Mese: Giugno 2016

23, 24 e 25 giugno/ Wow festival

wow-music-festivalGiovedì 23, venerdì 24 e sabato 25 giugno torna nella cornice dei giardini a lago di Como Wow music festival, l’evento musicale dedicato ai giovani promosso da Como concerti, Marker, Auto Rock produzioni ed il comune di Como con la libreria Feltrinelli partner. Tutte le informazioni ed il programma dettagliato sono disponibili sul sito del festival www.wowmusicfestival.it

25 giugno/ A Cantù per Emergency

emergency cantuIl circolo Arci Mirabello e Emergency Como, con il patrocinio del comune di Cantù e il contributo di Coop Lombardia organizzano una cena solidale alla scoperta del Programma Italia di Emergency sabato 25 giugno alle 20 al circolo di via Tiziano 5 a Cantù. Quota di iscrizione 15 euro. Prenotazione consigliata scrivendo a como@volontari.emegency.it. Il ricavato sarà devoluto al lovoro che Emergency svolge in Italia in campo socio-assistenziale.

23 giugno/ Assemblea contro fascismo, razzismo e omofobia a Cantù

assemblea cantùIl Pollo bastardo e il circolo Arci Virginio Bianchi, promuovono giovedì 23 giugno alle 21 al circolo di via E. Brambilla 3 a Cantù un’assemblea pubblica per una città libera da fascismo, razzismo e omofobia. In vista del prossimo settembre, che vedrà Cantù ospitare nuovamente il festiva di estrema destra, invitano a una discussione allargata tutti i singoli e le realtà interessati a costruire iniziative e mobilitazioni per una città libera da fascismo, razzismo e omofobia.

 

No alla sfiducia/ 18 voti per Lucini

Mario_LuciniNon passa, nel Consiglio comunale di Como del 21 giugno, la mozione di sfiducia proposta dalle opposizioni  con il sostegno di Gioacchino Favara del Pd e l’adesione della consigliera Marzorati. Tutta la maggioranza, con sottolineature però molto diverse tra i gruppi, ha compattamente escluso la sfiducia a Mario Lucini. Hanno votato la sfiducia i propositori della mozione presenti (13 voti). Assenti, avendo scelto di non partecipare al voto, Favara e Grieco del Pd. Contrari 18 consiglieri/ e.

ecoinformazioni 545/ Una paratia contro l’esondazione del liberismo

545Mentre ancora c’è qualcuno con la voce potente e come priorità assoluta la riattivazione del cantiere delle Paratie, per ecoinformazioni il tema è un altro. Il nostro tema è il liberismo, come esso ha ridotto libertà e ricchezza, anche a Como e anche con la sua alleanza con il mostro delle paratie. (altro…)

Con Arrigoni una via per restare umani a Como

Vik Arrigoni striscioneAnche la seduta del 21 giugno del Consiglio comunale di Como è dedicata, come la precedente del 20 giugno, alla discussione della mozione di sfiducia al sindaco Mario Lucini presentata dalle minoranza di centrodestra con l’adesione di Eva Carboni di Amo la mia città e di Gioacchino Favara del Pd. In apertura di serata una preliminare ha posto all’attenzione del Consiglio la necessità di “Restare umani con Vittorio Arrigoni” e ha sostenuto la proposta di intitolazione a Vik di una strada o di una piazza lanciata da Raffaele Faggiano di Arci Noerus e sostenuta dal Comitato comasco pro Arrigoni sottoscritta da oltre seicento persone tra le quali anche consiglieri / e di diversi gruppi politici. Leggi nel seguito la preliminare. (altro…)

La Giornata mondiale del rifugiato a Palazzo Cernezzi

coxprimopianoIl Consiglio comunale di Como, nella seduta del 20 giugno, accogliendo la richiesta di Celeste Grossi (Paco-Sel) nel suo intervento per la Giornata mondiale del rifugiato ha,  su invito del presidente del Consiglio comunale Stefano Legnani, ha celebrato un minuto di silenzio in memoria di Jo Cox e di tutte le vittime dell’intolleranza e di tutti coloro che hanno lavorato e lavorano per la Pace.  Leggi nel seguito l’intervento di Celeste Grossi. (altro…)

Le sfide e il futuro della Res publica

La responsabilità del futuroA volte ho il timore di partecipare a celebrazioni o convegni sulla storia, un po’ forse perché non mi sento del tutto in grado di comprendere le reti intricate che avvolgono il nostro Paese, ma soprattutto perché mi aspetto di trovare relatori molto intelligenti ma al tempo stesso difficili da codificare, uomini che sciorinano  dati e date oppure nostalgie che non mi è concesso conoscere, vista la mia età.

