Nicoletta Ossanna Cavadini

Franco Grignani e la polisensorialità in mostra al m.a.x. museo di Chiasso

Nella sua costante ricerca sui “maestri” della comunicazione visiva contemporanea, il m.a.x. museo di Chiasso, nato dall’eredità ideale del grande grafico Max Huber, pone questa volta la sua attenzione sull’opera di Franco Grignani (1908-1999), ed è una indagine che va al centro delle questioni fondamentali.

(altro…)

Comunicazione e design in una mostra dedicata ad Achille Castiglioni a Chiasso

La nuova mostra del m.a.x. museo di Chiasso è dedicata a uno dei maestri indiscussi del design del Novecento, Achille Castiglioni, in occasione del centenario della sua nascita.

In una produzione pressoché sterminata (per le statistiche: nella sua opera vengono ascritti i progetti di ben 290 oggetti, di 484 allestimenti e di 191 architetture), la mostra di Chiasso sceglie, con molta cura, gli esempi più strettamente legati ai temi della comunicazione, quindi in particolare alcuni allestimenti e progetti integrati, spesso svolti in collaborazione, oltre che con i suoi fratelli Livio e Pier Giacomo, con altri maestri del valore di Max Huber e Italo Lupi.

La chiave dell’esposizione è nella sua chiarezza espositiva, nell’articolazione dei temi, delle tipologie, dei documenti e degli oggetti, e nell’attenta regia degli spazi e dei ritmi. Si intende che non poteva essere diversamente, perché proprio questo è l’argomento “profondo” della mostra e collocarsi “in scia” di un tale maestro senza applicarne il metodo sarebbe stato evidentemente del tutto fuori luogo. Interessante è anche il fatto che il gruppo che ha curato la mostra (Ico Migliore, Mara Servetto, Italo Lupi, insieme con Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo) abbia fatto esplicitamente riferimento a una sorta di montaggio cinematografico, in cui la messa-in-sequenza è l’elemento caratterizzante.

Quattro le sezioni: dopo la prima (Io, Castiglioni) di carattere (auto)biografico, le altre tre (Percorsi per l’arte e il design, Teatri per l’innovazione, Paesaggi di segni e prodotti) approfondiscono differenti modelli comunicativi. Molto vari sono gli elementi che compongono questo percorso: moltissimi schizzi di progetto, evidentemente, testimonianze dirette di quando l’ideazione stava nel rapporto fondante tra mente e mano, ma anche molti oggetti a volte “incongrui” (il ready-made e la ricontestualizzazione sono due momenti cardine del processo creativo), a volte pretesto di scherzi tra amici (come il casco da palombaro indossato da Max Huber per le sue comparsate).

E poi anche molti prodotti finiti, che evidenziano la fulminante semplicità dell’idea iniziale, ma anche anche il prolungato affinamento di ogni dettaglio. Di straordinario interesse i modellini: veri e propri allestimenti in scala ridotta, completi in ogni loro parte. A questo proposito, è bene permettersi una breve digressione, per sottolineare l’interesse di un piccolo, accuratissimo modello presentato proprio nella prima sala, che illustra il contributo di Achille e Pier Giacomo Castiglioni e Giuseppe Ajmone alla mostra Colori e forme nella casa d’oggi, tenutasi nella comasca Villa Olmo nell’anno 1957. Finita la mostra e ovviamente smantellati gli stand, la memoria di quella fondamentale tappa nella storia del design italiano è da allora affidata in buona parte agli scritti e alle fotografie, ma questo modellino riesce a restituire non solo le tre dimensioni ma persino anche l’atmosfera di quel momento…

Allestimento della mostra Forme e colori nella casa d’oggi a Como nel 1957

 

Vi sono poi numerosi video, realizzati nel 1990 da Eugenio Bettinelli con le riprese di Studio Azzurro in occasione di una serie di lezioni da Achille Castiglioni dedicate proprio ai suo allestimenti, che si aggiungono ad alcune grandi proiezioni sulle pareti, utili a restituire la dimensione di coinvolgimento tipica delle opere reali.

E ancora: un omaggio al grande maestro è costituito dai 22 manifesti ideati da altrettanti grafici di fama, collocati all’esterno del m.a.x. museo e concepiti come una sorta di prologo alla mostra vera e propria: una sorta di “breve riassunto dell’universo” della grafica attuale, ispirato dall’eredità del grande maestro.

