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Dal 24 febbraio/ Ercolano e Pompei riscoperte a Chiasso

La nuova mostra del m.a.x. museo di Chiasso, inserita nella serie volta all’indagine della grafica storica, è dedicata alle immagini di Ercolano e Pompei, ovvero a una delle più affascinanti storie di (ri)scoperta del mondo antico.

Da quando, quasi tre secoli fa, nella campagna partenopea, si cominciarono a rinvenire i resti di importanti città sepolte (ci si imbattè casualmente in Ercolano nel 1738 e, dieci anni dopo, altrettanto fortuniosamente in Pompei), due problemi sono sempre stati all’ordine del giorno: la conservazione dei resti via via più imponenti e complessi venuti alla luce e la loro documentazione. A ben guardare, in verità, i problemi sono due prospettive diverse sulla stessa, fondamentale questione, poiché la conservazione non può che procedere dalla conoscenza.

La scoperta di Ercolano e Pompei si sviluppa, quindi, nell’arco di questi decenni, tanto sul terreno quanto sulla carta, producendo una mole considerevole di lettere, taccuini, disegni, rilievi, incisioni, litografie, gouaches, fotografie e cartoline. Ai posteri – quali noi siamo – tali documenti consentono non solo di seguire passo passo l’acquisizione delle conoscenze ma anche di verificare la continua evoluzione dei modi di documentazione, rappresentazione, comunicazione.

L’esposizione di Chiasso, che presenta oltre 300 opere provenienti da più di venti istituzioni di quattro nazioni (Italia e Svizzera, ovviamente, ma anche Francia e Stati Uniti), consente di seguire questo doppio binario, con in più il fascino di immagini particolarmente evocative e accattivanti. Soprattutto perché, fin dalle prime scoperte, risultò chiaro che la peculiarità dei ritrovamenti di Ercolano e Pompei consisteva proprio nell’aver conservato non solo gli elementi “monumentali” del passato classico, ma anche le tracce consistenti della vita quotidiana, degli ambienti domestici, dei dettagli più minuti. Nell’immane tragedia che fu quell’eruzione, le ceneri del Vesuvio hanno conservato un’immagine particolarmente vivida del mondo antico.

Per una volta almeno, quindi, i rilievi, le planimetrie e le vedute restituiscono un’immagine animata, quasi mutevole di quei luoghi. Aver avvicinato alle “riproduzioni” anche gli originali (sono più di venti i reperti antichi provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli in mostra a Chiasso) aggiunge un ulteriore elemento di fascino, e consente di verificare dal vivo non solo l’abilità dei disegnatori, degli incisori e dei litografi, ma anche di comprendere i codici di trascrizione del reale (e di conseguenza la progressiva elaborazione di una “lingua grafica” archeologica).

In questa vastissima opera di comunicazione, moltissimi sono i personaggi coinvolti, tra cui non pochi stranieri, avidi di attingere alle fonti della classicità, professionisti dell’arte e dell’architettura, ma anche “turisti” particolarmente colti e attenti: inglesi, francesi, così come svizzeri e ticinesi.

Insomma: dalla prospettiva privilegiata di un lembo di terra partenopea è possibile guardare con occhi diversi alla riscoperta della classicità e – al tempo stesso – alla conquista della modernità.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune immagini dell’allestimento e delle opere esposte:

 

Ercolano e Pompei:

visioni di una scoperta

a cura di Pietro Giovanni Guzzo, Maria Rosaria Esposito, Nicoletta Ossanna Cavadini

25 febbraio – 6 maggio 2018

Chiasso, m.a.x. museo, via Dante Alighieri 6

L’inaugurazione ufficiale della mostra sabato 24 febbraio 2018 alle ore 16.30 è seguita  alle 18.30 da una conferenza di Pietro Giovanni Guzzo, già soprintendente di Napoli e Pompei.

Orari: martedì-domenica 10-12 14-18, lunedì chiuso

Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 7; ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Info: 004191 6950888, http://www.centroculturalechiasso.ch

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 23 febbraio 2018 da in arte con tag , , , , , , .

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