Giorno: 23 Luglio 2017

Le donne per i diritti di tutte e tutti

Un appello per i diritti di tutte e tutti approntato dal gruppo che ha dato vita lo scorso 8 marzo alla manifestazione “Non una di meno” e che da allora ha continuato a lavorare per nuove iniziative comuni.

 

Di seguito il testo integrale:

«Siamo donne con percorsi, formazione ed appartenenze diverse.

Ci accomuna la consapevolezza che i diritti o sono di tutte  o non sono. E che quindi  per le donne è ancora lunga la strada per raggiungere una piena emancipazione che renda effettive  autonomia economica  ed autodeterminazione.

Così come siamo convinte che la violenza maschile sulle donne (di cui il femminicidio  è una delle più drammatiche manifestazioni) ha radici profonde che hanno a che vedere con la cultura misogina che ancora domina ed imperversa. Una cultura che si alimenta di stereotipi e pregiudizi secondo i quali la donna resta pur sempre, e nonostante tutto, il “secondo sesso”.

È ancora lunga la strada per  superare schemi e simboli che impediscono alle donne di essere davvero libere.

Ma essere consapevoli di ciò non produce, da parte nostra, né vittimismo né rassegnazione ma il desiderio e la necessità di un impegno ancor più determinato nella lotta per migliorare le nostre vite e l’insieme delle relazioni sociali.

 

Ci conforta sapere che le donne hanno una grandissima forza e sanno dar vita ad esperienze straordinarie.

E ci conforta osservare che in molte parti  del mondo si sta riaffermando un nuovo movimento di donne che vuole rioccupare lo spazio della politica per partecipare ed esprimersi su ogni aspetto della vita di tutte e di tutti. Un movimento che vuole unire  la lotta contro la violenza a quella contro la precarizzazione del lavoro ed insieme contrastare l’omofobia, il razzismo e la xenofobia.

Un movimento che prende ispirazione dalla coalizione argentina “Ni Una Menos” (“Nonunadimeno”) che ha messo in luce come la violenza sulle donne abbia molte facce perché investe ogni aspetto delle nostre vite (la famiglia, il lavoro, l’orientamento sessuale, le libere scelte sul nostro corpo, il diritto alla cittadinanza …).

Perchè lottare per i nostri diritti per noi significa lottare per i diritti di tutte e di tutti.

 

Lo scorso 8 marzo, in rete con “Nonunadimeno”, abbiamo dato vita anche a Como (come in moltissime altre città italiane e del mondo)  alla “passeggiata per i diritti e contro la violenza maschile sulle donne” che ha attraversato vie, piazze e luoghi simbolici  della città per riaffermare il nostro desiderio di essere libere , consapevoli, determinate.

Dopo di allora abbiamo continuato a ritrovarci per rafforzare le nostre relazioni ed immaginare nuove iniziative comuni, a partire da quelle per il prossimo 25 novembre, giornata internazionale contro le violenze sulle donne.»

Questi i nomi delle firmatarie

Eva Allevi, Beatrice Aliverti, Rosalba Benzoni, Fausta Bicchierai, Gabriella Bonanomi, Chiara Braga, Licia Butti, Andrèe Cesareo, Gina Ciccotti, Marcella Cirincione, Cristina Comotti, Gilda D’Angelo, Micol Dell’Oro, Silvia Dogliani, Antonietta Frisoli, Anna Gallina, Celeste Grossi, Edis Guzman, Mariateresa Lietti, Stefania Longhi, Patrizia Losito, Adriana Mascoli, Anna Menci, Elena Merazzi, Giovanna Montanelli, Federica Peraboni, Nicoletta Pirotta, Marisa Reghenzani, Elena Rosini, Simona Sabia, Ida Sala, Tonina Santi,  Manuela Serrentino, Luisa Seveso, Idapaola Sozzani, Germana Redaelli, Licia Viganò, Grazia Villa, Rossana Vittani.

Rompiamo il silenzio sull’Africa/ Un appello di Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli ha diffuso nei giorni scorsi questo appello, che di seguito pubblichiamo integralmente, rivolto principalmente a giornalisti e giornaliste, ma che in realtà coinvolge le coscienze di tutti e tutti perché la situazione dei paesi africani, da cui proviene attualmente la maggior parte dei migranti in arrivo Europa, sia portata all’attenzione di tutti.

Sarebbe un modo per cominciare ad aiutare (davvero) quei paesi là dove i problemi si creano.

«Rompiamo il silenzio sull’Africa

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti  la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.

Mi appello a voi giornalisti/e  perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!)

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa),

ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba ,il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!)

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.  Questo crea la paranoia dell’ ‘invasione’, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’ Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano:”Aiutiamoli a casa loro”, dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa  come patria dei diritti.

Davanti a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un‘altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.

Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

Alex Zanotelli

Napoli, 17 luglio 2017»

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