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La Comunità italiana di Lussemburgo: «Vogliamo restare umani e non accettiamo chi fomenta odi sociali e guerre tra poveri»

Anche il fisico comasco Stefano Vaccaro tra i primi firmatari della Lettera aperta a Matteo Salvini, ministro degli Interni della Repubblica Italiana, scritta da autorevoli esponenti della comunità italiana che lavora e vive in Lussemburgo. 

«Egregio Signor Ministro degli Interni della Repubblica Italiana,
con la seguente, quali cittadini italiani in Lussemburgo, ci teniamo a farle sapere che:

««Noi sottoscritti, e lo premettiamo a scanso di equivoci, siamo fieri di appartenere alla comunità italiana in Lussemburgo.
Siamo arrivati nel Granducato del Lussemburgo da soli o con la famiglia, per motivi ed in epoche differenti. Tutti, ad ogni modo, ci siamo sentiti parte di una Nazione civile ed accogliente. Una Nazione in piena crescita demografica, composta al 47,5% da una popolazione di stranieri (residenti UE ed extraUE).
Un Paese che, seppur con le sue contraddizioni interne, accoglie persone di ogni cultura e ceto sociale, impegnate tutte assieme non solo nel percorso della sua crescita culturale ma anche nella costruzione di edifici, nella gestione di aziende, negozi, banche, farmacie, ospedali, ristoranti e quant’altro.

Le associazioni italiane in Lussemburgo sono capaci di mobilitarsi quando gravi situazioni, come ad esempio i terremoti, sconvolgono la vita dei nostri cittadini. Alcuni dei politici locali, pensi un po’, sono figli o nipoti di italiani che arrivarono quando le discriminazioni razziali nei confronti dei nostri concittadini ci toccavano direttamente come comunità. Erano tempi bui per la società civile, non crede?

Signor Ministro, Lei ha affermato di recente di sostenere un modello di Paese e società diverso da quello che centinaia di migliaia di persone vivono quotidianamente in Lussemburgo. In attesa di conoscere a quale modello si riferisca, al di là di sterili proclami e quotidiani spot elettorali, vorremmo presentarle (qualora non lo conoscesse, come ci è sembrato di interpretare dalle sue parole) il “modello sociale” lussemburghese. Nel farlo, ci limiteremo solo ad alcuni cenni ad un tema che, almeno a parole, Lei sostiene esserle caro: gli aiuti alle famiglie ed alla natalità.
Lo Stato Lussemburghese, dunque, conferisce alle famiglie un contributo di circa 1500€ alla nascita di ogni figlio. Tale contributo, per altro, viene erogato a condizione che la madre sostenga un percorso di visite mediche, controlli finanziati all’85% circa dallo Stato. Ogni bimbo, fino ad una certa età, riceve circa 300€ al mese, somma che viene poi incrementata al momento dell’ingresso scolastico ed all’Università. Le famiglie, proporzionalmente al numero dei figli, pagano meno tasse. Oltre al congedo di maternità, sono previsti altri 6 mesi di congedo parentale retribuiti all’80%, che possono essere utilizzati da entrambi i genitori, anche contemporaneamente, per aiutare la crescita familiare. Asili nido pubblici o privati favoriscono l’internazionalità e l’interculturalità di un Paese trilingue. L’intero sistema, infatti, si basa sull’idea che garantire ai bambini la capacità di parlare più lingue possa favorirne la capacità d’interagire con persone di cultura, religione o colore della pelle differenti. E poiché per interagire ci si deve poter muovere facilmente, in Lussemburgo i mezzi pubblici sono gratuiti per i giovani.

Signor Ministro degli Interni, in Lussemburgo ancora oggi arrivano connazionali in cerca di lavoro, con storie difficili, spesso con bambini al seguito, bambini senza la minima nozione di una lingua straniera. Il modello lussemburghese si preoccupa di come integrare questi bambini, figli di chi è semplicemente alla ricerca di un futuro migliore, nel sistema scolastico pubblico utilizzando le lingue straniere come lingue veicolari d’apprendimento.

