Penate fratres/ La destra vende il cuore della città

Luigi Nessi quando parla del cuore della città di Como sa cosa dice. Alla cura delle persone fragili dedica tutta la sua vita, da sempre contemporaneamente angelo della carità e assessore ombra ai Servizi e alle politiche sociali, non casualmente per questo Abbondino d’oro 2018. Sull’Azienda speciale servizi sociali Penate (il nome sembra descrittivo del senso dell’operazione) Luigi Nessi, portavoce de La prossima Como, la sinistra comasca,  è esplicito: la scelta dissennata delle destre comasche «penalizza persone in condizione di fragilità»

«Il 19 dicembre in Consiglio Comunale, tra il disenteresse generale, è stata votata la costituzione di una Azienda speciale per i servizi sociali. Una scelta del genere avrebbe meritato più dibattiti, partecipazione, condivisione, nei quartieri cittadini e negli altri Comuni interessati.

Si tratta di una scelta che ancora una volta penalizza persone in condizione di fragilità. L’intervento a favore di chi si trova in condizioni di bisogno, temporanee o di lunga durata è l’essenza e l’espressioni di una buona politica per un’Amministrazione pubblica, qualsiasi sia l’orientamento della maggioranza. È stato ed è il cuore della politica.

Anche la storia amministrativa delle nostra città lo dimostra: la spesa, l’impegno economico per le Politiche sociali, una volta Servizi sociali, sono sempre aumentate e sono sempre state considerevoli. E inoltre, alle risorse pubbliche impegnate per il sociale, si affianca a Como una lunga storia di volontariato che ha sempre supportato e a volte supplito all’intervento dell’Amministrazione.

Il consigliere Bruno Magatti ha tentato in tanti modi con interventi e presentazione di emendamenti di far riflettere sulle conseguenze di questa scelta. Gliene siamo grati, ma al suo voto negativi se ne sono aggiunti solo atri due.

L’azienda che dovrà intervire sui problemi delle persone, su situazioni delicate, di marginalità sociale si chiama Penate. Già il nome impressiona, come impressiona lo statuto in cui si leggono passaggi come acquisto di servizi, cessazioni di prestazioni, che saranno fornite da soggetti terzi, gettoni di presenza agli amministratori, tariffe a carico dell’utenza… Questioni che avrebbero dovuto far riflettere chi è eletto per amministrare il patrimonio della città.

Pensiamo a Como, agli altri Comuni coinvolti, ai tanti problemi delle persone, ai tanti bisogni: un nuovo dormitorio aperto tutto l’anno, portierato sociale, anziani che aumentano e sono sempre più soli, ma pensiamo anche alle Assistenti sociali, sempre in poche, con poche risorse rispetto ai bisogni, e sempre impegnate, quasi missionarie. Che fine faranno la loro sapienza e le loro competenze?

Siamo in presenza di uno stravolgimento, etico. Sembra che i Comuni, Como compreso, vendano a questa Azienda, sopratutto il proprio Cuore». [Luigi Nessi, portavoce de La prossima Como]


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