I problemi ambientali sono un problema sociale

Tra gli interventi più interessanti che hanno animato la bella giornata del 15 marzo a Como, proponiamo il testo letto da Marco Conti
(associazione Il Faggio sul Lario) alla partenza della manifestazione all’Ippocastano. «Oggi ci troviamo qui tutti insieme per affrontare la questione dei cambiamenti climatici. I cambiamenti climatici sono subdoli, insidiosi, e i loro effetti sono molto lontani dalle cause che li hanno provocati. Questo porta tanti a chiedersi: perché siamo qui oggi? Perché questi ragazzi scioperano in tutto il mondo e scendono in piazza per un problema ambientale che è così lontano da noi?

Non capiscono che i cambiamenti climatici non sono solo un problema ambientale, ma sono un problema sociale, un problema politico, un problema etico, un problema economico e un problema di giustizia. Non riguardano soltanto gli orsi polari o le barriere coralline, o le migliaia di specie che si stanno estinguendo e si estingueranno nei prossimi secoli a causa del clima che cambia a una velocità inaudita. L’aumento del livello del mare, sommergendo chilometri e chilometri di coste, causerà decine di milioni di migranti climatici; altre decine di milioni scapperanno per la desertificazione, per la siccità, per l’aumentata violenza degli eventi estremi, e si troveranno, senza più una casa, a spasso per il mondo. Che cosa succederà ai 160 milioni di bengalesi quando l’oceano occuperà le loro case e i loro campi di riso e saranno costretti a fuggire in India o in Birmania, o persino in Cina? Quando alcuni di essi arriveranno alle porte dell’Europa, come risponderemo a coloro che busseranno, che avranno perso le loro case senza averne colpa? Vediamo bene come i cambiamenti climatici smettano di essere un problema per pochi, ma diventino un problema per tutti: un problema sociale e un problema politico.

Le spese per la mitigazione del cambiamento climatico sono già ingenti e diventeranno in futuro enormi. Stati come la Florida o i Paesi Bassi stanno già investendo miliardi in progetti che difendano le loro terre dall’oceano. Negli Stati Uniti gli uragani, sempre più forti a causa di un oceano più caldo, causano ogni anno sempre più danni, e dunque sempre più costi. In Europa, gli anziani soffrono per le estati sempre più calde e la spesa sanitaria per la loro assistenza cresce. I cambiamenti climatici sono quindi un problema sanitario, e sono anche un problema economico. Anche se non ce ne accorgiamo, stiamo già pagando il prezzo salato del clima che cambia, e ogni anno il costo non farà che aumentare.

Ma io ritengo che il cambiamento climatico sia prima di tutto un problema di giustizia. A fare le spese maggiori del disastro che ci attende se non agiamo rapidamente non saranno gli anziani di oggi, nemmeno i 50enni di oggi, e forse neppure noi giovani. Chi si troverà un mondo probabilmente ingestibile sarà chi oggi non ha alcuna voce in capitolo, ovvero chi non è ancora nato e non ha colpa alcuna. Quando si parla di giustizia, come si può tralasciare costantemente il diritto alla giustizia delle generazioni future, che oggi stupriamo ad ogni tonnellata di CO2 emessa? Se non cambiamo al più presto il nostro stile di vita, ognuno di noi, come potremo guardare in faccia i nostri figli e i nostri nipoti, quando loro finalmente ci chiederanno: perché ci avete fatto questo? Perché ci avete lasciato un mondo fuori controllo, nel quale le persone scappano dalle loro case sommerse dall’oceano, o distrutte da devastanti uragani, o uccise prematuramente da tremende ondate di calore? Appare dunque chiaro che i cambiamenti climatici sono anche un problema di giustizia, e persino un problema etico: chi si deve occupare di garantire la sicurezza di chi oggi non è ancora nato? Siamo noi. Noi abbiamo la responsabilità di consegnare ai nostri figli un pianeta sano, con un clima stabile, affinché loro possano essere felici e vivere in pace.

Forse non è ancora troppo tardi. Una speranza c’è, e siamo noi, che oggi siamo riuniti in tutto il mondo per chiedere ai nostri rappresentanti di riconoscere il cambiamento climatico, e di agire ora, e di agire con forza, affinché i nostri giovani e chi verrà dopo di noi possa vivere godendo della sicurezza climatica di cui abbiamo goduto in passato.

Ma io voglio pensare anche questo, ovvero che oggi noi siamo riuniti soprattutto per chiedere a noi stessi di fare qualcosa di concreto per contrastare i cambiamenti climatici. Siamo noi, qui presenti oggi, i primi e ancora pochi ad aver riconosciuto l’immenso pericolo dei cambiamenti climatici, ad avere la responsabilità e l’obbligo morale di cambiare il nostro stile di vita per renderlo sostenibile. Siamo noi che prima ancora delle parole dobbiamo mostrare al mondo il nostro esempio concreto di una vita sobria, libera da aerei e automobili, libera da inutili orpelli e da vestiti nuovi ogni giorno, libera da rifiuti prodotti inutilmente, libera da tutto il superfluo che ci strangola.

Siamo noi che dobbiamo avere l’immensa forza di essere coerenti e di vivere secondo i nostri ideali, lottando contro quella che è probabilmente la sfida più grande della storia dell’umanità. Solo e soltanto così potremo avere la forza e la credibilità per chiedere agli altri, e anche a chi ci rappresenta in Comune, in Regione, in Parlamento, in Europa e nel mondo di fare qualcosa a loro volta, per aiutarci a rendere il mondo più sostenibile». [Marco Conti associazione Il Faggio sul Lario per ecoinformazioni]

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