In sintesi: una esposizione di notevole interesse, in cui è bello lasciarsi andare alle più diverse sollecitazioni. Guardare nel dettaglio i modellini fatti a mano, ripassare la storia del progetto d’autore attraverso alcuni capisaldi, immaginare come doveva essere un grande padiglione espositivo degli anni Sessanta, ascoltare dalla viva voce del protagonista cosa l’ha guidato nel decidere di usare questo o quel materiale in questo o quell’altro allestimento,

Alla fine, risulta chiaro che quella “visionarietà” cui allude il titolo è sinonimo di “metodo” e non certo di “improvvisazione”.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Achille Castiglioni (1918-2002) Visionario

L’alfabeto allestitivo di un designer regista

a cura di Ico Migliore, Mara Servetto, Italo Lupi, Nicoletta Ossanna Cavadini

Chiasso (CH), m.a.x. museo

31 maggio – 23 settembre  2018

Orari: martedì-domenica 10-12, 14-18; lunedì chiuso

Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 7

Info: 004158 1224252, http://www.centroculturalechiasso.ch

 

Alcune vedute della mostra.

 

Alcuni oggetti esposti in mostra.

Arte/ Antologica di Francesco Vella allo Spazio Officina di Chiasso

Accanto al m.a.x.museo, lo Spazio Officina di Chiasso svolge – come esplicita il suo nome – un’opera di ricerca e approfondimento delle varie espressioni dell’arte contemporanea, privilegiando un’idea di “costruzione” delle conoscenze e senza porsi limiti di tecniche e di linguaggio.

L’esposizione dedicata a Francesco Vella riflette queste scelte e, al tempo stesso, evidenzia quanto ciò, lungi dallo scivolare in un approccio indistinto, consenta invece di elaborare precise ipotesi interpretative sulla contemporaneità.

Francesco Vella, artista di nascita ticinese (Caneggio, 1954) e di formazione milanese (diploma all’Accademia di Brera nel 1980), mette al centro della sua ricerca il segno, con gli inevitabili corollari di parola e materia. Nelle oltre duecento opere esposte in questa prima antologica, in gran parte provenienti da collezioni private (oltre che dagli archivi dell’artista), si coglie un interesse specifico per il linguaggio (cioè per l’articolazione dei sistemi di segni), continuamente rielaborato alla luce delle sollecitazione del contesto contemporaneo. Persona di poche, efficaci parole, e di molti interessi (oltre all’arte visiva, anche la musica e persino il calcio), Francesco Vella conduce attraverso le sue visioni a un punto nodale, a un “concetto”: quello appunto del valore del segno.

Se guardando le sue opere da una certa distanza a colpo d’occhio sembra di cogliere un’esigenza di rarefazione e di sintesi, bisogna avvicinarsi (soprattutto ai grandi cerchi “tagliati”) per verificare la complessa stratificazione di elementi, non solo parole (e, comunque, di grandezza e grafia differenti), ma anche figure e sottili vibrazioni delle grandi campiture di colori (semplici, ma mai primari).

Attraverso questo gioco di equilibri sempre mutevoli, Francesco Vella riesce a raccontare non solo trent’anni di storia dell’arte contemporanea, ma – forse – anche di vita quotidiana, di continua dialettica tra persone (l’individuo metaforizzato dalla cifra 1) e contesto.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Francesco Vella

Visioni dell’arte: la ricerca del segno in pittura

a cura di Dalmazio Ambrosioni, Nicoletta Ossanna Cavadini

24 marzo – 29 aprile 2018

Chiasso, Spazio Officina, via Dante Alighieri 4

Orari: martedì-venerdì 14-18; sabato-domenica 10-12, 14-18; lunedì chiuso

Ingresso: CHF/euro 7, ridotto CHF/euro 5; ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Info: 004158 122 42 52, http://www.centroculturalechiasso.ch

 

Dal 24 febbraio/ Ercolano e Pompei riscoperte a Chiasso

La nuova mostra del m.a.x. museo di Chiasso, inserita nella serie volta all’indagine della grafica storica, è dedicata alle immagini di Ercolano e Pompei, ovvero a una delle più affascinanti storie di (ri)scoperta del mondo antico.

Da quando, quasi tre secoli fa, nella campagna partenopea, si cominciarono a rinvenire i resti di importanti città sepolte (ci si imbattè casualmente in Ercolano nel 1738 e, dieci anni dopo, altrettanto fortuniosamente in Pompei), due problemi sono sempre stati all’ordine del giorno: la conservazione dei resti via via più imponenti e complessi venuti alla luce e la loro documentazione. A ben guardare, in verità, i problemi sono due prospettive diverse sulla stessa, fondamentale questione, poiché la conservazione non può che procedere dalla conoscenza.

La scoperta di Ercolano e Pompei si sviluppa, quindi, nell’arco di questi decenni, tanto sul terreno quanto sulla carta, producendo una mole considerevole di lettere, taccuini, disegni, rilievi, incisioni, litografie, gouaches, fotografie e cartoline. Ai posteri – quali noi siamo – tali documenti consentono non solo di seguire passo passo l’acquisizione delle conoscenze ma anche di verificare la continua evoluzione dei modi di documentazione, rappresentazione, comunicazione.

