e florovivaistico del Comasco, e Bartolomeo Pietromarchi, curatore di arte contemporanea. Così, tra una serra e un’opera di Richard Nonas, tra un albero di Sophora japonica e un padiglione di giardino, tra un belvedere e un’installazione sonora di Liliana Moro, il tutto – ovviamente – sullo strabiliante sfondo del primo bacino del Lario e della città di Como, si capisce l’entusiasmo dei promotori e le non comuni possibilità che tale complesso di parchi, ville, serre e varie altre amenità offre al pubblico.

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Emilio Trabella e Bartolomeo Pietromarchi all’inizio della visita guidata

 

 

 

 

 

Assai ricco il programma di attività e iniziative in occasione della giornata di inaugurazione domenica 10 aprile 2016, dalle 10 alle 18.

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Un momento della visita

 

 

 

 

 

 

Tre visite guidate botaniche esploreranno entrambi i parchi di Villa del Grumello e di Villa Sucota: alle 10 la visita sarà guidata da Emilio Trabella, paesaggista botanico della Società Ortofloricola Comense, mentre alle 15 e alle 16.30 la visita sarà a cura degli alunni della Scuola Agroambientale San Vincenzo di Albese. Il ritrovo è presso il ponticello pedonale all’ingresso del parco di Villa del Grumello, lungo il Chilometro della Conoscenza.

La Serra della Villa del Grumello sarà dedicata all’alimentazione bio e di filiera corta e al tema della sostenibilità ambientale, con attività organizzate in collaborazione con la Rete comasca Corto Circuito. Sempre nella Serra si terrà un’esposizione di sculture vegetali.

Nella Villa del Grumello, l’Associazione Battito d’Ali proporrà dei laboratori aperti di educazione ambientale per bambini e bambine della scuola dell’infanzia e per ragazze e ragazzi a partire dalla scuola primaria.

Nel parco e nel parterre della Villa del Grumello si susseguiranno piccole performance artistiche di danza e musica, a cura di eXcomo ballet, del gruppo musicale Der Gasn Nigun, di Daniel Collet alle percussioni e voce, dei chitarristi Flavio Minardo e Maurizio Aliffi, che alle ore 15.30 nel parterre della Villa presenteranno brani tratti prevalentemente dal repertorio di Django Reinhardt.

A Villa Sucota (Fondazione Antonio Ratti), sarà visitabile per tutto il giorno al piano terra della villa la mostra “Textilities…Once Removed”, a cura di Gregorio Magnani in dialogo con Rike Frank. La limonaia ospiterà il laboratorio creativo per bambini “Crea la tua T-shirt” e la lezione aperta “Le erbe aromatiche”.

Per tutta la giornata sarà inoltre possibile vedere le opere d’arte installate nel parco: “Yona Friedman Museum” sul piazzale della Villa, Gerry Bibby e Jimmie Durham nell’area della limonaia, Richard Nonas lungo la passeggiata verso il belvedere, Liliana Moro al Belvedere.

I Parchi della Villa de Grumello e della Villa Sucota, legati dal progetto del KM_C, saranno poi accessibili al pubblico ogni domenica dal 27 marzo al 2 novembre e per tutto il mese di agosto dalle ore 10 alle ore 18, salvo diverse indicazioni.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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L’albero di Sophora japonica

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L’opera Bones di Richard Nonas

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Il belvedere

Textilities… and Roses too

tn754_AS2327_B_web.jpg_1679024220Una mostra collettiva, curata da Rike Frank in dialogo con Florian Pumhösl e Gregorio Magnani, per i 30 anni della Fondazione Antonio Ratti e il suo promotore aperta, da martedì a domenica dalle 14.30 alle 17.30 (aperture speciali su richiesta 031.3384976), fino al 17 aprile a Villa Sucota a Como.

 

«I tessuti sono “astrazioni sensuali” che riunendo in se proprietà tattili e visive, incarnano gli sviluppi estetici, sociali ed economici della Storia. Se, tecnicamente, sono costituiti da una struttura binaria (l’intersezione dei fili), le loro caratteristiche (qualità attraenti e analitiche) derivano da complessi transfer non lineari, visivi e materiali, attraverso il tempo e lo spazio. Antonio Ratti raccolse tessuti, disegni e libri campionario come oggetti di studio e modelli da copiare, reinterpretare e riprodurre – si legge nella presentazione –. Avvicinandosi ai tessuti mediante la “lente” della microstoria – concetto sviluppato negli anni ‘70 da un gruppo di storici italiani come strumento analitico per sondare l’oggetto (materiale ed immateriale) – la mostra riflette sul tema della riproduzione, appropriandosi di una metodologia che sposta il suo obbiettivo dalla ricerca di risposte alla scoperta di risultati inaspettati, al fine di sovvertire le gerarchie costituite. 
L’idea di Carlo Ginzburg – secondo cui la ricerca “non consiste nel culto del frammento, ma nelle domande che ci poniamo” – apre una serie relazioni tra l’arte e i tessuti, introducendo la condizione critica della “tessilità”, che ha viaggiato attraverso diverse texture del fare e del pensare, continenti, modalità produttive e media (le tecnologie e le mani)».

