Paco-Sel/ Rammendare e tessere le periferie

paco selLa sinistra della coalizione che sostiene Mario Lucini indica nelle periferie un importante banco di prova della capacità di cambiare passo nell’amministrazione della città e propone “scelte coraggiose” per “rammendare e tessere” le periferie e superare le “solitudini tristi”. Sulla questione interviene il capogruppo Luigi Nessi che propone che nell’anno delle periferie si posa fare di più per le zone della città che più hanno necessità di interventi, attenzione e cura. Leggi nel seguito il testo del comunicato.

«2015 anno delle periferie. A Como è tutto in centro. Ma Como non può essere divisa in due città, il centro e le periferie. È compito della politica ridurre le distanze sociali tra i cittadini. Con scelte coraggiose e innovative possiamo realizzare la città unica, coesa socialmente.

Banlieue vuol dire “messa al bando”. Le periferie sono state costruite talvolta senza amore, ma non sono tristi. «In ogni luogo c’è un bagliore, un angolo di bellezza», scrive Italo Calvino nel libro Le città invisibili. Una bellezza che nasce dall’energia di molti degli abitanti, una bellezza a volte malinconica − penso alle persone anziane e sole −, a volte colorata e vivace − penso alla multiculturalità che ci regalano i nuovi cittadini che ci portano il mondo a casa.

I quartieri periferici sono speranza e futuro. Un futuro da costruire potenziando il trasporto pubblico, verificando l’efficacia della viabilità, migliorando l’illuminazione, recuperando edifici e spazi, portando in periferia le funzioni accentrate in convalle (un solo esempio: potrebbero essere spostati nel monoblocco del Sant’Anna vecchio uffici e sedi pubbliche di attività socio-sanitarie, dando l’avvio alla concreta realizzazione della Cittadella della salute). Già ci sono scuole, con studenti e insegnanti, segni quotidiani di saperi e di solidarietà, ma spesso non ci sono biblioteche, non ci sono luoghi di incontro, spazi per organizzare incontri, spettacoli, film. Come mai si organizzano così pochi eventi in periferia? Eppure ci sarebbero palcoscenici naturali da mettere a frutto.

Viviamo in una città verde, immersa in una natura straordinaria − penso alle montagne, al lago −. Anche le periferie sono ricche di verde − penso a Parco Negretti e a Villa Giovio a Rebbio, al Parco dell’ex Sant’Anna, alle pendici del Baradello, a Camerlata, penso alla Valbasca ad Albate, a Cardina a Sagnino, … I giardini sono luoghi di grandi potenzialità per i quartieri. Potremmo curare di più il nostro patrimonio verde e promuoverne la frequentazione con attività culturali e artistiche.

 Rammendare e tessere

A volte al termine periferia si associa il termine degrado. Forse perché ci prendiamo poca cura delle periferie, le abbandoniamo alla loro fragilità, non le “rammendiamo, come raccomanda il senatore a vita, l’architetto Renzo Piano. Anche a Como ci vorrebbero dei “rammendi”. Non solo per riqualificare gli spazi, ma anche per ritessere il tessuto sociale, le relazioni con e tra le persone che abitano in quei luoghi.

Non vi pare che questi luoghi siano un po’ dimenticati? Non vi pare che ci sia una squilibrata attenzione tra centro, quello immediatamente vicino al lago, e periferie della città? Eppure il futuro è proprio nelle periferie, dove si concentra l’energia delle persone con le loro vitalità e vulnerabilità. È lì che vive la maggioranza degli abitanti. È lì che si addensano problemi – giovani, e non solo, senza lavoro, anziani che la crisi economica lascia soli nelle quotidiane difficoltà, … – e novità: è lì che la multietnicità si trasforma in multiculturalità. È lì che si impara la coesistenza di stili di comportamento, di costumi e di religioni.

