L’intervento di Como senza frontiere al Bivacco solidale

Oggi siamo qui dove si è compiuto lo scelus, per chiedere al sindaco Landriscina di revocare la sua ordinanza, perché come cittadini non vogliamo una città vetrina o una città dei balocchi, ma una città solidale. L’ordinanza del sindaco di Como, che vieta i bivacchi e la questua nel centro città per tutto il periodo natalizio, contestata anche da Amnesty e da Caritas, è immorale, perché criminalizza la solidarietà e colpisce in modo crudele i poveri con la scusa del decoro urbano e della sicurezza.

Per di più l’ordinanza arriva in coincidenza con il Natale, contraddicendone lo spirito, perché promuove i disvalori delle nostra società. L’ordinanza infatti dà valore al consumismo e antepone alla presa d’atto di una situazione di bisogno gli interessi dei commericanti che di sicuro non sono intaccati da chi chiede l’elemosina né da chi trova riparo sotto i portici del centro né dai volontari che danno loro la colazione.

La solidarietà non può essere considerata dall’amministrazione comunale come un optional, un optional che può esser messo in secondo piano rispetto all’interesse economico, altrimenti si mettono in discussione i principi di ogni stato democratico. Anche nella nostra Costituzione la solidarietà è un valore fondante dell’intero ordinamento giuridico. L’articolo 2 richiede infatti “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Non solo, ma la sua collocazione tra l’articolo 1 che fonda la Repubblica sul lavoro e il 3 che garantisce la “dignità” di tutti i cittadini impone a tutti una lettura sempre più consapevole dei legami inscindibili tra dignità, solidarietà ed eguaglianza.
Condannare chi è solidale per nascondere il problema della povertà è un atto cinico e disumano, e fa sì che le politiche securitarie prevalgano sui diritti umani e sulla vita delle persone.

In conferenza stampa il sindaco e il comandante della polizia locale hanno dichiarato, dimostrando ipocrisia e confusione mentale, di essere dalla parte dei poveri, e hanno cercato di far passare per mentecatti i volontari del gruppo colazione, minacciati di essere multati dai vigili urbani per aver portato da mangiare a dei senzatetto, come facevano da sette anni.
Noi però sappiamo che non è così, sappiamo che questa è solo l’ultima di una serie di azioni antisociali portate avanti dall’amministrazione Landriscina.

In ordine sparso:
• hanno chiuso il rubinetto dell’acqua all’autosilo Valmulini, impedendo ai migranti che lì passavano la notte di bere e lavarsi;
• hanno rimosso le panchine e tagliato un albero in Piazza San Rocco, sempre per osteggiare i migranti che lì trascorrono il tempo, fomentando il clima d’odio e di paura a scapito della coesione sociale del quartiere;
• hanno lasciato che i volontari di Como accoglie e Caritas trovassero una sistemazione dignitosa per i migranti che dormivano all’autosilo Valmulini e subito dopo hanno stanziato 20.000 euro per impedirvi l’accesso con dei cancelli, senza considerare che ad aprile i dormitori chiuderanno e le persone avranno bisogno di un posto riparato in cui dormire → 20.000 euro che potevano essere spesi per garantire notti al coperto nei dormitori e pasti caldi nelle mense, o per aumentare le docce in città, o per favorire il reinserimento sociale di chi è costretto a vivere per strada perché ha perso il lavoro.

• In ultimo, hanno emanato questa ordinanza illegittima, figlia del decreto Minniti, e minacciato i volontari.
Per questo

• chiediamo al comune di revocarla e incontrare le rete dei servizi per la grave marginalità per trovare insieme soluzioni reali al problema dei senzatetto e degli indigenti;
• chiediamo di farsi carico completamente delle spese dell’Emergenza freddo, perché fino ad ora l’amministrazione partecipa versando solo 4.000 euro all’anno;

• chiediamo di aumentare i dormitori, perché quelli attuali sono insufficienti da anni e le persone sono costrette a fare dei turni per accedervi;
• chiediamo di assumere altri assistenti sociali e rinforzare i servizi sociali;
• chiediamo di ristrutturare e rendere agibili gli appartamenti sfitti di proprietà comunale, restituendoli alla cittadinanza;

Adesso il microfono va a chi vuole, mantenendo però un linguaggio nonviolento come è nello stile di Csf, affermare la sua contrarietà all’ordinanza e chiedere al sindaco Landriscina di fare un passo indietro, .

Il cibo che abbiamo portato possiamo condividerlo tra noi o con i passanti, come segno di violazione esplicita dell’ingiusta ordinanza antibivacchi e per superarla con la solidarietà. La rete aderisce all’appello per la raccolta di di aiuti al don Guanella o ad altre realtà che si occupano di accoglienza. [Anna Maria Francescato, portavoce Como senza frontiere]

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