«In una costellazione di opere d’arte, tessuti, campioni e libri campionario si inserisce un nuovo display espositivo, messo a punto da Florian Pumhösl in collaborazione con Walter Kräutler. Tutti questi elementi insieme scompongono una “tessilità” mediante processi di riproduzione e trasfert, usando tessitura, film, fotografia, materiale d’archivio e strategie espositive come strumenti analitici. Una seconda narrativa collega concettualmente diversi spazi: il Museo, con i suoi esterni, un parco pubblico, così come con l’archivio digitale del Metropolitan Museum di New York; nel 1995 Antonio Ratti finanziò la creazione del Textile Center e della Reference Library del Metropolitan, centro che ad oggi porta il suo nome – prosegue lo scritto –. Il titolo della mostra si riferisce allo sciopero degli operai tessili della ditta Lawrence (Massachusetts, 1912) dove furono soprattutto le donne italiane – che lavoravano nell’industria tessile statunitense insieme ad altre immigrate europee, canadesi, siriane e turche – a plasmare la politicizzazione della cultura dei lavoratori su scala sovranazionale». [md, ecoinformazioni]

9 giugno/ Guido Ravasi e l’Oriente

tn754_AS1750 RITAGLIO 2Conferenza martedì 9 giugno alle 18.30 alla Fondazione Antonio Ratti, in via per Cernobbio 19 a Como, per le celebrazioni del gemellaggio tra Como e Tokamachi.

 

«La conferenza analizza l’influenza del japonisme nei tessuti d’arte di Guido Ravasi presentati alle esposizioni d’arti decorative di Monza degli anni Venti – spiegano gli organizzatori –. La ricerca che si illustrerà è il frutto di una collaborazione della Fondazione Antonio Ratti con il Museo delle culture (Mudec) di Milano, di recente inaugurato, nel contesto della mostra Mondi a Milano. Cultura e esposizioni 1874-1940». [md, ecoinformazioni]

24 febbraio/ Tessuti, colori, abiti, nei personaggi degli affreschi della Basilica di Sant’Abbondio

tessuti in sant'abbondioConferenza di Francina Chiara martedì 24 febbraio alle 18.30 alla Fondazione Antonio Ratti, a Villa Sucota in via per Cernobbio 19, organizzata con gli Amici dei musei, in collaborazione con la Basilica di Sant’Abbondio, l’Università dell’Insubria e l’Università popolare di Como. Per informazioni 031.3384976, e-mail info@fondazioneratti.org.

Moda arte storia società (e ricordi)/ Omaggio a Grazietta Butazzi

Un omaggio a una grande personalità della cultura italiana recente, ancorché poco nota: è questo il senso della giornata di studi organizzata ieri 20 giugno a ricordo di Grazietta Butazzi dalla Fondazione Antonio Ratti nella sua sede di Villa Sucota.
Grazietta Butazzi, storica del costume e della cultura materiale in Italia, ha un’importanza fondamentale nella storia della moda e del tessile. A partire dagli anni Settanta e fino alla scomparsa, avvenuta all’inizio di dicembre dello scorso anno, ha incessantemente lavorato affiché quell’ambito di studi raggiungesse quel riconoscimento che gli era dovuto e che in un luogo come Como – che sul tessile ha costruito la sua fortuna economica nei decenni passati e che ancora oggi è riconosciuta come eccellenza a livello mondiale – dovrebbe essere ben chiaro. È forse pensando a questo che la Fondazione Antonio Ratti ha organizzato questo convegno con tanta cura e sollecitudine; ma, d’altra parte, è risultato evidente a tutte le persone convenute che la giornata di ieri è stata in primo luogo un ricordo, affettuoso e partecipato, di una grande amica e di una grande studiosa, sempre disponibile e sempre stimolante.
Grazietta Butazzi ha avuto qualche occasione di tangenza con Como (suo, per esempio, è un breve intervento per un volume di Como e la sua storia, così come sulle sponde del Lario si svolse uno dei primi, importanti convegni dedicati alla storia del costume e del tessile in Italia), ma soprattutto la sua opera ha influenzato e rafforzato tutte le diverse imprese che nel corso degli ultimi decenni si sono poste l’obiettivo di valorizzare la storia del tessile, della moda e del costume.
Il convegno della Fondazione Antonio Ratti è un ottimo esempio di come si possa fare ricerca senza rinunciare a un coinvolgimento emotivo. Le numerose studiose che hanno preso la parola per analizzare i diversi aspetti dell’opera e dell’eredità di Grazietta Butazzi hanno saputo coniugare ricordi personali e questioni fondamentali per la storia culturale recente, storia di genere e analisi dei manufatti, immagini e parole, divulgazione e approfondimento. A tratti, in modo straordinario, è emerso quale può essere un modello di ricerca e di comunicazione, che andrebbe esteso in ambiti ben più ampi di quelli della cultura tessile.
Evidentemente ispirate dalle esperienze condivise con l’amica scomparsa, tutte hanno delineato un percorso impegnativo ma praticabile, che potrebbe riservare sorprese – e non solo sul piano squisitamente tecnico – anche per Como. In attesa della pubblicazione degli atti, si è già ipotizzato un lavoro di approfondimento sui materiali che gli eredi di Grazietta hanno voluto destinare alla pubblica consultazione nella biblioteca della Fondazione. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

20 giugno/ Moda arte storia società

La Fondazione Antonio Ratti dedica una giornata di studio a Grazietta Butazzi, una delle più importanti storiche del costume e moda italiane del dopoguerra, mancata lo scorso 1° dicembre.