L’esposizione di Chiasso, che presenta oltre 300 opere provenienti da più di venti istituzioni di quattro nazioni (Italia e Svizzera, ovviamente, ma anche Francia e Stati Uniti), consente di seguire questo doppio binario, con in più il fascino di immagini particolarmente evocative e accattivanti. Soprattutto perché, fin dalle prime scoperte, risultò chiaro che la peculiarità dei ritrovamenti di Ercolano e Pompei consisteva proprio nell’aver conservato non solo gli elementi “monumentali” del passato classico, ma anche le tracce consistenti della vita quotidiana, degli ambienti domestici, dei dettagli più minuti. Nell’immane tragedia che fu quell’eruzione, le ceneri del Vesuvio hanno conservato un’immagine particolarmente vivida del mondo antico.

Per una volta almeno, quindi, i rilievi, le planimetrie e le vedute restituiscono un’immagine animata, quasi mutevole di quei luoghi. Aver avvicinato alle “riproduzioni” anche gli originali (sono più di venti i reperti antichi provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli in mostra a Chiasso) aggiunge un ulteriore elemento di fascino, e consente di verificare dal vivo non solo l’abilità dei disegnatori, degli incisori e dei litografi, ma anche di comprendere i codici di trascrizione del reale (e di conseguenza la progressiva elaborazione di una “lingua grafica” archeologica).

In questa vastissima opera di comunicazione, moltissimi sono i personaggi coinvolti, tra cui non pochi stranieri, avidi di attingere alle fonti della classicità, professionisti dell’arte e dell’architettura, ma anche “turisti” particolarmente colti e attenti: inglesi, francesi, così come svizzeri e ticinesi.

Insomma: dalla prospettiva privilegiata di un lembo di terra partenopea è possibile guardare con occhi diversi alla riscoperta della classicità e – al tempo stesso – alla conquista della modernità.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune immagini dell’allestimento e delle opere esposte:

 

Ercolano e Pompei:

visioni di una scoperta

a cura di Pietro Giovanni Guzzo, Maria Rosaria Esposito, Nicoletta Ossanna Cavadini

25 febbraio – 6 maggio 2018

Chiasso, m.a.x. museo, via Dante Alighieri 6

L’inaugurazione ufficiale della mostra sabato 24 febbraio 2018 alle ore 16.30 è seguita  alle 18.30 da una conferenza di Pietro Giovanni Guzzo, già soprintendente di Napoli e Pompei.

Orari: martedì-domenica 10-12 14-18, lunedì chiuso

Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 7; ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Info: 004191 6950888, http://www.centroculturalechiasso.ch

 

Comunicazione/ Una mostra fluida per Oliviero Toscani a Chiasso

Poteva, una mostra di Olivieri Toscani, uno dei grandi creatori dell’immaginario contemporaneo, essere una mostra come le altre? Ovviamente no. Il grande comunicatore, il grande provocatore (come è stato spesso definito, forzando anche il suo atteggiamento), il grande fotografo non poteva stare appeso incorniciato alle pareti come in una mostra antologica qualsiasi…

E, quindi, la mostra del m.a.x. museo di Chiasso è una mostra diversa che deve essere vista di persona, perché da Immaginare, perché molto difficile da raccontare. È, nel suo cuore comunicativo, una mostra fluida, in cui le immagini sono, per la maggior parte, proiettate sulle pareti e riproposte a ciclo continuo in sequenze sempre diverse. Migliaia di immagini (oltre 20.000, giura chi ci ha lavorato…): un patrimonio visivo immane e in cui ci si deve immergere, letteralmente, per provare a comprendere il flusso di comunicazione che da esso promana.
Le immagini (difficile chiamarle semplicemente “fotografie”, anche se alcune sono in tutto e per tutto delle fotografie straordinarie) di Oliviero Toscani hanno vissuto in pubblico: appese sui muri, come le grandi campagne pubblicitarie, dei decenni passati, impaginate sulle riviste (di moda o di comunicazione in senso lato, come il progetto “Colors” nato proprio per iniziativa di Toscani), esposte nelle mostre (non personali, ma di comunicazione sociale, come quella per le Nazioni Unite, Razza umana, che non a caso fa da introduzione alla mostra del m.a.x.). Quindi pubblicamente, collettivamente, vanno riviste e rimeditate, per coglierne il contributo alla costruzione di un immaginario (e, per alcuni versi, anche di una coscienza) collettiva. Nelle proiezioni sono quindi rimescolate le grandi immagini che tutti ricordiamo esposte in giganteschi manifesti urbani, i ritratti, i servizi di moda, le pubblicità, le pubblicazioni, e anche le interviste e gli interventi, i reportages e i servizi documentaristici. Non è facile orientarsi, ma non è questo lo scopo della mostra: Oliviero Toscani non voleva (per questa sua prima mostra “personale”) né un apparato filologico, né tanto meno un approccio celebrativo, e l’esposizione di Chiasso – ci sembra – ha raggiunto l’obiettivo, per altro offrendo (trasversalmente) un autentico contributo critico alla comprensione di una fase fondamentale della comunicazione visiva contemporanea.