Ciò che il 9 giugno davvero non mi aspettavo, e, ascoltando gli entusiastici commenti finali, non si aspettavano nemmeno la cinquantina di persone presenti al Teatro Nuovo di Rebbio, era un dibattito tanto vivo, attuale e coinvolgente come quello che ci si è presentato.
Certo il Comitato soci Coop e l’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta di Como, organizzatori  e promotori dell’incontro, gli indizi ce li avevano forniti tutti. Il primo, il tema della serata: La responsabilità del futuro. Res publica, sovranità di popolo. Ieri, oggi e domani della Repubblica italiana. Riflessioni a 70 anni dalla sua proclamazione. Il secondo, gli ospiti d’eccezione: Giuliano Turone, ex magistrato, giudice emerito della Suprema Corte di Cassazione, docente all’Università Cattolica di Milano e ultimamente anche scrittore teatrale per lo spettacolo E l’modo ancor m’offende sulla violenza di genere; Antonio Maria Orecchia, ricercatore e docente di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria di Varese, giornalista, autore de La difficile Unità. Storia di ieri, cronaca di oggi; Rita di Giovacchino, giornalista d’inchiesta e autrice de Il libro nero della Prima Repubblica.
Dopo la presentazione di Patrizia Di Giuseppe, direttora dell’Isc, si è entrati nel vivo della discussione grazie ad una domanda, quasi d’obbligo, del moderatore Bruno Profazio, vice direttore de La provincia di  Como: «Cosa intendete voi per res publica? Come la interpretate?». Turone ha subito parlato di sovranità popolare derubata, limitata dai tre corni di un stesso problema che ancora oggi ci affligge, profondamente radicati e intrecciati fra loro. Ai tre ha associato senza esitazione nomi e cognomi: per le mafie Stefano Bontade, per la finanza d’avventura Michele Sindona(senza tralasciare Calvi, o lo Ior), per i poteri occulti Licio Gelli. Si è quindi avventurato in un’accurata analisi dei “pasticciacci brutti”, partiti dagli anni Settanta e  comprendenti non solo i già citati, ma anche Giulio Andreotti (di cui è stato accertato il coinvolgimento in Cosa Nostra fino al 1980 dalla sentenza della Corte d’appello di Palermo nel maggio 2003, poi confermata dalla sentenza della Corte di Cassazione nell’ottobre 2004 ), in un «intrico inestricabile fra Stato e antistato che sta alla base del furto di sovranità che abbiamo subito».

A questo punto l’intervento di Orecchia, che interpellato da Profazio ha  analizzato le “vittorie” e le conquiste della res publica, partendo proprio dal referendum, che segnava inesorabilmente la volontà degli italiani di voltare pagina con il fascismo e con la stagione pre-fascista. Un referendum dall’esito non scontato, e, ulteriore conquista, il primo suffragio universale della storia italiana.

Seconda vittoria della Repubblica: gli anni Sessanta (e l’idea del centro-sinistra), nei quali la classe dirigente è riuscita a far capire al popolo, che non l’aveva mai conosciuta, il valore della democrazia.Basti pensare al Comitato di Liberazione Nazionale che a Genova insorse contro il congresso del Movimento sociale, minacciando un colpo di stato, ribadendo la volontà degli italiani espressa un quindicennio prima.

Terza vittoria: la sfida (seppur piena di falle e punti di domanda) contro il terrorismo neofascista e quello rosso, nemmeno dieci anni più tardi, riuscendo a mantenersi l’unico Stato democratico dell’area mediterranea.

Rita Di Giovacchino ha invece messo l’accento sugli attentati sotterranei perpetrati dalle diverse “leghe” negli anni Novanta, che puntavano a dissolvere l’Europa unita, e dividere l’Italia in tre macroregioni, tutti falliti perché il Paese anche allora è rimasto unito, a differenza della  ex Jugoslavia e della ex Cecoslovacchia.

La giornalista ha quindi raccontato della sua generazione, una classe dirigente che non ha mai visto la luce, “bruciata” dall’inizio dell’operazione Brigate Rosse e dilaniata dai movimenti segreti di Gladio, organizzazione paramilitare di cui ancora non conosciamo bene ruoli e responsabilità, ma che stava sicuramente alla base di tanti (o tutti) gli attentati che hanno portato in quegli anni a 738 fra morti e feriti.

I relatori hanno poi analizzato insieme le cause delle peculiarità del nostro Paese, come le mafie storiche, concatenate e perpetrate in un Mezzogiorno dominato da stranieri lontani, grazie anche ad un’educazione civica pressoché inesistente, nell’unico stato occidentale del doppio potere papa-re.

E dopo averci accompagnato attraverso la storia, a noi partecipanti è stato finalmente concesso quello sguardo al futuro che attendevamo e per cui eravamo lì. Sono partiti proprio dalla nostra Costituzione, che è stata diverse volte definita ”la più bella del mondo”, e che secondo la giornalista e l’ex magistrato andrebbe cambiata il meno possibile, essendoci ben poco da introdurre di nuovo riguardo i diritti, mentre secondo il professore, che ne riconosce comunque la bellezza e la funzionalità (soprattutto riferite all’epoca in cui è stata scritta) andrebbe perlomeno rivista sotto alcuni punti, fra cui il federalismo.

Turone ha quindi sottolineato che è possibile emanciparci dalle nostre vecchie e attuali peculiarità, solo lavorando costantemente e in una direzione ben precisa.

Una direzione diametralmente opposta alla concezione di antistato, che ci porterebbe finalmente ad una reale sovranità popolare. Difficile, forse, ma non impossibile.

Una nuova sfida per il futuro della nostra Res publica. [Ilaria Romeo, ecoinformazioni]

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