Pasticcio Province/ Elezioni un po’ farlocche

provincia_como_saporitiIn questi giorni sono diventate ufficiali le candidature alle presidenze delle province, che non sono state abolite, e le liste collegate per le elezioni che sono fissate tra il 28 settembre o il 12 ottobre: se n’è accorto pure Il fatto dopo anni di populismo sotto vuoto spinto.

In passato sono stato molto critico sull’accanimento sulle province oltre che sulla riforma Delrio che favorisce il consociativismo  e che va a disarticolare il governo dell’area vasta proprio nel momento in cui si capisce che questi ambiti sono molto importanti per lo sviluppo del territorio  e la pianificazione urbanistica. Ne è un chiaro esempio il nostro Ddl regionale sul consumo di suolo  dove le aree provinciali sono state individuate come ambiti di lavoro ottimali.

La riprova viene dalla mia campagna elettorale per le europee: mi hanno portato a visitare Legnano con la sua lunga e triste serie di aree dismesse che supera la doppia cifra, poi appena fuori dal confine del comune, entrando in Cerro maggiore dove sorge una bella cascina con ettari di coltivazioni agricole si pensa di realizzare un bel centro commerciale che distruggerà ambiente, paesaggio e lavoro. Queste contraddizioni non devono più essere possibili e la nascita in questo caso della città metropolitana deve portare la pianificazione urbanistica ad essere più incisiva a livello dell’area vasta di quanto non sia riuscito a fare il Ptcp nel passato.

Fa piacere sentire dal segretario regionale Alessandro Alfieri che ora alle province si debbano dare deleghe e risorse per poter funzionare al meglio: quindi non era vero che erano inutili e andavano abolite ma al contrario hanno un lavoro serio ed importante da fare.

Segnalo però 3 punti di criticità:

-attenzione a far diventare le province come un ente solamente di servizio ai comuni perchè le province erogano servizi per i cittadini: se diventano un grande ufficio tecnico non funzioneranno, anche perchè oltre a fornire servizi dovranno sorvegliare l’attività dei comuni senza dare l’impressione che controllore e controllato coincidano;

-attenzione alla regionalizzazione (vecchio sogno del neoimperialismo regionale): farle diventare enti regolati dalle regioni porta il rischio di avere un federalismo troppo differenziato (che potrebbe essere sanzionato dalla Consulta) e un gravissimo pericolo di di “gerrymandering” ovvero di “governatori” che ritaglieranno i territori in modo astruso pur di avere zone politiche omogenee e ottenere vantaggi elettorali;

-attenzione a percorsi chiusi di scelta delle candidature perché già questa elezione di secondo livello non è compresa dalla cittadinanza e funziona con dinamiche di scontri tra lobby non particolarmente eleganti: se poi chiudiamo i percorsi di candidature diventa proprio il peggio del peggio. In realtà abbiamo un esempio proprio a Como di utilizzo degli strumenti aperti di partecipazione (primarie pesate) che ha funzionato bene e potrebbe essere preso ad esempio.

Da tutto questo si capisce quanto la realtà sia complessa, che non ci possiamo permettere di fare troppe semplificazioni e che tocca lavorare molto per cercare di costruire un rapporto virtuoso tra Pd, istituzioni e cittadini: nessuno dei tre elementi deve essere sottovalutato e dobbiamo fare attenzione a non dimenticare soprattutto gli ultimi, soprattutto se si parla di condivisione come nella presente edizione della Festa dell’Unità in corso a Milano . [Paolo Sinigaglia]

 

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