Accanto alla “regola” del tre “camere oscure” principali, in realtà luminosissime, di idee e di colori, ci sono poi le “eccezioni”, ovvero i materiali presentati secondo il modello tradizionale, appesi alle pareti e incorniciati. Oltre gli stamponi delle campagne United Colors Benetton e agli esemplari della rivista “Colors”, sono esposte – per la prima volta – le fotografie realizzate da Oliviero Toscani quando negli anni Sessanta frequentava i corsi della Kunstgewerbeschule di Zurigo, dove si è formato. Un “Toscani prima di Toscani” si potrebbe dire, ma in realtà, nelle varie sperimentazioni di un studente molto dotato che cerca la sua strada, non è poi così difficile (conoscendo il resto della storia) trovare i sintomi del Toscani che tutti conosciamo. Tra le altre, meritano una sottolineatura particolare le foto di intonazione “sociale” realizzate in Sicilia. Ma ci si può stupire anche davanti alle foto dei menhir in Bretagna…

Inutile dire che anche nella prima sala, con le stampe fotografiche in bianco e nero appese alle pareti, è collocata una piccola “camera oscura”, con le sue proiezioni, a costruire una sorta di dissolvenza incrociata con il percorso espositivo principale.

Nella sua fluidità (impossibile affermare di aver visto “tutto”), la mostra segna un punto fermo nella rilettura che il m.a.x. museo sta progressivamente costruendo della cultura visiva moderna e contemporanea.

 

Per chi volesse qualche indicazioni spazio-temporale su alcune delle fondamentali immagini di questa mostra, può consultare il catalogo bilingue a cura di Susanna Crisanti e Nicoletta Ossanna Cavadini. Per chi volesse, poi, sentire dalla viva voce di Oliviero Toscani il suo modo di Immaginare, martedì 17 ottobre alle ore 20.30 ci sarà al Cinema Teatro di Chiasso un incontro pubblico con lui.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Oliviero Toscani controlla l’apparato espositivo subito prima dell’inuagurazione

Alcuni scorci dell’esposizione fuori e dentro il m.a.x. museo

 

 

 

Oliviero Toscani

Immaginare

a cura di Susanna Crisanti, Nicoletta Ossanna Cavadini

10 ottobre 2017 – 21 gennaio 2018

Chiasso, m.a.x. museo, via Dante Alighieri 6

Orari: martedì-domenica 10-12 14-18, lunedì chiuso

Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 7; ingrsso gratuito ogni prima domenica del mese

Info: 004191 6950888, http://www.centroculturalechiasso.ch

 

 

Arte/ La grafica di Enzo Cucchi allo Spazio Officina di Chiasso

La nuova mostra dello Spazio Officina di Chiasso è dedicata a Enzo Cucchi, uno dei maestri dell’arte italiana degli ultimi decenni, con una doppia prospettiva: da una parte rinsaldare il suo legame con le terre ticinesi (tra i suoi lavori è molto noto l’intervento nella cappella di Santa Maria degli Angeli sul Monte Tamaro, progettata dall’architetto Mario Botta) e dall’altra approfondire il versante propriamente grafico della sua opera.

Per quest’ultimo aspetto l’esposizione di Chiasso è una novità assoluta, ed è organizzata attorno a due poli fondamentali, costituiti dalle nuove 21 incisioni appositamente realizzate per questa occasione dallo Studio Lithos di Como – collocate in sequenza sulla parete che fa da ingresso – e dalla “scala” su cui sono presentati molti dei suoi innumerevoli libri d’artista – posta come centro prospettico di tutta l’esposizione sulla parete di fondo. Ad articolare il percorso dall’uno all’altro capo diverse altre decine di opere, tra cui sei sculture qui presentate al pubblico per la prima volta.

