ecoinformazioni 535/ Difendere la proprietà pubblica

535Il numero 535 del settimanale ecoinformazioni si apre con l’editoriale di Gianpaolo Rosso Difendere la proprietà pubblica che unisce la lotta contro i nemici del mare con l’auspicio di una maggiore partecipazione dei cittadini e delle cittadine per difende i beni comuni dalle degenerazioni del mercato.  Leggi ecoinformazioni 535, 85 pagine a colori di attualità, approfondimento, giornalismo partecipato,  foto e video di ambiente, politica, lavoro, società, cultura del territorio comasco.

È emblematico che la grana Acsm-Agam scoppi fragorosamente proprio mentre ci accingiamo a votare contro la privatizzazione del mare. Se per le trivelle non si tratta solo di valutare la durata delle concessioni, anche per l’Acsm-Agam il nodo è ben più vasto. Quando negli anni ’80, in quella terribile Lombardia della Milano da bere (droga, malaffare, corruzione politica) si affermò l’idea, quasi una religione, del privato efficiente, si gettavano le basi del disastro attuale. Da allora abbiamo dovuto sopportare mille volte la lezioncina: privatizzazione uguale efficienza (ci sono fossili, non casualmente innamorati delle energie fossili, che lo dicono ancora oggi). Certo la corruzione e l’inefficienza minavano la credibilità delle aziende pubbliche e i servizi resi ai cittadini erano inadeguati, ma nello stesso periodo il capitalismo italiano dissipava immense ricchezze accumulate con il lavoro di intere generazioni e certo non poteva essere la sponda salvifica dove trovare rifugio. Mentre si affermava l’idea di investimenti pubblici e profitti privati, si decideva che settori strategici come l’energia, le comunicazioni, la sanità, la scuola dovessero essere a tappe forzate in tutto o in parte vendute. Cioè regalate ai privati. La storia degli ultimi anni ha dimostrato che si è trattato di una scelta sbagliata. Nel caso dell’energia ha trasformato un’eccellenza lombarda, caratterizzata da innovazione e una propensione già allora alle fonti alternative alla combustione, in un modesto sistema aziendale in tutto uguale a quello dominante e per nulla finalizzato al bene comune.

Ora siamo alle ultime scene di questo tragico film. Si osserva che è necessario, per essere più forti nella competizione di mercato, essere pedine sostanzialmente irrilevanti, ma all’interno di una grande azienda. Con la consueta saggezza privata farà lei per noi ciò che sarà utile ai cittadini e alle cittadine. Una scommessa-truffa, ma sarebbe sbagliato dare tutta la colpa a chi farà cadere l’ultimo bastione comasco, liberandosi di un bel pacchetto di azioni dell’Acsm-Agam.

Lo stritolamento a cui è sottoposta la giunta Lucini (che non sembra avere alcuna determinazione a resistere) viene da forze possenti: lobby economiche, bulimia di manager, partiti (l’idea è del Pd a tutti i livelli – nazionale, regionale, locale – ma a Cremona l’ok alla vendita delle azioni che ha spaccato la sinistra è arrivato anche dal vertice regionale di Sel).

Come con le paratie, l’unica possibilità sarebbe resistere, come vogliono Paco-Sel, Amo la mia città e dissidenti Pd, usare la forza della condivisione, tentare la carta della democrazia, difendere le istituzioni pubbliche e i beni comuni con il protagonismo dei cittadini e delle cittadine. Ma questo richiederebbe una scelta coraggiosa: la partecipazione, che invece si continua a ritenere un grave ostacolo al governo della città. Continuando a chiedere che “si lasci lavorare” l’esecutivo, presto esso non avrà più nulla da fare, se non eseguire ordini. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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