Solitudini tristi

Verrà ristrutturata la ex Trevitex. Sull’impatto urbanistico di questa operazione si è dibattuto molto. Assai meno si è analizzato l’impatto sociale. Come sarà il futuro delle persone, in particolare degli anziani abituati a vivere via Varesina con i suoi negozi e le occasioni di socialità prima offerte?

La “querelle” del muro della Pedemontana ha fatto conoscere a tanti via San Bernardino da Siena. Lì da anni ci sono persone confinate in casa dal freddo dell’inverno, che d’estate finalmente spezzano la solitudine ritrovandosi sedute su sedie di plastica, all’ombra, a raccontare ciascuno la propria storia. Continueranno a raccontarsela all’ombra di un muro?

Ma ci sono periferie anche in pieno centro − penso allo stabile comunale di via Anzani, un ghetto in cui discutibili scelte politiche delle precedenti amministrazioni sono concentrate solitudini tristi di persone vulnerabili, senza un portierato sociale e senza attività che possano ridare protagonismo agli abitanti e animare la loro complessa quotidianità. Senza cura si alimentano paure ed egoismi.

Quelli della mia generazione sono cresciuti in un contesto culturale e politico dove c’erano due visioni differenti prevalenti (penso alla DC e al PCI). Ambedue, però, orientate da una forte fine solidaristico delle politiche pubbliche. Dove non si arrivava con le risorse pubbliche si arrivava con l’idealità del mondo del volontariato nel quale operavano insieme persone con memorie politiche diverse. Questa idealità è ancora forte oggi. La solidarietà c’è ancora anche se la sottocultura dell’individualismo e della competizione la attacca.

È compito della politica far coesistere le due “vie”, quella pubblica e il volontariato, animandone e condividendone le azioni. La solidarietà attiva, dovrebbe diventare un dovere di cittadinanza, per chi vuole essere a pieno diritto parte di una comunità. Il welfare di prossimità, per noi, è attenzione al prossimo. Vi ricordate le case popolari, le case di ringhiera, i vecchi cortili? In quelle case abitavano lavoratori, bambini, anziani, casalinghe, ragazze madri, immigrati (allora i  “terun”). Ma lì forse meno persone erano davvero sole.

Scelte coraggiose

Riusciremo a far sì che questi “laboratori sociali” si trasformino da problema in opportunità? Riusciremo a trasformarli in pezzi di città? Riusciremo a invertire la tendenza preoccupante all’indifferenza? Riusciremo a opporci alla cultura dello “scarto”? Riusciremo con oculate politiche di redistribuzione a promuovere l’inclusione dei più svantaggiati? Riusciremo contrastare l’esclusione sociale più presente in queste aree che altrove? Riusciremo a trasformare le periferie in luoghi dove si generano risorse? Farlo sarebbe cambiare passo.

Como ha potenzialità e passione per generare cambiamenti, non subirli, ma governarli. Specie in periferia, è ricca di associazioni, di parrocchie, di oratori; di persone solidali impegnate a costruire comunità. Il continuo coinvolgimento di chi nelle periferie abita, delle associazioni che nelle periferie operano, può migliore la qualità della vita e aiutarci a monitorare le situazioni più difficili.

Dopo l’anno delle già belle piazze del centro, riusciremo a fare l’anno delle periferie? Riusciremo nel futuro Bilancio a dare risorse economiche per rendere reale questa scelta politica che noi pensiamo vada fatta? Ci saranno più fondi da investire nelle periferie? Penso all’illuminazione delle strade, a interventi sulla viabilità e sulla mobilità, penso a servizi e a riqualificazioni di spazi, penso alla cura dei cimiteri, all’eliminazione delle barriere architettoniche, penso a operatori del Comune da formare come “custodi” del territorio, attenti alle difficoltà delle persone, in grado di interagire positivamente con tutte le realtà presenti in quei luoghi?» [Luigi Nessi, capogruppo di Paco-Sel nel Consiglio comunale di Como]

 

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