L’allestimento è, come ormai consuetudine dello Spazio Officina, di estrema chiarezza, e nient’affatto affollato, il che consente di cogliere al meglio le caratteristiche dei diversi lavori e, più in generale, l’evoluzione del linguaggio artistico di Cucchi, che a prima vista appare di facile lettura, ma che poi mostra, a una più meditata analisi, tutta la sua ricchezza di sintassi e di significati, anche in rapporto alle differenti dimensioni (si va da fogli quasi miniaturizzati a superfici grandissime, e nel campo dei libri d’artista da formati classici a strisce lunghe e quasi infinite).

La mostra è quindi un catalogo di sperimentazioni, «non tutte perfettamente riuscite» come ha sinceramente ammesso il figlio dell’artista, Alessandro, che da tempo ne cura l’archivio, ma tutte tese al raggiungimento di particolari obiettivi espressivi.

In attesa del catalogo, che costituirà la schedatura completa delle grafiche del maestro, e che quindi garantirà una analisi scientifica della sua opera, ci  si può abbandonare al piacere di abbracciare, sinteticamente, con uno sguardo, cinquant’anni di storia dell’arte moderna.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

Enzo Cucchi

Cinquant’anni di grafica d’artista

10 giugno – 23 luglio 2017

Chiasso, Spazio Officina, via Dante Alighieri 4 

Orari: martedì venerdì 14-18; sabato-domenica 10-12, 14-18; lunedì chiuso

Info: http://www.centro culturalechiasso.ch

Ingresso: intero CHF/euro 7; ridotto CHF/euro 5; scolaresche CHF/euro 5.

 

Mostre/ A Chiasso La Rinascente e 100 anni di comunicazione

La Rinascente nacque, cento anni fa a Milano, sotto una costellazione di auspici del tutto particolare: già il fatto che a escogitare il suo nome fosse stato chiamato un letterato (Gabriele D’Annunzio) è un fatto singolare, ma poi si capì subito che le strategie di vendita (ma nessuno, all’epoca, le avrebbe chiamate così) di questi grandi magazzini sarebbero state profondamente innovative, con un’enfasi particolare data alla comunicazione visiva, non solo nei cartelloni, ma anche negli allestimenti.

Quindi, La Rinascente e la sua storia centenaria sono soggetti praticamente perfetti per una mostra; basta scegliere tra gli infiniti materiali prodotti (e documentati) per avere una serie significativa di reperti capaci di (anzi: costitutivamente creati per) raccontare le trasformazioni sociali, culturali, comportamentali dell’Italia degli ultimi cento anni. L’unico imbarazzo risiede, appunto, nell’inevitabile decimazione della mole sterminata di manifesti, pubblicità, fotografie, oggetti…

Il m.a.x.museo di Chiasso ha ovviamente scelto, data il suo impegno di indagine sulla storia e l’attualità della grafica, la strada di privilegiare la comunicazione visiva, allineando una notevole selezione dei diversi materiali promozionali che hanno dato un volto e una fisionomia riconosciuta a livello di massa alla Rinascente.

Si comincia con i cartelloni della fine degli anni Dieci del Novecento, realizzati da alcuni grandi maestri della grafica “artistica” del periodo (da Marcello Dudovich ad Achille Luciano Mauzan a Leopoldo Metlicovitz) e si finisce con i servizi fotografici degli anni Sessanta-Settanta, firmati tra gli altri anche da un giovane Oliviero Toscani.

Al centro c’è la “stagione svizzera”: centrale sia perché esemplifica in modo esemplare il rapporto tra la cultura visuale elvetica e le nuove esigenze delle aziende italiane, appena uscite dalle devastazioni della lunga seconda guerra mondiale, sia perché in quella stagione ebbe un ruolo fondamentale Max Huber, a cui il museo di Chiasso è dedicato.

Questo momento della produzione pubblicitaria e comunicativa della Rinascente è degno di essere, ancora una volta, attentamente considerato, in quanto costituisce uno dei momenti “fondanti” della cultura visiva attuale e rischia quindi di essere sottovalutato: con la consueta disattenzione dei “posteri” si finisce per considerare ovvie le scelte che allora erano dirompenti (tanto ormai ci siamo abituati). Poche indicazioni che in mostra possono essere verificate dal vero, al cospetto dei bellissimi materiali originali: l’estetica “del frammento”, che il postmodernismo avrebbe reso familiare e quasi banalizzato, trova qui una delle sue origini, in una ricerca continua di relazione, sovrapposizione, evidenziazione (e si noti che quello che oggi è alla portata di qualsiasi dilettante, nemmeno troppo evoluto, grazie agli strumenti informatici, doveva allora essere conquistato duramente con ricerche, prove ed errori quotidiani); anche la dialettica tra le diverse tradizioni grafiche ha nella comunicazione della Rinascente uno dei suoi momenti più interessanti.

