Auguri da Berlino/ Più ascensori per tutti

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Nel mio corso di inglese a Berlino ci sono uno studente tunisino, un’italiana (io), due russi, una ragazza del Madagascar, una neolaureata farmacista rumena, una donna d’affari coreana col burnt out, e un tedesco che corrisponde a tutti cliché, lungo lungo e che ride sempre un po’ in ritardo alle battute degli altri.

E poi c’è un profugo siriano di appena diciassette anni, che ha bruciato tutte le tappe: in un anno ha imparato il tedesco perfettamente e ora vuole perfezionare con un corso extra anche il suo inglese. Tutti lavorano, o studiano; tutti, bene o male, sono contenti di parlare del proprio paese, di raccontare nel nostro inglese maccheronico (siamo lì per imparare) le abitudini di casa, con quel misto di amore e incomprensione, distacco, affetto e qualche senso di colpa che contraddistingue tutti noi espatriati. Tutti, a parte il ragazzo siriano, visibilmente imbarazzato nel parlare del suo paese di origine: preferisce parlare della sua vita qui, senza bombe, senza cecchini, della scuola e dei compagni e del futuro che lo aspetta. È bello ascoltare dei mondi degli altri (per esempio la ragazza del Madagascar che ha imparato ad andare in bicicletta a vent’anni, arrivata in Germania, e la farmacista rumena che racconta della pazienza infinita nell’ascoltare le vecchiette che vanno a comprare le medicine e raccontano ogni sintomo; tutto il mondo è paese) Quando ci stipiamo tutti in ascensore dopo il corso, parlando inglese, francese e tedesco tra di noi, ci viene da ridere. Sembriamo una barzelletta: c’erano un tedesco un russo un tunisino… Il mio augurio per Natale? Più ascensori così, dappertutto. Fanno bene alla salute. [Nicoletta Grillo, ecoinformazioni]

[La foto di copertina è di Gaia Vittoria Marturano]

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