Il convegno Moda arte storia società. Omaggio a Grazietta Butazzi si tiene venerdì 20 giugno 2014, presso la sede della Fondazione Antonio Ratti a Villa Sucota.

Per più di quarant’anni, Grazietta Butazzi si è occupata di storia del costume, spaziando dalle corti cinquecentesche al costume popolare, dalla moda italiana del novecento alla stampa di moda del settecento, con una profonda conoscenza degli aspetti materiali dei manufatti vestimentari, ma con una costante attenzione agli intrecci fra le mode, la società, la cultura, il potere, la quotidiana vita delle donne. Il suo metodo di studio ha contribuito a formare una generazione di ricercatori e a creare le basi di una “scuola italiana” negli studi sulla moda. Al convegno a lei dedicato interverranno, in qualità di moderatori e relatori, i più importati studiosi italiani di storia della moda e museografia, chiamati a raccontare e testimoniare l’importanza delle numerose ricerche che hanno fatto capo a Grazietta Butazzi.

La sessione della mattina, Grazietta Butazzi: un metodo, affronterà da diversi punti di vista l’approccio metodologico alla storia del costume e della moda da lei messo a punto, evidenziandone le potenzialità e i possibili sviluppi.
La sessione pomeridiana, intitolata Ricordando Grazietta, darà spazio alle testimonianze di coloro che hanno lavorato al suo fianco in ricerche, mostre e pubblicazioni.

Questo il programma completo:

Grazietta Butazzi: un metodo
Programma della mattinata

9.00 – Registrazione e Welcome coffee
9.30 – Saluto di Bartolomeo Pietromarchi, direttore della Fondazione Antonio Ratti
9.45 – Claudio Salsi, Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici, Milano
Introduzione al convegno

Moderatrice: Alessandra Mottola Molfino, museologa e storica dell’arte

10.00 – Maria Luisa Rizzini, Istituto Marangoni, Milano
Grazietta Butazzi e la storia del costume. Le origini di un metodo
10.15 – Maria Giuseppina Muzzarelli, Università di Bologna
Oltre trent’anni dopo “Moda. Arte, Storia e Società”
10.30 – Aurora Fiorentini, Polimoda, Firenze
La storia delle donne attraverso le fotografie di famiglia. Un metodo di lavoro
10.45 – Lucia Savi, Victoria and Albert Museum, Londra
La Moda Italiana, tra passato e futuro, metodologie a confronto

Coffee break

Moderatrice: Cristina Aschengreen Piacenti, museologa e storica dell’arte

11.30 – Elisa Tosi Brandi, Università di Bologna
Vicende di oggetti e di uomini tra corte e città
11.45 – Francesca Piovan, Storica del tessuto e della moda
La moda a Treviso nei secoli XVI-XVII. Forme e semantica dell’abbigliamento cittadino
12.00 – Roberta Orsi Landini, Fondazione Roberto Capucci, Firenze
e Thessy Schoenholzer Nichols, Polimoda, Firenze
Schedare i costumi

12.30 – Apertura Biblioteca Grazietta Butazzi
Introduzione Beatrice Rumi, Coordinatrice Sistema Bibliotecario Intercomunale di Como

Light lunch

Ricordando Grazietta
Programma del pomeriggio

Moderatrice: Annalisa Zanni, Museo Poldi Pezzoli, Milano

14.00 – Stefania Ricci, Museo Salvatore Ferragamo, Firenze
Una storia di vita: io e Grazietta
14.15 – Marzia Cataldi Gallo, DVJ Centro Studi Tessuto e Moda, Genova
Percorsi di storia del costume con Grazietta dalle uniformi civili alle
fastose vesti seicentesche a quelle povere dei meno abbienti

14.30 – Bruna Niccoli, Università degli Studi di Pisa
Fonti iconografiche e moda tra storia e creatività: la “lectio magistralis” di Grazietta Butazzi
14.45 – Enrica Morini, Università IULM, Milano
Fare storia con le immagini

Moderatrice: Margherita Rosina, MuST, Museo Studio del Tessuto

15.00 – Flavia Fiori, Museo d’Arte Religiosa, Oleggio
L’abito ritrovato
15.15 – Paola Goretti, Università di Teramo – Fondazione Crocetti, Roma
Delle guardarobe illustri: studi di alta epoca
15.30 – Anna Maria Colombo, Università di Torino

Dodici anni al “Sole”. La collaborazione di Grazietta Butazzi per il domenicale del Sole 24 ore

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