Basta porre attenzione al suo marchio (logotipo, per usare il corretto tecnicismo); qui Max Huber nel 1950 mette in relazione diretta ben tre caratteri (due nella versione abbreviata “lR” che diventerà famosissima): il corsivo del neoclassico carattere Bodoni (esempio della tradizione più alta della tipografia classica che da Parma dettò letteralmente le regole all’intero mondo occidentale) con le sue grazie per “la”, il tondo “a bastone” senza grazie per il nome della ditta, scritto in Futura (carattere razionalista disegnato dal grafico tedesco Paul Renner nel 1928, basato su un uso rigoroso delle forme geometriche elementari), ma poi per l’iniziale “R” di grandezza maggiore (di ordine gigante, bisognerebbe dire, se fossimo in architettura) introduce anche il Gill Sans, carattere pure moderno (disegnato da Eric Gill negli anni Venti), ma più morbido, con le sue curve non semplicemente circolari, e quindi perfetto per fare da tramite tra i mondi della classicità e dell’attualità.

Ecco: basta far mente locale a quanto può essere detto e ragionato sui vari materiali esposti, per capire quanto ricca è la mostra, pur nelle sue dimensioni come sempre contenute.

Ci si può soffermare, ad esempio, sugli stupendi bozzetti a matita di Dudovich, esposti a fronte dei manifesti di grandi dimensioni dello stesso autore, oppure sulle fotografie di Serge Libiszewski, oppure ancora sui disegni essenziali di Lora Lamm…

Ma l’elenco è lungo: Albe Steiner, Giancarlo Iliprandi, Brunetta Mateldi Moretti, Roberto Sambonet, Massimo Vignelli, Bob e Ornella Noorda, Aoi Huber Kono, Heinz Weibl, Bruno Munari, Franco e Jeanne Grignani, Italo Lupi, Carlo Pagani, Richard Sapper, Aldo Ballo, Ugo Mulas, William Klein e altri ancora. Ad alcuni di questi, negli anni passati, il m.a.x.museo ha già dedicato mostre di approfondimento, e il fatto stesso che questa mostra dedicata a La Rinascente sia una sorta di riassunto della storia della comunicazione visiva del Novecento, ne mette in evidenza l’importanza.

In sintesi: una mostra davvero imperdibile, con la raccomandazione di abbinarla a quella, che si annuncia altrettanto interessante, che al centenario dei grandi magazzini verrà dedicata, a partire dalla prossima settimana, a Palazzo Reale di Milano.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune vedute degli spazi della mostre e dei materiali esposti

 

La Rinascente. 100 anni di creatività d’impresa attraverso la grafica

a cura di Mario Piazza, Nicoletta Ossanna Cavadini

20 maggio – 24 settembre 2017

Chiasso, m.a.x.museo, via Dante Alighieri 6

Orari: martedì-domenica 10-12, 14-18; chiuso lunedì

Ingresso: CHF / Euro 10; ridotto CHF / Euro 7; scolaresche e gruppi CHF / Euro 5

Info: http://www.centroculturalechiasso.ch/m-a-x-museo

 

Mostre/ L’antichità e la modernità di Winckelmann al m.a.x. museo di Chiasso

Tra le personalità storiche che hanno contribuito a modellare l’idea stessa di cultura e di arte sull’orizzonte europeo, Winckelmann gode sicuramente di un posto preminente, talmente importante da essere passato anche a livello scolastico, così che l’abbinamento tra il suo nome e l’arte classica, se non proprio popolare può essere considerato abbastanza diffuso.

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Angelika Kauffmann, Ritratto di Winckelmann

 

Johann Joachim Winckelmann raggiunse questo risultato nel corso di una vita di studio abbastanza breve (nato nel 1717, morì a soli cinquantuno anni, ucciso durante un tentativo di furto), anche se assai intensa (le sue opere, nella prima collezione completa pubblicata in lingua italiana, riempiono ben dodici volumi). Accanto alle sue opere più note, che – appunto – hanno contribuito in maniera determinante a costruire la metodologia storica, ce ne sono alcune che sono rimaste a margine, anche perché considerate incompiute; tra queste, i Monumenti antichi inediti, imponente rassegna visiva sull’arte classica, cui è dedicata la mostra del m.a.x. museo di Chiasso che si apre sabato 5 febbraio 2017. L’opera si presta a un’esposizione proprio per il suo carattere di raccolta di immagini (208 quelle effettivamente inserite nei primi due volumi, ma lo studioso avrebbe voluto dar seguito all’opera con almeno un ulteriore tomo): un progetto straordinariamente moderno e pienamente inserito nel clima culturale dell’epoca, che negli stessi anni conosce la realizzazione delle tavole illustrative dell’Encyclopedie di Diderot e d’Alembert.