Signor Ministro, la comunità italiana a Lussemburgo non è solo un gruppo indistinto di individui ma è soprattutto comunità umana. Questo ci porta a dirLe con non poca fierezza che noi emigrati italiani ci riconosciamo nelle vite e nelle storie di chi arriva in Italia su una imbarcazione di fortuna, poiché – nonostante condizioni di vita e contesti differenti – siamo emigrati anche noi e ne condividiamo le aspettative e le speranze per il futuro.

Vogliamo restare umani e non accettiamo chi fomenta odi sociali e guerre tra poveri.

Il Lussemburgo nel corso dell’ultimo secolo ha accolto (tra gli altri) non solo gli emigrati italiani, polacchi, tedeschi che fin dal 1880 arrivarono per lavorare nelle miniere prima e nelle acciaierie poi, ma anche i profughi cileni in fuga dopo il colpo di stato di Pinochet, i cittadini della ex Yugoslavia che scappavano dalla guerra, i siriani nel corso del disastro umanitario del Paese, fino alla recente quota di migranti della nave “Lifeline”. Nessuno si offenda, pertanto, se il Ministro « des Affaires étrangères, de l’Asile et de l’Immigration » Jean Asselborn ha detto una verità non gradita agli inutil orgogliosi individui che non sanno come valorizzare la propria comunità. Ovvero: l’Europe vieillissante a besoin de l’immigration légale.

Lei torna a solleticare la stolta fierezza di chi crede che l’umanità sia solo la sommatoria di un insieme di razze; dissociarsi umanamente da quelle affermazioni che offendono l’orgoglio della comunità italiana intera in Lussemburgo ci è sembrato, pertanto, un atto doveroso. Non dobbiamo dire grazie a nessuno se portiamo alto il nome del nostro Paese laddove arriviamo, certamente non a lei. Ne abbiamo bisogno che ci difenda (qui i figli li facciamo anche noi italiani); noi lavoriamo, paghiamo le tasse, partecipiamo alla vita politica e sociale di questo Paese cosi come i francesi, i portoghesi, gli inglesi, gli americani, gli indiani, i cinesi e i cittadini di tante altre nazionalità che risiedono in Lussemburgo.

Noi, egregio Signor Ministro, non siamo fannulloni, non attacchiamo briga con chi si prende cura del nostro futuro e ci lascia la possibilità di integrarci rispettandoci. Mal tolleriamo chi ci fa vergognare rappresentandoci in maniera indecorosa.
Noi, Signor Ministro, crediamo nell’umanità come comunità di esseri. Lasciamo a Lei quel suo sterile individualismo che traspare dalle sue parole ed azioni, convinti come siamo che non ci si possa salvare da soli e che la speranza del cambiamento affondi le sue radici solo nella solidarietà tra le persone ed i popoli».

Per sottoscrivere la lettera mandate una mail con il vostro nome a: letterapertalux@gmail.com

3 commenti su “La Comunità italiana di Lussemburgo: «Vogliamo restare umani e non accettiamo chi fomenta odi sociali e guerre tra poveri»

  1. ecoinformazioni
    18 settembre 2018

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

  2. Cittadino lussemburgese
    19 settembre 2018

    Come persona vivendo a Lussemburgo do il pieno appoggio al Ministro Salvini! Non e un piccolo lussemburgese che non sa assolutamente niente della vita dei italian in Italia a dare il diritto -> Primo avere un manco di rispetto di lasciare finire di parlare una persona e per seconde di volere impedire ad altri come regniare nel loro passe! L’immigratione a quei tempi era ben voluto dal lussemburgo e non ha niente a che vedere con un immigrazione clandestina e non voluta!
    Per questa lettera scritto da questa communita si deve vedere che non tutti i italiani sono in accordo e non potete parlare per altri che non sono afatti daccordo con la vostra vista delle cose e come si puo leggere sul giornale lussemburgese (Lessentiel.lu) ben poci sono in Accordo con questa lettera!!!! Dunque tenetevi anche voi fuori da questo affare e non implicate la vostra voce per chi non lo siete, perche non siete nulla a chi abbiamo mandatato per permettere di scrivere al nome di tutti i italiani vivendo al lussemburgo!!!!

  3. Richard
    20 settembre 2018

    Va vivre en Italie alors, mon cher: )

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 settembre 2018 da in Antirazzismo con tag .

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