Nella mostra, curata da Stefano Ferrari, vicepresidente dell’Accademia Roveratana degli Agiati e tra i più importanti studiosi di Winckelmann in Italia, e da Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo di Chiasso, sono esposte tutte le tavole predisposte per la pubblicazione, insieme a numerosi esemplari delle varie edizioni dell’opera, pubblicate tra Sette e Ottocento, e molti volumi di altri autori a dimostrazione della profonda influenza di quest’opera (e, più in generale, del pensiero winckelmanniano) sulla cultura dell’epoca. In più l’esposizione accosta alcuni reperti originali, messi a disposizione dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, partner nell’organizzazione della mostra, in modo che si possa con immediatezza verificare i criteri di traduzione dalla realtà dei “monumenti” all’immagine disegnata, che è ovviamente radicalmente “diversa” e fortemente interpretativa. Infine, c’è anche una piccola sezione per così dire biografica, in cui sono presentati alcuni ritratti di Winckelmann, tra cui una copia di quello dipinto da Angelika Kauffmann (altra personalità fondamentale per comprendere il cambio di paradigma nella valutazione della cultura classica), questa volta sul piano del concreto fare artistico).

L’esposizione di Chiasso è dunque un percorso di ricerca assai approfondito (che presenta molte opere poco note, e alcune addirittura inedite), dedicato a uno snodo centrale del percorso che dalla riscoperta e dalla rivalutazione dell’antichità conduce alla piena modernità: se ne coglie il riflesso proprio nel gigantesco sforzo di “promozione” e di “comunicazione” insito nell’operazione editoriale di Winckelmann, che per il suo obiettivo mise all’opera una squadra di disegnatori e incisori, e si fece produttore in senso stretto (la prima edizione, in effetti, uscì dai torchi “a spese dell’autore”). Certo, la mostra non è facile: la serie di fogli stampati, intercalati con parecchie matrici originali, è opera di studio, e concede assai poco alla fantasia; la maggior parte dei disegni ricade nella categoria del rilievo, piuttosto che in quella dell’illustrazione. D’altra parte, basta lasciarsi prendere dal piacere del dettaglio o, se si preferisce, dalla sete di conoscenza dell’ideatore per apprezzare il senso complessivo dell’operazione, e le curiosità non mancano. In qualche caso, per esempio, l’obiettivo di documentare appieno un’opera induce alla realizzazione di numerose “riprese” da differenti punti di vista: il nostro modo “totale” di guardare (che ci sembra nato con i moderni mezzi di riproduzione e con la loro diffusione via web) trova evidentemente qui la sua origine.

Come ormai ci ha abituato il m.a.x. museo, alla mostra sono affiancati varie occasioni di approfondimento e di incontro: concerti, visite guidate, conferenze, laboratori per i più piccoli.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Tre vedute dell’allestimento della mostra di Chiasso

 

J.J. Winckelmann (1717-1768)

I “Monumenti antichi inediti” – Storia di un’opera illustrata

a cura di Stefano Ferrai e Nicoletta Ossanna Cavadini

m.a.x. museo

via Dante Alighieri 6, Chiasso

5 febbraio – 7 maggio 2017

 

Orari: martedì-domenica ore 10.00-12.00, 14.00-18.00, lunedì chiuso

info: 0041 91 695 08 88, info@maxmuseo.ch, http://www.centroculturalechiasso.ch

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 10.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 7.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

 

 

 

Donazioni: in mostra a Chiasso percorsi di creatività contemporanea

È visitabile dal 12 novembre 2016 fino all’8 dicembre la nuova mostra del centro culturale di Chiasso, allestita allo spazio officina e dedicata – per la prima volta – alle proprie collezioni museali.

Il centro museale di Chiasso è giovane, fondato sulle due realtà del m.a.x.museo e dello Spazio Officina: risale al 2005 l’iniziativa della Fondazione Max Huber-Kono poi raccolta nel 2010 dall’amministrazione comunale di Chiasso. L’intenso lavoro, soprattutto espositivo, di questi anni ha prodotto i suoi frutti: molti artisti hanno riconosciuto nei piccoli e attivi musei di Chiasso un possibile approdo, soprattutto nel campo della grafica, che è uno dei terreni di elezione del m.a.x.museo, nato per valorizzare la memoria e sviluppare le relazioni culturali di Max Huber, uno dei grandi esponenti della cultura grafica del Novecento.

Sono così arrivate a Chiasso, come Donazioni (è il titolo della mostra), molte opere di personalità artistiche contemporanee, a volte a seguito di mostre tenutesi proprio al m.a.x.museo (come per Dario Fo e Gillo Dorfles) ma in molti altri casi sono semplicemente un segno di affetto e di interesse.

Nella mostra soni esposti oltre cento esemplari, appartenenti tanto ai linguaggi figurativi e quanto a quelli astratti (sia geometrici che informali), fondati tanto sul rapporto bianco-nero quanto sui colori; sono rappresentate molte scelte stilistiche dall’arte povera allo spazialismo, dal graphic design alle contaminazione con la fotografia.

Il catalogo ha l’originale forma di un “raccoglitore di schede, con l’intento di rendere evidente sia il lavoro di “schedatura” e di “accumulo” del materiale, sia la sua provvisorietà nella speranza di ampliare continuamente le collezioni.

L’ampio e sobrio ambiente dello Spazio Officina valorizza l’esposizione, pensata per un pubblico curioso, non necessariamente di addetti ai lavori.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Un momento della conferenza stampa di presentazione

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Alcune vedute dell’esposizione

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Donazioni I. Percorsi della creatività dal Novecento al nuovo Millennio

a cura di Luigi Sansone e Nicoletta Ossanna Cavadini

Spazio Officina

via Dante Alighieri 4

Chiasso

12 novembre 2016 – 8 dicembre 2016

 

Orari: martedì-venerdì ore 14.00-18.00, sabato-domenica ore 10.00-12.00 14.00-18.00, lunedì chiuso

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 7.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 5.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

Entrata gratuita ogni prima domenica del mese.

In mostra a Chiasso la grafica pubblicitaria di Federico Seneca

Si inaugura sabato 8 ottobre alle ore 17 la nuova mostra del m.a.x. museo di Chiasso, dedicata a Federico Seneca, uno dei protagonisti dell’immagine grafica del Novecento.

Certamente il suo nome è meno famoso delle sue opere (quanti saprebbero dire che che è lui l’autore delle illustrazioni dei Baci Perugina? e sarebbe meglio pensarlo come l’ideatore del “concetto” stesso dei Baci, se non si vuole usare l’espressione esterofila più corrente di concept), ma basta un rapido giro per l’esposizione di Chiasso per convincersi che ci siamo nutriti a lungo delle immagini e delle suggestioni da lui elaborate.

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La mostra ha quindi il merito di proporre non solo le sue opere più note (quelle per Perugina e Buitoni, in primo luogo, di cui fu art director, quando ancora non si diceva così: uno dei primi in Italia) ma anche molte altre, meno universalmente riconosciute, ma altrettanto interessanti, a partire dai suoi esordi art-nouveau nella natia Fano, fino ad arrivare alle sue creazioni più asciutte e quasi astratte degli ultimi anni.

Soprattutto, il lavoro delle curatrici – grazie anche alla totale disponibilità della famiglia Seneca, che ha conservato moltissimi materiali, e di un’istituzione museale di importanza fondamentale come la Collezione Salce di Treviso – riesce a mettere in evidenza il percorso creativo e progettuale di Federico Seneca, a tratti straordinariamente innovativo e personale.

Di grandissimo interesse sono per esempio i modelli in gesso, modellati dal lui stesso, per darsi la possibilità di studiare gli effetti di luce e di ombre da restituire poi nell’elaborazione grafica per le opere a stampa: un procedimento che può apparire oggi incredibilmente complesso e che invece affonda le sue radici nell’arte “classica” del disegno, ben diversa dalla concezione iconica contemporanea che ritiene l’immagine fin dall’origine a due dimensioni.

Altrettanto notevoli, e altrettanto stimolanti, sono le sue schematiche articolazioni della disposizione delle figure umane: una schematizzazione “astratta” che, più ancora che alle formalizzazioni del razionalismo tedesco degli anni Trenta, sembra alludere alle sperimentazioni pop dei decenni più recenti.

L’allestimento dell’esposizione è chiara e narrativamente ineccepibile: la successione delle varie elaborazioni relative allo stesso soggetto, o allo stesso prodotto, riesce davvero a rendere vivo il processo ideativo di Federico Seneca, e al tempo stesso la continua variazione delle tipologie proposte (grandi manifesti, pagine a stampa, bozzetti, schemi, prove di stampa, sculture eccetera) permette una fruizione attenta e divertita dell’intero percorso.

Alla fine la sensazione iniziale di avere “già visto” tutte quelle figure si mischia con quella conclusiva di averle “viste davvero” solo adesso.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune immagini dell’allestimento

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Federico Seneca (1891-1976). Segno e forma nella pubblicità

a cura di Marta Mazza e Nicoletta Ossanna Cavadini

m.a.x. museo

via Dante Alighieri 6

Chiasso

9 ottobre 2016 – 22 gennaio 2017

 

Orari: martedì-domenica ore 10.00-12.00, 14.00-18.00, lunedì chiuso

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 10.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 7.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

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